Sasanidi

 

Questa dinastia si sviluppò nella provincia del Fars, posta nell’Iran sud-occidentale. Il fondatore della dinastia è Sasan, un preposto al tempio di Istahr. Suo figlio Papak, con un colpo di stato prende il potere nel 208 d.C.. Suo figlio Ardasir, ucciso il fratello Sapur, prende il potere e conquista quasi tutta la Persia.

Artabano V gli oppone un esercito, che presso Susa venne sconfitto (224). In tale circostanza il re dei parti perse la vita. Ardasir venne incoronato a Ctesifonte.

Dopo cinque secoli e mezzo la corona torna ai persiani. La dinastia Arsacide si coalizza con il re d’Armenia Cosroe I e con il re dei Kusana, che aveva chiamato in aiuto gli Sciti ed aveva ricevuto il sostegno dei romani. Ardasir sbaraglia la coalizione, male addestrata e coordinata. E’ padrone di un impero che va da Merv all’Eufrate, da Herat al Seistan (praticamente Iraq, Iran, Pakistan). Solo l’Armenia continua la lotta.

I Sasanidi formano un esercito regolare (sarà questa la loro forza) ed amministrativamente fondano il loro stato su un sistema feudale, secondo le precednti usanze partiche. Il regno sasanide è stretto in una morsa che vede ad oriente il regno dei Kusana, ad occidente i Romani ed al nord l’Armenia.

Sale al trono Sapur I che regola subito la questione orientale, invadendo il regno dei Kusana. Viene presa la capitale Peshawar, la Bactriana, Samarcanda ed il Taskent. La dinastia indiana fondata da Kaniska viene deposta ed al suo posto subentra un re di area sasanide che si pone a capo di un regno vassallo della Persia. Questa vittoria è celebrata nei bassorilievi del tempio di Naqs-i-Rustam.

Si occupa poi della questione occidentale, invadendo la Siria e prendendo Antiochia. La morte dell’imperatore Gordiano a Roma e l’ascesa al trono capitolino di Filippo l’Arabo portano alla pace il re sasanide che annette al suo regno la Mesopotamia e l’Armenia (244).

Nel 260 Sapur conquista numerose città siriane e presso Odessa sconfigge i romani, facendo prigioniero l’imperatore Valeriano e 70.000 legionari deportati in Iran, nel Khuzistan dove fonderanno diverse città, la cui pianta era basata sui castra romani. Questo successo è stato ricordato sulle pareti rocciose del Fars da sculture che rappresentano l’imperatore ai piedi del "Re dei Re". L’impero sasanide conosce un particolare splendore, la scienza, la filosofia e l’arte si diffondono nel regno. Sapur favorisce la diffusione della religione manichea, ispirata da Mani e legata al zoroastrismo, come religione universale allo scopo di isolare la potente casta sacerdotale mazdaica.

Alla morte del re (272), Mani viene giustiziato dal successore Bahram I, segno che il processo religioso introdotto da Sapur era fallito.

Dal 276 al 293 sale al trono Bahram II, che sigla un accordo con Roma che prevede la cessione della Mesopotamia settentrionale e dell’Armenia e si getta nella lotta ad oriente contro il fratello che aveva provocato una ribellione.

Sotto il regno di Narsete, succeduto a Bahram III che aveva regnato pochi mesi, i sasanidi conoscono nuove sconfitte ad opera dei romani: in un episodio la famiglia reale cade in mano ai legionari. Tuttavia non subisce sensibili perdite di territori. Ad oriente si unisce ai Kusana, combinando un matrimonio tra sua figlia ed il re locale.

Dopo un periodo di disordini sale al trono il giovanissimo Sapur II che regna dal 309 al 379. Sicuramente fu uno dei più importanti regnanti sasanidi. Annette il regno Kusana al proprio impero entra in contatto con la Cina ove diffonde la cultura iranica.

Riprende la lotta contro Roma ad occidente e solo dopo l’uccisione dell’imperatore Giuliano, riprende la Mesopotamia. Successivamente annette all’impero l’Armenia. Di nuovo ad oriente fronteggia un invasione dei Chioniti e degli Eftaliti, ridicendoli a confederazione indiana.

