CAIATIA


(Piana di Monte Verna)

PERIODO SANNITA

Le prime tracce databili di occupazione stabile del territorio pianese risalgono al IV-III secolo a.c. e, precisamente, al periodo cosiddetto "Sannitico", quando, sulle montagne che delimitano la valle del Medio Volturno dalla retrostante regione del Sannio, furono edificate vere e proprie opere fortificate.

Le più piccole, che si trovano in posizione particolarmente favorevoli per il controllo di una vasta area, sono da ritenersi degli osservatori fortificati, mentre le altre, di dimensioni superiori (come appunto quella di Monte Santa Croce) con elementi costruttivi più complessi ed evidenti tracce di vita all’interno delle mura, oltre alla funzione di controllo, costituivano, in caso di necessità, centri di raccordo e di rifugio per la popolazione sparsa sul territorio circostante.

L’opera fortificata di Monte Santa Croce rientra, infatti, in un preciso piano tattico-militare messo a punto dai sanniti, concretizzato con l’occupazione di Caiatia e la creazione nell’Agro Caiatino di centri fortificati (Monte Alifano, Monte Santa Croce, Monte Cognolo, Monte Caruso e Monte Pizzola) allo scopo di realizzare un sistema difensivo difficilmente espugnabile che assicurava il controllo sulle vie di penetrazione al Massiccio Trebulano ed il dominio sulla piana del Volturno.

Il Centro fortificato di Monte Santa Croce sorge ad una quota di 580 metri s.l.m. e presenta, ancora oggi, una cinta poligonale, che si estende fino al Vallone del Cimitero comprendendo anche l’intera cima 518, detta Monte Cognolo.

La conformazione orografica del suolo fu probabilmente la causa della forma grossolanamente ovoidale della murazione esterna, estremamente valida dal punto di vista funzionale in quanto rendeva più facile il controllo della situazione generale, mentre la continua convessità del paramento volto al nemico ne incrementava la resistenza e la stabilità.

Sul lato Sud la murazione conserva la particolarità di essere doppia e realizzata con blocchi poligonali di calcare, dalla superficie abbastanza regolare.

Il materiale di cui è costruita la cortina fu sicuramente cavato sul posto, visto che, in vari punti, affiora la roccia e che il trasporto di materiale da località vicine sarebbe risultato difficoltoso oltreché faticoso.

Sulla cima 518, all'interno del muro, corre un camminamento largo circa 3 m., ricavato nel breve pendio roccioso che corrisponde alla tipica strada-terrapieno-terrazza, esistente all'interno della cartine murarie sannitiche, fungeva da strada al servizio degli abitanti e forse aveva anche un significato sacrale.

Nella zona più alta del sito sorge un'acropoli fortificata, il castello apicale, che è separato dalla cinta vera e propria da una terrazza, una sorta di corridoio ad anello largo dai 6 m. nel punti più stretti agli 11 in quelli più larghi.

All'interno delle mura esistevano sicuramente abitazioni: lo dimostra il ritrovamento di frammenti di tegole, comuni tra l'altro agli altri oppida, che fanno pensare all'esistenza di costruzioni molto semplici.

Se l'epoca di fondazione del centro fortificato di Monte Santa Croce è incognita, ancora più sconosciuta è la data in cui il sito fu abbandonato, anche se molto probabilmente perì in seguito alle guerre sannitiche ed alla conseguente occupazione romana. Sul posto non è stato rinvenuto materiale di epoca imperiale sicché è probabile che prima di questa epoca l'abitato fosse deserto ed il territorio, insieme con la sottostante pianura, annesso a quello di Caiatia.

 

Insediamento di MONTE CARUSO

La cinta fortificata del Monte Caruso (circa 580 metri s.l.m.) è ancora meno conservata di quella della Cima 518. A dimostrazione di ciò è il fatto che essa era completamente sconosciuta agli studiosi e finanche alla popolazione locale.

Monte Caruso - Foto di Nicolino Lombardi da "La finestra sul Volturno"

La sua scoperta è stata possibile grazie all’esame aerofotogrammetrico che ha interessato la zona, le cui foto hanno consentito di riscrivere la storia anche del Monte Santa Croce e di attribuire a questo insediamento il giusto ruolo che deve aver avuto nel periodo in esame.

Sul posto il Caiazza ha rinvenuto numerosi frammenti di ceramica a vernice nera e della più grezza e tipica terracotta, anche d’impasto, caratteristica dei popoli sanniti.

La cinta ha la tipica forma di ellisse schiacciata e, evidentissima nella foto aerea, è pressoché invisibile al binocolo in quanto non vi è quasi più traccia del muro esterno. Oggi ne rimane solo il camminamento o terrazzo ellittico ricavato nella roccia e la pessima conservazione può essere spiegata con le stesse ipotesi fatte per Cima 518.

L’accesso più agevole a questo sito è quello che da Villa Santa Croce porta a Piana di Monte Verna, verso cui sono orientati i resti di strada. E proprio nella pianura dove si trova l’attuale Piana di Monte Verna dovette svolgersi la vita delle popolazioni che abitavano su queste montagne e che custodivano i valichi per la via trebulana posti ad est del Monte Friento.

 

PERIODO ROMANO

Il territorio pianese, dal quale Caiatia trasse per lunghi secoli raccolti agricoli, costituisce la parte meridionale dell'Ager Caiatinus che, tra il 133 ed il 121 a.C., fu interessato da un'operazione di centuriazione attribuita, dagli autori dei Liber Coloniarum, all'iniziativa graccana.

