SCRITTURA  TIBETANA         

        

Fino al VII secolo il Tibet non possedeva una scrittura propria; secondo la tradizione e il re Songtsen Gampo che l'avrebbe fatta elaborare a partire da un prototipo indiano, con il quale si introdusse anche la grammatica. Nel mondo indiano, in quell'epoca, si scriveva sulla scorza di betulla o su foglie di palma, ma i tibetani conoscevano anche la carta per via dei loro contatti con la Cina. Essi adottarono la tecnica della fabbricazione della carta pur restando fedeli alla presentazione tradizionali dei libri indiani sulle foglie di palma: una pila di foglie lunghe e strette racchiuse dentro due tavolette. 

L'alfabeto tibetano composto di 30 caratteri, derivati dalle 50 lettere degli alfabeti indiani di quell'epoca, con un'elegante accentuazione delle curve e con modificazioni richieste dalla fonetica tibetana. La scrittura tibetana, come le scritture indiane, non e in realta propriamente alfabetica, ma sillabica, con segni specifici per i diversi timbri vocalici. Procede orizzontalmente da sinistra a destra, ma alcune sillabe e complessi consonantici vengono realizzati con una disposizione verticale dei componenti.

I tibetani usano, per scrivere, cannucce di legno o di bamboo appuntite e tagliate in maniera non dissimile da quanto si faceva con le nostre penne d'oca. Il supporto fornito da fogli di carta fibrosa e resistente, fatta con la parte interna della scorza di un particolare tipo di arbusto. I libri tibetani sono realizzati in modo assai diverso da quello per noi consueto. I fogli che costituiscono un volume sono scritti sulle due facciate, impilati senza rilegatura, avvolti in un drappo di seta o di cotone e posti tra due pesanti blocchi di legno finemente intagliato, come copertine. Queste vengono a loro volta tenute insieme fasciandole nel mezzo con un nastro di stoffa pregiata. Le pagine iniziali e di chiusura portano spesso delle illustrazioni miniate.

 

 

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