LA TERZA GUERRA SANNITICA

Gli inizi sono molto simili a quelli della seconda guerra. I sanniti accorrono in sostegno ad una corrente politica lucana loro sostenitrice. Il resto della popolazione è filo-romano, in particolare l’aristocrazia, per cui Roma accorre in soccorso ed attacca il Sannio dall’Apulia, dalla valle del Liri e dalla Campania. Stavolta, però, i sanniti erano alleati con gli etruschi e con i galli, dunque Roma doveva guardarsi anche dal nord.

Nel 298 a.C. il console Barbato, dopo diverse incursioni in Etruria, mosse verso l’Italia centrale prendendo Cisauna e Taurasia, oppida sanniti che controllavano la zona tra Luceria e Maleventum. L’altro console, Fulvio, saccheggiò Aufidena. Fino al 296 a.C. non vi furono grosse attività e questo contribuì alla rottura dell’alleanza tra lucani e romani e alla crescita del malcontento tra gli Apuli . Il console Mure, saccheggiò per rappresaglia Murgantia, Romulea (Bisaccia), Ferentinum (Forenza).

Il condottiero sannita Gellio Egnazio mosse con il suo esercito verso l’Umbria ed a Clusium o Perusia si unì agli etruschi, ai galli ed agli umbri, formando un esercito imponente. I romani si ritirarono dalla Campania e mossero verso Roma, dove era di nuovo ripreso il panico. Un altro esercito sannita mosse dal Matese e riprese la zona della valle del Liri. Successivamente Fabio Rulliano, che si era già reso autore dell’invasione della Selva Cimina, ripeté le gesta di 10 anni prima, riportando l’autorità e fondando le colonie di Sinuessa e Minturnae, per controllare i territori.

Nel 295 a.C. gli alleati presero Camerinum e affrontarono i romani a Sentinum. Per mancanza di coordinamento e per proteggere altre località, gli etruschi e gli Umbri non scesero in battaglia. I sanniti-galli vennero sconfitti e dispersi, ma fino all’ultimo l’esito della lotta fu incerto. Sembra che di tale coalizione facessero parte alcuni marsi, mentre i piceni erano in lotta con i galli. La battaglia di Sentinum (Sassoferrato) segna la supremazia di Roma nella penisola: una coalizione numerosa quanto l’esercito romano non era riuscita a fermare l’egemonia tiberina.

Al sud, i sanniti sfondarono il fronte e giunsero a Formia, dove vennero fermati dal pretore Appio Claudio Cieco.

Nel 293 a.C. si ebbe lo scontro finale. I consoli Papirio Cursore, antenato di Silla, e Carvilio Massimo mossero rispettivamente verso Aquilonia e Cominium e riportarono una duplice vittoria, celebrata con lunghi fasti. Contemporaneamente vennero pacificati i marsi e furono svolte incursioni militari in Etruria.

Successivamente venne presa Saepinum e tutta la zona di Isernia: i Carecini erano soggiogati. Nel 292 a.C. furono sottomessi i Caudini, anche se vennero incontrate alcune resistenze. A tale proposito sottolineiamo che le informazioni storiche non sono precise, in quanto assistiamo ad un ripetersi di nomi e di luoghi storici: Gavio Ponzio e Forche Caudine.

Nel 291 a.C. il proconsole Fabio Gurgite prese il territorio dei Pentri, mentre il console Megello, muovendosi dall’Apulia, conquistò la città di Venusia, sotto il controllo irpino, divenuta subito la più popolata colonia romana. La guerra si concluse nel 290 a.C.. I sanniti avevano notevolmente ridotto il proprio territorio e cominciò un periodo di romanizzazione dei costumi sanniti, il pagus lasciava il posto alla civitas.

Fino al 283 a.C. Roma fu impegnata a conquistare l’Etruria ed a sottomettere i galli Senoni. Ciò ebbe il suo epilogo nella battaglia del lago Vadimone.

Nel 284 a.C. i sanniti, visto il nemico sia impegnato sul fronte settentrionale e sia minacciato da un’epidemia, riaprirono le ostilità, alleandosi con Lucani, Messapii e Bruzi.

 

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