E' il Paradiso, per loro, Trapani. Perché lì, in Tunisia, 12 ore
di fatica - e sei giorni a settimana - te le pagano 400 mila lire
al mese, e di là dal Canale - se ce la fai ad arrivarci vivo, e
non ci anneghi dentro - vali cinque volte tanto e, allora sì che
puoi mandare i soldi a casa. E quando sei vecchio te la sei pure
costruita tua, la casa...Lì, Kelibia e le altre fortezze, s'impennano
possenti a guardia del mare. Ancora poggiano su massi ciclopici
di chissà quando... Punteggiano Capo Bon, pronte, un tempo, ad avvertirsi
l'un l'altra con il fuoco o il fumo, o sparandosi addosso il sole
negli specchi. E ad avventarsi su chi non avrebbe dovuto passare
di lì. Strabone un secolo e mezzo dopo la fine dell'Impero Punico
(XVII.1.18) scrive: "I Cartaginesi solevano affondare le navi
degli stranieri diretti verso la Sardegna o le Colonne d'Ercole".
I bastioni punici di Kelibia, con quei loro grandi antichi massi,
oggi stanno a far da fondamenta ad altri bunker più recenti. Ricordano
che è sempre stata zona dura, quella. Con quel mare loro, poi, pronto
lì a intervenire, a far da alleato.Che quell'acqua infida del Canale
fosse una vera arma da guerra, un segreto militare di Cartagine
- e che per di più lo fosse da secoli, sorvegliato dai mostri più
mostruosi, prima ancora che da fortezze o da Colonne scacciagreci
- ormai, non ci sono dubbi.Lo era diventato, di sicuro, poi, dopo
quella terribile vittoria-boomerang dei Focei nel Mare
Corso. La battaglia di Alalia: importante come Maratona, come Waterloo,
come... Fosse andata diversa, allora, il Nord-Africa sarebbe stato
tutto greco già dal VI secolo, forse. Una Magna Grecia grande quanto
l'intero Occidente...(Si tratta, infatti, proprio di quei Focei
d'Asia Minore, fedeli di Artemide Efesia che, solo qualche generazione
prima, e prima ancora di stanziarsi in Corsica, avevano conosciuto
Argantonio, Re della Tartesso sarda). "Da allora i confini
del mondo greco non oltrepassarono la Sicilia e la costa orientale
della Spagna" giura John M. Cook, l'ex direttore della Scuola
Britannica di Archeologia di Atene, nel suo I Greci dell'Asia
minore. Mare vietato ai Greci, quindi! Anche per lui... E sta
scrivendo proprio di quel 540 a.C.Anno 540 a.C.... E i Greci dal
Canale di Sicilia già non passano più. Mare vietato anche ai Romani
dal 509, se è giusta quella datazione - che vien presa per buona
- del trattato tra Roma e Cartagine....Una sconfitta di Cartagine,
battuta dagli Agrigentini, infiamma l'intera zona. E' ormai il 480,
la vigilia: quattro anni dopo, Pindaro - nelle sue tournée cortigiane
lì in Sicilia - comincerà a puntellare le sue odi con quella selva
di Colonne d'Ercole che, d'improvviso, fanno da Altolà ai marinai
greci e ai loro sogni di grandi rotte. Suo, a quel che risulta -
di Pindaro, cantore fidato di Delfi e della sua politica coloniale
- il copyright di quel segnale per indicare Finis Terrae...
E qui, comunque, al Canale c'era una Frontiera. La Frontiera! Anzi:
una Cortina di Ferro! Tutti loro, i Sapienti - da Platone
a Braudel, a Moscati, a Gras - lo sapevano già! Siamo solo noi che
ci dicono "Gibilterra!" e ancora ci crediamo. Ci crediamo,
ci fidiamo, ci crediamo e continuiamo a crederci e fidarci fino
a prova contraria, almeno.
Era
qui, comunque, invece, però che cominciavano le Terre di Milqart,
Padrone dell'Ovest. Milqart: il dio letto, detto, fatto Herakles
dai Greci. L'Ercole che fu padrone dell'Occidente, giurava Aristotele.Nel
suo libro Gras scrive: "Gibilterra fu considerato, probabilmente
sin dal secolo VIII con le prime navigazioni dei Greci d'Eubea,
un punto di riferimento essenziale. Di fatto la tradizione greca
più antica dette allo Stretto il nome di Colonne di Briarèo, dal
nome di un eroe euboico che era oggetto di culto nella città euboica
di Calcide in seguito, e probabilmente attraverso l'assimilazione
con il Melqart fenicio che aveva un tempio non lontano, fu ad Eracle
che si fece riferimento e, durante tutta l'antichità, si parlò di
"Colonne di Eracle" e, poi, di "Colonne di Ercole"".Potrebbe
lo stesso identico ragionamento essere applicato a un altro Stretto?
E, anche, a un altro Briarèo? Perché c'è Callimaco che, nella prima
metà del III secolo a.C., in un suo Inno a Delo, scrive:
"...Come quando dell'Etna sono scossi tutti i recessi tra le
fiamme e il fumo, poiché si gira sopra l'altro lato il Briarèo che
giace sotto...".Non sarà mica quest'altro il Briarèo giusto?Erano
qui al Canale di Sicilia anche le prime Colonne d'Ercole? Quelle
di Briarèo? Se non c'erano, un segnale di pericolo, comunque, avrebbero
potuto pur mettercelo...Che fai, lo metti a Gibilterra il segnale
"Pericolo!" - Non plus ultra! - e poi non lo
metti qui? Qui dove tutto e tutti ti vogliono inghiottire? Dai mostri
alle sabbie? E che spesso, poi, ci riescono anche. Che gente, però,
questi infidi Fenici: Volpi Rosse dai cartelli sbagliati...Qui,
a Malta, comunque, quando si scava non si trova, né mai si è trovata,
roba greca. Forse qualcosina, ma - si sa - anche i vasi, però, viaggiano...
