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Perché lo sconcerto? Il
dibattito di fine anno,
quello che dai primi di dicembre ha preso l’avvio con le dichiarazioni
del Presidente degli industriali della provincia di Frosinone dottor
Maurizio Stirpe, è stato accompagnato da molte dichiarate manifestazioni
di stupore. Non mi sembrano giustificate.
1)
A chi si deve rivolgere un cittadino che ha dei problemi? Alle
Istituzioni – cioè – al potere politico, tanto più ciò vale per un
cittadino che ne rappresenta altri, che inoltre sono parte importante
dei processi produttivi del territorio provinciale; 2) la politica,
da sempre, ha un obbligo preciso: regolare i legittimi conflitti di
interessi contrastanti, con strumenti totalmente alternativi a qualsiasi
forma di violenza garantendo la sopravvivenza a tutti. In questa funzione
è la più alta delle attività umane e quindi può avere il primato
rispetto a qualsiasi altro potere. Se non assolve a questo dovere diviene
preda di appetiti e commette arbitri. Il moderno potere politico dovrebbe
essere la forma più evoluta e sofisticata di sistemi normativi e di
governo perché è figlio dei voti espressi da intere popolazioni. Nessun
altro potere al mondo ha, oggi, tale legittimazione che introduce un
divieto assoluto: non si può esporre il cartello “Non disturbate il
conducente”. Il conducente in politica deve ascoltare sempre e
registrare ciò che si muove nel mondo che governa e nel mentre raggiunge
gli obiettivi decisi deve apportare le modifiche necessarie per non
restare indietro rispetto ai cambiamenti.
2)
Anche questa discussione rivela per la sua parte che in questo fine
secolo ci sono segnali che qualcosa non va: il primato della politica
viene reclamato e declamato, ma non riconosciuto; il tentativo di
trasformarlo in simulacro di sé traspare sempre più dalla strisciante,
ma costante limitazione di reale parità a concorrere per essere eletti.
Come altrimenti si può interpretare la inarrestabile ascesa dei costi
elettorali da nessuno contrastata? Tutte le più grandi conquiste sociali
di questo secolo sono il prodotto di sostanziali parità di diritti
individuali, associativi e istituzionali.
Non si considerino fuori
luogo questi riferimenti a proposito della “nostra” discussione, ma
trovo improprie le reazioni stizzite, come anche la solidarietà acritica
alle insoddisfazioni manifestate da Stirpe e quindi voglio collocarle in
un quadro che mi aiuti a comprenderle ed interpretarle.
Sono state ricordate
sinteticamente, su “La Provincia” le richieste degli imprenditori:
“Infrastrutture sufficienti, un sistema bancario meno rigido, una
burocrazia più snella…”
Si è risposto da una
parte, sintetizzo, “pensate a fare la vostra parte” (quale? andrebbe
sempre precisato) e dall’altro: bravo, ha ragione, questo paese è tutto
uno sfascio; quel singolo che ha tentato di non stare alla
schematizzazione, per non seminare qualunquismo, è stato quasi
sbeffeggiato con contorno di slogans al posto di un qualsiasi ragionamento
(vedi Roscia contro Mazzocchi).
Scusate, ma dov’è, in
questo caso, la più alta delle attività umane: la Politica, la sua
cultura. L’incontrovertibilità delle sue decisioni, il suo bisogno e il
suo obbligo di ascoltare di capire? Ma come si fa a non leggere un sintomo
di imbarbarimento? Ognuno tiri l’acqua al suo mulino, non solo è
legittimo, ma è doveroso; nessuno però soddisfi questa esigenza
dispensando bacchettate o altri pensi di cavarsela con un po’ di frasi
fatte prive di riscontro nella realtà.
Invoco classe, fair play
e risposte concrete. Chi governa e chi aspira a governare deve saper stare
almeno un gradino, un piccolo gradino, al di sopra dei fatti e delle
contingenze innanzitutto per capirle, come condizione per dare soluzione
ai problemi, non per obbligo morale, ma per dovere della propria funzione
di politico al governo o all’opposizione.
Nemmeno a chi fa
l’opposizione giova negare l’evidenza. Sarà il primo a pagare un
prezzo se per caso dovesse governare.
E’ stata ricordata, da
più organi di stampa, la forza dei numeri: nell’ultimo anno le rapine
sono diminuite del 57%, gli scippi del 13%, le espulsioni degli immigrati
clandestini sono aumentate di 10 volte che in cifre assolute significano
169.000. Il Pil da 3 trimestri consecutivi è al 2,8%, il doppio esatto di
un anno fa. La produzione industriale è cresciuta del 4% e gli
investimenti del 6%. L’inflazione italiana è la più bassa d’Europa e
il rapporto fra deficit e Pil è all’1,5% in linea con gli impegni
sottoscritti a Bruxelles. In Italia dal 1996 ci sono 1.253.000 posti di
lavoro in più e l’ultima finanziaria, tra sgravi fiscali e riduzioni,
versa nelle tasche degli italiani 40.000 miliardi.
Nella nostra provincia se
la discussione sui provvedimenti e gli atti amministrativi prendesse il
posto dello strillonaggio di titoli forse potremmo individuare qualche
passo avanti. Infatti ciò che risulta malinconicamente evidente è
l’assenza di qualsiasi risultato dopo queste discussioni.