Come era nella logica insediativa romana, l'urbanistica venne sviluppata nella zona pianeggiante del comprensorio caiatino, cioè nel territorio pianese, più adatto ai traffici carrabili ed alle caratteristiche tipiche degli insediamenti capitolini.

La pace conosciuta durante la dominazione romana diede nuovo impulso ai traffici ed ai commerci con la conseguente massiccia frequentazione della 'Via Consolare" che, attraversando da Est ad Ovest il territorio pianese, collegava la città di Caiatia a quella di Capua, dove si ricongiungeva alla Via Appia che a sua volta permetteva di raggiungere la capitale dell'Impero.

Lungo la Via Consolare, che attualmente possiamo individuare in quel tratto di strada statale che dal Bivio di San Vittore conduce a Santa Maria Capua Vetere, sono venute alla luce colonne miliari con epigrafi inneggianti a consoli e ad imperatori di Roma ed indicanti distanze tra Caiatia e Capua nonché ruderi di terme e di ville appartenute a famiglie patrizie romane.

Una di queste ville (se non proprio una piccola cittadina) sorgeva nella contrada di Marano, dove arrivava un acquedotto di travertino, nascente dalle falde di Monte Santa Croce. Ad esso si riferisce una epigrafe di età graccana, nella quale si parla di un'acqua ufficialmente dichiarata presso il pretore urbano "Quintus Fulvius", dimostrando così l'ingerenza di natura giurisdizionale dello stesso nella regolamentazione delle acque.

Lungo la Strada Statale 87 Sannitica, vicino al cimitero comunale, sono invece i resti della villa appartenuta alla famiglia Marciano, imparentata con il pretore Gavio, la cui esistenza è oggi testimoniata dal cippo sepolcrale inglobato nella mura della chiesa di S. Maria a Marciano. La breve epigrafe, corrosa ormai dal tempo e dagli agenti atmosferici, prova che il cippo sepolcrale era stato innalzato a Cecina Marciano, morto all'età di 10 anni. 10 mesi e 12 giorni, dal padre Cecina Giocondo.

Pochi metri separano il sepolcro dal luogo in cui furono ritrovati, con gli scavi del 1882, due piccole vasche in mattoni e le tracce di una conduttura d'acqua, relative ad un edificio termale, la cui ristrettezza permette di affermare l'appartenenza alla villa Marciano.

Poche centinaia di metri da questa villa, in prossimità della già citata "Via Consolare", sono i resti di quello che storici locali definirono il monumento sepolcrale del grande console e dittatore romano, Aulo Attilio Caiatino.

Contrariamente a quanto vuole la tradizione, sempre gelosa custode delle più sacre ed illustre memorie patrie, i recenti scavi del 1991 hanno dimostrato che tali resti non sono altro che avanzi di una cisterna pertinenti sicuramente ad una villa. Il sondaggio archeologico, vanificando tutte le congetture e le certezze della letteratura locale, ha permesso pertanto di ipotizzare in concomitanza con quanto sostenuto da Cicerone nel "Tusculane", che le spoglie dell'insigne uomo sono contenute nel monumento innalzatogli dalla Roma repubblicana fuori Porta Capuana. Ciò, comunque, non toglie gloria ed onore al generale, che è ritenuto dalla tradizione locale un autentico caiatino, per cui la sua ascensione alle supreme cariche di Roma proverebbe lo splendore e l'importanza della città di Caiatia nell'ambito dell'Impero, nonché la tesi del municipio con diritto di suffragio. E' anche possibile però che la famiglia degli "Attilii" non fosse originaria del posto, ma avesse solo dei possedimenti nel caiatino, tuttavia anche questa peggiore ipotesi proverebbe l'amenità e l'importanza del luogo al punto che un così valoroso uomo lo avesse scelto per edificarvi una residenza.

La condizione di sfruttamento imposta da Caiatia sulla verde ed ubertosa valle delimitata dal fiume Volturno, dovette rimanere inalterata anche quando crollò la potenza dell'Impero Romano ed iniziò un nuovo periodo di buio e di terrore, dovuto alle incursioni barbariche.

La frequentazione umana certo non si interruppe in questi anni, ma la documentazione riappare solo dopo un lungo periodo e riporta al X secolo. Infatti, nella celebre Bolla di Gerberto, Arcivescovo di Capua, che reca la data del I' novembre 979, tra le chiese della diocesi caiatina sono menzionate anche quella di San Donatus in Ceparano, San Victor in Persoli, San Nazarius in Crispianisi, Santa Maria in Marciano, S. Petrus, S. Laurentius in Liczanu. Tale documento, pertanto, consente di affermare che alla fine del X secolo sul territorio pianese esistevano almeno cinque borghi rurali, sorti ciascuno intorno ad una chiesa.

Crispianisi, vicino Monte Mesorinolo; Ceparano, non lontano dall'attuale centro abitato, sulla sinistra della strada che conduce a Capua; Liczano, l'attuale contrada Polizzano, all'estremità occidentale del perimetro urbano; Marciano, facilmente individuabile visto che ancora oggi si conserva la Chiesa di Santa Maria detta appunto "a Marciano".

Parte di questi villaggi si impiantarono lungo la via consolare, che consentiva ancora il collegamento tra Caiazzo e Capua, rimasta il vero nodo viario dell'intera Campania, mentre altri sorsero nelle vicinanze delle ville di epoca romana.

Un'altra aggregazione sarebbe poi avvenuta all'ombra del monastero di Santa Croce, Montus Vernae, costruito nel periodo di tempo che corre tra il 979 ed il 982 per volere del conte Landolfo, già principe di Benevento e successo al padre nella Contea di Capua.


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