VICO EQUENSE

 

Affacciata sul mare della Penisola Sorrentina, Vico Equense sorgeva su un pianoro tufaceo. Non è purtroppo rimasta traccia dell'abitato vicano, con ogni probabilità poi assorbito in quello romano: esso doveva insistere su un'altura terrazzata a mare, provvisto di una insenatura naturale che agevolava l'approdo delle navi. Accanto alle risorse agricole, saranno dunque state primarie le attività connesse alla marineria ed è pertanto lecito supporre che questa fosse la fondamentale connotazione del borgo, caratterizzato dalla presenza di uno scalo commerciale non così secondario, specie se si valuta l'intera situazione dei centri della penisola sorrentina e il loro carattere etrusco-campano. Sembra perciò che la presenza etrusca in questa parte della Campania potesse giustificarsi anche in ragione di una strategia di natura essenzialmente commerciale, piuttosto che prioritariamente politica, benche non sia del tutto evidente come dovesse configurarsi la gestione di questi scali marittimi, se da parte delle popolazioni locali, degli Etruschi o congiuntamente da entrambi in una armonica convivenza.

 

La Necropoli

 

La necropoli vicana fu individuata già a metà dell'Ottocento, localizzata fra il corso Nicotera e via Cortile. Nella necropoli di via Nicotera furono in passato rinvenute numerose tombe, con corredi ricchi di suppellettili bronzee (di importazione dalle botteghe bronzistiche d'Etruria o capuane), ceramica di impasto e di bucchero, anfore vinarie, ceramica attica, ceramica a vernice nera (di produzione campana, dalla prima metà del V secolo a.C.) e iscrizioni, sia in lingua etrusca che italica: ai contesti precedentemente noti a metà degli anni Ottanta del Novecento si sono aggiunti nuovi ritrovamenti. Le ventitre nuove tombe allora venute in luce, quasi tutte con sepoltura a inumazione (tranne un caso con incinerazione in dolio), erano del tipo a cassa costituita da lastroni di tufo con copertura litica.

La distribuzione e la consistenza delle necropoli, che coprono un arco di tempo dal VI secolo sino al periodo ellenistico, indica che l'abitato di Vico Equense era di rispettabili dimensioni sul piano demografico. I caratteri di questo piccolo insediamento riportano alla fisionomia di altri centri della Campania meridionale a cultura mista (etrusco-indigena) e in particolare di Pompei, con la zona residenziale ubicata su un pianoro e la zona marina occupata dalle strutture portuali; la componente etrusca, precocemente attiva proprio a Pompei, si ravvisa stabilmente a Vico Equense già dalla prima metà del VI secolo a.C. Dall'ultimo quarto del VII secolo la presenza di materiale di produzione etrusca, accanto alle manifatture indigene, conferma la dialettica culturale di queste due componenti in Campania. Quanto alle popolazioni locali, le iscrizioni in lingua italica ed etrusca (alfabeto nucerino, su una oinochoe della prima metà del VI secolo a.C., e alfabeto etrusco) sembrano illuminare, sul piano culturale e sociale, una pacifica convivenza praticata da queste due diverse compagini etniche già dalla prima metà del VI secolo a.C.

 

 

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