TYNDARI

 

La città greca di Tyndaris, secondo quanto tramanda lo storico Diodoro Siculo (XIV, 78, 5-6), fu fondata intorno al 396 a. C., in una porzione del territorio della città di Abacaenum (odierna Tripi) da Dionigi il Vecchio, tiranno di Siracusa, per installarvi cospicui contingenti di mercenari di varie provenienze (da Messana e dall'Italia meridionale, cioè da Locri Epizephiri e dalla sua subcolonia Medma).

Sorse sull'alta conformazione rocciosa, in formidabile posizione strategica, che, almeno in parte, era stata anche sede di un abitato preistorico della prima età del Bronzo (appartenne alla facies culturale cosiddetta di Rodì-Tindari-Vallelunga), individuato nei livelli sottostanti una casa romana dell'insula IV. 

I legami militari di Tindari con Siracusa proseguirono sino alla prima guerra punica quando divenne una base strategica dei Cartaginesi, coi quali era alleato Ierone II di Siracusa, ma, dopo la battaglia navale del 257 a. C. (combattuta nelle acque tra Tindari e le Eolie, fra la flotta romana al comando di Attilio Regolo e quella cartaginese) la città si assoggettò a Roma alla quale rimase fedele durante le due successive guerre puniche e le guerre servili. Base strategica di Sesto Pompeo durante la guerra civile con Ottaviano, Tindari fu conquistata da quest'ultimo nel 36 a. C.; successivamente, fra il 36 e il 22-21 a. C., vi fu dedotta una colonia nell'ambito del grande riassetto amministrativo dell'intera Sicilia attuato da Ottaviano Augusto nei primi anni del suo impero. 

  Teatro greco

Tindari divenne una delle città più fiorenti della Sicilia durante l'intero periodo imperiale, come documentano le sue vestigia. Nel I sec. d. C. una porzione della città fu distrutta a causa di una estesa frana, menzionata da Plinio il Vecchio; in età tardo imperiale IV sec. d. C.) subì ingenti danni e distruzioni a causa di due forti eventi sismici. Fu sede di vescovato in età cristiana e venne infine distrutta dagli Arabi nell'836.

 

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