SPOLETIUM

 

Spoleto, che sorge lungo le pendici del colle Sant'Elia prevalentemente lungo il versante nord-ovest, vanta antichissime origini - fine età del bronzo - come dimostrato da materiale archeologico e resti di necropoli rinvenuti entro il perimetro della città. Nel V-IV secolo a.C. fu storicamente occupata dagli Umbri, popolazione italica di lingua indoeuropea, e divenne presumibilmente un vero e proprio centro fortificato con un'imponente cinta muraria in opera poligonale, come testimoniano i resti delle cosiddette mura ciclopiche. Nel 241 a.C. "colonia" romana e nel 90 circa, dopo la precedente concessione della cittadinanza, "municipio", la città si dotò di una struttura urbana regolare a schema romano, attraversata dalla diramazione della via consolare Flaminia e cinta da mura munite di porte, ed assunse anche un importante ruolo militare; si ricordi la vittoriosa opposizione ad Annibale nella seconda Guerra Punica quando questi nel 217 a.C., sconfitti i Romani al lago Trasimeno, tentava di marciare sulla capitale (l'evento è ricordato in un'iscrizione posta sulla porta duecentesca, in origine romana, denominata dal fatto "Fuga"). 

Ponte delle Torri

Alternando periodi di splendore ad altri di relativo regresso, in special modo a seguito della caduta dell'Impero Romano, Spoleto rivestì sempre una notevole importanza strategica tanto che, nel 571 con Faroaldo, i Longobardi insediarono nel suo territorio un Ducato, che riuscì a mantenere costantemente una certa autonomia dal resto del regno e ad ampliarsi notevolmente. Alla fine dell'VIII secolo ai Longobardi succedettero i Franchi sotto il cui dominio il Ducato iniziò un progressivo declino culminato, per così dire, nell'incendio, saccheggio e devastazione subiti dalla città nel 1155, ad opera dell'esercito di Federico Barbarossa, per essersi opposta in armi al pagamento di un tributo imperiale troppo elevato (la caratteristica Via dell'Assalto, nel borgo medioevale di San Ponziano, prende nome proprio dall'attacco del Barbarossa). Dopo un confuso, contrastato periodo in cui l'Impero e la Chiesa si contesero il dominio sui territori del Ducato ed a cui non furono estranee notevoli faziosità interne, nel 1247 Spoleto, già costituitasi in Comune, fu definitivamente aggregata allo Stato pontificio. In questi primi secoli del nuovo millennio, pur fra gravi incertezze politiche e forse anche grazie ad esse, la popolazione si riappropriò della città, la ricostruì negli edifici principali e la ridefinì urbanisticamente, erigendo, tra l'altro, una seconda e più ampia cinta muraria entro la quale si svilupparono i borghi medioevali, il che le diede quella fisionomia forte ed arroccata, che tuttora conserva. Il XIV secolo, funestato dalla terribile epidemia del 1348 e dal generale sbandamento verificatosi nei territori pontifici in seguito al trasferimento della sede papale ad Avignone, vide la città nuovamente sconvolta da sanguinose lotte intestine che la portarono per un breve periodo sotto il dominio di Perugia. Verso la fine del secolo, per favorire il rientro del Papa in Italia, il legato e vicario pontificio cardinale Albornoz attuò la riconquista di tutti gli stati della Chiesa ed intese difenderla ed evidenziarla con la costruzione di una serie di edifici fortificati. Tra questi, la Rocca di Spoleto, eretta nel punto più alto della città e dominante l'intera vallata, fu per imponenza e posizione il più importante, sede inoltre del Governatorato pontificio. 

Santa Maria Assunta   La Rocca

Il Duomo                                                             La Rocca

Da questo momento e fino alla fine del XVIII secolo, con alterne fortune, la città rimase sotto il controllo dello Stato della Chiesa e della nobiltà ad esso legata che affermò la propria posizione preminente con l'edificazione di molti palazzi di famiglia in sostituzione e con l'eliminazione di case e interi isolati medioevali; l'aspetto urbanistico interno ne risultò così assai modificato. Sottratta al Papato dai Francesi durante il periodo napoleonico, agli inizi del 1800 divenne capoluogo del Dipartimento del Trasimeno per tornare allo Stato pontificio dopo la Restaurazione. Una delle prime città dell'Umbria ad aderire ai moti risorgimentali, nel 1860, con l'ingresso in città delle truppe del generale Brignone, Spoleto entrò a far parte del nuovo Stato italiano.

