DA PORTO ALEGRE LE IDEE FORTI DEL MOVIMENTO

E' ormai naufragata la terza via della globalizzazione. Il neoliberismo non tenta più di governare attraverso il consenso. Il nuovo sentiero per costruire un nuovo mondo possibile parte da Porto Alegre per raggiungere la Palestina, l'Europa, i paesi dell'est...

VITTORIO AGNOLETTO

Porto Alegre rimarrà a lungo nella nostra memoria come l'espressione massima della capacità del movimento dei movimenti di esprimere un punto di vista autonomo e alternativo su tutte le principali questioni relative al futuro dell'umanità. Il massimo sforzo di elaborare e praticare la costruzione di un mondo diverso che ci sottragga al tragico destino che la globalizzazione neoliberista rischia di riservare per tutto il pianeta.

Qualcuno aveva pensato di trasformarlo impunemente in un logo buono per tutte le stagioni, come in una fotografia ricordo, uno scatto e poi tutti a casa contenti a mostrare ad amici e parenti il trofeo. Ma non è andata così.

Porto Alegre non era in vendita e ne hanno dovuto prendere atto anche i molti parlamentari italiani, che, dopo aver votato a favore della guerra in Italia, avevano attraversato l'oceano nella speranza di rifarsi l'immagine.

Coloro che, firmando la mozione conclusiva del forum dei parlamentari (che si esprime in modo esplicito contro la guerra), hanno contraddetto il proprio comportamento esercitato nel Parlamento italiano, ora dovranno dimostrare se di reale ravvedimento si tratta o di una semplice e infelice furbizia tattica: purtroppo c'è da temere che anche per loro la prova del nove giungerà molto presto. L'ultima conferenza stampa tenuta da Bush in Florida, a cavallo di un'enorme bomba, lascia prevedere un allargamento del conflitto e fin da ora è necessario chiedere che sulla partecipazione italiana non vi sia nessun automatismo: torni a pronunciarsi il Parlamento ed ognuno si assuma la propria responsabilità. Senza dimenticare che molto ancora c'è da fare per fermare questa guerra e le numerose violazioni quotidiane dei diritti umani e della convenzioni internazionali, non ultima quella sui prigionieri di guerra.

Il popolo brasiliano tra qualche mese sarà chiamato a scegliere il proprio destino in una difficilissima campagna elettorale ove Lula dovrà confrontarsi con l'immenso sostegno che l'amministrazione Usa fornirà al candidato della destra. Una delle accuse principali che viene rivolta alla sinistra brasiliana è che in caso di vittoria il Brasile sarà isolato nel contesto internazionale: da qui il tentativo delle istituzioni brasiliane governate dalla sinistra di mostrare l'inconsistenza di tale accusa, accogliendo a Porto Alegre numerosi rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali europee. Ma anche in questo caso senza nessuno sconto, il convegno degli Enti Locali si è concluso in modo molto preciso, ora ci aspettiamo, dai tanti sindaci e assessori italiani che vi hanno partecipato, un percorso preciso verso forme di bilancio partecipativo e di partecipazione popolare nella costruzione di settori importanti dei bilanci delle nostre amministrazioni. Certamente non si tratta di copiare pedissequamente il modello brasiliano, ma non sono ammesse nemmeno furbizie dell'ultima ora, quali ad es. pensare di risolvere tutto con il decentramento a qualche circoscrizione di pezzi di sovranità amministrativa.

La dialettica tra democrazia delegata e democrazia diretta, l'intreccio tra l'eser-

 

cizio del voto, periodicamente ogni 4-5 anni, e il diretto coinvolgimento della popolazione sulle principali scelte strategiche che riguardano le nostre città rappresentano una delle più interessanti frontiere del futuro prossimo. Nell'era della globalizzazione, ove tutto sembra sovradeterminato da istituzioni economiche prive di legittimità e sconosciute al grande pubblico, ripartire dalla dimensione locale è fondamentale per la stessa possibilità di costruire campagne globali. Spetterà al movimento dei movimenti non solo verificare le proposte dei propri amministratori copiosamente trasmigrati a Porto Alegre, ma essere essi stessi capaci di fornire stimoli e proposte per individuare forme di partecipazione popolare consapevole.

