SULMO

 

Il centro storico di Sulmona conserva le tracce di una città più antica, i cui resti giacciono a circa un metro e mezzo al di sotto delle strade e delle pavimentazioni attuali. Duemila anni fa, sul pianoro lambito dal Vella e dal Gizio, abitavano i cittadini del municipium romano di Sulmo.

La città più antica fu rinnovata in epoca romana (metà del I sec.a.C.) in base ad un progetto (forma) che scandiva regolarmente la divisione tra spazi pubblici, con piazze, strade, templi, edifici per il governo (curia e basilicae) e spazi privati. Le abitazioni (domus) erano raggruppate in isolati delimitati da strade che formavano un reticolo quasi regolare, molto simile nell’aspetto generale a quello che caratterizza oggi Sulmona. Scavi ottocenteschi e indagini archeologiche recenti hanno però verificato finora in un solo caso la perfetta coincidenza di un asse viario antico (decumanus) con una strada moderna (via Ciofano): per il resto il reticolo stradale antico era impostato su una misura modulare (l’actus) che non corrisponde perfettamente alla scansione attuale di case e vie. Lo stesso Corso Ovidio, sempre ritenuto il "cardine" della città nelle varie epoche della sua esistenza, non ripercorre esattamente la sede stradale del cardo di età romana.

Gli scavi recenti hanno reso possibile visitare i resti di due edifici di età romana all’interno del Palazzo della SS. Annunziata (museo della domus) e della chiesa di San Gaetano. Le ricerche finora compiute e gli scavi occasionali effettuati dalla fine dell’Ottocento hanno infatti interessato siti in cui insistevano per lo più abitazioni: le notizie di rilievo si riferiscono al rinvenimento di mosaici, che spesso sintetizzano con la loro evidenza la presenza di un’ "altra" città sottostante quella moderna. Le indagini archeologiche permettono anche di ipotizzare un’antica struttura urbana che oggi non è più visibile, perché altri edifici e altri spazi pubblici si sono sovrapposti nel tempo alle case e agli spazi della città di età romana. Della città antica restano anche le epigrafi, che tramandano la presenza di collegi sacerdotali per il culto di Cerere e Venere, di magistrati (i quattuorviri municipali) dei cives e della plebs, di uno scriba rei publicae e dei seviri Augustales, mentre lo scenario cittadino ricostruibile dalle iscrizioni è limitato ad un locum publicum, ad un edificio vetustate dilapsum, e animato dal vociare dei ludi circenses.

A Sulmona non restano altro che ipotesi sulla ubicazione dei monumenti pubblici che caratterizzavano le città romane, come ad esempio il teatro, l’anfiteatro, il circus, la curia, il capitolium, le basiliche, il forum.

Per l’individuazione del sito del teatro, una recente ipotesi prende spunto dal rinvenimento di una poderosa muratura in opera quasi reticolata su cui ancora si attestano gli edifici prospicienti su via Manlio D’Eramo: i limiti costruiti del giardino retrostante, relativo al Palazzo Mazara, delineano una struttura a emiciclo aperta verso sud-ovest e addossata al forte dislivello del pianoro su cui insiste il centro storico.

Per l’individuazione del sito dell’anfiteatro, la fotografia aerea induce a ipotizzare la presenza di tale struttura nella forma ellittica di un isolato posto a Nord del centro storico, che risulterebbe, nella città antica, addossato alle mura.

Per gli studi di topografia hanno sempre rivestito grande interesse gli spazi inedificati posti ai due estremi dell’abitato, che hanno sempre conservato una funzione commerciale e ludica: a sud piazza Garibaldi, sede del mercato, a nord la "villa comunale".

Nel primo caso, la Piazza Maggiore della città rinascimentale, è stata riconosciuta la possibilità della presenza di un campus, luogo in cui ci si allenava in esercizi ginnici e ci si addestrava alle operazioni militari. Il rinvenimento in questa zona, presso la Fontana del Vecchio, di una iscrizione mutila recante le lettere CIRCV, fa pensare alla identificazione dell’area con il sito dell’antico circo; d’altro canto le dimensioni del pianoro settentrionale esterno alla cinta urbica, attuale sede dei giardini pubblici, coincidono con le misure canoniche di un circus (70 x 350); pertanto diversi studiosi hanno localizzato qui l’edificio del circo, destinato alle corse dei cavalli, con bighe e quadrighe, e ad altri spettacoli equestri e venatori.

 

Tempio di Ercole Curino

Il Santuario si apre poco al di sotto del piazzale del belvedere. Si tratta di uno spazio sacro di epoca preromana consacrato ad Ercole, il cui culto era diffuso tra le genti peligne. Nel II secolo d.C. fu sepolto da frane e il sito fu abbandonato fino a quando fra' Pietro da Morrone, il futuro Celestino V, vi costruì una chiesa detta di S. Maria "in gruttis".  Poi attorno alle rovine nacque l'insediamento di Fonte d'Amore in onore del poeta Ovidio. Infatti il santuario veniva erroneamente attribuito al poeta: si pensava che i resti del tempio fossero i resti della "Villa d'Ovidio".

Oggi invece si sa con esattezza che si trattava di un tempio, sia dai ritrovamenti di iscrizioni, graffiti e statuette, che dal più importante ritrovamento: il bronzetto di Ercole in riposo, oggi esposto nel museo archeologico nazionale di Chieti.

Si tratta di un bronzetto, dono di un mercante, databile al III secolo a.C., rappresentante l'eroe appoggiato col braccio sinistro sulla clava da cui pende la pelle di leone, che è considerato uno dei capolavori della piccola plastica antica e replica d'autore del grande scultore Lisippo.

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