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Solidare è una cooperativa sociale fondata da psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, formatori, counsellor e assistenti domiciliari.

La cooperativa realizza interventi di prevenzione e trattamento del disagio psicologico e sociale, attraverso attività di consultazione, di psicoterapia, di ricerca e di formazione istituzionale.


La storia di Solidare


Solidare viene fondata nel 2000 come associazione no profit da un gruppo di professionisti ed operatori sanitari che aveva precedentemente maturato una lunga esperienza nel trattamento psicologico e nell’assistenza umanitaria alle persone affette da malattie croniche e gravi patologie permanenti.
L’incrementarsi di richieste di aiuto psicologico, consultazioni e terapie psicoanalitiche da parte di persone in crescente difficoltà, rese più fragili dall’incertezza verso il futuro, da un costante impoverimento, dall’instaurarsi di legami familiari instabili, dalla mancanza di una rete parentale e amicale a cui poter fare riferimento, e dalla conseguente solitudine, ha sollecitato il gruppo degli operatori di Solidare a rivolgersi a tutte le forme del disagio psicologico e a costituirsi come un’impresa sociale che vuole operare in quest’area in modo sempre più significativo e competente.
La Cooperativa Solidare viene così a costituirsi come un luogo curante e accogliente, spazio di auto formazione e riorganizzazione delle risorse individuali, in grado di operare nella molteplicità degli ascolti e dei servizi.


A chi ci rivolgiamo

Sentirsi parte di un mondo che cambia così rapidamente sta diventando per molte persone troppo difficile.
Per sentirsi all’altezza delle aspettative che la società, nella sua crescente complessità, sembra presentare all’individuo, ogni persona deve compiere grandi sforzi quotidiani sentendosi spesso totalmente inpreparata verso i compiti che le sono richiesti. Sapersi creare un gruppo di amici, cavarsela a scuola, inserirsi nel mondo del lavoro, formare una famiglia, allevare i figli, comprendere un adolescente, affrontare le lacerazioni di una separazione, una malattia, la mancanza del lavoro è spesso molto complesso. I disagi e le paure di cui l’uomo di oggi soffre provengono dalla deriva di un universo che appare sempre più frammentato. Da qui nasce spesso il senso di forte smarrimento, di disagio psicologico, fino ai sintomi più conosciuti come la depressione, i disturbi alimentari, l’ansia, il panico che colpiscono sempre più persone.

In questi frangenti sperimentiamo quanto sia a volte difficile vivere in realtà metropolitane come Milano e quanto siano inadeguati gli strumenti di orientamento, accompagnamento e cura che possediamo.
La struttura pubblica, che pure ha cercato in questi ultimi anni di rispondere alle crescenti richieste di aiuto, è spesso un luogo inavvicinabile, deludente, uno spazio destinato esclusivamente all’emarginazione e alla patologia mentale grave. D’altro canto la prestazione offerta dai professionisti privati, oltre ad essere per molti troppo costosa, è sentita spesso come non attinente alla qualità del proprio disagio, distante culturalmente e per questo a volte impotente.

E’ per far fronte all’emergere di questi nuovi bisogni che Solidare vuole operare sul territorio, offrendo i propri servizi a queste fasce della comunità : giovani e adulti, adolescente e genitori

Vogliamo costruire una struttura radicata nel territorio e nella comunità, un luogo di ascolto competente, di cura, formazione e aggregazione che sappia anche incentivare un ruolo attivo e propositivo di crescita e di sviluppo delle competenze di ciascuno. E’ solo attraverso la riassunzione di responsabilità riguardo al proprio disagio e non la semplice delega che è possibile sottrarsi ad un modello di cura medicalizzato e diagnosticante per trasformare l’abituale disparità relazionale tra sano e malato, o tra chi cura e chi è curato, solitamente alla base delle tradizionali strutture di cura, in un progetto comune e condiviso.


Essere presenti sul territorio significa per noi, non solo mettere a disposizione interventi di psicoterapia, o aiuto psicologico, a prezzi accessibili, ma concepire una struttura curante che possa essere individuata come spazio di identificazione e di investimento affettivo sia per chi vi si accosta con una domanda di aiuto sia per coloro che vi prestano la loro opera. e che
Gli operatori di Solidare, oltre a mettere a disposizione le proprie competenze e capacità professionali, accettano di coinvolgersi in prima persona in un progetto che nasce dalla convinzione che esiste un disagio che può essere capito e affrontato solo se solo se l’individuo viene sostenuto e ricollocato nella propria dimensione sociale, considerando che la mente dell’individuo è abitata da complesse matrici relazionali .
Solidare vuole inoltre diventare punto di riferimento per altre istituzioni, associazioni /cooperative, pubbliche e private per un lavoro di rete e di reale scambio di competenze.