Qui l'isola, se la vedi nelle mappe degli archeologhi, ed è tutta
a pois per le tombe che son solo fenicie o puniche.Qui, proprio
qui - e lo assicura Giorgio Casti, l'inventore del mensile Bolina,
che è ormai uno strumento di bordo per chi va per mare - arrivando
in barca dall'Oriente, vorresti una Capitaneria di Porto, o un tempio
di Milqart/Herakles, a darti le dritte su una rotta, che da qui,
in poi, si fa terribilmente rischiosa. Del resto è qui che le antiche
carte di Tolomeo posizionano due isolotti davvero importanti. Uno
sacro a Giunone, che prima era stata Hera, prima ancora Ishtar-Astarte,
e forse prima ancora la Luna. L'altro sacro ad Ercole, che per i
Greci era Herakles e per l'Internazionale dei Fenici, Milqart. Erano
qui anche quei due isolotti di cui narra Euctemone, in Avieno? Quei
due isolotti sono considerati la testimonianza più antica, insieme
alle poesie di Pindaro, sulle Colonne di Ercole. E sono davvero
frutto dell'ignoranza, come dicono? Uno era sacro alla Luna, e l'altro
a Eracle. ma - attenzione lì! - i fondali son bassi e pericolosi:
per arrivarci bisogna prima svuotare la nave... Lo ripete anche
Aristotele: bassi fondali e niente vento.Gibilterra? Un fuori tema,
un fuori luogo: serve sabbia e fango insieme alle Colonne d'Ercole.
Quel fango e quella sabbia che a Gibilterra - neppure mettendocela
tutta - non riusciresti mai a trovare...E' qui al Canale che ci
sono quei banchi di sabbia che raccontano i testimoni migliori.
Quel Pindaro della III Nemea proprio così dice di Eracle
e delle sue Colonne, nel 476 prima di Cristo: "Questo eroe,
questo dio le pose come illustri testimonianze del termine estremo
della sua navigazione. Sul mare, egli aveva domato enormi belve
per il proprio amore di avventura aveva esplorato le correnti dei
bassi fondali...".Incontrovertibile: bassi fondali firmati
Pindaro, firmati Aristotele, firmati Platone... Qui sì, mica a Gibilterra
che è larga 13 chilometri dov'è più stretta, e che - dov'è più bassa
- ci sono almeno 300 metri di correnti che ti fanno schizzar via
la nave con il contamiglia impazzito...E' Malta, con il suo arcipelago,
comunque, l'ingresso dell'imbuto: entri e ne esci - se ne esci -
solo dopo la tenaglia Lilibeo-Capo Bon.Ma, se sei un Greco di quegli
anni, che ne esci a fare?Per andare dove? Se sei Greco dovresti
avere tutto a posto: carte, lasciapassare, sigilli... E poi, comunque,
rischi uguale. Ne vale la pena? Se sei Greco, anzi, non entri proprio...
Tanto, poi, a sinistra c'è Cartagine, per giorni e giorni, per sempre,
fin giù a Lixus. Dritto, o a Nord-Ovest, c'è invece il Mar Grande
della Sardegna e delle Baleari che, poi, non solo comunque è Cartagine
anche lì, ma se ci vai, nelle acque alte, la costa non la vedi più.
E la costa - se sei Greco e del VI, V, IV secolo - mica la molli...
Te la tieni, lì, a vista, a farti da salvagente...E Malta sembra
davvero messa lì apposta per segnalartelo che, con lei, cominciò
il viaggio in un al dil là.
Nella
biblioteca di Alessandria a caccia dei confini del mondo
Le "Colonne" spostate a Gibilterra
così
Eratostene nascose Atlantide
Sotto processo il padre della
nuova geografia. Fu lui a "deportare" il Simbolo dell'Ignoto?
Davvero,
da sempre, a Gibilterra? O, prima, al Canale di Sicilia? Come molti
testi antichi fanno sospettare? Dov'erano, davvero, le primissime
Colonne d'Ercole? La posta in gioco, ormai, è davvero alta: c'è
la credibilità di Platone e dei suoi racconti su Atlantide da verificare
tra poco. Perché lui ci ha lasciato scritto che al di là di quella
bocca che gli Ateniesi chiamavano Colonne d'Ercole c'era un'isola.
E che da quell'isola si raggiungevano altre isole e il continente
che tutto circonda... Uscendo ora dalla tenaglia Lilibeo-Capo Bon,
quella "favola" platonica assume connotati di sorprendente
realismo... Il problema è: come, quando e perché le prime Colonne
d'Ercole dal Canale di Sicilia - lì dove Sapienti di ieri e di oggi
raccontano esserci stati fondali maledetti e anche la Cortina di
Ferro dell'Antichità che spartiva il Mar Greco da quello Fenicio
- possono essere slittate a Gibilterra? E chi è stato? Tutti gli
indizi - 300 pagine di indizi - obbligano a perquisire la Biblioteca
di Alessandria. Indiziato Numero Uno è, infatti, il suo Magnifico
Rettore: Eratostene di Cirene, Padre della Moderna Geografia.