 

SPOLETIUM

L'impianto urbanistico di Spoleto (l'antica Spoletium), fortemente condizionato dalla particolarità del colle Sant'Elia sulle cui pendici la città sorge, pur risultando di chiara impronta medioevale, evidenzia la netta derivazione dal precedente "reticolato" romano. Questo si sviluppò attorno alla diramazione interna della via Flaminia, ed è particolarmente "leggibile e regolare" nella parte alta della città, ove era fissato il Pomerio (spazio sacro interno ed esterno alle mura), a partire dall'arco di Monterone, con il Cardine massimo (sud-nord) costituito dalle attuali via dell'Arco di Druso, piazza del Mercato (allora il Foro) e via dei Duchi, intersecato dal Decumano massimo (est-ovest): vie del Municipio, del Mercato e Plinio il Giovane. Il Cardine proseguiva irregolarmente nelle vie Fontesecca, Minervio, Salara Vecchia e Porta Fuga, tracciato al quale facevano capo, a spina di pesce, le vie provenienti dai vari terrazzamenti orizzontali del colle. Numerose ed importanti, anche se non sempre accessibili, le testimonianze di epoca romana.

 

Teatro romano

sul lato destro di piazza della Libertà.

 Costruito nel I secolo d.C. su una piattaforma artificiale, danneggiato e già ripristinato in età romana, venne nel tempo inglobato negli edifici circostanti. Riportato alla luce alla fine del secolo scorso, fu restaurato ad iniziare dal 1954 e attualmente viene utilizzato per spettacoli all'aperto, soprattutto durante il Festival dei Due Mondi. 

Teatro romano

L'orchestra con parte del pavimento, le due prime file di gradini, la facciata ad arcate cieche e semicolonne, l'ambulacro con volta a botte ed i corridoi sono originali; la gradinata è stata ricostruita su tracce, parte in pietra e parte in cemento, mentre la scena andò distrutta forse quando fu eretta, nella via retrostante, l'abside della ex chiesa di Sant'Agata. Nel monastero annesso alla chiesa, il cui chiostro chiude da un lato il teatro, ha trovato sistemazione il Museo Archeologico Nazionale ove sono conservati reperti archeologici, numerose iscrizioni, una serie notevole di ritratti ed un'interessante documentazione sugli scavi cittadini e sui ritrovamenti di età protostorica.

 

Arco di Druso e Germanico.

 In via Arco di Druso, poco più su della Porta romana. Fu eretto nel 23 d.C. circa in onore di Druso Minore e Germanico, figli di Tiberio, come riportato nell'iscrizione posta sulla fronte prospiciente il "Foro", oggi piazza del Mercato, a cui fungeva da ingresso monumentale. E' ad un solo fornice in blocchi di pietra squadrata con scarsi elementi decorativi. La parete sinistra è accorpata alle case medioevali della via, mentre dal lato destro, fatto riemergere intorno al cinquanta durante i restauri alla chiesa di Sant'Ansano (chiese), sono visibili i resti di un tempio del I secolo d.C.

Arco di Druso e Germanico

Anfiteatro romano. 

 In via dell'Anfiteatro, primo tratto della Traversa Nazionale di cui sopra. Parzialmente visibile all'interno dell'ex caserma Minervio, era un possente edificio a due ordini di arcate di cui rimangono ampi tratti dell'ambulacro inferiore e parte del superiore. 

Costruito nel II secolo d.C., trasformato in fortezza da Totila nel 545, utilizzato in epoca medioevale per botteghe e magazzini, fu occupato nel XII secolo, nella cavea e nell'arena, dalla chiesa di San Gregorio minore ed in seguito anche da un monastero; nel XIV secolo servì da vera e propria cava di pietra per la costruzione della Rocca.

Anfiteatro romano

 

Casa romana. 

In via di Visiale, alla sinistra della scalinata del Palazzo comunale. L'edificio del I secolo d.C., già restaurato nel II secolo, fu riportato alla luce nel 1885 a seguito di scavi al di sotto del Municipio. 

Della "casa", che da un'iscrizione si può dedurre di proprietà di Vespasia Polla madre di Vespasiano, rimangono l'atrio con pavimento a mosaico a tessere bianche e nere, il pluvio circondato da un mosaico ad onda interrotto da un pozzo, i pavimenti a mosaico di quattro stanze ai lati dell'atrio e il grande ambiente di fondo destinato alle riunioni familiari sul cui lato destro, un poco sopraelevato, è il triclinio mentre su quello sinistro sorge il peristilio.

Casa romana

 

Porta romana o Arco di Monterone. 

All'inizio della discesa di via Monterone. Del III secolo a.C, è composto da grossi blocchi di pietra squadrata parzialmente interrati.  Costituiva l'ingresso sud, l'inizio stesso della città ed è la più antica e la sola giuntaci integra delle quattro Porte principali che si aprivano lungo la cinta muraria romana e dalle quali si dipartivano le grandi strade di collegamento al territorio circostante: 

Porta Fuga (da cui ripartiva la via Flaminia verso Foligno e Fano) fu rifatta nel 1200 (cenni storici); della Porta Ponzianina (da cui iniziava la via Nursina verso Norcia) esistono i soli stipiti restaurati; Porta San Lorenzo, nell'attuale Borgo San Matteo, (da cui aveva inizio la via Romana verso Carsulae e Terni) è praticamente inesistente.

Porta romana o Arco di Monterone

 

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