L’ascesa al trono romano di Costantino favorisce la diffusione del cristianesimo nell’impero romano. Questa religione viene praticata anche in Armenia ove Sapur II la perseguita. Dunque nuovamente l’Armenia è dilaniata da lotte interne delle due fazioni: romana e iranica.

Alla morte di Sapur II segue un secolo di crisi dove la monarchia perde potere e diventa ostaggio della classe nobile che gestisce un enorme potere.

Nel 389 Bahram IV si accorda con Roma per dividere l’Armenia: all’Iran spetteranno i 4/5 della provincia. Intanto continuano le persecuzioni cristiane che cesseranno sotto il regno di Yezdgerd I, sposato ad un’ebrea, che addirittura convoca un concilio a Seleucia. In questo periodo si assiste ad episodi di repressioni dei cristiani contro i seguaci di Zoroastro. Intanto nel regno dei Kusana, i Chioniti e gli Eftaliti riprendono il potere minacciando l’India.

Bahram V (421-438) riprende il potere aiutato da un principato estero arabo. E’ il primo caso di ingerenza esterna alle questioni iraniche. Questo sovrano passerà alla storia come amante dell’arte e del saper vivere. Sarà oggetto di leggende e di tradizioni popolari. A lui si dovrà la nascita della chiesa iranica che si sottrarrà dall’influenza di Bisanzio. Assieme ai romani costruirà delle fortificazioni nel Caucaso per fronteggiare le invasioni delle popolazioni nomadi, in particolare degli Unni, che nel 395 avevano invaso l’Armenia e la Siria.

Yezdgerd II (438-459) continua nella lotta contro gli Eftaliti e, fervente seguace di Zoroastro, perseguita e deporta cristiani ed ebrei. Le persecuzioni, specialmente contro gli ebrei, continuano con Peroz (459-484), che porterà il paese sull’orlo della crisi, dovendo fronteggiare le invasioni orientali e numerose carestie. In questo periodo i cristiani si dividono in nestoriani, che vedono in Cristo due nature (divina ed umana) e monofisti che vedono una natura. In questo periodo vi sono numerose prove che dimostrano come i Bizantini avessero pagato gli unni per indebolire il regno sasanide con continue invasioni. Peroz perderà la vita per mano degli Eftaliti che si inseriranno nella dinastia reale.

Dopo vari tentativi, nel 488 sale al trono sasanide Khavad (488-531), di ispirazione eftalita. Questi segue una politica popolare, ispirata alla filosofia mazdakista.

Secondo il filosofo iranico Mazdak, seguace di Mani, il popolo doveva evitare l’odio e la lotta. Ad esso spetta l’uguale distribuzione delle ricchezze. Questa sorta di comunismo iranico si oppone profondamente al sistema sociale sasanide, basato su classi chiuse, su una disomogeneità nella distribuzione delle ricchezze, su una forte presenza di schiavi. Khavad si fa portavoce di questa filosofia, ma subisce un complotto. Si rifugia presso gli Eftaliti e riprende il potere, con l’aiuto esterno. Una volta rinsediato sul trono, non segue più il mazdakismo: tutti i suoi seguaci vengono massacrati e tale filosofia troverà accoglienza presso gli Arabi.

Lotta con Bisanzio prima e con gli Unni poi, ottenendo alcuni successi. Intanto tra i cristiani si diffonde il nestorismo.

Cosroe I (531-579) riporta l’ordine nel proprio regno. Si attivano diverse riforme nell’amministrazione: nasce il catasto, nascono delle nuove imposte più eque basate sulla classe sociale, l’educazione giovanile ha un nuovo ordinamento, si ricostruiscono villaggi e si migliora il sistema dei canali e delle strade, si realizzano imponenti fortificazioni ai confini, l’esercito ha un nuovo ordinamento che vede 4 comandanti e la formazione di contadini-soldati che difendono più tenacemente il proprio territorio.

Nel 540 viene presa la Siria e ricostruita Antiochia, copiando Ctesifonte. Al sud viene annesso lo Yemen e, ad oriente, il regno degli Eftaliti è ridotto a stato vassallo. Inoltre la Mesopotamia e l’Armenia entrano a fare parte dell’impero sasanide. Questo regno vede la debolezza di Bisanzio ed è ricordato come il più florido e vasto per i Sasanidi.