A differenza di quanto avevano predetto ed auspicato i maggiori commentatori politici anche di casa nostra, dopo l'11 settembre e dopo l'inizio della guerra, il movimento non solo non è arretrato, ma anzi funziona da polo attrattivo per un numero sempre maggiore di forze sociali e culturali. E' invece scomparsa nei fatti qualunque velleità di una gestione soft della globalizzazione neoliberista. La terza via, che aveva Blair come principale alfiere e in Italia D'Alema come l'interprete più autorevole, è naufragata sotto i colpi della guerra, della recessione e del dramma argentino; Blair oggi è il sergente di campo, sul territorio afgano, del comandante supremo, il presidente Bush. D'altra parte è evidente a tutti che un forum Sociale organizzato dall'Internazionale Socialista non avrebbe certo ottenuto alcun risalto; e non è questione di logo, bensì di assenza di proposte, avendo da tempo sposato le compatibilità di questa globalizzazione. Da questo punto di vista la presenza a Porto Alegre di rappresentanti di governi di paesi europei, nonostante la strumentalità di tali comparse, mostra in modo chiaro e simbolico che oggi le alternative sono solo due, o si sta con le istituzioni economiche neoliberiste o si sta con i popoli di Porto Alegre, non vi è una terza possibilità. Nessuna capacità di interlocuzione, né di risposta è venuta dal Forum Economico trasmigrato a New York; gli unici messaggi pubblici sono rappresentati dalla minaccia dell'uso della forza e dalla ragione del più forte. Appare sempre più evidente come dalle giornate genovesi in poi il neoliberismo non riesca più a governare attraverso il consenso, come era invece riuscito nell'ultimo decennio nell'emisfero nord occidentale del pianeta; la repressione e la guerra costituiranno sempre più il linguaggio con il quale si esprimerà questa globalizzazione.

Se Seattle era stata l'occasione della precipitazione politica-mediatica della protesta, se Porto Alegre I aveva rappresentato la capacità di proposta del movimento e se a Genova si erano incontrate la proposta e la protesta, Porto Alegre II rappresenta un ulteriore salto: l'esistenza di un movimento diffuso in tutti i continenti ed ormai in grado di intervenire con le proprie proposte nelle aree "calde"del pianeta; non è infatti un caso che entro l'anno in corso sarà organizzata una sessione straordinaria del Forum Sociale Mondiale in Palestina e che già è stato lanciato l'appuntamento dell'aprile 2003 a Buenos Aires in occasione della discussione del piano Alca (l'accordo di libero commercio tra i continenti americani). La decisione di organizzare Forum continentali va esattamente in questa direzione, non si tratta solo di ampliare la partecipazione democratica, ma anche di riversare la forza e la competenza del movimento a livello regionale; ed infatti il Forum Sociale Europeo guarderà oltre i confini già angusti dell'Unione Europea, verso est, verso i Balcani e verso le tante sponde del Mediterraneo

Il documento conclusivo dei movimenti sociali approvato nella capitale del Rio Grande del Sul non disegna l'architettura di un mondo progettato a priori ideologicamente, ma contiene invece precisi riferimenti ideali, etici e programmatici. L'intreccio tra agire collettivo e riflessione etica rappresenta uno dei punti di forza di questo movimento plurale che, a Porto Alegre, è stato mirabilmente capace di costruire un'alleanza tra ampi settori culturali e scientifici e i movimenti sociali con tutta la propria radicalità.

I riferimenti programmatici costituiscono l'orizzonte delle azioni del prossimo anno: dalla battaglia per l'accesso all'acqua potabile e ai farmaci, alla contestazione delle strategie della Fao nella lotta alla fame nel mondo; dalla richiesta dell'adesione al protocollo di Kyoto all'impegno contro il commercio degli armamenti e per la riconversione delle fabbriche d'armi; dal rifiuto della brevettabilità di parti di esseri viventi alla difesa dei beni essenziali e naturali contro il tentativo di brevettare piante e semi; dall'opposizione alla revisione degli accordi Gats (gli accordi sul commercio dei servizi) contro l'inserimento della scuola e della sanità quali beni disponibili sul mercato a disposizione delle multinazionali, alla campagna contro la finanziarizzazione dell'economia, a favore della Tobin Tax e all'impegno contro i paradisi fiscali e il riciclaggio del denaro sporco; dalla proposizione di nuovi indicatori di misura della qualità di vita, alla consapevolezza dell'assoluta inaffidabilità del Pil utile solo per misurare la ricchezza acquisita dalle classi dirigenti locali; dalla campagna per la cancellazione del debito all'insediamento di un tribunale internazionale, che avrà il compito di indagare la correttezze e la legittimità dei percorsi storici che stanno alla base della formazione del debito stesso .....

La lista degli obiettivi, ossia delle caratteristiche del mondo che vogliamo, potrebbe continuare a lungo, non sono semplici enunciazioni ma programmi concreti che ci permettono di affermare, con cauto ottimismo che non solo un altro mondo è possibile, ma che è già in costruzione e che è l'unico mondo possibile.

 

Fonte: Manifesto 13/02/2002