I COLORI DI MARTA (by Driver)

"Il vero amore non ha mai conosciuto misura." (Properzio)


IN MEMORIA DI MARTA. CHE È ORA IL MIO ANGELO CUSTODE.

Stanco, sciancato, con la bava alla bocca e il ricordo ancora fresco della pedata appena ricevuta, si diresse lentamente e faticosamente verso un prato erboso, in una zona ventosa, in un posto che conosceva solo lui. Da lì, lo sapeva bene, avrebbe potuto osservare la luna piena, grande come non mai. Era un buon posto per morire.
"Dio mio, tu solo sai quanto ho amato", ebbe la forza di dire non appena ebbe trovato un posto adatto per stendersi.
"Non sono avanti con gli anni, eppure sento che la mia ora sta giungendo. Non sono solo le mie stanche membra a dirlo, non è solo il mio pelo impiastrato, non sono le costole rotte, le zampe ferite... è il mio cuore che lo dice, e tu sai che non sbaglia mai.
Io il mio cuore l'ho sempre seguito. Sono solo un cane randagio, è vero, ma ho sempre saputo che la sola cosa che mi avrebbe reso vivo sarebbe stato seguire il mio cuore. Non ho ricevuto nulla in cambio. Qualche volta una scodella di cibo, spesso, troppo spesso, pedate, scopate, urla, promesse non mantenute.
Ma non ho mai desistito. Mettevo sempre avanti il mio cuore, il mio amore, incondizionato. Non chiedevo nulla, se non di non essere scacciato, se non una scodella di cibo e la possibilità di dare tanta felicità e amore al mio padrone. Ma spesso le cose che mancano sono quelle più naturali, quelle che nessuno potrà mai comprare.
Perché sia capitato a me questo triste destino, sai che non me lo sono mai chiesto. Sono un cane. So quello che sono, so cosa voglio. Non so perché non lo ottengo.
E tu sai che non ho mai ricambiato amore con odio, che non ho mai lottato se non per sopravvivenza, che nei miei occhi qualsiasi persona avrebbe potuto leggere solo amore.
E ora che sto per morire, sento solo una grande pace. La pace del guerriero, la pace di chi ha combattuto per una giusta causa. E poco importa se non ho raggiunto il mio obiettivo, e ancora meno se quell'obiettivo era poca cosa. Sono stato vivo, sono stato io, e non so chi possa dire sempre la stessa cosa.
Ma se posso esprimere un desiderio, Dio mio, fa' che il mio cuore, ancora così vivo e pieno d'amore, non muoia con me.
"
E poi chiuse gli occhi, esausto. Il vento gli scosse un po' il pelo, ma non poteva avvertire più nulla.
Nello stesso momento, un ragazzo contemplava il mare. Seduto su una panchina del porto, restava fermo, come un sasso, insensibile al vento che soffiava. Gli piaceva stare da solo al porto, alla sera, quando non c'era nessuno. Gli piaceva vedere la banchina deserta e immaginarla piena di gente vociante fino a poche ore prima. Avvertiva l'anima delle cose in quei momenti. Perché le cose hanno una loro anima, e lui lo sapeva. La assorbono da noi, poco alla volta. Ed ecco allora che una panchina non è mai uguale ad un'altra. E quella non lo era veramente. Qualche anno prima, quanti non se lo ricordava nemmeno lui, su quella panchina un ragazzo e una ragazza si erano giurati amore eterno. Non a parole, perché le parole avrebbero mentito. Ma con il cuore, con quel linguaggio silenzioso che tutti capiamo.
Ma nel suo cuore non c'era gioia. Avrebbe potuto esserci un mare di dolore, scuro, freddo, profondo. E c'era anche uno strano desiderio di confondersi con quel mare vero che aveva davanti.
Le delusioni, la cattiveria avevano con gli anni eroso quel poco di vita che si sentiva.
Con lo sguardo fisso nel vuoto, gli occhi sbarrati, si sentì incapace di piangere. Si sentì arido, prostrato, distrutto. Morto dentro. E cominciò a uscirgli dalla bocca un filo di voce che lentamente si articolò in una specie di confessione al vento...
"Di Marta mi colpì subito il sorriso. Immenso, radioso, luminoso, bianco in mezzo al rosso... rosso di capelli, rosso di viso, verde degli occhi... e poi certo la gioia, quella era veramente contagiosa, non pareva proprio si potesse essere tristi o indifferenti quando c'era lei. E tuttavia a vederla così, di tutti e di nessuno, un po' ci soffrivo. E mi ripetevo spesso che il cielo è di tutti, che non si può ingabbiarlo, possederlo, che si può solo ammirarlo... ma poi ci stavo male lo stesso, per me la gioia stava nel tentativo di possedere una persona, nemmeno forse nel possesso in sé.
