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GIORGIO

 

Santo, Martire memoria liturgica il 23 aprile

 

Abbiamo moltissime notizie di questo santo martire, ma tutte molto posteriori e arricchite man mano che si va avanti negli anni di aspetti sempre più leggendari. Nel ricostruire la vita anche per brevi tratti, questi racconti non si possono tralasciare ma è anche molto difficile discernere da realtà storica a ciò che la devozione popolare ha ampliato.

 

VITA.

Secondo la “prima” leggenda e i successivi ampliamenti, fin dalla concezione Giorgio è predestinato a grandi cose; la sua nascita porta grande gioia ai genitori Geronzio, persiano, e Policronia, cappadoce, che lo educano religiosamente fino al mo­mento in cui entra nel servizio militare. Il martirio avviene sotto Daciano imperatore dei Persiani (che però in molte recensioni è sostituito da Diocleziano, imperatore dei Romani) il quale convoca settantadue re per decidere le misure da prendere contro i cristiani. Giorgio di Cappadocia, ufficiale delle milizie, distribuisce i beni ai poveri, e, davanti alla corte, si confessa cristiano; all’invito dell’imperatore di sacrificare agli dei si rifiuta ed iniziano le numerose e spettacolari scene di martirio. Giorgio viene battuto, sospeso, lacerato e gettato in carcere, dove ha una visione del Signore che gli predice sette anni di tormenti, tre volte la morte e tre la risurrezione. Quindi ha la meglio sul mago Atanasio che si converte e viene martirizzato; tagliato in due con una ruota irta di chiodi e spade, Giorgio risuscita convertendo il capo dei soldati Anatolio e tutte le sue schiere che vengono passate a fil di spada. A richiesta del re Tranquillino risuscita diciassette persone morte da quattrocentosessant’anni, le battezza e le fa sparire; entra in un tempio pagano e con un alito abbatte gli idoli. L’imperatrice Alessandra si converte e viene martirizzata; l’imperatore lo condanna nuovamente a morte e il santo, prima di essere decapitato, implora da Dio che l’imperatore ed i settantadue re siano inceneriti; esaudita la sua preghiera si lascia decapitare promettendo protezione a chi onorerà le sue reliquie. La leggenda della fanciulla liberata dal drago per opera di Giorgio sorse successivamente: sembra che il racconto di tale episodio sia nato, al tempo dei Crociati. Il racconto, passando per l’Egitto, dove Giorgio ebbe dedicate molte chiese e monasteri, divenne una leggenda affascinante la cui diffusione fu probabilmente facilitata anche da una scena (di cui un esemplare si trova ora al Louvre), raffigurante il dio Horu, purificatore del Nilo, cavaliere dalla testa di falco, in uniforme romana, in atto di trafiggere un coccodrillo tra le zampe del cavallo. Forse nessun santo ha riscosso tanta venerazione popolare quanto S. Giorgio e a testimonianza di ciò sono le innumerevoli chiese dedicate al suo nome. I paesi che hanno il santo martire palestinese come patrono sono innumerevoli: prima fra tutte le città marinare di Genova, Venezia e Barcellona da cui, coi Crociati, partivano i commercianti per l’Oriente. Tra i molti Ordini religiosi e cavallereschi, oltre ai Benedettini a lui devoti, ricordiamo l’ordine Teutonico, l’ “Ordine della Giarrettiera”, e l’Ordine militare di Calatrava di Aragona. Giorgio è inoltre protettore, con s. Sebastiano e s. Maurizio, dei cavalieri e dei soldati, degli arcieri e degli alabardieri, degli armaioli, dei piumaroli (elmo) e dei sellai; infine era invocato contro i serpenti velenosi, contro la peste, la lebbra e la sifilide e, nei paesi slavi, contro le streghe. Sentiamo come San Pier Damiani, in uno dei suoi “Discorsi” legge e interpreta la figura di S. Giorgio. Egli passò evidentemente dall’uno all’altro servizio militare. Cambiò l’ufficio di tribuno con la milizia cristiana. Nei nuovi ranghi si comportò come valoroso soldato. Distribuendo tutto ai poveri si liberò prima di tutto del peso dei beni terreni, e cosi libero e sciolto e ricoperto della corazza della fede si gettò come ardimentoso guerriero di Cristo nel bel mezzo della mischia. Con queste parole siamo edotti che non possono combattere fortemente e convenientemente coloro che temono ancora di spogliarsi dei beni della terra. invece San Giorgio, acceso dal fuoco dello Spirito Santo e invincibilmente premunito del vessillo della croce, combatté contro il re dell‘iniquità. Vinse il capo di tutti i malvagi nei suoi satelliti, ed infuse coraggio e valore nel cuore dei soldati di Cristo. Alla battaglia era presente, anche se invisibile, il generale supremo. E’ lui, del. resto, che per il suo piano particolare permette di infierire alla banda degli empi. E se consegnò nelle mani dei carnefici il suo martire, tuttavia ne custodì, difese e protesse validamente l’anima che si appoggiava sulla rocca inespugnabile della fede. Carissimi fratelli, non ammiriamo soltanto questo combattere della milizia celeste, ma imitiamolo anche. Eleviamo il nostro spirito al premio della gloria celeste. Fissi ad esso nella contemplazione nulla potrà farci deviare né il sorriso allettante delle seduzioni, né il fremere minaccioso delle persecuzioni. Secondo il comando di Paolo purifichiamoci nel corpo e nello spirito. Un giorno così potremo entrare nel tempio della felicità, che ora contempliamo solo con lo sguardo della mente. Inoltre chiunque cerca di consacrare se stesso a Dio nella tenda di Cristo che è la Chiesa, dopo che è stato lavato al fonte battesimale, deve indossare le vesti della virtù, come sta scritto: “I tuoi sacerdoti si rivestano di giustizia” (Sai. 131,9). Colui che nasce uomo nuovo in Cristo nel battesimo, non indossi più la divisa della mortalità, ma deponga l’uomo vecchio, si rivesta del nuovo e viva per esso, tenendo un nuovo stile di condotta pura e santa. Soltanto così, cioè se purificati dallo squallore dell’antico peccato e fulgenti nello splendore della nuova esistenza, potremo celebrare degnamente il mistero pasquale ed imiteremo veramente l’esempio dei martiri.

