TALAMONE

 

Su un  promontorio all'estremità sud dei Monti dell'Uccellina in posizione dominante sulla costa Tirrenica  sorge l'antico borgo di Talamone. Il primo insediamento umano è preistorico, in età neolitica, con localizzazione sul colle di Talamonaccio e nell'area dell'odierno Talamone, dove esiste una grotta rupestre sul mare; vari ritrovamenti, punte di frecce, lame in selce, pietre focaie, attestano l'uso abitativo, come avvenuto in epoche successive in altre grotte lungo la costa. Ulteriori insediamenti si hanno nell'età del bronzo (XVII sec. a.c.); alcune ceramiche ed oggetti d'uso domestico risalenti ad un periodo dall'XI al VIII sec. a.c. sono stati ritrovati in aree adiacenti.

Circa la denominazione del paese esistono varie ipotesi: storiche, epiche, mitologiche, come quella di Teucro Telamonio e la leggenda degli Argonauti od altre riferite ad iscrizioni etrusche, Telmun, Tlmun, Telamon (greco) che significa "balteus" (latino), cintura, dalla curvatura del golfo. Nel IV sec. a.c. si ha nella zona una fase di espansione abitativa, con commerci e colture ed uso dell'approdo naturale per trasporti via mare.

La località fu fin dall'antichità sede di insediamenti prima Etruschi (tracce della città di Tlamu sono state scoperte nel 1888 su una collina, detta Talamonaccio, a breve distanza dall'attuale borgo) e poi Romani. La fondazione del centro del Talamonaccio rientra in quella politica di controllo dei confini e delle coste che impegna le città etrusche nel IV secolo a.C., ma la sua importanza deve essere stata a lungo legata all'esistenza del santuario, punto di riferimento della costa e della valle dell'Albegna. Il santuario deve aver goduto, soprattutto dopo la conquista romana, di una sorta di extraterritorialità che attirava contadini e pastori liberi e semiliberi, etruschi spossessati delle loro terre e coloni romani in crisi: Mario, capo dei populares, nella sua guerra contro l'aristocratico Silla, trovò nell'87 a.C. a Talamone una ampia base di reclutamento per il suo esercito e Silla, non a caso, distrusse radicalmente l'abitato e il santuario. Tracce di tensioni sociali innescate dalla conquista romana, dalle confische e dalla colonizzazione possono forse essere lette proprio nella rappresentazione della lotta fratricida fra Eteocle e Polinice sul frontone (databile nell'ultima fase decorativa del tempio, poco dopo il 150 a.C) ed è significativo che questo mito compaia in un momento di guerra civile e in un territorio dove coabitavano etruschi superstiti e coloni romani.

Scomparso il centro di Talamone, il territorio circostante, ormai del tutto romanizzato e pacificato, si popolò soprattutto a partire dal I secolo a.C. di grandi ville agricole. A partire dalla seconda metà del I secolo d.C. gran parte della zona entrò a far parte delle proprietà imperiali che avevano come centro la villa in località Le Terme-Santa Francesca. Il porto etrusco, come anche un approdo di età romana, vanno localizzati nella località La Puntata. Manca però qualsiasi traccia visibile di strutture antiche. Leggermente nell'interno, nella zona pianeggiante di Campo Regio, a nord-ovest di Poggio Ospedaletto, va localizzato il campo della battaglia di Talamone (225 a.C.), in cui i romani riuscirono a bloccare una delle periodiche temutissime invasioni galliche. Solo con il VI secolo d.C. il Poggio del Talamonaccio fu rioccupato. Vi sorse una fortezza, detta Marta, forse un luogo di resistenza bizantina contro i Longobardi. In base ai reperti delle necropoli circostanti sembra che l'abitato sia durato poco, non oltre il VII secolo. Un rudere imponente, a tre navate intercomunicanti, detto "I Casaloni", che in origine era una grande cisterna, è visibile a due passi da Talamone.

