Malgonera - Cima Pape - 19/20 ottobre 2002

“Mi pare che siamo partiti dal Col di Pra...” quando le chiesi di darmi uno spunto per ricostruire questa storia, Maria Cristina iniziò a parlarne così. Iniziava in questo modo il racconto della prima escursione del gruppo Casere e Bivacchi (gli Amici degli Amici della Montagna, se si preferisce), che ancora non si chiamava così e non sospettava, ad esempio, di coltivare al suo interno un presidente come Andrea. “Mi pare che siamo partiti dal Col di Pra...” : a distanza di sei mesi è già narrazione, leggenda: i dettagli diventano più vaghi; i singoli episodi si colorano di eroismo ed anche la molletta di Antonia dalle bionde chiome merita la leggenda.

Col di Pra è il punto di partenza di questo bellissimo e faticoso trekking. E’ un paesino al termine della valle di San Lucano, una valle stretta e lunga, chiusa tra le pale di San Lucano e la grandiosa parte nord del Monte Agner, il matitone. E’ una valle che suggerisce freddo, un fiordo norvegese senza il mare, una valle nordica che si contrappone all’assolata conca di Agordo, due chilometri più a sud. Dal paese (quota 843) sale una strada comoda che lentamente arriva alla cascata dell’Inferno e poi continua a salire, calma come una mandria di vacche, alla forcella Cesurette o Campigat (1790 metri), quasi mille metri più in alto. Detta così pare facile: tenente conto che Antonia in quella salita si era pure mangiata uno yogurt: col cucchiaino il tovagliolo e la compostezza di una nobil donna piombata in un’avventura che non le apparteneva. Alla forcella c’è la casera Campigat e la montagna si apre verso l’altipiano e le Pale di San Martino. La valle di San Lucano dà il cambio alla valle di Gares. La roulotte di Maria Cristina scintilla ai nostri piedi in fondo alla valle. Vediamo i sentieri di Penelope. Ci emozioniamo. La casera Campigat merita tre stelle per la posizione e per come è organizzata; è sobria ma accogliente. Pausa: negli zaini il peso dello stretto indispensabile si fa sentire. C’è il capocollo con l n’duja sulle spalle di Orazio; Maurizio con le crostate, la falciatrice, i cerotti, l’apparecchio per i raggi X. Dalla forcella il sentiero segue la cresta che separa le due valli. Restando in quota si superano le cime del monte Palada fino ad arrivare ai piedi del Caoz, sotto il quale sta la casera ai Doff, su un prato verde. Bella ma inospitale: qua non ci si può fermare a dormire, dice un cartello. Dai Doff alla baita Malgonera c’è ancora mezz’ora scarsa di discesa.

Malgonera: il lusso fatto baita. Sono le 16.00 ed eravamo partiti alle 10.00: sei ore compresa un’ora abbondante per pranzare alla casera Campigat. Comincia la seconda parte della giornata. Alla Malgonera non manca niente: accediamo la stufa per preparare qualcosa da mangiare: pastasciutta, polenta e formaggio cotto, capicollo, crostata di Maurizio. Antonia vorrebbe accendere lo scaldabagno ma viene convinta che non può essere l’unica profumata del gruppo. Cala la luce e dalla finestrella della malga appaiono i baffoni biondi di Carlo: sono arrivate gli strudel e la droga. La cena termina con le grappe. Si dorme in sacco a pelo dopo aver contato le stelle che il matitone ci indica.Alba alla Malga Malgonera E’ domenica. Alle 6 Andrea ha già accompagnato le bambine a scuola, nutrito il coniglio, pulito la casa e fatto la spesa. Insomma è un po’ nervoso perchè a quell’ora di domenica stiamo ancora dormendo. Ci voltiamo dall’altra parte e solo verso le 8 ripartiamo verso la casera ai Doff. Comincia una lunga traversata che lungo il sentiero 759 porta alla forcella Pape (2305 m.). In due ore e quindici minuti facciamo oltre 500 metri di dislivello; la carnitina scivola nel sangue di Antonia, mentre Carlo illustra i benefici di una dieta equilibrata: colazione con uova crude sbattute prosciutto merluzzo capperi miele carta vetrata e poi 500 flessioni.

Alla forcella Pape il gruppo decide di dividersi: Andrea, Ettore, Carlo, Maurizio e Maria Cristina puntano alla cima Pape: Panorana da Cima Pape (2505 m.)una pala erbosa alta trecento metri affacciata sul mondo intero (2505 metri). Contrastati dal vento gelido i cinque bivacchisti piantano la bandiera sulla cima alle 12 in punto. Ai piedi del monte Paola, Orazio e Antonia aspettano tra i ruderi di una vecchia casera. E non è finita. Altre due ore separano il gruppo, una volta riunitosi, dalla forcella Gardes (2010 metri) che finalmente li riporterà verso la valle di San Lucano. Dalla forcella una ripida discesa di un migliaio di metri termina alla macchina, dove ci aspetta una crostata di mirtilli. Raccolti dalle sante mani di Maurizio.


Ettore

Guarda il grafico. Altre foto: Casera ai Doff, Panorama dalla Malgonera, Civetta e Moiazza da Cima Pape

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