Il libro di Sergio Frau - "Le Colonne d'Ercole, un'inchiesta"
- trascina quel Genio del Mondo Nuovo davanti
a un ipotetico Tribunale della Geografia. Lì, ascoltati i migliori
testimoni dell'Antichità - da Polibio a Strabone che gli rovesciano
addosso cento accuse di superficialità - e i migliori esperti dell'Evo
Moderno - da Prontera alla Aujac (il Verbale del processo è agli
Atti, nel libro) - si chiede la condanna del Grande Geografo per
aver spostato i Confini di un mondo diventato più grande, criptando
così la Prima Storia mediterranea... Da quella sezione del libro
oggi anticipiamo L'Arringa dell'Accusa. L'arringa
la riportiamo tale e quale come era nelle fotocopie dell'Accusa.
"Che tutto cambi - dopo Eratostene e la potenza comunicativa
irradiata dalla sua Biblioteca di Alessandria - non v'è dubbio.
Il problema che voi Giurati dovreste porvi qui ,
ora, è solo questo:
fu colposo o doloso l'operato di Eratostene?
Un malinteso su quale fosse il Mare Esterno? O, invece, una scelta
fatta a freddo per amor di simmetria? Perché fu proprio così che,
da allora, l'Ordine Nuovo di Alessandria trionfò sulla Tradizione. E,
da Alessandria, quell'Ordine contagerà il mondo. Un mondo che, di
lì a poco, diventerà tutto Roma. E sì: con lui, l'Ordine regna ad
Alessandria. Tutt'intorno, però, era ancora un gran casino... La
battaglia di Zama è del 202: l'agonia di Cartagine iniziata 40 anni
prima con le perdite di Malta e della rocca di Lilibeo, è proprio
da allora che si fa irreversibile. Con il trattato del 201. Herakles/Milqart,
dio e dominatore dell'Ovest, tira in secco quella decina di navi
che Roma, ormai, gli permette: la sua poderosa flotta non dominerà
mai più il Mar Grande d'Occidente. Ricordiamolo: la Sardegna l'aveva
persa, insieme alla Corsica, nel 238. Malta e Sicilia erano già
romane dal 241, insieme alle Egadi. Eratostene è proprio in quegli
anni che ridisegna il mondo. La Cortina di Ferro che strozzava il
Mediterraneo era ormai svanita. E
le Colonne d'Ercole? Un buon titolo, certo, ma ormai senza senso:
un toponimo scintillante, evocativo, magico da riutilizzare alla
prima occasione. Ovvero: subito! Per tutt'altra storia, per la Nuova
Geografia. Una geografia che ribattezzasse l'Occidente Fenicio con
tutti quei suoi nomini impossibili, scritti da sgorbietti senza
vocali e, per di più, all'incontrario. Come se a noi ci arrivasse
addosso, d'improvviso, tutta l'Urss, vinta, da tradurre dal cirillico... Colonne
d'Ercole in via di deportazione... Il conto alla rovescia è già
iniziato! Decolleranno tra poco, proprio come l'Omphalos da Delfi,
del resto... "L'Ombelico
del Mondo, ancora bloccato a Delfi? E solo perché Zeus aveva fatto
incontrare là, su quel picco sacro, due aquile d'oro liberate ai
confini delle terre conosciute? Ma siamo pazzi?" deve essersi
chiesto, spazientito, Eratostene. "Neanche
per idea!" deve essersi risposto. "Mondo nuovo? Ombelico
nuovo! Fatto!". Queste
sono realtà già certe! Stradocumentate, Signori della Corte... Fu,
infatti, proprio così che la sacra Delfi venne privata del suo titolo,
e Rodi ebbe l'onore improvviso di diventare il Nuovo Omphalos, il
Centro della Terra Grande ridisegnata - creata - da Eratostene. No!
Rodi mica ce li aveva meriti particolari! Né sacralità da vantare!
La sua vera, unica fortuna era di essere da sempre come Malta e
Gibilterra su quello che noi oggi chiamiamo - anche grazie a Eratostene
- il 36° parallelo: il Parallelo Fondamentale. Un
po' come Greenwich... Toglile quel suo meridiano e... Era
stato costretto a farlo, Eratostene, quello sfregio sacrilego a
Delfi, ai suoi sacerdoti, ad Apollo figlio di Latona, a Zeus? Tutta
colpa di Alessandro... E della Simmetria... Il
Grande, infatti - con quella sua smania aristotelica di misurare,
archiviare, possedere, anche mentalmente, spazi e tempi - il Mondo
fino all'India, fino a Samarcanda dove arrivò nel 329 a.C. (giusto
un secolo prima dei grandi lavori cartografici di Eratostene), fino
al Gange, mica l'aveva solo conquistato... L'aveva
anche misurato passo passo, bêma per bêma. Bematisti, infatti, si
chiamavano gli uomini-contachilometri dell'Imperatore Macedone.
