Lviv, le 8 novembre 2002
DYMYD MICHEL, protoprêtre mitré
DYMYD IVANKA, peintre d'icône
Article pour la publication
"Oeuvre d'Orient"
A la demande de Mgr Philippe Brizard

I PRINCIPI CRISTIANI DELLA SOCIETA'
(REDATTI DAL SOBOR (CONCILIO PATRIARCALE)
E APPROVATI DAL SINODO DEL 2002)
Rispetto i principi seguenti:
1.Vivo la fede in Gesù Cristo secondo l'insegnamento della Chiesa. Aiuto la società con una vita personale nella Grazia Divina. Rispetto l'immagine di Dio in ogni persona. Evito la superstizione e la magia
2.Rispetto il mio corpo come Tempio dello Spirito Santo, non mi disonoro con l'alcol, il tabacco, gli stupefacenti, la depravazione .sessuale. Gli contrappongo la saggezza e la forza del Vangelo nonché la morale cristiana. Partecipo ai media perché rendano conto della cultura cristiana.
3.Manifesto la mia appartenenza a Gesù Cristo. Incarno la mia fede nel lavoro quotidiano e nella vita corrente. Partecipo alla Santa Liturgia e purifico la mia anima con il Sacramento del Pentimento.
4.Assumo consapevolmente i miei obblighi. Cerco di superare la discordia, la cattiveria e l'odio fra gli uomini. Imparo ad apprezzare l'unità della società partecipando alla vita pubblica e politica.
5.Ringrazio Dio per il dono della vita. Proteggo la vita umana dal concepimento alla morte naturale. Aiuto i malati, le persone senza difese e i senza diritti.
6.Preservo la purezza tanto nel matrimonio quanto nel celibato. Prediligo l'amore coniugale e rafforzo la famiglia con la preghiera comune, il rispetto e l'attenzione reciproca. Rispetto la fedeltà coniugale. Educo i bambini ed i giovani con il mio esempio personale come cristiano. Gli aiuto a resistere alle tentazioni.
7.Pratico la gratuità. Non attento ai beni pubblici o privati del mio prossimo, ne sul piano materiale, ne sui piani spirituali ed intellettuali. Faccio del mio meglio per non ricevere ne dare tangenti.
8.Ricerco la verità e le leggi giuste. Rispetto il diritto degli altri nella loro ricerca del bene e del vero. Mi oppongo a tutte forme di violenza.
9.Rispetto le ricchezze naturali della Terra come un Dono del Signore e ne faccio uso in modo ponderato.
10.Vivo nella speranza che Dio mi da. Resisto coraggiosamente e pazientemente alle prove. Con le mie buone azioni, cerco di ravvicinarmi al Regno di Dio.

SPIEGAZIONE DEI PERSONNAGGI
Prima fila in alto
(la lista va sempre da sinistra a destra)
1. Il vescovo martire Grégoire Lakota tiene nelle sue mani il Grande Seminario di Peremysl di cui era il rettore.
2. Il prete martire Vital Bajrak. La sua vita era l'incarnazione dell'amore, e per questa ragione tiene la prima Epistola ai Corinzi con il testo: "l'amore non finisce mai. Le profezie? Scompariranno. Le lingue ? Taceranno "(13.8).
3. Il vescovo martire Nikita Budka tiene nelle sue mani il calice che simboleggia la scelta delle sofferenze, l'inevitabilità del sacrificio. Ricordatevi la frase: "Padre…. allontanami da questo calice!" (Marco 14.36).
4. Il prete martire Séverin Baranyk tiene le sue mani in un gesto di preghiera di adorazione, vivace come nel "Padre Nostro".
5. Il vescovo martire Grégoire Khomyshyn porta nella sua mano la cattedrale di Stanislaviv, di cui era vescovo. Il testo è il seguente: "Gesù Cristo è lo stesso di ieri e di oggi, lo sarà per sempre". (ebraico 13.8).
II fila dall'alto
1. Il vescovo martire Théodore Romza tiene il calice- simbolo del sacrificio della sofferenza, dell'Eucaristia.
2. Il vescovo martire Siméon Loukatch,, che non ha mai tradito, ha le sue mani messe a forma di croce sul suo petto in un gesto di innocenza e d'umiltà davanti al futuro.
