SOLUNTO

 

Il nome fenicio di Solunto era kfra (kafara) e significava villaggio . Il nome greco Solus o Soloeis corrispondente al latino Soluntum potrebbe essere d’origine fenicia e significherebbe roccia, con un caratteristico riferimento alla natura del luogo. Solunto fu fondata intorno alla seconda metà del IV sec. a.C. quasi sicuramente dagli abitanti di un’antica Solunto, sopravvissuti alla distruzione della loro città ad opera del tiranno siracusano Dionisio il vecchio nella guerra contro i Cartaginesi nel 396 a.C.

Cicerone fu ospitato dai soluntini durante il viaggio che fece per raccogliere prove contro l’usurpatore Verre. In quel periodo Solus era una «Civitates Decumanae».

Dal I sec. d.C. inizia un lungo periodo di decadenza che porta al graduale abbandono dell’abitato e al sorgere dei centri in pianura. L’altura fu ulteriormente saccheggiata dai Saraceni durante un’incursione dal mare (VII sec. d.C.); avanzi archeologici di centri abitati nella pianura sono stati scoperti nella zona di Capo Mongerbino, dove si suppone esistesse lo scalo di Solus mentre resti di una necropoli sono stati ritrovati nella zona dell’attuale S. Flavia nei pressi della stazione ferroviaria.

Solunto archeologica

All’ingresso degli scavi c’è l’Antiquarium dove sono conservati monete della zecca, capitelli, statue, frammenti architettonici, documentazioni cartografiche di quella che fu la città di Solunto.

L’itinerario archeologico presenta tappe di notevole interesse come: il «Ginnasio» grande domus ellenistico-romana con atrio e peristilio circondato dagli originari ambienti circostanti, pavimentati a mosaico e con affreschi murali stilizzati. Di questa importante domus esistono ancora tre colonne in stile dorico, poste ad angolo retto, tutto in perfetto stato di conservazione. Più avanti si notano i resti della «Casa di Leda», così chiamata perché nella parete dipinta vi è raffigurato il mito di Leda con il cigno, vicino è la «Via Agorà», lastricata con tufo arenario e mattoni posti a spina di pesce, con nove esedre quadrangolari. Un edificio non trascurabile per la ricostruzione dell’abitato punico è l’altare a tre betili. Sul pendio del colle, nella zona nord, si trovano i resti del teatro ellenistico-romano che conserva ancora intatte le gradinate della platea e parti della scena. Questo teatro è tra i meglio conservati delle zone archeologiche della provincia di Palermo e, certamente, meriterebbe sorte migliore dal punto di vista del rilancio turistico.

Da qui sopra, il fascino antico degli scavi si apre su un suggestivo scenario naturale che spazia su tutta la costa fino a Cefalù e alle Madonie.

Solunto, meta ambita da vari popoli, fu per molti secoli maestra di civiltà, teatro di molte battaglie che vide protagonisti Greci, Cartaginesi e Romani, venne ridotta ad un ammasso di macerie interrate dal tempo.

Molti dei tesori di storia e di arte sono ancora sepolti, in attesa di essere riportati alla luce.

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