Loro compito era di fare passi sempre uguali, contarli per bene,
tenerli a mente e riferire ai cartografi. Nell'Alessandria di Eratostene
- erede ed archivio di tutti quei dati raccolti da Alessandro &
C. in Oriente - dovevano avere, ormai, le misure più o meno esatte
del mondo fino al Gange, mentre prima di Alessandro si sapeva, sì
e no, dell'Indo. Mille
dati, notizie confuse, ma idee chiare, e tutto il mondo da rimontare:
il più fantastico puzzle della storia! Da perderci la testa a rimetterlo
insieme: il confine orientale del mondo conosciuto - quello di Zeus
e della sua aquila d'oro liberata dai Paesi dell'Alba - era sempre
stato ai monti del Caucaso, proprio dove Prometeo era stato incatenato
a far da segnale. Al confine
occidentale - luogo di partenza dell'altra aquila d'oro, quella
del Tramonto - ci pensava invece suo
fratello Atlante, bloccato anche lui ma, nel mare, a reggere il
Cielo del Tramonto. Sempre lì, nel mezzo, tra il 38° e il 39°
parallelo, il "parallelo di Delfi!", e probabilmente -
almeno a misurare le equidistanze su una carta d'oggi - in Sardegna.
Così sì, che Delfi - lì al centro, sotto il Sole del mezzogiorno,
del mezzo cammino - aveva un senso... Ma
provaci a rimettere tutto in bella copia, ora - con tutta quell'India
nuova - su una mappa... Il Mondo conosciuto fa impressione. L'ecumène
ora ti pende tutto a Oriente, ti si slarga verso il Gange: è tutto
disordinato, disorientato, asimmetrico, inguardabile, non degno
di Alessandria... Servirebbe...
Serve un aggiustamento di tiro! "Fatto!
L'abbiamo appena fatto a Zeus e a quelle sue due aquile, figurarsi
se non lo possiamo fare anche a Herakles/Milqart, dio sconfitto,
e a quei suoi due patetici pilastri obsoleti ed ormai inutili, monumento
ai caduti commerci di Cartagine...". Ed
eccole, finalmente, le Colonne d'Eratostene a Gibilterra. Eccole
laggiù, d'improvviso! Solide, giuste, giustificate, autorevoli,
incontrovertibili, definitive, teoriche, geometriche.
Colonne
Nuove di zecca a tener ben disteso il Mondo nuovo di zecca. Il Mondo
Grande di Alessandro il Grande, finalmente tutto ben stirato sulle
carte appena disegnate per regalare certezze a un pubblico vergine,
ignorante di geografia, scienza nuova che ti spara contro paroloni
come sfragide o dodecaedro o, che so, gnomone tanto che nessuno
osa più mettere in discussione nulla. Chi avrebbe potuto farlo poi?E
sì: son le Scienze Esatte, ormai, queste! Già roba per addetti ai
lavori... E chi osa più metterci bocca... Se le Colonne, ora, stanno
lì, avranno le loro buone ragioni... Se ce le hanno messe - quelli
di Alessandria, poi, che la sapevano così lunga - perché toccarle?
Così ora sono lì - simboli inquietanti di geometrica potenza - a
chiudere l'Ovest di Gibilterra. Niente segnala più che quei fondali
del Canale, se non li sai, ti possono anche ammazzare di acqua e
fango.Sono simboli satellitari, ormai, le Colonne di Eratostene.
Laggiù, lontano lontano, a criptare gli antichi testi. A non farti
capire più niente del Mondo com'era stato fino allora. A render
cretini gli svolazzi dei Miti. A spegnere la luce sugli Anni Bui.Ad
accendere l'insegna Dark Age.Sono slittate a Occidente. Come niente
fosse. Come un cartello stradale. Come frontiere sacre solo a pellerossa
che, poi, un Custer qualsiasi e i suoi che arrivano lì, si permettono
di ribattezzare sacrileghi, a cuor leggero - su quello stesso 36°
parallelo che ora da Rodi, infilza prima Malta e il Canale dov'erano
le antiche Colonne d'Ercole, e poi Gibilterra, nuova Regina dei
Confini.Regina senz'anima e senza storia. Regina, ma senza mostri
né fango. Regina, solo perché così almeno quadra tutto.Slittano.
E, slittando fin laggiù, le Colonne si trascinano lontano lontano
la Storia, e le storie, e la dignità del Mediterraneo d'Occidente.
Succhiano via sangue e vita all'antico Mare di Herakles/Milqart,
quello che con il vento buono ti portava da Tiro a Cartagine, da
Cartagine a Tharros, da Tharros a Ibiza, da Ibiza fin su a Cadice,
città santa, potendo continuare a parlare sempre la stessa lingua,
a pregare sempre gli stessi dèi, in templi sempre tutti uguali.Il
Mare di Herakles/Milqart, al di là delle sue Colonne, quel mare
che tanta paura ha sempre fatto ai Greci, non c'è più: è alla deriva
con tutti i suoi miti. Lui stesso annacquato, dissolto in questo
Oceano nuovo di zecca. Un Oceano che, certo, non è più quello di
Omero e che finirà ben presto per succhiargli via persino il suo
antico nome: Atlantico. Mar di Atlante e di tutte quelle sue nuove
Esperidi marocchine.L'Ordine regna ad Alessandria. E da Alessandria
sul Mondo. Ci penserà poi Roma a farlo suo e torchiarlo a dovere.L'Impero
di Herakles/Milqart non c'è più. Anzi: non c'è mai stato.Persino
Atlantide è scomparsa. Si sono sciolti come sale nei nuovi mari
di quelle mappe che riempiranno di stupore, riverenza e ammirazione
gli occhi del mondo fino a oggi. Annegano lì dentro i Miti: non
servono neanche più. Non ti aiutano più a capire i popoli fratelli.
