Non riusciva a crederci. Rimase immobile ancora per qualche minuto,
osservando i raggi di sole che filtravano dalla finestra e scolpivano
sulle lenzuola la forma del corpo di lei. La pelle marmorea e verosimilmente
perfetta delle sue gambe, la forma dei glutei a formare un piccolo arco,
l'attaccatura del collo, i capelli un po' arruffati e i riccioli che le
coprivano parte della fronte e del viso. La tenue tonalita' di rosa dipinta
sulle sue labbra, leggermente dischiuse.
Ascoltava il ritmo regolare del
respiro di lei mentre riprendeva confidenza con la camera da letto.
Le foto che la ritraevano in mondi lontani assieme ad amici, amori passati,
in motorino con le compagne di scuola.
Una pila di libri e quaderni sopra la scrivania. Il foglio da disegno con
gli schizzi incompleti della sera prima e i cd privi di custodia sparsi
sopra lo stereo.
Gli occhi di un peluche di Diddle
lo scrutavano da uno scaffale e sembravano domandargli
che cosa facesse li': intruso nella stanza e nella vita di quella giovane
donna di cui, solo pochi giorni prima, ignorava l'esistenza.
Continuava ad osservarla respirando appena. Aveva il terrore che il minimo
rumore, il più piccolo gesto avrebbe potuto spezzare il silenzio e l'immobilita'
surreale in cui tutta la stanza era immersa. Paura di svegliarsi di nuovo solo,
nel suo letto, protagonista di un ennesimo giorno stampato in serie.
Si lasciò sprofondare di nuovo nella morbidezza del materasso tiepido, il cuscino
ancora intriso del suo profumo. No. Tutto questo era reale.
Si alzò.
Il freddo che solleticava la pianta dei suoi piedi non gli dava il minimo fastidio.
Attraverso' il luminoso salone, incurante
della sua nudita' e della possibilita' di essere visto attraverso le grandi vetrate raggiunse il bagno.
L'acqua sferzo' il suo viso, scorrendo veloce lungo il suo corpo e terminando
la sua corsa nello scarico della doccia.
Ancora non riusciva a mettere a fuoco i dettagli. Tutto era successo cosi'
in fretta da non aver avuto il tempo di pensare alle sue paranoie abituali.
La dolcezza, la spontaneita' di quella ragazza avevano prevalso su tutto il resto.
Il suo sorriso, le sue carezze avevano lavato tutte le impurita' del
passato e adesso c'era solo il profumo di buono che emanava la sua pelle.
Si asciugo' in fretta e poi torno' in camera raccattando i suoi vestiti sparsi
un po' a casaccio. Il letto era vuoto ma poteva sentirla di la' in cucina
a preparare la colazione: Il tintinnio del coltello che affondava nel barattolo della marmellata,
il gorgoglio del bollitore sul fuoco.
Riusciva ad immaginare le sue mani che si muovevano veloci in quei gesti familiari
eppure pieni di significato in quel momento.
Stava fermo sull'uscio della cucina e la guardava silenzioso.
Studiava il modo in cui le caviglie facevano capolino e scomparivano tra le pieghe della camicia da notte,
e osservava i fianchi e i piedi di quella creatura cosi' bella.
Avrebbe voluto avere un sax a portata di mano, per suonare l'assolo con cui iniziava una
determinata canzone di Vasco che aveva sentito nella sua infanzia.
Finalmente lei si accorse di lui, fece una linguaccia e gli venne incontro sorridendo.
La strinse forte a sè e guardandola negli occhi la baciò.