 

CON LA LITURGIA PREGHIAMO CON L’INTERCESSIONE DI S. GIORGIO

O Dio, che hai unito alla passione del Cristo tuo Figlio il glorioso martire san Giorgio, per sua intercessione fa’ risplendere su di noi la tua potenza e sostieni la nostra debolezza. Per il nostro Signore.

 

 

Leggenda

GIORGIO, CAVALIERE INNAMORATO

Veniva dall’Oriente Giorgio, il cavaliere senza macchia e senza paura. Entrando un giorno nella città di Silene, ne vide i cittadini terrorizzati: un terribile drago divorava animali e persone e ammorbava tutti con il suo pestifero alito di fuoco. Tutti i tentativi per ucciderlo erano svaniti nella morte e ogni giorno, oltre a due pecore, bisognava dargli in pasto un cittadino. La sorte quel giorno cadde sulla giovane figlia del re. Giorgio la incontrò bella, ma immensamente triste, mentre se n’andava verso lo stagno, dimora del drago. Giorgio le chiese: Nobile fanciulla, qual è la causa del tuo pianto senza speranze? Essa rispose: Fuggi, prode cavaliere! Il drago sta per arrivare e divorarmi. Allora Giorgio l’assicurò: Non temere. Io con te l’aspetterò e nel nome di Cristo Gesù l’ucciderò!  Non sfidare la morte, al mio fianco;  le rispose la principessa,  basta che io sola perisca! Ma ecco, esce, orrendo, il drago dall’acqua. Sibila forte. Trema la giovane donna, ma sicuro Giorgio si muove. Alza la lancia a forma di croce, balza sul mostro e con un gran colpo l’abbatte. Ora gioisce la figlia del re e con lei il nobile cavaliere cristiano. Esulta la città tutta e il re chiede: Come ricompensarti per così grande valore? Risponde S. Giorgio: Ciascuno si faccia cristiano, perché con Gesù non si teme né il male, né il demonio, né la morte!

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