E Marta non era di nessuno. Era libera. E anche Michele sembrava averlo capito. Anzi, lui non ci aveva mai tenuto a possedere niente. Lui si preoccupava solo del presente, non aveva interesse ad avere legami, forse per questo piaceva tanto alle donne. Con lui non esistevano coinvolgimenti sentimentali, solo divertimento, spensieratezza, gioia, distrazione.
Forse per questo, mi dicevo, Marta e Michele sembravano stare tanto bene insieme.
"
Ma Marta non trovò l'amore vero se non un giorno parlando con un ragazzo che ora non trova più un solo motivo per vivere. E quel ragazzo non fu Michele.
E il vento sembrò diventare più dolce, e come in un sussurro a fior di labbra, gli arrivò la voce dolce e armoniosa di una ragazza. Stentò a crederci, lì per lì. Ma era troppo sensibile per ingannarsi.
"Marta!" Era come se avvertissi la tua presenza...
"Federico, era da anni che desideravo parlarti."
"Perché mi hai lasciato solo? Perché sei morta?"
"Federico, sai che la vita accade, senza un motivo. Tu vivi nel presente, il futuro non è nelle tue mani."
"E perché ora sei qui?"
"Quella sera... beh, poco prima di spirare, sai, ti rivedi davanti tutta la tua vita... rivedi le gioie più grandi, e le rivedi come il tuo cuore te le mostra... e l'ultimo viso che vidi fu il tuo, e capì allora che eri tu l'uomo della mia vita. E quando mi ritrovai al cospetto della Luce, chiesi solo una cosa... che mi fosse concesso di poterti parlare solo una volta, al momento opportuno."
"E cosa vuoi dire a questo uomo che non sente più di esserlo?"
"Che deve continuare a combattere, a sperare che i sogni si avverino, perché c'è sempre una seconda possibilità per chi lo desidera."
"E cosa ne sai tu di un cuore rotto, che non può più amare, che non vuole più farlo, che è stato portato via pezzetto dopo pezzetto da persone perfide e false che non meritavano nemmeno la mia attenzione?"
"Federico, nessuno accende una lucerna e la mette in luogo nascosto o sotto il moggio, ma sopra il lucerniere, perché quanti entrano vedano la luce. Chiama le cose con il loro nome. Un cuore non serve a niente se non ama, la vita non è vita se non hai un cuore, e l'amore è l'unica cosa che Gesù Cristo ascriverà a tuo merito quando ti giudicherà. Ricorda: a chi ha molto amato, molto verrà perdonato."
"La morte ora alberga nel mio cuore. La speranza, e ce n'era tanta, è stata rapita."
"Federico, vedi, tu sapevi che in qualche parte del mondo si nascondeva una perla. La più preziosa del mondo. E ti sei messo in cerca di quella perla. Per lei, hai venduto tutto. E hai cominciato a chiedere, in ogni parte, in ogni modo. Sapevi che per averla, avresti dovuto dare tutto quello che avevi. Ed era molto prezioso quello che avevi. E per questo molti hanno cercato di rubarti quanto avevi, senza darti niente in cambio. Ma tu lo hai capito, e hai reagito. Ora non sei lontano da quella perla, solo che le prove e le delusioni che hai dovuto subire ti offuscano la mente. Lascia che sia sempre il tuo cuore a parlare. Non è morto, è vivo."
"No, il mio cuore non batte più. Non saranno le tue parole a darmi la forza. Non sarà più niente a darmi la forza."
"Federico, pregherò per te, perché la Luce ti conceda una seconda possibilità, nonostante quello che dici. Sai già che nel mondo esistono bianco, nero e sfumature di grigio. Ma imparerai che esistono tutti i colori dell'arcobaleno e tutte le loro combinazioni. Dovrai solo imparare a vederle. Ma che in mezzo a questa miriade di colori esiste una sola certezza, ed è quello che desideri. E che non scenderai mai a compromessi su quello che desideri, perché il cuore forse smetterebbe di battere e la vita non te lo perdonerebbe mai. Il tempo a mia disposizione è scaduto."
"Marta, non andare, ti prego!"
"Federico, la Luce mi ha concesso solo questo. Ma il mio ricordo dentro di te è vivo, e ti aiuterà sempre. Addio."
Pianse. Prima sommessamente, poi disperatamente. E quindi si alzò, e si diresse verso il mare. Fissò un poco l'acqua scura e fredda dall'orlo della banchina, e quindi si sporse e si lasciò cadere. Ma non toccò l'acqua, fu come svegliarsi da un sogno. E si ritrovò a letto, sudato. E con dentro una forza nuova. Era come se il suo cuore avesse una nuova vitalità, come se si fosse fuso con un altro cuore... magari con quello di un cane morto qualche ora prima. E sentì Marta sorridere felice.


Driver (Simone Viganò)