Hormuzd IV (579-590) tenta di continuare l’opera del padre e promuove come sudditi anche i cristiani, suscitando il malcontento dei zoroastriani. Sotto il suo regno si assiste all’opera del valoroso condottiero Bahram Ciobin che riporta vittorie contro gli Unni ed i turchi, ma subisce sconfitte ad opera dei Bizantini. Il re cadrà vittima di una congiura.

Consroe II (590-628) vedrà una congiura dello stesso Bahram Ciobin. Per questo chiederà aiuto all’imperatore Maurizio, che in cambio prenderà l’Armenia e parte della Mesopotamia. Nel 610, alla morte dell’imperatore di Costantinopoli, il re sasanide si riprende i territori concessi ai bizantini, nonché il Bosforo, Cesarea, la Cappadocia, la Siria e Gerusalemme ove uccide 50.000 cristiani. Nel 616 prende l’Egitto e parte dell’Etiopia. L’impero sasanide raggiunge i confini che aveva avuto con gli achemenidi. Inoltre viene presa l’Asia Minore e si pone l’assedio a Costantinopoli.

L’imperatore romano Eraclio passa al contrattacco e si riprende l’Asia Minore, l’Armenia e, con l’aiuto dei Khazari, assedia Ctesifonte. Consroe II è ucciso e viene siglata la pace. Questo sovrano aveva sottoposto i sudditi a pesanti tributi ed aveva perseguitato i cristiani. Sotto il suo governo si assiste ad una crisi demografica del popolo iranico dovuta al fatto che tutti i maschi erano andati al fronte e la maggior parte vi aveva perso la vita.

Dopo 12 anni di lotte di potere sale al trono l’ultimo re della dinastia sasanide, Yezdgerd III. Ormai la forza dei sasanidi è cessata, la classe nobile è vittima di continue lotte intestine. Ne approfittano gli Arabi che nel 651, presso Merv, uccidono il re e dissolvono l’impero persiano durato oltre 30 secoli.

Nella vita economica ha più spazio l’agricoltura che il commercio, a causa del feudalesimo diffuso nell’impero. La moneta (dirhem) ha un vasto impiego. Comunque la posizione geografica del paese consente una ricchezza elevata soprattutto nelle mani dei signori locali.

L’arte sasanide conosce un periodo di splendore, soprattutto nel bassorilievo. Anche nell’urbanistica si assiste ad un certo sviluppo, in particolare nella tecnica dove venivano impiegate scaglie di pietra. Si pratica l’uso della volta a botte su vasta scala.

Affreschi si praticano presso tutti i palazzi nobili, specialmente a Ctesifonte. Le immagini riprendono una immobilità che fu degli achemenidi.

Si diffonde l’uso della ceramica.

 

Società, Amministrazione ed Attività

 

Le classi sociali sasanidi si articolano su gruppi ben distinti, separati tra loro e articolati su una struttura piramidale al cui vertice c’è il re.

Seguono i principi vassalli, minori di numero a quelli presenti in epoca partica. Quelli delle periferie gestivano anche meno potere. Tutti erano comunque obbligati a fornire un contingente militare.

Vi sono poi i sette capi delle grandi famiglie , il cui numero è stato fissato in epoca partica. Queste provvedevano alle necessità dei nobili ed in cambio gestivano un certo potere locale.

La classe dei nobili e dei grandi fungeva da interfaccia tra il popolo ed i nobili. Questa costituisce una nuova classe rispetto al periodo partico; è la nuova forza<del regno. Da essa si attinge per ministri, amministratori, generali.

La classe degli uomini liberi era rappresentata dai nobili terrieri e capi di villaggi. Essi rappresentano il collegamento con lo Stato.

Vi sono infine i contadini, veri servi della gleba, la cui vita aveva poca importanza e veniva venduta assieme alla terra.

Nell’amministrazione il posto più alto era occupato dal primo ministro, o gran visir , che svolgeva le mansioni dell’imperatore in sua assenza. Vi erano poi i ministri (diwan) e gli agenti ed i funzionari contabili addetti alla riscossione delle entrate. Inoltre vi erano i generali che gestivano un forte potere e rispondevano direttamente all’imperatore.

L’esercito era addestrato ed organizzato non più in base al paese di provenienza. Venivano impiegate la fanteria, la cavalleria ed i reparti corazzati, con l’uso degli elefanti. La sua potenza ed efficienza non erano inferiori a quelle dei Romani.