O a metterti in guardia da quelli nemici.Diventano solo strane,
lontane, ridicole storie di un litigioso Pantheon mezzo pazzo, mezzo
scemo, affogato nel Mar Nuovo e nel ridicolo.L'Occidente sono le
Bahamas, ormai. Il Sole scende tra i Sargassi.Gli dèi del Tramonto
galleggiano, boccheggiano, lontano da tutto. Sballottati. Come resti
di un altare distrutto, di un crocefisso in cento pezzi. Ho torto
io? Cacciateli fuori voi, di nuovo, tutti quegli dèi, ora che sono
appena rientrati, tutti insieme.Assolverlo, Eratostene? Sarebbe
annegarli tutti di nuovo.Nel 146 Roma sparge sale sulle macerie
spianate di Cartagine. Migliaia di sigilli - saltati fuori dagli
scavi - ricordano quei papiri cartaginesi bruciati allora. Dovevano
scrivere tutt'altre storie.Tutt'altra Storia.Milqart si è sciolto
in mare. Ogni sua parola è cenere. Quel mare in cui si specchiava
il suo nome è in pezzi: Milqart è in frantumi, c'è solo Herakles,
ormai... Assolvere Eratostene? Pensateci. Pensateci bene prima di
farlo".
Il Giudice: "Finito?".
L'Accusa: "Finito".
Assolverlo Eratostene? Chi davvero lo assolve si fermi pure qui. Non la varchi
neppure questa pagina: ora che le Colonne son tornate al loro posto,
in quel Canale di Sicilia che strozzava il mondo piccolo degli Antichi
più antichi, lasceremo il mare magnum di quest'inchiesta per azzardare
le acque infide dell'ipotesi.Ipotesi, sia chiaro! Mica fantasticherie!
Ché altrimenti si cominciava subito a lavorar di fantasia e a cuor
leggero... E, allora, tutta questa roba, e quella che ora segue,
poteva esser buttata giù pure in due mesi, senza farsi staccar via
un pezzo grosso di vita... Del resto è ineluttabile, purtroppo:
impossibile non andare oltre. Arrivati a questo punto, poi...E sì,
perché appena più in là, al di là di queste Colonne di Ercole, c'è
- sì, certo... - il rischio dello sputtanamento. Ma c'è anche Platone,
però, messo lì a far da sirena... Quel Platone settantenne del Timeo
e del Crizia che, nel IV secolo a. C. - cent'anni prima di Eratostene
e della sua Rivoluzione cartografica - ci scriveva: "Davanti
a quella bocca che gli Ateniesi chiamano Colonne d'Eracle c'era
un'isola, e da quest'isola si raggiungevano le altre isole, e il
continente che tutto circonda...".Come tapparsi le orecchie
con la cera, ormai? Farsi legare? Da che? Da chi? E' Atlantide,
quella di cui Platone sta parlando, l'Isola Fiaba, il Paradiso Rompicapo
sacro a Poseidone, Trono di Re Atlante (che regge il cielo del Tramonto)
e di quel suo gemello Gadeiro, che ha tutte le sue coste del Sud
blindate dalle fortificazioni e da torri.C'è già naufragata gran
bella gente, andandola a cercare... Nessuno di loro, finora, però,
era mai uscito da queste qui, di Colonne d'Ercole, queste del Canale
di Sicilia, appena tornate - senza licenza alcuna, per la prima
volta, dopo 2200 anni - al loro antico posto... Proviamo? Proviamo.
L'inchiesta, però, finisce qui. Ora, ormai, è davvero tutto un azzardo
osare al di là di queste Colonne d'Eracle del Non plus ultra...
Tutto vero: solo i pazzi lo fanno. Male che vada, però, ci ritroveremo,
a boccheggiare, di nuovo in alto mare ma, almeno, non più soli,
come finora che c'erano soltanto gli Antichi a tenerti a galla.
Naufraghi sì, ma, anzi, d'ora in poi, in buona, straordinaria compagnia:
con Bacone che negli anni Sessanta del Seicento, Atlantide, la giurava
in America con Frost che, nel 1909, ci vedeva Creta con Frobenius
che, nel 1910, la metteva in Nigeria con Bérard che, nel 1929, disse
Cartagine con Luce & Marinatos che nel 1969 e 1971 scommisero
su Santorini e tutti ci credettero o con il Cnr tedesco che ora
sta frugando vicino Troia. Con... Chissà, se anche tanto tanto tempo
fa, prima di varcare le Colonne d'Ercole - queste Colonne d'Ercole
qui, qui al Canale di Sicilia - qualcuno, vedendoti preoccupato,
teso, spaventato, ti si avvicinava per dirti: "Buon vento!".
(Dal
libro di Sergio Frau, "Le Colonne
d'Ercole, un'inchiesta", anticipiamo alcuni brani dal Forum su Atlantide,
Enigma degli Enigmi - Roma (XXI secolo d.C.).
CRIZIA:
"Allora: davanti
a quella bocca che voi chiamate Colonne di Eracle, c'era un'isola.
Chi ci arrivava poteva passare da quest'isola, alle altre isole
e raggiungere il continente che tutto circonda...".
COORDINATORE:
Un attimo! Serve un'introduzione... Cominciamo oggi con l'unico
testimone esistente: Crizia. Del resto è lui che, questa storia
di Atlantide, se l'è sentita raccontare da suo nonno - Crizia anche
lui - figlio di Dròpide, parente e amico caro di Solone, il quale
a sua volta se l'era sentita raccontare a Sais in Egitto, nel 560
a.C., da un sacerdote di lì. Fu proprio lui, Crizia che, riferendola
a Socrate, permise a Platone di farcene avere quella trascrizione-rompicapo
che, seppur incompleta...