Il nostro quadro teorico

Il quadro di riferimento teorico di molti nostri operatori è il modello gruppoanalitico .
Questo modello si sviluppa a partire dal filone relazionale del pensiero psicoanalitico, i cui vertici più rilevanti, già diffusamente presenti nella parte non deterministica dell’opera di Freud, sono principalmente rappresentati dai contributi di Ferenczi, di Fairbairn, di Bion, di Burrow, di Winnicott e di Foulkes. Tra coloro, in Italia, che hanno portato al pensiero gruppoanalitico in particolare, e al pensiero psicoanalitico in generale, apporti originali e riflessioni di grande ampiezza teorica un posto particolare spetta a Diego Napolitani, fondatore della SGAI, dei cui contributi ci siamo sempre avvalsi per le nostre riflessioni e per il lavoro clinico con i pazienti di Solidare.
Il pensiero gruppoanalitico considera la mente stessa dell’individuo come il risultato costante delle relazioni significative che s’intrecciano dal momento della nascita in poi. La dimensione sociale non è quindi solo l’habitat nel quale l’individuo è immerso, ma la struttura stessa dell’identità dell’individuo che si forma nell’interazione tra l’ambiente internalizzato (le relazioni originarie, la famiglia, le esperienze vissute) e un principio auto-riorganizzatore di tale ‘ambiente interno’. Le prime identificazioni con le figure affettivamente più significative (madre, padre, ecc.) vanno così a formare una matrice relazionale formata da aggregazioni ideo affettive diverse che costituiscono un gruppo di modalità relazionali: quella che viene definita come gruppalità interna.
Il gruppo e l’individuo vengono così considerati punti diversi di un continuum, in quanto l’individualità specificamente umana viene intesa in termini relazionali così come l’incontro tra individui può essere inteso come incontro tra più gruppalità.
Il pensiero gruppoanalitico concepisce l’approccio clinico come “ricerca” e non come “cura”, poiché il disagio non è prodotto da condotte “sbagliate” alle quali sostituire condotte “giuste”, ma dall’incapacità di dare senso agli accadimenti della propria vita e quindi ri-progettarla man mano che si modificano le condizioni della nostra esistenza. Il “sintomo”è dunque, in questa prospettiva, la ripetizione dolorosa del fallimento delle capacità autoriorganizzative dell’individuo.
Compito del terapeuta è accompagnare e assistere il paziente nel suo percorso di ricerca delle proprie radici e degli intrecci relazionali (gruppalità interne) dai quali è costituito al fine che egli stesso dia un nuovo senso alla propria esistenza.
Base del nostro operare, sia nelle attività di counselling sia in quelle psicoterapeutiche e psicoanalitiche piuttosto che nelle attività sociali o di aggregazione è quindi la dimensione dell’ascolto: un ascolto non giudicante, empatico in grado in primo luogo di condividere angosce fluttuanti, vergogne, paura o altre emozioni nascoste.
La malattia mentale così come il disagio psicologico non sono estranee alla vita, e spesso racchiudono quell’intimo aspetto della persona che non ha potuto trovare una diversa narrazione. Per questo pensiamo che tentare di ascoltare il disagio e comprenderne il senso nella biografia dell’individuo possa aiutarlo a riflettere sulla propria esistenza, a modificarne lo schema ripetitivo e ad aprire quindi nuove speranzose prospettive di progetti reali.
Lo spazio terapeutico che proponiamo è basato sulla relazione e sul reciproco scambio mettendo l’accento sulle proprietà trasformative dell’incontro analitico, inteso non più semplicemente come metodo per scavare nel passato o come strumento di correzione e di rinuncia di sentimenti infantili e regressivi ma pratica che promuove insieme ad una ricognizione affettiva di quel fondamento istituzionale (la matrice) che impedisce all’individuo di emergere in quanto soggetto, la costruzione (e non semplice ricostruzione) di nuove realtà, generate dall’interno e non imposte dall’esterno, radicate nel significato e non nel consenso sociale.
Il prefisso ‘gruppo-’ del termine ‘gruppoanalisi’ si riferisce al termine “gruppalità interna” presente in ogni soggetto ciò implica che questa pratica analitica non è vincolata ad un setting gruppale poiché l’analisi delle gruppalità interne può essere parimenti svolta sia in un contesto di gruppo che in quello duale.

Solidare è comunque aperta all’incontro e alla collaborazione con operatori di altre scuole o indirizzi teorici che vogliano comunque partecipare al nostro progetto, nel convincimento che uno scambio propositivo tra differenti prospettive possa essere un prezioso contributo al nostro operare.