SIPONTUM

 

Importante città della daunia, (Caput Daunia), Sipontum (Siponto) fu un notevole scalo marittimo e colonia famosa al tempo dei romani, come attesta Tito Livio (145 a.C.). Siponto, il cui toponimo è da ricercarsi nella voce "sepio, sipius", cioè seppia o luogo delle seppie, veniva visitata da Giulio Cesare che vi fece sostare le sue legioni.

Fondatore il mitico Diomede, o più verosimilmente quei Dauni primitivi, che, venendo per mare dall'Illiria, portarono qui, nel punto più sicuro e riparato del golfo, il ricordo della guerra di Troia, non raccontata dai vincitori, ma dai vinti; ossia una ventata nuova di civiltà e di cultura, documentata nelle famose "Stele daunie", più di duemila pezzi, raccolte e interpretate dall'insigne archeologo scomparso e che costituiscono ora un unico e inestimabile tesoro archeologico, che si conserva nel Museo nazionale, nel Castello svevo-angioino di Manfredonia.



L'antica Siponto, stratificata con la sua storia nel tempo e vissuta in funzione di Arpi e del Tavoliere, giace sotto una coltre di verde, ben delimitata dai resti delle mura di cinta. 

A partire dal V secolo la documentazione archeologica relativa a tutta l'area considerata diventa notevolmente scarsa, ma questa affermazione deve essere necessariamente filtrata nel quadro di una ricerca mai intrapresa in modo sistematico. Dalla metà del IV secolo cominciano le prime informazioni letterarie, quale la fonte sull'arrivo di Alessandro il Molosso a Siponto, ma a questo periodo si riferiscono solo pochi corredi di Cupola alquanto poveri se confrontati con le testimonianze coeve di altri siti, nonché alcune tombe rinvenute molti anni fa in circostanze casuali, in località Macchia Libera, alle falde del Gargano, di cui una contenente un cratere a campana a figure rosse. Agli inizi del II secolo a. C. risale la deduzione della colonia romana di Siponto, atto punitivo nei confronti di Arpi, per il comportamento filocartaginese tenuto da questa città dopo la battaglia di Canne: la fonte letteraria oltre a questa importante informazione contiene anche la preziosa notizia dell'estensione del territorio della necropoli arpana alla fine del III secolo a. C. sino alla costa. Alla prima fondazione del 194 a. C., dopo la causale verifica del suo abbandono, fece seguito il ripopolamento della colonia nel 184 a. C. di certo nell'area oggi prossima alla Basilica di Santa Maria Maggiore di Siponto. Come tutte le colonie romane anche Siponto aveva finalità di difesa marittima: le mura, il cui percorso seguiva l'andamento del banco tufaceo prospiciente la laguna, comprendevano all'interno del loro tracciato a pianta trapezoidale una superficie alquanto ridotta. Erano a doppia cortina con emplecton interno, realizzate in opera quadrata con blocchi di tufo disposti a filari alternati di testa e di taglio, ed erano intervallate irregolarmente da torri quadrate. Esse ricevettero molti rifacimenti fra i quali e particolarmente significativo quello testimoniato dal ritrovamento di due blocchi, ora al Museo Nazionale di Manfredonia, con una iscrizione riferibile alla ricostruzione di torri o porte, forse successiva agli episodi bellici che interessano la città nel corso delle guerre civili. È certo comunque che alla fine del II secolo a. C. Siponto aveva un porto impor tante, dal momento che la fonte di questo passo straboniano (Strab. VI,3,9), Artemidoro di Efeso, ricorda le transazioni di cereali, e che un canale navigabile la collegava alla vicina Salapia (zona Lupara-Giardino). Per quanto riguarda l'organizzazione dell'area urbana, con probabilità, l'asse viario principale della città romana, il decumanus, va riconosciuto nel tracciato della statale 89, mentre l'area forense forse in futuro potrà essere messa in luce presso la Basilica di Santa Maria. Qui, nella zona adiacente la chiesa, scavi compiuti nel 1935 scoprirono i resti del complesso paleocristiano e di strutture più antiche (mura in opera) quadrata, in opera reticolata, un lembo di mosaico con tessere bianche e nere, identificate erroneamente con un tempio di Diana per il ritrovamento avvenuto nel 1876, all'interno di una cisterna in quella stessa area, di un'epigrafe con dediche alla divinità. Poche le emergenze murarie oggi in luce: inglobati nella Masseria Garzia si riconoscono i resti in opera reticolata dell'anfiteatro costruito con la stessa tecnica di imponenti strutture visibili in localita Mascherone; entrambe rientrano certamente in un medesimo intervento edilizio, ma nell'ultimo caso e tuttora incerta l'identificazione del complesso per il quale s'era proposto in passato di riconoscervi un ustrinum, poi una villa e, più di recente, un'area suburbana forse da mettere in relazione con le esigenze difensive della penisola di Mascherone. Testimonianze frammentarie nel territorio provano poi come esso abbia conosciuto in questo momento forme diverse di occupazione: sulla costa, nella baia di Calafico a Macchia, un rilievo raffigurante Eracle in un tempietto, scolpito nella roccia, testimonia l'esistenza di un culto legato all'eroe; così nell'area di Masseria Cupola esisteva un insediamento in età tardorepubblicana documentato da ritrovamenti recenti fra cui si segnala una pregevole statua femminile panneggiata, in marmo; infine, c'era un centro abitato presso Monte Aquilone, a Masseria Fontanarosa, ove durante i lavori per la costruzione del ponte della ferrovia Candelaro, nel 1895, furono portate alla luce strutture murarie pertinenti e sepolcri, mosaici e materiale che allora confluì nelle collezioni del Comune di Manfredonia. Poche le informazioni sia archeologiche sia letterarie su Siponto in età imperiale, fatta eccezione per qualche documento epigrafico come una base con dedica all'imperatore Antonino Pio da mettere in relazione con la ripresa dei centri dauni a seguito della sistemazione delle reti stradali attraverso il territorio a partire dall'età traianea; lo sbocco portuale di Siponto veniva collegato all'Appia Traiana, quindi ad Aecae-Troia, attraverso l'asse viario Arpi-Lucera.

Nel primo medioevo per la sua privilegiata posizione geografica e per le sue fiorenti attività commerciali, divenne uno dei più attivi porti del basso Adriatico. Fu sede di una delle prime importanti diocesi d’ Italia.

 

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