Gran bella gente partecipa a questo Primo Forum Mondiale dedicato
all'Isola del Re Atlante. Altro
che videoconferenza: qui, ora, siamo collegati con il Tempo e con
lo Spazio. E' anche la prima volta, in 2200 anni circa - da quando,
cioè, secondo la nostra inchiesta (e l'ipotesi cartografica che
ne è, poi, conseguita) Eratostene le spostò a Gibilterra - che le
Colonne di Ercole da oltrepassare per sbarcare ad Atlantide, nel
pieno del Far West degli
antichi Greci, sono di nuovo al Canale di Sicilia, dove - presumibilmente
- erano ancora nel 356 a.C. a indicare l'inizio del Mondo cartaginese.
COORDINATORE:
La parola torna a Crizia. Proporrei, però, di saltare ogni altra
premessa - di tagliare tutta la parte che voi Greci siete sempre
fanciulli, senza memoria perché i cataclismi ve l'azzerano di tanto
in tanto lasciando in vita solo gli analfabeti - e il problema della
localizzazione di Atlantide.
CRIZIA
(riportando le parole dette dal sant'uomo egizio a Solone):
"Davanti a quella bocca che viene chiamata, come voi dite,
Colonne di Eracle, c'era un'isola. Quest'isola, poi, era più grande
della Libya e dell'Asia messe insieme e coloro che ci arrivavano,
allora, potevano passare da questa alle altre isole, e dalle isole
al continente opposto che circonda quel vero mare".
COORDINATORE:
In che senso"vero mare"?
CRIZIA:
"Perché tutto questo mare che sta al di qua della bocca che
ho detto, sembra un porto di angusto ingresso, ma l'altro potresti
chiamarlo vero mare, e la terra che per intero l'abbraccia, un vero
continente... Ora, in quest'isola di Atlante, vi era una grande
e mirabile potenza regale che possedeva l'intera isola e molte altre
isole e parti del continente. Inoltre dominavano, al di qua dello
Stretto, le regioni della Libya
fino all'Egitto, e dell'Europa fino alla Tirrenia (ovvero, letteralmente,
inizialmente, Il Paese delle Torri
o l'Isola delle Torri
solo in seguito l'Etruria, (ndr)".
SPETTATORE:
"Attenzione, però: qui Crizia con queste sue dieci paroline
soltanto, ha appena smontato l'impianto della vostra ipotesi".
COORDINATORE:
In che senso?
SPETTATORE:
"Quando dice che "al di qua dello stretto dominavano
l'Europa fino alla Tirrenia",
sembrerebbe tener ferme le Colonne e la loro bocca a Gibilterra.
O no?".
COORDINATORE:
Ma quando prima, invece, ci ha parlato di un'isola e di un
continente che tutto circonda, non stava certo parlando dell'Oceano
Atlantico di oggi...
SPETTATORE:
"L'unica sarebbe che - almeno in certi anni - sia stato usato
il termine Tirrenia in
un'accezione più vasta... Che so: comprendendovi insieme alla Sardegna
e alla Corsica con le loro torri nuragiche anche le Puglie, la Sicilia,
le sue isole... Ma non è attestato da nessuno, e neppure dall'archeologia...
O sbaglio?".
DIONIGI DI ALICARNASSO: "In
quel tempo il nome Tirrenia risuonava per la Grecia e tutta l'Italia
occidentale, tolte via le denominazioni delle singole popolazioni,
assunse quell'appellativo".
COORDINATORE:
Questa sì che è una notizia! Prosegua pure, Crizia.
CRIZIA:
"...E tutta questa potenza, unitasi insieme, tentò una volta,
con una sola mossa, di sottomettere la vostra regione (la Grecia,
ndr) e tutte quelle che
stanno al di qua dello Stretto".
COORDINATORE:
Disse proprio così, il sacerdote: al di qua dello stretto?
CRIZIA:
"...tutte quelle
che stanno "al di qua"
dello Stretto! Allora, dunque, Solone, la potenza della vostra città
(Atene. Ndr) apparve eroica per virtù e vigore a tutte le genti.
Infatti, superando ogni altro per forza d'animo e in tutte quelle
arti che servono in guerra, in parte guidando i Greci, in parte
procedendo da sola per necessità quando gli altri defezionarono,
dopo aver affrontato estremi pericoli, vinse gli invasori e innalzò
il trofeo della vittoria. E così impedì che venissero sottomessi
coloro che non erano stati ancora sottomessi, e liberò con generosità
tutti gli altri che abitano al di qua delle Colonne di Eracle".
COORDINATORE:
Il racconto - secondo Massimo Pallottino e altri grandi studiosi
- sembrerebbe fotografare l'invasione dei Popoli del Mare contro
l'Egitto: anche lì - agli inizi del XII secolo a. C., però - un'aggressione
da Ovest anche lì una federazione di popoli - i Lebu
libici, gli Shekelesh
siculi, i Tursha (Tirreni?),
gli Sherden sardi.
..
- poi sconfitti... Il tutto, però a ridosso del 1200. A che periodo
lei datò l'intera vicenda, raccontandola a
Socrate e agli altri convitati?
CRIZIA:
"Nel complesso erano passati novemila anni...".
COORDINATORE:
Leggendo il resoconto che proprio lei, Crizia, affidò alla
penna di Platone si parla di scrittura, e bronzo, e armi, e carri,
e triremi, e cocchi per gli arcieri... A noi moderni, però, non
risultano testimonianze di questo tipo in epoca così alta. La data
del 9399 a. C. lei la considera certa?
