L' «impresa teatrale che Arrigo ed Eleonora progettarono insieme, e che nacque si può dire insieme al loro rapporto d'amore: [fu] la messa in scena di Antonio e Cleopatra». «Nella loro corrispondenza il primo accenno
a Cleopatra è in una lettera della Duse del 24 agosto 1887: evidentemente
avevano messo a punto il progetto a S. Giovanni Bianco, dove avevano
passato insieme il mese di luglio: lì probabilmente Boito aveva portato a
termine la sua traduzione-riduzione. Pochi mesi dopo il lavoro doveva
essere entrato nella sua fase realizzativa, poiché la Duse aveva già
calcolato la spesa che avrebbe dovuto sostenere per la messa in scena,
vale a dire per scenografia e costumi: 9.000 lire, precisa in una lettera
dell'11 novembre 1887. Cleopatra andrà in scena il 22 novembre dell'anno
successivo: anche se bisogna calcolare che l'attrice continuava ovviamente
a lavorare, il tempo impiegato per questa realizzazione appare
insolitamente lungo, a testimonianza del grande impegno profuso. Le lettere conservate dell'anno 1888, e
quindi del periodo di preparazione della Cleopatra, sono tutte di Boito.
Ma è un caso. Boito accenna a una lettera di venti pagine m cui la Duse
gli esponeva i suoi dubbi e le soluzioni che intendeva adottare. Sarebbe
stato un documento prezioso per capire come ella lavorava e come aveva
concepito la sua parte. Tuttavia anche dalle sole lettere di Boito risulta
abbastanza chiaro il tipo di rapporto di collaborazione che si era
instaurato fra i due: Boito si preoccupava, soprattutto di illustrare in
termini eruditi e un poco professorali (- "bambina vi faccio una
lezione di storia" -) quale dovesse essere la foggia dei costumi e il
loro significato di color locale; naturalmente proponeva modifiche alla
sua traduzione, spesso accettando quelle proposte dalla Duse; dava qualche
indicazione di carattere coreografico, e solo di rado interveniva sui
problemi interpretativi - in particolare sull'ultima scena, illustrando il
significato dei gesti della morte di Iras in relazione al personaggio di
Cleopatra. Esplicitamente
dunque Boito non interveniva sul modo in cui l'attrice avrebbe impostato
la sua parte, e quindi sulla recitazione. Anzi, a più riprese scrive
"tu sai meglio di me - tu sai". Eppure proprio in questo campo
la sua presenza è più cogente, se pure indiretta, in quanto è contenuta
nel significato stesso dell'operazione, un significato che è chiaro,
dicevamo, fin dal principio, ma che viene detto in termini espliciti da Boito solo dopo la rappresentazione e il suo insuccesso. Rappresentare Shakespeare è una missione, una missione grande: Boito dimentica forse che altri attori avevano imposto il grande inglese al pubblico italiano - Salvini, quel cavadenti di Ernesto Rossi (i cui saggi sulle tragedie shakespeariane dimostrano peraltro quanto acume critico vi fosse in quel presuntuoso ciarlatano), Giacinta Pezzana, che aveva interpretato il ruolo di Amleto, e quello stesso di Cleopatra dieci anni prima, Alamanno Morelli; e dimentica che la stagione shakespeariana, legata al clima romantico dei suoi giovani anni, stava semmai esaurendosi in Italia, nonostante qualche ritorno di fiamma, come il rumore e il contrastato entusiasmo suscitati dalla nuova interpretazione "veristica" di Otello realizzata da Giovanni Emanuel alla fine del 1886. Da un punto di vista puramente teatrale a diminuire l'interesse per Shakespeare contribuivano forse da una parte il prevalere della prima donna, dall'altro proprio le esigenze scenografiche e scenotecniche del color locale e dello storicismo tardi penetrati nella scena di prosa italiana. Shakespeare ormai conveniva piuttosto al teatro lirico: Otello e Falstaff furono un successo, naturalmente grazie a Verdi, Cleopatra un fallimento, nonostante la Duse». (Cesare Molinari,
L'attrice divina, Roma,
Bulzoni, 1985) |
|
INTERPRETAZIONI |