La realtà: esistono nel
sistema viario opere non portate a compimento con le sue incompiute. Perché
non si portano a compimento? Perché non si porta a compimento tutto il
lavoro fatto e non concluso per la fine della legislatura regionale? (a
qualunque maggioranza capiterà di non concludere dei lavori)
Questo è sconcertante!
Preoccuparsi di occupare tutti i posti di potere (vedi IACP, Asl, ecc.con
uno “stile” da far invidia alle maggioranze degli anni ‘80) e non
riuscire a rendere esecutivi atti già pronti per soddisfare le esigenze
di cittadini ed imprese. La propaganda alla fine ha le gambe corte.
Nessuna magia potrà far
dimenticare che il 90%, forse di più, è lavoro già svolto compiutamente
negli anni precedenti. E, allora che significa rinviare i provvedimenti
esecutivi?
Non si vive di sola
propaganda ed ancor meno è sufficiente sistemare i propri uomini in posti
chiave per assicurarsi successi. Ci vogliono risultati. Chi non li
realizza e chi avendoli realizzati non sa valorizzarli non può dedicarsi
alla politica, che non è la sede dove risiedono i massimi egoismi, ma è
la dimensione delle massime responsabilità.
L’arte del possibile
per intuitiva definizione può generare solo un regime di moderazione, la
politica dovrebbe essere l’arte del possibile. Non c’è politica di
qualità che non sia caratterizzata da scelte equilibrate, moderate.
Oggi prevalgono le
enfatizzazioni estremistiche: Che cos’è la linea antimmigrazione del
Polo se non la posizione estremistica di Bossi? Che cosa è la manifesta
simpatia di Storace per Forza Nuova anche dopo l’attentato alla sede del
quotidiano “Il Manifesto” se non il rifiuto degli equilibri
antifascisti della Costituzione Italiana? Che cos’è l’intransigenza
di alcuni sindacati della scuola nel rifiutare gli iniziali aumenti
riconosciuti agli insegnanti se non un estremismo dei ceti medi? (sembra
un controsenso, ma è così)
Una politica di governo
che procedesse per estremizzazioni e per radicalizzazioni sarebbe il più
grave dei rischi per il nostro paese, infatti produrrebbe conflittualità
crescenti e continue che hanno solo l’obiettivo di produrre arrendevoli
sconfitti e non consapevoli cittadini consenzienti e aperti alle idee
altrui. L’intransigenza produce solo mostri e… anche pericolosi.
Su Edicola Ciociara, in
questi ultimi giorni, un giovane giornalista, Alessandro Liburdi, ha
scritto che è sconcertante il silenzio degli organismi dirigenti dei
democratici di sinistra della provincia di Frosinone di fronte agli
attacchi a cui è stato sottoposto il loro partito.
Se è sconcertato lui che
non è diessino figuriamoci come possono stare gli iscritti, i militanti,
i simpatizzanti e gli elettori di questo partito che in queste condizioni
si sentono senza guida, feriti nei loro sentimenti di appartenenza senza
che alcuno di coloro che si sono assunti la responsabilità di dirigere
questo partito senta il bisogno, l’obbligo, il dovere di difenderlo o
almeno di valorizzarlo. E’ impotenza di fronte al massacro? Perché
nessuno di loro reagisce? Anche in questo caso dovrebbero valere le regole
della responsabilità e non dell’egoismo individuale. In questo casoil
silenzio non è d’oro, come dice il proverbio. Chi non reagisce o si
sente colpevole o è incapace a rispondere o…terzium non datur.
Il 15 dicembre
l’Assemblea nazionale dei delegati DiEsse ha indicato una strada di unità
interna per tutti i democratici di sinistra come condizione per difendersi
e valorizzare i buoni risultati. Perché in provincia di Frosinone ci sono
dei diessini che si arrogano il diritto di escludere grande energie dalla
vita di partito precludendogli così la via del recupero delle sue forze e
della successiva crescita lasciando inascoltata ogni disponibilità di
solidarietà?
Il partito dei diesse,
come tutti i partiti democratici non è proprietà esclusiva di qualcuno,
ma un bene che appartiene collettivamente a tutti gli iscritti.
La presunzione è fuori
luogo in un’epoca di grandi cambiamenti, ma la inconsapevolezza di sé,
soprattutto in politica è un grave colpa. In un momento in cui tutti
dichiarano di voler guardare al “centro”, essere al “centro”,
mettersi al “centro” contraddicendosi subito dopo come già ricordato
è sotto gli occhi di tutti, quotidianamente, come la coalizione di
centrosinistra realizzi concretamente una politica moderata e i DS sono
sicuramente protagonisti convinti di queste scelte. Perché poi sono così
assenti nel difendere e sostenere le loro ragioni? Ma ci credono in queste
scelte che in 5 anni hanno cambiato l’Italia salvandola dal fallimento
interno ed internazionale? Ma no sentono come il loro patrimonio culturale
reclama che si sentano obbligati giorno per giorno a sostenere e
valorizzare con atti concreti
queste scelte nazionali?
Senza politica c’è la
barbarie. La politica vive di intelligenza e di passione. La società è
il suo mondo, la ragione la sua regola.(Ignazio
Mazzoli)
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