NEAPOLIS

 

L'ASSETTO URBANO

 

Il carattere dei luoghi

I colonizzatori greci individuavano, quali caratteristiche indispensabili dei luoghi per nuovi insediamenti, la vicinanza al mare con la possibilità di un approdo sicuro e la presenza di un'altura ben difendibile. Nell'area napoletana, tali caratteristiche erano presenti in diversi punti della costa, ed infatti, in un tratto molto ristretto di essa, si hanno, in due diversi momenti, le distinte fondazioni di Partenope e di Neapolis. 

Cenni sull'urbanistica greca

La "citta nuova" è costruita secondo un impianto detto per strigas (per fasce). Tale tipologia insediativa, usata dai Greci già a partire dall'VIII secolo a.C. e diffusa in tutto il Mediterraneo, sarà canonizzata nel V secolo a.C. da Ippodamo da Mileto. L'impianto per strigas si risolve in un reticolo di vie disposte ortogonalmente all'interno di una più ampia area cinta da mura. Le strade principali, con orientamento Levante-Ponente, sono dette plateiai (erroneamente indicate alla romana come decumani); le secondarie, ad esse perpendicolari, sono dette stenopoi (cardines). La regolarità dello schema insediativo viene meno nelle aree destinate ad uso pubblico, come per la zona dell'agorà (poi foro romano) o dell'acropolis. Tra la parte edificata e la cinta muraria si estende l'astu, area libera da costruzioni disponibile per il prefissato ampliamento della città. 

L'impianto di Neapolis

A Neapolis l'impianto per fasce risulta costituito da tre plateiai e circa venti stenopoi e si adatta alla conformazione terrazzata dei luoghi. Così la plateia inferiore e la mediana (attuali vie S.Biagio dei Librai-Vicaria e via dei Tribunali), occupando una parte relativamente pianeggiante dell'area, presentano un andamento regolare, mentre la plateia superiore (vie Sapienza-Anticaglia-Santa Sofia) presenta alcune irregolarità di tracciato. Gli stenopoi, superando i dislivelli esistenti tra le plateiai spesso con rampe e gradinate, completano il tracciato definendo insule rettangolari molto allungate. Le porte che si aprono nella cerchia muraria non sono tutte rigidamente in asse con il reticolo stradale. Nulla di certo può dirsi circa quelle della plateia superiore; lungo la plateia mediana esistono tracce di un accesso nell'area di San Pietro a Majella; lungo la plateia inferiore la porta urbica è stata individuata in prossimità di piazza San Domenico Maggiore mentre, sul lato opposto, oltre una biforcazione del tracciato stradale, si apre la porta Furcillensis. Dovevano poi essere presenti un altro varco ai piedi dell'acropoli, verso l'area delle necropoli, ed almeno due porte a sud, verso la costa. 

Il valore dell'impianto

Il tracciato viario che oggi osserviamo è una consistente e ben visibile traccia della città greca, e ne costituisce il più importante documento archeologico: un caso esemplare e rarissimo di permanenza di un impianto urbanistico antico in una città moderna. La continuità di insediamento nell'area, mai abbandonata, ha dato luogo ad una stratificazione plurisecolare di enorme importanza storica. 

Le mura

La scarsità di strutture murarie e di reperti archeologici del V secolo a.C. fa ipotizzare che i coloni greci, una volta tracciata la cerchia muraria, abbiano occupato solo una parte del territorio in essa compreso, individuando poi all'esterno delle stesse mura gli ipogei destinati alle sepolture. Alla definizione del tracciato della fortificazione - che doveva svilupparsi accompagnando le difese naturali ed abbracciando un'area di circa 72 ettari con un perimetro di 3,7 chilometri - si è però giunti solo recentemente, confutando anche l'ipotesi di un suo ampliamento ad occidente nella seconda metà del IV secolo, quando le mura sono interessate semplicemente da interventi di rinforzo, seguiti da integrazioni fino al III. Dagli inizi del II secolo la fortificazione perde, sostanzialmente, la sua funzionalità. 

La città sotto Roma

In epoca romana la conformazione della città greca è mantenuta, pur se viene adeguata, in età imperiale, alle diverse vicende sociali ed economiche. Neapolis, interessata da un forte sviluppo a partire dal I secolo a.C., è oggetto dell'interesse degli imperatori, che ne fanno la città degli otia. Numerosi nuovi edifici, civili e religiosi, arricchiscono la città: questi oggi costituiscono la parte più significativa delle evidenze archeologiche. Una volta esauriti gli spazi intramurali, si rende necessaria l'espansione all'esterno, in direzione del porto, quindi verso Chiaia e Posillipo e, con l'apertura della Crypta Neapolitana, ancora oltre, verso i centri flegrei. In tarda età imperiale si effettuano solo interventi di manutenzione: l'ultima importante opera fu voluta dall'imperatore Valentiniano III, che, nel 440 d.C., amplia la cinta muraria per difendere la città dalle scorrerie barbariche.

 

 

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