Alba - 22 marzo 2005

La primavera è arrivata repentinamente con un rialzo notevole della temperatura. Non si riesce a girare pagina così in fretta e allora rimane la voglia di fare ancora qualcosa con gli sci prima di archiviarli definitivamente per passare agli scarponi.
Mi viene un’idea. Fare una notturna, su un percorso noto e sicuro, aspettare l’alba in qualche casera accogliente e rientrare prima che la neve sia del tutto squagliata dal sole.
La notte è ideale: luna piena e serena. Detto fatto: alle 3 parto.
Purtroppo la temperatura non scende sotto lo zero neppure a quest’ora e la neve è pesante. Alterno tratti con gli sci ai piedi e tratti di bosco, dove la neve è già sparita, con gli sci sulle spalle ed in entrambi i casi è faticoso ma lo sforzo (compreso quello di non aver dormito) è ampiamente ripagato: la luna piena, sebbene sia già bassa, permette una stellata meravigliosa, una stella cadente attraversa la volta blu scuro che mi sovrasta. Il bosco è avvolto nel silenzio della notte ma non ha nulla di cupo o spaventoso, anzi. Mi muovo con silenzioso rispetto degli animali che sicuramente spiano il mio passaggio. Nelle soste per riprendere fiato è bello spegnere la lampada frontale per rimanere immersa nel chiarore notturno.
Ci impiego, come sempre, un po’ più di quanto preventivato “a tavolino” e per i 700 metri di dislivello necessari per arrivare alla meta ci vogliono circa due ore e mezza. L’ultimo tratto è fatto guardando il cielo: le stelle si spengono lentamente, compaiono i profili dei monti che mi circondano, illuminati dalla luce dell’alba.

É stupendo.

La meta è raggiunta, un pezzo di cioccolato e un cappuccino caldo, sulla panchina davanti alla casera, “inspirando” l’alba e quando finalmente le Cime d’Auta, la Civetta, la Moiazza, le Cime Sanson, l’Agner e le Pale di San Martino si sono svegliate e si stiracchiano io mi caccio nel sacco a pelo per riposare un po’ prima di scendere. La legna scoppietta nella stufa.
Quanto è passato? Un paio d’ore e il sole sorge, entra dalla finestra della casera e si infila nel sacco a pelo, è un raggio caldissimo, scotta sulla pelle. Il cielo ora è di un azzurro intenso, c’è un coro di uccelli, la neve che ancora copre i prati che circondano la casera rende il tutto anche più bello. Rifaccio lo zaino, ripongo le pelli pensando che almeno la stagione si è chiusa, anche se con neve pesante e scarsa, nel migliore dei modi.
Il secondo cappuccino sulla panchina lo sorseggio con il sole che mi brucia il viso. Lo sguardo ripercorre i profili che avevo ammirato ancora avvolti nella luce dell’alba, ugualmente imponenti, affascinanti, misteriosi ................. invitanti.
Scendo facendo mille progetti per la stagione che sta iniziando, devo portare quasi sempre gli sci sulle spalle ma non importa, è stato una grande gita, di quelle che non si possono più dimenticare.


Maria Cristina.

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