Gruppo Palermo III
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A ...COME AMORE


L'innamoramento inizia variamente. Può farsi presente quasi inavvertitamente e crescere lentamente nel tempo, oppure scoppia come fiamma improvvisa e divampa all'interno della persona al baleno di un bene, di una bellezza notata nella persona di sesso diverso e che, rilucendo nella fantasia e nella mente, penetra, dardeggia e ferisce il cuore.
Dapprima e propriamente un sentimento; esso diviene amore passando dal cuore alla ragione e alla volontà.
L'amore, infatti, non consiste nel fascino e nell'ammirazione da cui si è presi per le doti spirituali o per la bellezza e leggiadria di forme che splendono nell'amata o nell'amato, ma nella volontà fortemente decisa e risoluta a impegnare tutto se stessi al servizio del bene e della felicità della persona che si ama. Pertanto sarebbe imprudenza e origine di molti guai per il futuro se si scambiasse per amore l'incanto di una fantasia portata a creare essa stessa o almeno a ingrandire, nella persona ammirata, i1 pregio o la bellezza che la incanta. Si tratterebbe di un sogno destinato a svanire. Allo svegliarsi, al cessare dell'incanto e del sentimento, il povero o la povera illusa rimarrebbe ben triste di fronte alla spoglia e fredda realtà, specie quando si presentasse ripugnante.

Nel valutare i propri e gli altrui sentimenti bisogna essere realisti. Occorre fare uso della ragione per conoscere intimamente i sentimenti, l'indole, il carattere, i propositi di vita della persona a cui si vuole legare in sorte il proprio avvenire.
Bisogna soprattutto accertarsi come l'altro la pensi riguardo a Dio e alla pratica religiosa; come intende programmare la formazione e l'educazione della futura famiglia e quali relazioni coltivare con il prossimo, senza escludere la gestione economica e i problemi del lavoro. Nell'indagine non bisogna badare solo ai pregi e alle virtù.
La virtù piace e i pregi fanno da calamita. Non saranno essi un domani a mettere in crisi l'amore, bensì i difetti.
Questi appunto bisogna valutare con sincerità, cominciando dai propri. Se essi sono così rilevanti che per l'altro sono di così grave disagio da richiedere un continuo eroismo, la decisione di convivere non sarebbe la risoluzione di una vita destinata a testimoniare l'amore ma la decisione di vivere sul palco per una continua sfida al pugilato...

Il fidanzamento serio, quello che non perde tempo in carezze e sorrisi ma lo impiega a costruire un nido d'amore per la vita, non si limita alla conoscenza dei difetti e dei pregi; e come non ci si deve fidare del fascino ammaliante dei secondi, neppure ci si deve spaventare alla presenza dei primi.
Lei non incontrerà mai per compagno il cosiddetto "Principe azzurro" né lui la "Fatina del bosco".

Il fidanzamento è principalmente una prova a due: si fa l'esperimento di aiutarsi l'un l'altro a superare i difetti, a rinunciare alle proprie vedute, ai propri interessi per dare la preferenza alle scelte dell'altro, quando queste siano giuste, e nell'aiutare l'altro a capire e a desistere da quelle sue preferenze, quando fossero disoneste o poco giuste.

E, insomma, il fidanzamento, un periodo di allenamento alla lotta contro il proprio egoismo per fare trionfare l'amore. L'esito della partita, da valutare anche a discreta distanza, dirà se è da continuarla tutta la vita o rinunciarci definitivamente.

 


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