LE RADICI CATTOLICHE DEL VENETO

Riportiamo il testo della lettera aperta che abbiamo inviato ai consiglieri regionali del Veneto sul tema dello Statuto.

Venezia, 30 agosto 2004
Egregio Consigliere,
lunedì 12 luglio 2004 i rappresentanti dei circoli dell'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti del Veneto hanno partecipato alle audizioni sulla bozza del nuovo Statuto Regionale della Commissione Regolamento e Statuto presentando due emendamenti all'art. 3, comma 1.
Con soddisfazione abbiamo appreso che nel testo approvato dalla suddetta Commissione il 06 e il 07 agosto 2004 e che sarà sottoposto all'esame del Consiglio nei giorni 1,2 e 3 settembre sono state recepite le nostre osservazioni e nel nuovo Statuto proposto non vengono più citate le presunte "radici cristiane" della nostra Regione.
Nonostante ciò non possiamo ritenerci soddisfatti perché nella nuova formulazione dell'art.3 si è tolto il riferimento alle radici cristiane del Veneto ma si è introdotto il richiamo alla "tradizione storico - culturale cristiana" del popolo veneto, continuando così a discriminare quei cittadini della nostra Regione che non si riconoscono nel cristianesimo ma, come i cristiani, appartengono a pieno titolo al Veneto e con sacrificio e dedizione hanno anche loro contribuito alla storia e allo sviluppo della nostra Regione.
Per questo motivo ci rivolgiamo a tutti i Consiglieri regionali appellandoci alla loro coscienza laica perché sia evitata questa grave discriminazione nei confronti di questa parte di cittadini che noi riteniamo di rappresentare. Noi atei ed agnostici rappresentiamo almeno il 10/15 per cento della popolazione, i cattolici praticanti il 20/25 per cento e l'indifferenza religiosa, cioè l'ateismo pratico, è seguita dal 50 per cento. Sono dati che prendiamo dalla Civiltà cattolica, la rivista dei Gesuiti.
I fondamenti morali, culturali, relazionali di noi atei ed agnostici non hanno carattere religioso ed in particolare cattolico o cristiano. I nostri riferimenti sono l'illuminismo, lo spirito critico, le libertà individuali, la libertà di pensiero, di stampa, di religione, lo stato di diritto, la democrazia politica, la libertà di ricerca scientifica, ecc., che si sono affermati e sviluppati nonostante l'opposizione delle chiese cristiane.
Il nostro patrimonio culturale, che è parte del patrimonio culturale del Veneto, non ha nulla da spartire con "la tradizione storico - culturale cristiana " di altra parte del Veneto. Volere imporre a tutto il Veneto la tradizione storico – culturale cristiana sarebbe un atto di prepotenza e di discriminazione, in linea con la Santa Inquisizione e con l'Indice dei libri proibiti dei secoli passati, quando la chiesa cattolica voleva imporre a tutti la propria ideologia. Crediamo, e speriamo, che nessuno di abbia nostalgia di quei tempi.
Inoltre un riferimento alla tradizione "storico culturale cristiana" significherebbe, praticamente, riconoscere il ruolo ufficiale delle religioni nel processo pubblico della nostra regione. Conseguenza di ciò sarebbe la legittimazione degli attuali privilegi degli esponenti delle chiese e una loro maggiore autorità di opporsi ad ogni provvedimento da loro considerato contrario alla dottrina cristiana in particolare per quanto riguarda la libertà di coscienza, la famiglia, l'educazione, la vita sessuale, la ricerca scientifica, ecc.
Uno dei caratteri distintivi della cultura e della società occidentali è la distinzione tra governo dello Stato e religione. Distinzione, confermata dai Vangeli medesimi - ovvero dalla fonte più importante della cultura cristiana - quando separano Dio da Cesare. Ora, è indubbio che lo Statuto della Regione appartenga alla sfera politica e non a quella religiosa. Di conseguenza, citare "la tradizione storico - culturale cristiana" insieme al rispetto della dignità umana, della libertà e della democrazia,
finirebbe per confondere i due piani. Del resto, anche la nostra Costituzione, nei suoi principi fondamentali, tratta dei rapporti tra Stato e Chiesa (art. 7) e dell'eguaglianza di libertà di tutte le confessioni religiose davanti alla legge (art.8). Ma non annovera esplicitamente la religione tra i valori fondanti dello Stato, al contrario dell'uguaglianza e della pari dignità tra i cittadini, del lavoro, della sovranità popolare. Il fenomeno religioso appartiene alla sfera del privato dell'individuo che è altro rispetto alla politica.
Per questi motivi ci appelliamo a Voi affinché in occasione della convocazione del Consiglio Regionale per la discussione e l'approvazione del nuovo Statuto Regionale, chiediate che per quanto riguarda l'art.3 sia tolto l'aggettivo "cristiana" alla prima frase e quindi si dica: "La Regione, in conformità con la tradizione storico-culturale del suo popolo.....". I cristiani, come tutti gli altri cittadini, sono garantiti dal successivo riferimento a "qualunque religione".
Se l'articolo non potesse essere modificato in tal senso, Vi suggeriamo di chiedere di sostituire l'aggettivo "cristiana" con " religiosa e filosofica" e pertanto si dica: "La Regione, in conformità con la tradizione storico-culturale religiosa e filosofica del suo popolo.....", ristabilendo così la verità storica e non discriminando nessuno.
Distinti saluti.

