TERVENTUM

 

Trivento fu città sannita. I Sanniti Pentri e Caraceni abitarono tutto il Molise interno fino al V secolo quando, attraversato il Matese, invasero la Campania. A seguito di questa azione si scontrarono con i Romani, loro alleati, che avevano con quella regione traffici commerciali. Nel 321 A.C. a Caudio, presso Benevento, i Sanniti inflissero una grande sconfitta ai Romani. Qualche anno dopo, nel 305 furono a loro volta sconfitti e costretti a chiedere la pace. Iniziò allora la decadenza di queste genti italiche che più tardi finirono sotto il dominio romano. Durante queste guerre Trivento restò spopolata. Per ridarle prosperità vi fu dedotta una colonia militare della tribù Voltinia. Nel periodo augusteo l'Abruzzo ed il Molise fecero parte della IV Regione denominata Sabinum et Samnium. 

Trivento (Tereventum), Alfedena (Aufidena) e Sepino (Saepinum) divennero allora municipi romani. Sotto il dominio longobardo l'Abruzzo rimase diviso nei ducati di Spoleto e di Benevento. Trivento appartenne a quest'ultimo. Quando i Normanni, nel 1140, invasero il Molise, la città fu data ai conti di quella regione. Nel 1268 Carlo I d'Angiò la dette in feudo ad Ansaldo di Lavanderia e successivamente, nel 1285, ad Amerigo de Sus. Dai de Sus ( di Susa ) passò poi alla famiglia di Pipino, d'origine francese. In seguito fu feudo di varie famiglie tra le quali i d' Evoli, i Caldora, i d' Afflitto e infine i Caracciolo.

 

AREA ARCHEOLOGICA SCHIAVI D'ABRUZZO

 

Il territorio di Schiavi apparteneva al municipio romano Terventum, odierna Trivento, cioè nel Sannio Pentro. Il monumento più rappresentativo dell'area é il complesso cultuale situato a pochi chilometri dall'omonimo centro abitato. Consiste in due templi disposti parallelamente e con due fasi edilizie ben distinte : III-II sec. a.C. il tempio maggiore e I sec. d.C. quello minore, ricostruito. 

L'area era circondata e sostenuta da un muro di cinta, in parte ancora visibile. La cella del tempio minore, pavimentata in signino rosso decorato da tessere bianche, conserva presso la soglia un'iscrizione osca che ci tramanda, insieme al nome del magistrato, quello del costruttore. 

Del tempio cosiddetto maggiore resta il podio nel quale è incassata la gradinata di accesso. L'area è ancora oggetto di ricerche archeologiche cui faranno seguito interventi di restauro e valorizzazione. Recenti indagini archeologiche hanno infatti consentito di riportare alla luce un altare antistante il tempio minore e ad esso di poco posteriore.

 

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