TORRALBA
IL SITO DEL CORSO SARDEGNA 2000

Il Paese

Le prime testimonianze relative al centro abitato risalgono al periodo medievale come dimostra la cartografia più antica che indica il paese nei pressi della Via Turresa e nelle vicinanze dell'antica città di Sorra. Le origini medievali di Torralba sono ancora ben leggibili nella morfologia urbanistica del centro storico, adattatosi alle esigenze orografiche e di esposizione. Il paese conserva ancora qualche esempio tipico di abitazione rurale dalla caratteristica facciata bicroma per via dell' utilizzo della pietra pomice (pedra fumiga ) dalle tonalità di colore che vanno dal violaceo al nero ed il bianco calcare.
Le case del centro storico si affacciano su viuzze più o meno tortuose che continuano poi in slarghi e punti di sosta. E' facilmente intuibile come questi spazi esterni siano stati una ricchezza per gli abitanti, costituivano infatti sia propaggini delle abitazioni o luoghi di lavoro, ma assolvevano anche all' importante funzione di ritrovo comunitario.
Davanti all'uscio delle case scalini e appositi sedili in pietra (sas pezzas) costituivano le sedute per trascorrere la pausa pomeridiana e delle prime ore della sera, durante la bella stagione, in compagnia dei vicini di casa (sos carrelarzos o sos bighinos). Per secoli questi spazi esterni hanno rappresentato uno dei principali contesti in cui si trasmetteva la cultura orale.
Torralba è un paese di passaggio, si sviluppa infatti lungo il tracciato della vecchia Carlo Felice.
Benché posto a un'altitudine di media collina, l'abitato di Torralba è adagiato in una valle quasi perfettamente pianeggiante, tutta solcata da torrentelli e così ricca di sorgenti da aver ricevuto nel Medioevo, e da portare tuttora, il nome di Caputàbbas (o Cabu Àbbas, in logudorese s'abba è l'acqua). Fu certo questo uno dei fattori che determinarono, in epoca nuragica, una densità di insediamenti che ha pochi termini di paragone in tutta l'isola: ribattezzato Valle dei Nuraghi, il territorio di Torralba comprende, su una superficie di poco più di trentacinque chilometri quadrati, non meno di una trentina di nuraghi e di una decina di altre emergenze archeologiche dello stesso periodo. Questa eccezionale concentrazione di edifici preistorici può essere contemplata, con un colpo d'occhio davvero superbo, dalla "Reggia" di Santu Antine, il più imponente complesso nuragico di tutta la Sardegna dopo quello di Barumini, nel cagliaritano. In tutta quest'area che fiancheggia la Carlo Felice, da millenni principale via di comunicazione fra il nord e il sud dell'isola, furono intense dapprima la presenza fenicio-punica, poi la colonizzazione romana, che stimolò la spiccata vocazione agricola del territorio. Le vicende di Torralba nel Medioevo non si discostano da quelle dei centri vicini: parte, in età giudicale, della curatoria di Caputàbbas, divenne dopo la conquista aragonese sede di marchesato. Negli ultimi decenni, seguendo un destino comune a quasi tutto il Meilogu, la popolazione ha abbandonato le tradizionali attività agricole a favore dell'allevamento. Al visitatore si consiglia, dopo aver visitato il Museo e la chiesa di Santa Croce, di addentrarsi verso l'antico centro sino ad arrivare alla parrocchia di San Pietro Apostolo risalente al XVII sec., per poi proseguire verso la fonte e il lavatoio situati in prossimità della campagna vicino alla strada panoramica che conduce alla chiesa di Sant'Antonio, è l'interessante Museo della Valle dei Nuraghi, aperto nel 1988 per valorizzare lo straordinario patrimonio archeologico del comune. Nel territorio la bella chiesa romanica di Nostra Signora di Cabu Àbbas e quella secentesca di Sant'Antonio Abate.

La storia

l territorio del Comune di Torralba è una tipica area di media collina formata da ampie vallate circondate da modesti rilievi di natura vulcanica. Nelle zone basse scorrono alcuni corsi d'acqua alimentati da ricche sorgenti. L'abbondanza d'acqua, il clima mite e la fertilità del terreno hanno favorito l'antropizzazione nel luogo sin dalla Preistoria. Varie culture si sono avvicendate, nel corso dei secoli, in questo territorio. Le prime testimonianze risalgono, secondo le ricerche sinora condotte, al Neolitico Recente (3.500-2.700 a. C.) come dimostrano gli ipogei (o domus de janas: case delle fate, nell' immaginario popolare) di Su Siddadu e di Santu Jorzi, scavati in un costone calcareo nei pressi della S.S. Carlo Felice e quelli di Nughedu situati sotto l'altipiano di San Pietro di Sorres. Dello stesso periodo è anche il Dolmen Su Crastu Coveccadu nelle vicinanze del Rio Tilchiddesu.
Le testimonianze più prestigiose sono tuttavia quelle del Periodo Nuragico che si collocano dall'Età del Bronzo Medio fino agli inizi dell'Età del Ferro (XVII-VIII/VII sec. a.C.). In un1area di 36.75 Kmq., denominata appunto Valle dei Nuraghi, sono presenti i resti di circa 30 nuraghi e 10 tombe dei giganti. Questa eccezionale concentrazione di testimonianze preistoriche può essere contemplata dalla Reggia Nuragica di Santu Antine che costituisce uno dei monumenti megalitici più importanti del Mediterraneo Occidentale.
Durante il periodo fenicio-punico il luogo doveva avere una frequentazione commerciale piuttosto che abitativa, mentre numerose sono le testimonianze relative all'età romanica, sia di epoca repubblicana che imperiale. In periodo romano la zona era interessata da due importanti direttrici viarie che univano Karales (Cagliari) al sud della Sardegna con Turris Libisonis (Porto Torres) e Terranova (Olbia) rispettivamente a Nord-Ovest e a Nord-Est.
Ne sono testimonianza 16 pietre miliari attualmente collocate nel "giardino dei miliari" del Locale Museo della Valle dei Nuraghi. In età giudicale Torralba apparteneva alla curatoria di Cabu Abbas facente capo alla diocesi di Torres; dopo la conquista aragonese divenne sede di marchesato.

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Il nuraghe

Foto del paese

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