LYLIBEO

Lylibeo (l’odierna Marsala) sorse sul promontorio sito sull’estremo limite occidentale della Sicilia, che fronteggia le coste libiche. Il nome è strettamente legato alla particolare posizione geografica del sito, noto nell’antichità dalle fonti letterarie anche per la presenza di una sorgente. Nessun dato archeologico ha mai attestato, allo stato delle attuali conoscenze, l’esistenza di un centro stabile organizzato, anteriore alla prima metà del IV sec. a.C.: un vero e proprio agglomerato urbano può dirsi definito dal 397 a.C. in poi, quando i superstiti della vicina isoletta fenicia di Mozia, distrutta ad opera del tiranno siracusano Dionisio, fondarono la città.

Lylibeo divenne ben presto una inespugnabile base militare cartaginese. La città occupava un grande quadrilatero delimitato dai lati SO e NO dal mare; i lati SE e NE, dalla parte della terraferma, erano difesi da un profondo fossato e da una possente cinta muraria, rafforzata da torri. Sul lato nord-orientale, oltre il fossato, si estendeva una vasta necropoli. Grazie alle imponenti fortificazioni, Lilibeo riuscì a resistere all’assedio del tiranno Dionisio nel 368 a.C., e a quello di Pirro, nel 277 a.C.
Nel corso della prima guerra punica, Lilibeo costituì per i Cartaginesi la base di difesa per mantenere il dominio in Sicilia: i romani, per lunghi anni, bloccarono la città per terra e per mare, ma i cartaginesi Imilcone e Annibale riuscirono comunque a mantenere le comunicazioni con l’Africa.
Soltanto nel 241 a.C., a seguito della ratifica del trattato di pace, Lilibeo fu evacuata dal presidio cartaginese e consegnata ai romani. Il ruolo di testa di ponte verso l’Africa fu mantenuto anche nel corso della seconda guerra punica quando i Cartaginesi tentarono, invano, di rioccuparla.
Anche successivamente, fra la fine del III e il II sec. a.C. Lilibeo costituì la base navale che servì come punto di partenza delle spedizioni di Scipione contro Cartagine. La città sotto il dominio romano visse un periodo di notevole prosperità per il fervore di traffici commerciali, tanto che Cicerone, questore in Sicilia tra il 76 e il 75 a.C., la definì civitas splendidissima.
Nel 47 a.C., Cesare, nel corso della guerra civile con Pompeo, pose le sue tende a Lilibeo per raggiungere l’Africa. Successivamente, nel 36 a.C., Lepido assediò la città difesa da L. Plinio Rufo, legato propretore di Sesto Pompeo.
Diventata municipio in età augustea, Lilibeo fu elevata al rango di colonia dall’imperatore Pertinace o da Settimio Severo. Dalle epigrafi si possono trarre dati interessanti relativi alla topografia ed alle opere pubbliche realizzate a Lilibeo in età imperiale. L’importanza della città è documentata negli itinerari e nei documenti cartografici più tardi, dove Lilibeo è rappresentata graficamente come punto di sosta lungo le strade allora esistenti in Sicilia. Agli inizi del V secolo, quando la città fu devastata dai Vandali, è documentata la presenza nella città romana di una comunità cristiana, essendo stata istituita la diocesi di Lilibeo al tempo del Papa Zosimo.

VILLA ROMANA

Sul lato nord-ovest del parco archeologico, poco distante dal Museo, si trova il complesso edilizio più significativo della Lilibeo di età romana. Il blocco di una intera insula, delimitato da due strade lastricate, è stato scoperto poco prima del 1939. Si tratta di un’unica lussuosa abitazione, provvista di ambienti spaziosi, distribuiti intorno ad un atrio tetrastilo ed a un vasto peristilio; da notare, l’impianto termale e la ricca pavimentazione a mosaico. Anche grazie a scavi successivi, è stato possibile accertare che alla fase edilizia più tarda (fine II - inizio III sec. d.C.) preesisteva una più antica (II-I sec. a.C.). Da notare, nell’impianto del complesso termale, il pavimento a mosaico con cave canem, quello del frigidarium con scene di lotte di animali, l’emblema policromo con testa di Medusa. A sud dell’insula sono stati messi in luce i resti di due altre abitazioni.

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