FELTRIA

 

Sotto il sagrato del Duomo di Feltre si sviluppa un’area archeologica di circa 1000 mq, frutto di campagne di scavo e restauri condotti dalla Soprintendenza Archeologica per il Veneto a partire dagli anni ’70. L’area consente di conoscere un ampio spaccato della storia della città, ripercorrendone le tappe per circa 2000 anni: dalla seconda età del ferro (V sec. a.C.) fino all’età moderna. Sul sito dell’odierno insediamento insisteva, infatti, il municipium romano di Feltra o Feltria o Feltriae, ascritto alla tribù Maenenia, e fiorito nell’importante zona di transito tra Asolo e Belluno, nella media valle del Piave sul percorso della via Claudia Augusta Altinate. La vita del centro ha naturalmente origini più remote, ed il centro romano si sviluppò in una zona già occupata da un insediamento più antico. Specificamente vi è attestato un nucleo di genti retiche, come risulta dal ritrovamento di un gruppo di iscrizioni su corna di cervo provenienti da stipi votive e da due iscrizioni “etruscoidi” (cioè, ormai non c’è più dubbio, retiche, dato il carattere etrusco arcaico della lingua delle iscrizioni retiche) attualmente conservate nel Museo Civico.

Descrizione

La parte più interessante della documentazione archeologica consiste nei resti monumentali della città romana racchiusi all’interno dell’area archeologica aperta al pubblico nel 1995. L’area consta di circa 1.000 mq in estensione, e si apre al di sotto la piazza del Duomo in pieno centro cittadino; e conserva un tratto di un quartiere urbano del municipium, con edifici di edilizia privata, alcuni vani adibiti a botteghe, affacciati su una strada lastricata. Nella zona centrale dell’area archeologica sono visibili i resti di un grande edificio con pavimenti in marmo e mosaico, forse da identificare con la sede di alcune importanti consorterie professionali del tempo (schola). Al medioevo sono riferibili un edificio a corte centrale connesso probabilmente con la più antica sede episcopale della città e un battistero a pianta circolare, più tardo (di fine XI-XII sec.), di cui si conservano poco più che le fondazioni, con sette pilastri sull’anello interno, abside a ferro di cavallo ed ingresso ad est. Le strutture e i reperti trovati testimoniano una frequentazione ininterrotta dell’area fino all’età moderna.

 

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