SUASA

 

 

Suasa si trova nella media valle del fiume Cesano, nell'entroterra Senigalliese, su di un terrazzo di fondovalle alla destra del fiume oggi denominato Pian Volpello posto nel comune di Castelleone di Suasa (Ancona). La sua nascita come piccolo agglomerato è legata alle deduzioni individuali decise da Roma nel 232 a.C., per divenire poi un centro amministrativamente autonomo nel corso del I secolo a.C.. La guerra greco-gotica, con le sue devastazioni, pone fine alla vita di Suasa: i suoi cittadini, non sentendosi più sicuri, abbandonarono progressivamente la città per rifugiarsi sui crinali, in siti naturalmente difesi. Suasa così scomparve: unica traccia visibile rimase l'anfiteatro, che era anche sostanzialmente l'unica testimonianza archeologica della città quando, nel 1987, il Dipartimento di Archeologia dell'Università di Bologna iniziò i suoi scavi.

Veduta Area Archeologica Resti del Foro Domus Coiedii


Sulla base dell'ubicazione dell'anfiteatro, delle notizie dei ritrovamenti e della geomorfologia si era supposto che la città occupasse l'area dove il terrazzo fluviale è oggi più ampio, per cui l'anfiteatro e la domus dei Coiedii sarebbero sorti al margine settentrionale della città. Una conferma indiretta di questa ipotesi sembrava poter venire dal ritrovamento di tombe ad inumazione che reimpiegavano materiali provenienti da monumenti funerari della prima età imperiale trovate nel 1987 proprio là dove si aveva la maggiore espansione del terrazzo. Vi era infatti la possibilità che anche qui come in altri centri, ad esempio Luni, queste tombe fossero state scavate in quella che un tempo era la piazza principale della città e che dunque era rimasta libera da edifici. Gli scavi condotti in questi ultimi anni hanno invece dimostrato che le tombe trovate nel 1987 erano all'interno della necropoli meridionale che si sviluppava lungo la strada, fuori dalle mura, per cui è necessario supporre che la città si estendesse verso Nord, oltre la strada comunale che porta verso il fiume. Qui infatti un limitato saggio di scavo aperto nel 1996 ha messo in luce parte di un monumento funerario "a podio" attorniato da altre basi di monumenti minori, a dimostrazione della presenza in questo settore della necropoli settentrionale.
La città dunque doveva estendersi tra questi due limiti per una lunghezza totale che può essere ipoteticamente fissata attorno agli 8 actus, cioè 300 metri circa. In tale modo l'area dove si trova la domus dei Coiedii viene ad essere centrale e la strada comunale che dal crinale spartiacque di destra scende al Cesano, passando a lato dell'anfiteatro, costituirebbe il secondo asse principale della città. In questa nuova ottica vanno interpretati anche i recenti ritrovamenti nel campo antistante la domus e che appartengono certamente a una struttura pubblica. Si tratta di un imponente impianto, esteso a fianco della strada principale della città per un centinaio di metri, costituito da tre serie di grandi vani rettangolari (m 7x5 circa) disposti attorno a un'area centrale. Il complesso fu costruito nei primi decenni del I secolo d.C. ed è ancora in corso di scavo, ma diversi indizi lo fanno interpretare come un'area a destinazione commerciale e produttiva.

 

La domus dei Coiedii

Dopo un decennio di scavi e ricerche (1988-1997) la ricca domus localizzata in posizione centrale nella città è nota per buona parte della sua estensione. Essa è costituita da un nucleo originario ad atrio, di età tardo-repubblicana (ca. metà del I secolo a.C.), nel settore Nord-Ovest, e di un'ampia addizione medio-imperiale (inizi del II secolo d.C.) che le diede il suo aspetto definitivo, dopo l'acquisto dei terreni e delle costruzioni vicine. Questo poderoso impianto (oltre 3000 m2 di estensione) lasciò inalterato il nucleo primitivo, ma provvide a organizzare attorno a un nuovo, più spazioso atrio tetrastilo il quartiere di soggiorno e rappresentanza, dominato dall'oecus tricliniare, la stanza più prestigiosa della casa. A Est fu sistemato il grande giardino, con porticati, vasche con fontane, ambienti di soggiorno estivi nel lato meridionale. Il quartiere termale e quello di servizio, con le cucine e i depositi, furono collocati nella zona Sud-Ovest.
La planimetria della casa, determinata da sequenze di vani contigui con qualche corridoio di disimpegno, e le sue dimensioni sono in effetti inusuali per una domus urbana, qual è questa di Suasa, tanto che la sua conformazione architettonica l'apparenta piuttosto a una villa suburbana; ma la sua posizione centrale nella città ne attesta inequivocabilmente il rapporto urbanistico.


La vita entro la casa si protrasse fino agli inizi del VI secolo d.C., quando ormai non doveva essere che un rudere, frequentato soltanto occasionalmente da viandanti in cerca di un riparo temporaneo. Nel lungo lasso di tempo durante il quale fu in uso, l'assetto medio-imperiale non subì modificazioni rilevanti: solo alcune ripavimentazioni a mosaico e ridipinture delle pareti affrescate (gli stessi vani e quelli a Sud del giardino), tra la fine del II e gli inizi del III secolo d.C., quando si ricavò al centro della sua facciata anche la grande aula S, del tutto indipendente e aperta all'esterno sulla strada, pavimentata a mosaico, forse la sede di un collegium (prima metà del III secolo).
Un fortunato ritrovamento epigrafico ci permette di collegare questa dimora, almeno per un certo periodo della sua storia, che fu certamente lungo, alla famiglia senatoria dei Coiedii, ben attestata nella zona dove forse ebbe cospicue proprietà terriere. L'esponente di spicco di questa gens fu quel Lucius Coiedius Candidus, che ricoprì fra le altre le cariche di questore dell'Imperatore Claudio e di questore dell'erario di Saturno a Roma, che è appunto menzionato nel frammento di iscrizione celebrativa qui rinvenuto.

 

 

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