In questa pagina, che mi è molto cara, riporto un monologo tratto dall'opera prima del "regista" Luciano Ligabue ( la parola "regista" è virgolettata perchè Ligabue non si ritiene, secondo me a torto, un regista, al punto che ha dichiarato che "RadioFreccia" è stato il suo ultimo film !): è il famoso "Credo di Freccia". Non so se Ligabue abbia voluto darci una "ricetta" per vivere o semplicemente esprimere alcune sue idee; so che tutte le volte che lo ascolto mi trasmette una certa emozione.

 

"Credo nelle rovesciate di Bonimba e nei riff di Keith Richards.

Credo al doppio suono di campanello del padrone ci casa che vuole l'affitto ogni primo del mese.

Credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere una madre ed un padre che siano decenti con lui, almeno fino a che non si sta in piedi.

Credo che un Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa.

Credo che non sia tutto qua, però, prima di credere in qualcos'altro, bisogna fare i conti con quello che c'è qua ed allora mi sa che crederò, prima o poi, in qualche Dio.

Credo che se mai avrò una famiglia, sarà dura tirare avanti con trecentomila al mese, però credo anche che se non leccherò culi come fa il mio caporeparto difficilmente cambieranno le cose.

Credo che c'è un buco grosso dentro, ma anche che il rock 'n roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici,  ogni tanto me lo riempiono.

Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti, vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e da te non ci scappi nemmeno se sei Eddy Mercks.

Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri perché, comunque, non puoi sapere proprio un cazzo sulla vita degli altri.

Credo che per credere, a volte, ci sia bisogno di molta energia! "

Tratto dal film "RADIOFRECCIA" di Luciano Ligabue, 1998