Coordinamento dei Circoli del Veneto dell'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti:
Circolo di Padova, Circolo di Treviso, Circolo di Verona, Circolo di Venezia.


Parallelamente all'introduzione nello statuto regionale delle radici cristiane, alla regione Veneto, alla provincia di Verona, e in altre amministrazioni locali, si sono istituiti degli assessorati alla "identità culturale". Per avere un'idea degli scopi di questi assessorati potrà forse essere utile leggere la seguente lettera aperta che il coordinamento dei circoli UAAR del Veneto, in data 17/9, ha inviato all'Assessore regionale alle Politiche per la Cultura e l'Identità Veneta, Ermanno Serrajotto.

Egregio Assessore,
abbiamo appreso dalla stampa che in apertura del nuovo anno scolastico Ella ha auspicato "che il crocifisso sia presente in tutte le scuole del Veneto". Nei titoli i giornali hanno interpretato il sostantivo scuole con il sostantivo aule. Ella ha aggiunto che "il crocifisso è anche simbolo di libertà, pace, tolleranza" nel nostro sistema sociale.
Ella non si è neppure posto il problema se la presenza di tale oggetto nelle aule sia legittimo oppure no. Le ricordiamo che proprio il TAR del Veneto ha sollevato la questione di legittimità costituzionale davanti alla Corte costituzionale. La decisione è attesa per il prossimo mese di ottobre.
Non contestiamo il fatto che Lei (e molti altri con Lei) attribuisca una certa simbolicità al crocifisso, ma abbia la modestia (o, se preferisce, la tolleranza) di riconoscere che altri cittadini veneti hanno altre simbologie e visioni del mondo diverse da quella cristiano-cattolica. Ad esempio, molti cittadini del Veneto hanno come simbolo della pace la bandiera arcobaleno.
Dal punto di vista storico (che noi condividiamo) il crocifisso non è stato simbolo di libertà religiosa, di pensiero, di stampa, ecc. Per quanto riguarda la tolleranza, poi, vada a rivedersi la storia della Santa Inquisizione e della repressione delle eresie.
Non entriamo nel merito delle Sue affermazioni a proposito della presunta "invasione" da parte degli immigrati musulmani; Le facciamo solamente presente che se l'Italia fosse un vero stato laico saprebbe gestire ogni eventuale contrasto culturale senza il bisogno di contrapporre una confessione religiosa ad un'altra, bisogno che Ella piuttosto sembra avere.
Distinti saluti.

Questo tipo di mentalità ha molteplici effetti sulla vita di tutti, soprattutto nell'amministrazione dei beni pubblici e nell'educazione, eccone alcuni.

Paolo Brazzarola ha esordito come sindaco di Erbè con l'esposizione della bandiera bianco e gialla del Vaticano sulla facciata del municipio. Avrebbe voluto così sottolineare la vocazione pacifista e papista della nuova amministrazione: con il papa e non con l'arcobaleno.
La sua continuazione non è da meno, lo stesso sindaco di Erbè, Paolo Brazzarola, ha dichiarato: “È vergognoso che nessuno ci abbia pensato prima: utilizziamo i soldi delle indennità di carica degli amministratori per sistemare il campanile della chiesa. Un impegno che abbiamo preso in campagna elettorale quello di versare i gettoni di presenza per sistemare beni pubblici.” Non entriamo nel concetto di vergogna che alberga nel cervello di Brazzarola, ma vorremmo precisare che il campanile non è un bene pubblico, bensì della comunità cattolica. Per sistemare i beni pubblici è stato istituito un fondo di 25 mila euro, alimentato soltanto per 4.335 euro dai contributi (volontari) dei gettoni, che non saranno sufficienti per la sistemazione del campanile. Il sindaco ha precisato che il fondo sarà anche utilizzato per recuperare l'intonaco della chiesa. Si capisce che saranno impegnati soldi di tutti per gli edifici della chiesa cattolica.

