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Gli Editori seri esistono
Terzo Millennio di Caltanissetta, una piccola ma onesta casa editrice...
  di Roberto MISTRETTA - Scrittore e Direttore di Collana Editoriale
 

Il mio primo romanzo, dal titolo "Un anno da dimenticare", lo scrissi nel lontano 1989 e raccontava la storia di un gruppo di giovani chiamato a prestare il servizio di leva, con tutto quel che ne consegue. Si trattava dell'opera prima di un inesperto autore, infarcita di luoghi comuni e di errori grossolani. In quegli anni c'era stato il boom di "Volevo i pantaloni" della giovanissima Lara Cardella di Licata, ed io ero convinto che, dopo di lei, sarei stato io il prossimo sicilano ad essere abbracciato dalla fama letteraria.
Delusioni, come al solito.
Le grandi casi editrici non rispondevano o mi iquidavano con la solita lettera e se insistevo spendevo soltanto dei soldi nelle lunghe attese al telefono.
Le edizioni Tracce di Pescara invece risposero solleciti, facendomi sperticati complimenti e alla fine mi chiesero qualcosa come 7 milioni di vecchie lire (di allora!) quale contributo all'acquisto di 300 copie.
Non risposi neppure.
L'unica persona seria che trovai in cotanto squallore l'editore Franco Tralli, che allora dirigeva la Seledizioni di Bologna. Mi diede validissimi consigli, mi suggerì tagli e una rilettura del testo. Peccato che stesse smettendo la sua attività editoriale per dedicarsi a sua volta alla scrittura.
Mi inviò, a titoto beneaugurale per me e per lui, la prima pagina del suo romanzo: "Biografia di un replicante".
Fu solo nel 1997 che la casa editrice Pequod di Ancona si disse interessata ad un mio testo. Ero al settimo cielo. Sebbene avessi in parte abbandonato la scrittura, ripresi a pieno ritmo a buttare giù racconti e romanzi. Mandavo tutto alla Pequod, il mio contatto era Marco Monina ma per un motivo o per un altro non veniva pubblicato mai nulla. Lo stesso Monina mi invitò infine a fare girare i miei testi presso altre case editrici.
E così feci.
Si fece viva soltanto la casa editrice Monduzzi Editore che chiedeva il solito contributo per pubblicare le mie opere.
Il tempo passava e nulla cambiava. Nel frattempo pubbicai a mie spese un libro di fiabe vendendo tutte le 1.500 copie stampate da una tipografia locale.
Mi ero alla fine del tutto scoraggiato quando nel gennaio 2001 la dottoressa Claudia Coccia della casa editrice Piemme, con la quale avevo avviato dei contatti telefonici, si complimentò con me: ero uno dei finalisti al celebre Premio Alberto Tedeschi Giallo inedito Mondadori.
Pensavo ad una omonomia non avendo partecipato a quel concorso, ma la dottoressa insiste, mi indica perfino il titolo del mio romanzo finalista: "Cronache di provincia".
A quel punto telefono in Mondadori e mi dicono che i testi più meritevoli tra quelli inviati in lettura alla casa editrice partecipano d'ufficio al concorso. Mi sento rinascere. Trovo a prezzo triplicato il Giallo Mondandori che pubblica l'elenco dei finalsti e leggo davvero il mio nome: E' vero ci sono anch'io tra i pochi finalisti! E in giuria ci sono anche Nicolo Ammaniti e Pinketts, Simona Vinci e Vincino, allora non sono proprio da buttare via mi dico...
La Mondadori mi inviata a partecipare a Gialloestate a Roma e mi piazzo secondo col racconto lungo "La spirale di Archimede".
Conosco Sandrone Dazieri consulente giallo Mondadori e altri scrittori.
Riavvio i contatti con le case editrici animato da nuovo spirito e da tante belle parole (tra queste l'apprezzamento della dottoressa Padulo lettrice per le Einaudi e della dottoressa Provenzano lettrice per Fazi).
Complimenti a iosa, dunque, ma di pubblicazioni nisba, non se ne parla nemmeno...
"Che diamine bisogna inventarsi per farsi pubblicare?" mi domando sempre più nevroticamente...
Intanto per il mio ultimo romanzo "Il diadema di pietra", mi rispondono Bastogi e Firenze Libri, entrambi sono disposti a pubblicarlo, ma solo se pago, ovvero se acquisto o faccio acquistare in anticipo qualche centinaio di copie del mio libro.
Non un cane, dunque, che sia disposto ad investire una sola lira su di me...
Nel luglio 2001 scrivo una e-mail alla casa editrice Terzo Millennio di Caltanissetta che conosco per la pubblicità sui giornali, in particolare su "Stilos". Ricevo risposta dopo un mese. Mi invitano ad andarli a trovare. Ci vado poco convinto, mi aspetto la solita richiesta di contributi. Metto le mani avanti. L'editore non fa una piega e prende in consegna il mio malloppo. Mi richiama dopo pochi giorni. Ha letto un paio di cose e gli sono piaciute. Molto.
Stavolta si pubbica senza pagare una lira. Si pubblica sul serio.
Ad ottobre del 2001 esce il giallo "Non crescere troppo", l'editore realizza splendide locandine, acquista pubblicità sui giornali e in tivù regionali.
A chi lo legge il libro piace e parecchio. Arrivano i primi complimenti.
A novembre altra bella notizia, il mio "Il canto dell'Upupa" ha ottenuto la segnalazione di merito al Tedeschi 2001.
Nel 2002 escono, sempre con Terzo Millennio, il romanzo per ragazzi "Il mistero delle ombre rubate" e i racconti "Lilli il lenzuolino volante" e "Ladro funesto". I miei rapporti con l'editore diventano così buoni, che mi viene proposto di dirigere la collana gialli e noir di Terzo Millennio, proposta che accetto con vero piacere. Nei prossimi mesi pubblicheremo l'antologia "Brividi neri" che raccoglie i racconti di 21 autori residenti in varie parti di Italia.
Il sogno continua e spero possa continuare ancora anche per altri esordienti, anche grazie al Rifugio.


Gli autori dei racconti della sezione "Esperienze" del Rifugio si assumono tutte le responsabilità per i contenuti delle loro storie. Il Rifugio, comunque, non avendo alcun motivo per dubitare della veridicità di queste vicende, offre tutta la sua solidarietà alle vittime di queste avventure, ed è orgoglioso di poter pubblicare sulle proprie pagine queste preziose testimonianze.

 



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