MEVANIOLA

 

Le rovine del municipium romano di Mevaniola, centro di eccezionale interesse storico, sorgono in aperta campagna sul pianoro a ca. 1 km dall’odierna Galeata, nella frazione di Pianetto, voc. Monastero: il centro fu infatti abbandonato definitivamente nel corso del V sec. d.C., a seguito di gravi danni dovuti ad eventi sismici. La sistemazione monumentale di Mevaniola risale soltanto al I sec. a.C., quando il centro acquisì la cittadinanza romana; e di quell’epoca sono i monumenti attualmente visibili sul pianoro, scavati a partire dal 1948. L’énclave culturale investita in quel territorio dalla romanizzazione era umbra: è ben noto che fossero umbri gli abitanti della valle del Savio, i Sapinates, assoggettati dai romani insieme ai Sarsinati nel 266 a.C., due anni dopo la fondazione di Rimini; e che nel novero delle città umbre fosse contemplata appunto la vicina città di Sarsina, patria del commediografo umbro Plauto che proprio dopo la conquista romana si trasferì a Roma. E come la vicina Sarsina, alla Regio VI, cioè all’Umbria, fu assegnato da Augusto il municipium di Mevaniola, il cui legame con l’Umbria è sancito dal poleonimo stesso, derivato da quello di Mevania, una delle più importanti città umbre.

Descrizione

Del municipium romano di Mevaniola rimangono parte delle mura e i ruderi di una piazza porticata, forse il Foro; inoltre i resti delle terme, nei cui ambienti un pavimento in laterizio recava un’iscrizione musiva repubblicana, ora conservata al Museo di Galeata, il cui testo registra il nome del magistrato locale che curò il restauro dei bagni pubblici; ed ancora il teatro, con pianta di modello greco ellenistico, e la grande cisterna alle spalle di quest’ultimo. D’età medievale è invece la fornace per calce adiacente al teatro, dove è facile immaginare che sia finita la maggior parte dei marmi della città romana. Tutto il materiale di Mevaniola è conservato nel già citato Museo di Galeata presso il Palazzo del Podestà, che, nato intorno alla collezione del parroco D. Mambrini, ha tra i suoi motivi di maggior interesse l’interessantissima raccolta epigrafica: tra tutti i documenti iscritti di Mevaniola spiccano, oltre a quello sopra ricordato, un’ara dedicata alla dea Fortuna e una stele funeraria d’età imperiale avanzata che reca un carme funerario. Non mancano, infine, interessantissimi pezzi d’epoca preromana, reperti ceramici e bronzetti, terrecotte architettoniche e bronzetti etruschi, che documentano la vita nel sito a partire dall’eneolitico.

 

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