Con la spesa di circa 500 mila euro è stata restaurata la chiesa della Madonna della Stra' di Belfiore. I fedeli, cioè i diretti interessati, hanno contribuito per il 16%. Comune e Provincia hanno finanziato per 200 mila euro. Ancora più consistente il contributo della Fondazione Cariverona, presieduta da Paolo Biasi.

Il sindaco di Zimella, Giancarlo Lunardi, ha comunicato al consiglio comunale che fra' Beppe Prioli, francescano, ha scritto un libro intitolato "Risvegliato dai lupi", che ha per oggetto le carceri italiane. La giunta comunale di Zimella ha deciso di assegnare al frate una somma di 2.500 euro per contribuire alle spese di pubblicazione che sono di 13.000 euro. Il consigliere Stefano Tessaro, della lista "Il Girasole" ha criticato la scelta dell'amministrazione sia perché il libro non tratta di temi locali sia perché il ricavato va interamente all'autore. Ci complimentiamo con il sig. Tessaro e solidarizziamo con lui. Non sappiamo se il frate Prioli ha sollecitato direttamente il contributo o l'ha fatto sollecitare. Sembra che l'unico motivo (non valido) per l'assegnazione della ragguardevole somma sia il fatto che il frate è nato a Bonaldo, frazione di Zimella.

La giunta regionale ha stanziato contributi a scuole materne, elementari e medie per l'attuazione delle norme del decreto legislativo 626 sulla sicurezza. L'assessore regionale ai lavori pubblici, Massimo Giorgietti, ha dichiarato alla stampa: "A Verona sono stati finanziati soltanto interventi richiesti da istituti privati, il Comune è rimasto escluso per aver sbagliato le domande." Ecco la nuova pioggia benefica sulle scuole confessionali: 7 mila euro per le elementrari e 14 mila per le medie dell'istituto Don Bosco, 13 mila euro per la materna e 32 mila per le elementari dell'istituto Antonio Provolo, 34 mila euro per le materne (due) e 41 mila per le elementari (due) della Congregazione delle piccole figlie di San Giuseppe, 6.500 euro per la materna della parrocchia di San Massimo, 21 mila euro per la scuola elementare Gavia (dell'Opus Dei), 9.900 euro per la materna della parrocchia Santa Maria Immacolata, 6.300 euro per la materna San Vincenzo. L'assessore comunale ai lavori pubblici, Carlo Pozzerle, ha detto che "negli anni precedenti, in caso di bisogno, partiva un sollecito dagli uffici tecnici della regione che invitava a sistemare la documentazione." Il comune aveva chiesto contributi per le materne Prina, le elementari Forti, Provolo, Betteloni, Rodari, Segala e per le medie Catullo. Al di là delle responsabilità, comunali o regionali, certo è che meno soldi vanno alla scuole pubbliche più ne vanno a quelle confessionali.

Giovedì 16 settembre il prof. Mosele e la sua giunta provinciale si sono presentati dal vescovo in curia. Ci informa il Corriere del Veneto: "Una presentazione ufficiale che è servita per ribadire la comune volontà a collaborare sui temi più vasti."
Non sappiamo se Mosele chiederà di incontrarsi anche con il rabbino ebreo, la pastora protestante, il coordinatore dell'UAAR, ecc.
Prima delle elezioni provinciali il prof. Mosele aveva affermato che sperava nell'appoggio dei Salesiani, oltre che di Comunione e Liberazione. I Salesiani speravano in Mosele. I Salesiani avevano da vendere l'istituto San Daniele a Porto di Legnago, ma non trovavano acquirenti, come avevamo dato notizia in una delle precedenti pagine, la Provincia di Mosele si è fatta avanti per acquistare. L'affare è stato fatto. La Provincia compera dai Salesiani per 4,5 milioni di euro, con l'intenzione di trasferirvi la sede unica del liceo Giovanni Cotta. Non sappiamo se l'ubicazione e la struttura siano le più opportune per il liceo statale, ma è certo che per i Salesiani l'elezione di Mosele è stata provvidenziale.

