QUATTROCENTO

  • L'OTTAVA DEL POLIZIANO
  •  
    Autore: Giuseppe De Robertis Tratto da: Studi

     
         

    Per il Petrarca, tutta la natura vive per la memoria di Laura, si anima come toccata dalla sua presenza, dice la sua presenza.

     

    Parmi d'udirla, udendo i rami e l'òre
    E le fronde e gli augei lagnarsi, e l'acque
    Mormorando fuggir per l'erba verde.


    Qui siamo nel regno fatato della musica. Tutti suoni, dolci suoni, inesprimibili suoni, a ricordare con indicibile strazio quella voce di Laura; e l'anima, sospesa, ora ode ora non ode più. Poliziano, invece, volta per volta, è come se ti ammaliasse l'occhio; e tu incantato a vedere, senza essere mai sazio. Nascerà di qui, poi, da quest'offrirti in successive immagini il suo vivacissimo mondo, nascerà di qui la sua ottava, nella caratteristica divisione in distici, per tempi e modi diversi. Non è l'ottava dell'Ariosto, l'armoniosa ottava, che smorza in sé e dora i suoni e le impressioni, obbediente sempre a un'idea nettissima, a un'onda il cui disegno è sempre uno e vario, un mutevole giro vaghissimo chiuso. E non è l'ottava del Tasso, franta, intarsiata, ricca, disuguale, intimamente disarmonica, con stanchi languori, che vorrebbero, e non riescono a conciliare le disarmonie, a sciogliere gli intarsii. E' l'ottava in forma di concertato. Piccoli strumenti, ciascuno col loro timbro nettissimo, anzi un poco agro, un sottile sapore di terra e d'ingegno. Si pensa a quelle zone felici, quand'è cessato il tumulto della grande orchestra. O si pensa, e questo suggerirebbe un modo particolarissimo di leggere il Poliziano, e nel tempo stesso aiuta a capire la sua arte, si pensa a certe esecuzioni sinfoniche, dove il maestro badi a conservare la distinzione delle diverse zone e parti, fin nelle minime pieghe e ombre, non a fondere quelle zone e parti e farne, come dicono, uno strumento solo. Distinguere e mantenere distinte tutte le voci, fino all'insoffribile acuità; e fare che il miracolo avvenga per sé, direi per magia, dentro di noi, in un secondo tempo, in un tempo stregato. Perché, insomma, se con l'ottava dell'Ariosto subito ti senti preso da un'onda di suono accordata, e chiarissimamente vedi e segui e godi il filo di quell'onda; se con l'ottava del Tasso, fatichi e ti perdi e ti ritrovi, come per sentieri impervii; con l'ottava del Poliziano ti piace di sentire in te quel variato complesso, di far parte tu stesso del divino lavoro, e ti par quasi di avvertire il miracolo nel momento che si crea. Sono i vari accordi che si scontrano come fosse la prima volta. E questo è veramente cosa nuova nella storia della poesia.
     

     
         
    HOME PAGE
         
    Letteratura italiana 2002 - Luigi De Bellis