Con la decadenza dell'Impero Romano, le pianure si impaludano, i commerci si rarefanno, i borghi si spopolano, mentre i barbari Goti saccheggiano quel poco che resta e Talamone va in rovina. Verso il VII sec. si hanno tracce di insediamenti di genti longobarde e solo tra il 900/1000 si ha un ritorno a condizioni di vita possibili, si costruisce di nuovo e viene edificata l'abbazia di S. Rabano, sui Monti dell'Uccellina, con un sistema di fortificazioni di cinta, per difesa dalle incursioni dei pirati saraceni che infestano le coste, spingendosi anche nel retroterra. A partire dalla fine del secolo scorso, sono tornati alla luce notevoli resti architettonici: un tempio votivo pagano eretto nel 225 a.C in commemorazione della vittoria riportata dalle truppe di Attilio Regolo sugli invasori Galli (queste vestigia sono oggi conservate nel Museo Archeologico di Firenze), il sepolcreto della stessa battaglia, tombe del III° secolo  a.c., ruderi delle terme e, nella vicina valle del fiume Osa, resti di un ponte a quattro arcate.

 

Area archeologica di Talamonaccio

           

Il Poggio di Talamonaccio fu oggetto a partire dal 1880 di scavi accaniti che portarono alla cancellazione totale della necropoli etrusca sulle pendici. Dopo la necropoli toccò all'abitato: la costruzione di un forte militare portò nel 1888 alla scoperta e alla distruzione di due cinte murarie, di case, di strade, riferibili sia al centro etrusco di IV secolo a.C. sia all'abitato altomedievale. Furono recuperate le decorazioni in terracotta di un tempio, il primo nucleo di frammenti del ben noto frontone. Scavi regolari nella zona sono stati possibili solo dopo la smilitarizzazione dell'area, negli anni '60. È stata quindi possibile una nuova e spettacolare ricostruzione del frontone.

 

I frammenti in terracotta che compongono il grande frontone dei "Sette di Tebe" sono stati rinvenuti sul colle di Talamonaccio.

L'11 maggio 1892, durante i lavori per la costruzione di un forte militare, fu scoperta una cisterna dentro la quale insieme ad altri resti furono trovati numerosi frammenti del rilievo.

In seguito si capì che il tempio a cui appartenevano i frammenti era andato distrutto in un incendio.

Il tempio si innalzava sulla pendice sud-est di Talamonaccio; la fronte era rivolta verso il mare e costituiva un punto di riferimento per le navi provenienti da sud, mentre il monumento non era visibile dalla baia sottostante.

Dai resti conservati è stato possibile capire che era un "tetrastylos sine postico", di tipo etrusco-italico, recava quattro colonne sulla fronte, mentre il lato posteriore era chiuso. Fu costruito nella secoda metà del IV sec. a.C., in un luogo anticamente occupato ed era dedicato probabilmente a Tinia, il dio supremo degli etruschi, e ad una dea. Il grande frontone fu però collocato sull'edificio molto tempo dopo, probabilmente intorno al 150 a. C., periodo in cui la città era sotto l'influenza dei romani. Un'altra ipotesi data la costruzione del frontone al 225 a. C., quando i romani sconfissero i galli nella battaglia di Telamone.

Tracce di fuoco venute alla luce durante lo scavo hanno rivelato che, dopo il 100 a. C., il tempio fu raso al suolo da un incendio e non più ricostruito.
La distruzione del tempio può essere messa in relazione con le guerre civili tra Mario e Silla; i talamonesi temevano la vendetta di Silla, poiché nel loro porto era sbarcato Mario nell'87 a. C. quando iniziò la lotta di potere contro Silla. Non è da escludere comunque che l'incendio sia avvenuto per cause naturali. Quello di Talamone è, per ora, l'unico esempio conosciuto di frontone tardo-etrusco completo di rivestimento e di rilievo figurato.

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