L'Arena del 13/9 aveva un grande titolo: "Agli studenti veronesi piacciono le scuole paritarie." Apparentemente sembra che sia così: 95.281 nelle scuole statali e 26.130 nelle scuole paritarie, cioè il 21%. Poi vai a disaggregare e trovi che gli "studenti" dai tre ai sei anni che “scelgono” le scuole paritarie sono 17.470, contro i 7.698 che vanno alle scuole d'infanzia statali (pensiamo comprensive anche di quelle comunali). Risulta che il 67% degli iscritti alle scuole paritarie (prevalentemente confessionali) sono delle materne. Fuori da ogni ipocrisia, si dovrebbe dire che la grande maggioranza dei genitori è costretta ad iscrivere i propri figli alle materne private perché non ci sono quelle pubbliche. È una scelta politico-religiosa: lasciare spazio alla chiesa cattolica per il reclutamento infantile. Da altro giornale (Il Gazzettino) abbiamo appreso che Carmela Palumbo, direttrice generale dell'ufficio scolastico per il Veneto, ha lamentato che il ministero non abbia accolto la richiesta di 36 nuove sezioni e 72 insegnanti per esaurire le liste d'attesa dei bimbi di tre anni.

L'istituto Don Calabria organizza corsi di formazione professionale. La Regione Veneto, per l'anno scolastico appena iniziato, li finanzierà per circa 800 mila euro. L'ha dichiarato Massimo Schena, direttore del Don Calabria.
La giunta regionale ha stanziato contributi a scuole materne, elementari e medie per l'attuazione delle norme del decreto legislativo 626 sulla sicurezza. L'assessore regionale ai lavori pubblici, Massimo Giorgietti, ha dichiarato alla stampa: "A Verona sono stati finanziati soltanto interventi richiesti da istituti privati, il Comune è rimasto escluso per aver sbagliato le domande." Ecco la nuova pioggia benefica sulle scuole confessionali:7 mila euro per le elementrari e 14 mila per le medie dell'istituto Don Bosco, 13 mila euro per la materna e 32 mila per le elementari dell'istituto Antonio Provolo, 34 mila euro per le materne (due) e 41 mila per le elementari (due) della Congregazione delle piccole figlie di San Giuseppe, 6.500 euro per la materna della parrocchia di San Massimo, 21 mila euro per la scuola elementare Gavia (dell'Opus Dei), 9.900 euro per la materna della parrocchia Santa Maria Immacolata, 6.300 euro per la materna San Vincenzo. L'assessore comunale ai lavori pubblici, Carlo Pozzerle, ha detto che "negli anni precedenti, in caso di bisogno, partiva un sollecito dagli uffici tecnici della regione che invitava a sistemare la documentazione." Il comune aveva chiesto contributi per le materne Prina, le elementari Forti, Provolo, Betteloni, Rodari, Segala e per le medie Catullo. Al di là delle responsabilità, comunali o regionali, certo è che meno soldi vanno alla scuole pubbliche più ne vanno a quelle confessionali.

Con un esamino all'acqua santa, grazie ad una legge confessionale, molti insegnanti di religione cattolica sono passati di ruolo. Parecchi insegnanti veronesi e veneti non ce l'hanno fatta. Ne sono seguiti ricorsi, sono state richieste indagini ministeriali, il monsignore che decide le nomine ha detto che i bravi insegnanti bocciati continueranno ad insegnare, Verona Fedele è uscita con una pagina lamentosa. Il prof. Gian Paolo Marchi, dell'università di Verona, cattolico ma non inquinato di confessionalismo, ha scritto a Verona Fedele: “Se..., come si sostiene, gli insegnanti di religione sono insegnanti come tutti gli altri, perché restringere solo a loro l'accesso a un concorso straordinario per l'immissione in ruolo?” Un atto “iniquo nei confronti di altri titolari di analoghi interessi”! Marchi auspica che si rifletta “anche sul concreto dell'ora di religione nelle scuole: forse davvero <L'ora debole>, visti i risultati.” Don Fasani, direttore del settimanale diocesano, invece di rispondere nel merito, osserva che è debole il punto sollevato da Marchi circa l'iniquità. Secondo Fasani si è trattato “di un riconoscimento giuridico nuovo della figura dell'insegnante di religione, equiparato a tutti gli altri professori”, che, però, rimangono precari.

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