CRIZIA:
"Solone tradusse in greco quel che diceva il sacerdote...".
SPETTATORE:
"C'è stato chi ha
ipotizzato che Solone abbia interpretato male il sacerdote proprio
su questo punto: che il sant'uomo di Sais intendesse parlare di
"mesi" e che invece Solone l'abbia interpretato, male,
traducendo "anni"...".
COORDINATORE:
Vedrà - se lei, però, ce ne darà modo - che anche noi, per
vie del tutto più serie, arriveremo più o meno a quell'ipotesi di
datazione. Massimo Pallottino, studioso rigoroso, e certo non sospetto
di azzardi fantarcheologici, nel 1951 scrisse: "
Sembra
anzitutto da rilevare che il luminoso parallelo istituito nel 1913
dal Frost tra le tradizioni sulle guerre di arginamento del XIII
e XII secolo contro la incombente minaccia del Popoli del mare ed
alcuni aspetti del racconto, atlantideo di Platone sia, ormai, più
che una semplice possibilità. Esistevano, invero, ed esistono tuttora,
quei gegramména (ovvero
"scritti",ndr)
come Timeo , 24 libri (Papiro
Harris) o iscrizioni (Stele di Karnak, di Athribis, di Israele Medinet
Habu, ecc.), nei quali era narrata la disfatta sotto i Faraoni Merenptah
e Ramses III di due potenti coalizioni straniere provenienti da
terra e dalle " isole del mare "
e prementi non solo sull'Egitto ma, almeno per ciò che concerne
la seconda, anche su tutte le altre terre fatta eccezione per quella
degli Ittiti ".
Sentito? Ed è Pallottino, mica Maga Magò...
Eravamo ad Atene che vince gli invasori. Proseguiamo pure con il
racconto, Crizia, prego.
CRIZIA:
"In tempi successivi, però, essendosi verificati terribili
terremoti e inondazioni, nel corso di un giorno e di una terribile
notte, tutti i vostri guerrieri (di Atene. Ndr) sprofondarono insieme
dentro la terra e allo stesso modo fu sommersa e scomparve l'Isola
di Atlantide. Per questo ancora oggi (intorno al 560, quando si
svolge il colloquio di Sais, ndr)
quel mare è diventato impercorribile e inesplorabile, essendo d'impedimento
i bassifondi fangosi che produsse l'Isola, sprofondando".
ARISTOTELE
(dei Meteorologica ): "Il
mare al di là delle Colonne è poco profondo a causa del fango, ma
non è ventoso perché si trova come in un avvallamento...".
COORDINATORE:
Crizia, può ripeterci la frase esatta del sacerdote. Da dove
di preciso lui faceva arrivare quegli aggressori dell'Egitto?
CRIZIA:
"...una grande potenza che con tracotanza aveva invaso contemporaneamente
l'Europa e l'Asia, uscendo fuori dal Mar Atlantico. Infatti, a quel
tempo, era possibile traversare quel mare".
COORDINATORE:
Quindi usa Mar Atlantico! Cosa poteva intendere Solone in
quegli anni - nel 560 a. C. - per Mar Atlantico? E cosa intendevate
voi, più tardi, quando ne parlavate, nel 399?
APULEIO:
(del De mundo, pubblicato
a metà del II secolo d.C.): "I mari più grandi sono l'Oceano
e l'Atlantico, che delimitano il confine del nostro globo".
GIUSTINO
(che - copiando da chissà
chi nel II d.C. - nelle sue Storie filippiche
racconta dei Focei che fondarono Massalia-Marsiglia
fra i Liguri): "E così, avendo osato spingersi fino agli estremi
lidi dell'Oceano, giunsero infine nel Golfo Gallico, alla foce del
Rodano e, presi dalla bellezza del luogo...".
COORDINATORE:
Quindi, nonostante la solita burrasca sui nomi dell'Oceano/Mar
Grande d'Occidente, ora seguendo l'ipotesi di questa ricerca non
solo potremmo piazzare l'Isola Mito, davanti all'uscita del Canale
di Sicilia, ma anche far arrivare quella masnada di invasori dall'Ovest
e per di più proprio intorno al 1200 a. C. Chi erano?
SERGIO F. DONADONI: "Di
due di questi Popoli del Mare le fonti egiziane più antiche fanno
menzione. Dei Luka, anzitutto,
che appaiono nelle tavolette di Tell el Amarna, con tratti pirateschi
e ricompaiono poi fra i federati hittiti contro cui si batté, a
Qadès, Ramses II. Degli Sherden,
poi - e più ampiamente - che compaiono anch'essi a Tell el Amarna,
in due lettere di Ribaddi di Biblo che li ha al suo servigio. Ma
più notevole è una stele di Ramses II, nota come la Stele degli Sherden, dove è detto di
loro: "Per quanto riguarda gli Sherden dal cuore ribelle, non
si era capaci di combatterli dall'eternità. Essi venivano, possenti
(di cuore - ?-...) su navi da guerra in mezzo al mare, e non si
era capaci di tenere loro testa...". Oltre questa chiara descrizione
dell'attività piratesca degli Sherden,
è qui notevole la posizione che essi hanno nella composizione generale
della stele: si parla dei popoli del Settentrione, di quelli del
mezzogiorno, dell'Oriente, dell'Occidente, e si aggiungono infine,
secondo la regola degli elenchi geografici egiziani, questi "del
mezzo".
