MARATEA

 

La tradizione storica attribuisce al paese di Maratea diverse interpretazioni della sua origine. Ma le due più probabili vedono il primo segno di vita dell'antica città ai tempi dei greci , nell'VIII secolo a.C., quando i colonizzatori avrebbero fondato un nucleo abitato sulla cima del monte di San Biagio, il suo patrono. Altri sostengono invece che Maratea sia in realtà l'antica città di Blanda, importante centro cristiano con sede vescovile scomparso nell'VIII secolo d.C.. Quel che sembra più probabile è che gli abitanti della prima Maratea siano stati raggiunti da quelli di Blanda, formando così un solo nucleo.

Anche l'origine del suo nome non mette d'accordo gli storici: alcuni sostengono che derivi da "Thea - maris", dea del mare, altri da "Mar-an-thà", Dio è venuto, altri ancora da "Marathus", terra dei finocchi.

Con il susseguirsi dei secoli Maratea è sempre rimasta estranea a una partecipazione attiva allle rivoluzioni, subendo la dominazione dei Normanni, degli Angioini, degli Spagnoli, ma mantenendo sempre, per l'ottima posizione geografica, uno status fatto di numerosi privilegi. Alla fine del 1400 si racconta che gli abitanti di Maratea abbiano sconfitto un attacco notturno delle truppe di Carlo VIII grazie al concorso divino di San Biagio, che avrebbe svegliato le sentinelle in guardia al santuario arroccato a Maratea Superiore a suon di ceffoni e avrebbe fatto suonare le campane per avvertire la popolazione dell'imminente pericolo.

Anche le numerose incursioni dei pirati sono sempre state allontanate grazie alla posizione di Maratea, stretta tra il mare, controllato da un circuito di sette torri oggi ristrutturate e abitate, e la montagna, dai cui attacchi era ben difesa dal suo imponente castello. Con il passare dei secoli l'originale centro abitato posizionato sulle montagne si è poi spostato sul mare, dove sono nate tutte le attività: dalla pesca, alle imprese manifatturiere (seta, cotone, lino, cuoio) mentre sui declini continua la produzione di buon vino, agrumi, olio, ortaggi. Si dice inoltre che le migliori botteghe di formaggi di Napoli nel Settecento fossero di proprietà di persone di Maratea.

Già nel 1700 Maratea si distingueva per l'inclinazione alla cultura dei suoi abitanti e per la diffusione dell'istruzione. Nel contempo diveniva un importante porto di scambi, da cui raggiungere agevolmente Salerno e Napoli. Con l'Unità d'Italia Maratea diventò un rinomato centro di formazione culturale, frequentato dai giovani delle città limitrofe.

 

L'INCONTRO CON ROMA 

I primi contatti di gruppi lucani con i romani sono di alleanza. Le ostilità cominciano in occasione della guerra tarantina; peraltro, data l'organizzazione sul territorio, appare probabile che le situazioni geo-politiche fossero alquanto diversificate.
Il dominio lucano si conclude con il secondo conflitto romano-cartaginese, avvenuto tra la fine del III e gli inizi del II secolo a.C., in seguito al quale l'intera Magna Grecia entra nell'ordinamento statuale romano. In particolare, il lagonegrese viene conquistato da Roma con l'espugnazione del centro indigeno di Nerulum, avvenuta intorno al 280 a.C.


FONDAZIONE DI BLANDA JULIA 

Nel IV e III secolo a.C. il lagonegrese è densamente popolato: ciò favorisce la fondazione, alla foce del fiume Noce, della colonia di Blanda Julia, il solo centro che sembra abbia avuto caratteristiche urbane e reali funzioni amministrative. La documentazione archeologica attesta un'occupazione del suolo capillare, data la presenza di ville rustiche e di piccole mansiones site lungo i tracciati viari principali. Più a sud sorge Cerillae, scalo marittimo e passaggio obbligato della viabilità costiera.

Sotto Augusto numerose ville vengono edificate lungo la costa marateota, considerata sia dai lucani che dai romani un luogo privilegiato di soggiorno marino. I resti di una villa con pavimento a mosaico sono stati ritrovati nella zona di Fiumicello. Le più antiche attestazioni della presenza romana sono di tipo numismatico: monete repubblicane si rinvengono un po' ovunque nel lagonegrese, soprattutto lungo il tracciato della via Pompilia, asse portante attorno a cui si sviluppa la vita nel territorio durante l'egemonia di Roma. I siti romani rivelati dalle fonti sono per lo più stazioni della rete viaria romana (Nerulum, Vicus Mendicoleius, Caesernia e Semuncla ).


ALTRE TESTIMONIANZE ARCHEOLOGICHE 

A Catrocucco ed a Massa sono state rinvenute aree di necropoli: a Castrocucco sono state individuate tombe del IV - V sec. d.C. da cui provengono frammenti di anfore cilindriche del basso impero; a Massa è stata rinvenuta una tomba contenente una moneta e una lucerna frammentaria. Sempre a Massa materiali provenienti da uno sbancamento coprivano reperti dei primi secoli dell'impero.

Altrettanto certa è la presenza di un complesso analogo e forse di una peschiera a Capo la Secca. L'area di Capo la Secca, situata nella parte più meridionale del territorio di Maratea, si estende in pianura o in lieve declivio, in posizione favorevole ad insediamenti di tipo marittimo ed agro-silvo-pastorali, come testimonia il massiccio muro edificato in epoca arcaica sugli scogli al fine di delimitare ancor meglio il molo naturale. Nella stessa zona, vicino al palazzo baronale Labanchi vi sono i resti di una struttura in due vani molto probabilmente destinata alla produzione di “garum”.

I fondali marini di Maratea sono ricchi di preziose testimonianze del suo passato. I numerosi ritrovamenti subacquei che si succedono nel tempo attestano l'intensa navigazione di questo tratto di mare e l'importanza del porto fluviale di Blanda, alla foce del fiume Noce, ora completamente interrato. Nei fondali vicini all'isolotto di Santo Janni sono stati rinvenuti numerosi ceppi d'ancora in piombo di età romana (alcuni recano iscrizioni e numeri incisi o in rilievo) e, nelle vicinanze di Punta della Matrella, i resti di un carico di anfore di età tardo antica. Dalle acque di Maratea, ed in particolare dai giacimenti di Castrocucco e Capo la Secca, continuano ad affiorare anfore di vario tipo, intere o in frammenti.

 

 

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