3. Il prete martire Joachim Sen'kivsky porta la chiesa del monastero San Onoufre di Lviv, dove visse e predicò. Il testo è il seguente: Come il Santo Padre mi ha amato, anch'io vi ho amati. (Giovanni 15.9)
4. Il prete martire Zénon Kovalyk è l'unico personaggio dipinto con un nimbo in forma di croce, perché è morto crocifisso come il Cristo. Il bambino neonato, che è introdotto nelle sue viscere è a sua volta anche lui un martire perché fu crocifisso insieme a lui.
5. Il prete martire Emilien Kovtch, il suo phélonion (il suo scamiciato) assomiglia ad una divisa da campo di concentramento con il numero che indossava a Majdanek. Alza le mani per benedire tutti: i suoi boia ed i parrocchiani di Peremysl, i non battezzati, gli ebrei e gli ucraini, insieme ai dirigenti del campo e gli orfani.
6. Il vescovo martire Ivan Slesiuk ci mostra il calice e l'epistola ai Galatei con le sue parole: " Non sono più io a vivere, ma il Cristo a vivere in me". (2.20): Queste ultime sono divenute la parole d'ordine dell'intera vita di quest'intraprendente vescovo.
III fila dall'alto
1. Il prete martire Nicolas Tsehelsky tiene in una mano il calice, come simbolo dell'olocausto, nell'altra si può vedere il Vangelo stretto a lui, come segno di forza interiore
2. Il prete martire Pierre Verhun servì da vicario apostolico in Germania dove fu considerato " tutto per tutti". Da ciò derivano le parole de San Paolo: " Rallegratevi con chi è nella gioia, piangete con chi piange" (Romani 12.15) che dipingono il suo credo vitale.
3. Il vescovo martire Basile Velytchkovky ci mostra un coperchio di una scatola di ferro, che nella zona del campo di concentramento gli serviva "da calice, da disco (patena), d'altare e di chiesa,…che nulla ne nessuno ha potuto distruggere, perché è la forza di convinzione, la Grazia di Dio". (Dichiarazione del metropolita Maxym Hermaniuk). IL testo ci dice: "Yahvé è il bastione della mia vita, davanti a chi potrei tremare?" (Salmi 27(26).1).
4. Il prete martire André Ichtchak tiene una bilancia come simbolo di giustizia ed equità. Era dottore in diritto canonico.
5. Il prete martire Roman Lysko tiene nelle sue mani le parole del salmo N°1: "Felice l'uomo, che cantava di certo insieme ad altri nelle prigioni di via Lontskoho a Lviv. Morì, murato vivo, all'età di Cristo.
6. Il prete martire Ivan Ziatyk porta sulla sua spalla una croce di ghiaccio, nella quale sono congelati dei fiori bianchi. E stato innaffiato di acqua durante il gelo. E diventato lui-stesso come una croce del Cristo in ghiaccio
7. Le beate martiri Olympia Bida e Laurentia Harassymiv sono sempre insieme al monastero ed in esilio. Si abbracciano come se fossero persone in situazione di pericolo mortale, ricercando il riconforto nella preghiera.
IV fila a partire dall'alto o Ima fila dal basso
1. La beata Martire Tarsykia Matskiv tiene nella sua mano sinistra un filo rosso ( simbolo della vita nell'icona dell'Annunciazione), anche se comunque era sarta. Il filo è rotto. La soluzione al problema, che si trova nell'altra mano sono le chiavi. Quando aprì la sua porta, la sua vita si spezzò. La mano destra fa il gesto di benedizione. Benedisse quest'istante- l'incontro con il fidanzato Celeste, benedisse colui che gli tolse la vita.
2. Il prete martire Léonide Fiodorov tiene una croce a due trasversali.
3. Il prete martire Alexis Zaretsky è rappresentato con dei bambini, "che si sono sempre stretti a lui" (Memorie)
4. Il prete martire Clément Sheptytsky tiene nella sua mano il monastero di Univ, di cui era l'egumeno, (priore) per numerosi anni. Nell'altra mano, le Regole monacali.