Se consideriamo ad esempio la Stele poetica di Tuthmose III,
si hanno, meno ordinatamente, elencati in serie i quattro punti
cardinali e si aggiunge a loro il Centro, rappresentato
da "Quelli che sono nelle Isole in mezzo al Mare"
e così anche nell'Inno ad Aton si parla di "Mezzogiorno
e Settentrione, Occidente e Oriente, e le Isole che sono nel Centro
del Mare". Nel testo di cui parliamo, gli Sherden
assumono una funzione analoga: vorrà dire un'analoga situazione
geografica? E' difficile dire di no".
COORDINATORE:
Quindi lei, professore, gli Sherden, non li fa arrivare dall'Anatolia
- come si è fatto per tutto il secolo scorso - ma dalle Isole nel
Grande Verde?
DONADONI: "Degli Sherden
non si parla nei testi hittiti: non si può perciò localizzarli in
Asia Minore".
COORDINATORE: Due date segnano
la presenza di questi pirati nelle terre di Ramses III: all'arrembaggio
in una battaglia nilotica (nel 1178), e furono sconfitti con donne
e figli, nel 1175 a.C. e, lì, fu una vera mattanza. Come finì, poi?
DONADONI:
"I due gruppi furono annientati. La rappresentazione
dello scontro porta un testo breve e per di più assai ridotto per
lacune e guasti, e che non dà altro che frammenti di celebrazione
del valore regale".
COORDINATORE: E allora
come siete riusciti, voi egittologi, a interpretarli?
DONADONI:
"C'è la parte figurativa: mostra le tipiche acconciature a
penne sul capo degli invasori, gli elmi cornuti e ornati di un disco
(o di una sfera) degli Sherden dell'esercito egiziano, e - nella
confusione della mischia - i pesanti carri, trainati da quattro
bovi l'uno, che si trovano implicati nella zona della battaglia,
e dove donne e bambini sono insieme con i guerrieri barbari: in
una situazione, cioè assai diversa dal vecchio tema "di genere"
che accompagna le scene di guerra".
COORDINATORE:
Cioè?
DONADONI: "Angosciosamente migratoria!
Su questo punto i testi, malgrado le scorie retoriche, sono abbastanza
espliciti".
GIOVANNI GARBINI: "Se i Popoli
del Mare, che per tanto tempo avevano intrattenuto con gli Egiziani
pacifici rapporti commerciali, cercarono a un certo momento di insediarsi
in Egitto con la violenza, vuol dire che si era creata alle loro
spalle una situazione tale da spingerli a quel gesto disperato".
COORDINATORE:
"Gesto disperato" è un'espressione che di solito si
usa per un suicidio?
GARBINI: "Gesto disperato!".
COORDINATORE:
Il professor Donadoni ha parlato di "angosciosa migrazione"
con carri, donne e bambini e usa questa locuzione per la seconda
invasione ai tempi di Ramses III, nel 1175. Ora lei ora dice "gesto
disperato". Potrebbero davvero esserci stati dei cataclismi
all'origine di quegli spostamenti di popoli...
DIODORO: "Posso?".
COORDINATORE:
Prego, Maestro!
DIODORO: "Le Amazzoni
(quelle libiche, alleate degli Atlanti secondo quel che scrive Diodoro,
subito prima di questa frase nella sua Biblioteca, ndr)
sarebbero state completamente distrutte da Eracle, all'epoca in
cui, percorrendo le regioni occidentali, piantò le colonne della
Libya...".
COORDINATORE: Sa, veramente,
sulle Colonne d'Ercole...
DIODORO: "...Eracle
riteneva che sarebbe stato terribile se, essendosi egli proposto
di beneficare tutto quanto il genere umano, avesse lasciato alcuni
popoli dominati da donne. Si dice che anche il lago Tritonide (in
Tunisia, dove le Amazzoni avevano la loro città, ndr) sia
scomparso in seguito a terremoti, con il rompersi delle parti rivolte
verso l'Oceano".
COORDINATORE: Una testimonianza
che ne vale tre! Anzi: quattro! I terremoti a Ovest dell'Egitto!
In zona Tritonide, ovvero nell'entroterra delle Sirti... Con Eracle
che sta, giustappunto, mettendo colonne da quelle parti. E, per
di più, l'Oceano lì davanti...E se riaffiorasse ora? E d'improvviso.
Se, da mezzo al mare, riapparisse d'incanto un'isola? E se succedesse
proprio al di là delle Colonne di Eracle, quelle appena tornate
al Canale di Sicilia? E se fosse al centro di tutte le rotte più
antiche? E se quest'isola ci si ripresentasse ora, ma com'era 3200
anni fa? Viva, ricca, verde e strabiliante? Con 8000 gigantesche
torri? E con quelle altre che ora non ci sono più? Con le necropoli
"anatoliche" rosse e gialle del 3000 a.C.? E con quella
ziggurat strampalata messa lì, vicino a Sassari, da 4300 anni? E
con tutti i metalli del mondo? E con un clima che - si sa - è, quasi
sempre, primavera? Con le palme, i cervi, l'oricalco? E fiumi d'argento,
isole di piombo, e monti di ferro, e pietre di fuoco, e sorgenti
di acqua calda? E con i vecchi più vecchi del Mediterraneo? Se riapparisse
all'improvviso un'Isola, in mezzo al Mare d'Occidente? Già antica
anche per gli Antichi. Se riaffiorasse ora, la Sardegna?