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2001 ciao, senza rimpianti
di Ignazio Mazzoli |
Duemila uno: un anno da dimenticare ?
Probabilmente, da dimenticare. Per la politica internazionale e per quella
interna. Pescando fior da fiore, migliaia di vittime innocenti uccise dal
terrorismo alle Twin Towers e al Pentagono, la fine politica di Slobodan
Milosevic, l’orrendo delitto di Novi Ligure, la vittoria di George Bush junior
nelle presidenziali Usa, le innumerevoli vittime del fanatismo di ogni parte
in Medio Oriente, i Black Block a Genova, il disastro di Linate, la clonazione
umana, la mucca pazza, gli inascoltati appelli del papa per la pace e contro
il consumismo, la morte di Bo, Amado, Barnard e Montanelli e, perché no, il
ritorno di Silvio Berlusconi e dei suoi amici, con la loro disinvoltura
nell’interpretare la giustizia, al governo del nostro Paese. Come se questo
non bastasse, ci si è messa anche l’Argentina e il malessere di quel paese che
viene da molto lontano. Per noi europei, c’è anche un fatto “storico” che
soltanto il futuro potrà dire se sarà positivo o negativo. L’introduzione
dell’euro, tra ritocchi dei prezzi verso l’alto, l’euroconvertitore e gli
aumenti diffusi. In Italia non sono mancate le note liete, ma appartengono
quasi tutte al mondo dello sport e del cinema: in primo luogo, il successo
della Ferrari e lo scudetto del calcio alla Roma dopo tanti anni di astinenza;
il trionfo di Moretti al festival di Cannes.
Per ogni anno che viene si esprime la speranza che sia migliore. E di speranza
questa volta ne occorre davvero tanta. Ma basterà ? Il terrorismo, malgrado la
resa dei talebani a Kabul e dintorni, è tutt’altro che sconfitto. E del
famigerato Bin Laden si sa poco o nulla. Non è sconfitta neanche la violenza
in genere e, per saperne qualcosa, basta rivolgersi al premier israeliano
Sharon. Il pericolo di nuove guerre atterrisce il mondo, quasi sempre a
rimetterci sono le persone innocenti. Innocenti perché sono povere, “senza
potere” e senza colpe. Le atrocità di quella che fu la Jugoslavia vengono
sempre più alla luce, l’opinione pubblica si interroga sul perché due ragazzi
come Erika e Omar si macchino di un delitto tanto grave. Che cosa dire ? Nel
nostro Paese si scopre che la giustizia non è uguale per tutti, che la nostra
Carta costituzionale e le nostre antiche norme sono desuete, che chi ha
portato per tanti anni il denaro all’estero non dando a Cesare quel che è di
Cesare non è che poi si sia macchiato di colpe tanto gravi, che se a un
documento accusatorio manca una virgola quel documento non è valido, che
l’Italia è una e indivisibile fino a un certo punto, che la satira è buona
soltanto se mette alla berlina chi non governa, che si può essere impunemente
esponenti dell’esecutivo e difendere chi le norme di giustizia per tanti anni
se li è messi sotto i piedi.
Sembra proprio uno scenario deprimente. Ha scritto Eugenio Scalari su “La
Repubblica” del 30 dicembre: “Ci sono momenti – e questa fine d’anno 2001 è
uno di quelli – in cui la sensazione che affiora dell’inconscio collettivo è
di star vivendo una catastrofe generale, un presagio di fine civiltà, la
rottura di un’epoca”. Malgrado questo, speriamo che il 2002 sia migliore. Ma
come sperarlo ? Se chi ci guida nel mondo è ancora al suo posto, se un
pensierino anarchico salta in mente, a turno, a tutti…Poi però tutte le
avversità si superano con la considerazione che tutto ha un limite, che il
mondo per tanti anni è andato sempre avanti e che gli ideali di democrazia, di
libertà e di pace stanno sempre al vertice anche se al vertice non c’è sempre
chi lo sa.
Fabrizio Pasquali
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