5. Il vescovo martire Nicolas Tchernetsky mostra il testo dell'epistola ai Romani (6.5): " Se siamo diventati lo stesso essere di Cristo con una morte simile, saremo altresì uguali, con una resurrezione simile." Nell'altra mano, tiene un bastone da viaggiatore. E' un filosofo, un consolatore, un Uomo."
6. Il vescovo martire Josaphat Kotsylovsky è rappresentato con una croce. Umile personaggio, carico di una profonda pace spirituale interiore.
7. Il prete martire Vladimir Pryjma indossa una camicia ricamata ed porta una cinta popolare. Ha in una mano il testo: "Dotati di doni, esercitiamoli; se è il servizio, allora servendo" (Romani 12.7). La sua intera personalità esprime la sua premura di dedicarsi al servizio. Nell'altra mano- il turibolo dal quale esce il fumo.
8. Il prete martire Nicolas Konrad tiene in mano un calice. E' un pastore quieto, che non abbandona le sue pecore, è un maestro consapevole. E' un santo.

SURVOL DE L'EGLISE GRECO-CATHOLIQUE UKRAINIENNE
La visite il y a quelques semaines du patriarche grec-melkite catholique Sa Béatitude Grégorios III avec l'auxiliaire patriarcal Mgr Joseph Absy à l'Eglise gréco-catholique ukrainienne est un signe important, un tournant même dans les rapports entre les Eglises Orientales Catholiques. Celui-ci consiste en ce que ces Eglises retrouvent une identité commune mise quelques fois en sourdine par divers événements de l'histoire. Aussi est-il important de connaître l'Eglise ukrainienne, la plus nombreuse de toutes les Eglises orientales catholiques avec ses 5 millions de fidèles.
L'histoire de l'Eglise ukrainienne débute en 988 lorsque saint Vladimir le Grand baptisa son peuple à Kiev. Les responsables de cette Eglise prirent une part active aux Conciles Oecuméniques de Lyon et de Florence en y signant une 'Union' entre l'Orient et l'Occident. Cette union fut renouvelée en 1596 par la fameuse Union de Brest, tant critiquée aujourd'hui par les orthodoxes. C'est depuis cette date que nous entendons parfois l'opinion désobligeante consistant à considérer l'Eglise "Uniate" comme un obstacle à la communion de tous les chrétiens.
Au vingtième siècle l'Eglise gréco-catholique est connue pour son grand métropolite André Sheptytsky et par la terrible persécution de la part du régime athée soviétique, qui a vu tous les évêques écroués, les séminaires fermés, les prêtres obligés de devenir orthodoxes ou arrêtés et condamnés à la prison ou à la déportation. Un des grands héros de cette résistance fut le cardinal Joseph Slipyj.
Après la rencontre de 1989 entre le pape Jean-Paul II et Mikhaïl Gorbatchev, l'Eglise est sortie de la clandestinité qu'elle endurait dans de lamentables conditions. Cet afflux d'air libre lui fit beaucoup de bien, car aussitôt elle prit une part très active au sein de la société ukrainienne. Dans les années quatre-vingt-dix, des centaines de communautés de l'orthodoxie passèrent spontanément au gréco-catholicisme. On assista alors à l'émergence d'une intense foi populaire et d'une soif du sacré, sans orientations précises sur le but de la recherche de l'Au-delà. Ceci conduisit beaucoup de personnes à une rencontre furtive avec le sacré et un retour aussi rapide vers le profane, mais d'autres néanmoins restèrent fidèles, ayant trouvé le trésor dont ils avaient été auparavant informés par l'Esprit Saint en personne.
Dès lors se produisit un grand mouvement d'édification de nouvelles églises (306), de formations de nouveaux séminaires (8), de construction de monastères (86). Ces édifices permettent à des milliers de vocations, dans tous les services de l'Eglise, de s'épanouir. On compte plus de mille ordinations sacerdotales, ce qui représente une croissance plus importante que les autres Eglises catholiques d'Orient ou d'Occident. De nouveaux diocèses (9) se créent en même temps qu'un élan missionnaire vers les 40 % d'ukrainiens (sur une population de 48.4 millions d'habitants) se considérant athées. Un fort mouvement catéchétique s'organise sur le plan national avec 1464 catéchistes.
C'est vers cette Eglise amaigrie par les persécutions, et pour cela jeune et dynamique, que vint en visite Jean-Paul II en juin 2001. Dans ce pays multi-confessionnel, 90 % de la population approuva la visite du successeur de Pierre. Ce dernier y trouva la conscience d'une mission future non encore établie pour toute l'Eglise universelle. Cette responsabilisation universelle des croyants provient de la grandeur de l'Eglise et de leur amour envers leurs frères orthodoxes avec qui ils partagent une histoire commune. En d'autres termes, il est important de ne jamais oublier que 'ceux qui ont proclamé la reprise de l'unité avec Rome ont envisagé cette reprise de l'unité au niveau de toute l'Eglise'. Il s'agit aujourd'hui de passer de l'expérience de l'Union à la théologie de la Communion (Koinonia).
C'est pourquoi il est primordial de connaître son histoire en la valorisant par des publications et des études. Dans cette perspective il est à souligner qu'aujourd'hui l'Eglise gréco-catholique envoie plus de 40 nouveaux étudiants chaque année pour des études spécialisées dans les grandes universités étrangères. Sur place un cycle complet de théologie est garanti aux étudiants - il est bien de le préciser, car ce n'était pas le cas il y a encore quelques années. Ceci ne serait pas possible sans une école d'exception, dont s'est doté cette Eglise - l'Académie de Théologie de Lviv, qui vient d'être convertie le 29 juin 2002 en Université Catholique d'Ukraine et qui compte 1349 étudiants. C'est ainsi que s'est constitué un centre de théologie orientale pour les orientaux, qui bien vite est devenu international et œcuménique, servant de la sorte de phare intellectuel pour les petites Eglises orientales d'Europe et aussi pour l'Arménie et le Kazakhstan. Sa bibliothèque est la plus fournie de toute l'ex-Union Soviétique en publications récentes de textes philosophiques, théologiques et patristiques.
Aujourd'hui de nouveaux défis sont à relever. L'Eglise vient de célébrer en juillet 2002 son Sobor (concile patriarcal comprenant le Père et Chef de l'Eglise, tous les évêques, les représentants des prêtres, moines, moniales et laïcs), au cours duquel eut lieu un examen de conscience approfondi sur la vie de l'Eglise en société. Il devient très clair pour les chrétiens ukrainiens qu'il est temps de se donner une identité par un témoignage quotidien, représentant une composante naturelle de la société post-moderne. Cela coïncide avec l'insistance sur la qualité de la prière, qui dépend de l'ouverture personnelle et communautaire à la Grâce. La béatification en juin 2001 de 27 martyrs de la foi de l'Eglise gréco-catholique symbolise cette aspiration d'un témoignage chrétien authentique de chaque personne dans la société. Dans la liste des martyrs, on trouve tout le peuple de Dieu confondu dans ses services - laïcs, moniales, prêtres, évêques. Voilà, à mon avis, le secret du renouveau si profond, que cette jeune Eglise vit en ce début de troisième millénaire. Elle qui était destinée à la mort par cette si grande puissance que représentait le communisme soviétique. Oui, elle est morte, mais avec le Christ, ce qui signifiait dès le début, la certitude de sa résurrection.
Qu'il est beau d'être chrétien et de vivre de cette espérance divine sur cette terre où la folie des hommes n'a plus de limite et où tout change si vite! Merci Seigneur d'être notre Dieu, Celui qui nous réconforte non seulement par la Parole mais aussi par des miracles. Merci de Vous incarner, toujours et toujours, là où on Vous attend le moins, où le désespoir humain est le plus grand. Le genre humain a encore tant besoin de Vous dans beaucoup de secteurs de son village global. Aidez-nous, comme une grande famille, pour que nous puissions tous expérimenter Vos miracles unis à Votre Parole. Approchez Votre Royaume de chaque personne humaine qui vit sur notre terre.

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