TRACY CHAPMAN - TRACY CHAPMAN

 

ANNO : 1988

DURATA:36m06s

VOTO: • • • • 
Uno dei più fortunati album di debutto di sempre;raccolta di canzoni scritte negli anni precedenti, in cui Tracy Chapman era rimasta nell'anonimato, e che la ha lanciata nel mondo della musica.

 

 

Un lavoro che va ben oltre la descrizione di emozioni tramite parole e musiche , un album che serve a formare un pensiero e a diffondere ideali. Se a queste premesse aggiungiamo delle melodie apprezzabili e la voce di Tracy Chapman , il mix è perfetto e nessuno può stranizzarsi del successo di questo album di debutto.

La vita ,quella di tutti i giorni , quella della gente comune , nel suo insieme , nella sua complessità è narrata da Tracy Chapman. La vita come difficoltà pratiche e come tormenti esistenziali;colti questi due argomenti fondamentali per ognuno di noi , l'album va dritto al cuore degli ascoltatori. 
La base musicale è folk con qualche tendenza all'etnica ,grazie anche all'apporto  di percussioni.
Gli arrangiamenti sono scarni ed essenziali, e riescono così a mettere meglio in evidenza la bravura di Tracy Chapman come interprete emotiva ed immedesimata.

L'impegno sociale è totale nelle prime tre canzoni; Talkin' bout a revolution ha come protagonista la gente oppressa e soppressa dalla società;il ritmo incalzante la ha resa un singolo di grande successo , fino a diventare un manifesto per la generazione giovanile. La rivoluzione è la sopravvivenza quotidiana ; i contenuti di speranza sono quasi "cristiani" con i poveri che avranno infine la loro parte.
L'arrangiamento semplice con il ritmo lento, di tutta la canzone ritornello escluso, di Fast car,la rendono più riflessiva e triste; è la storia di due persone delle quali viene ripercorsa la vita , con le sue difficoltà e i suoi desideri e delusioni .
Behind the wall ha la particolarità (non certo facile da trovare) di essere solo cantata , senza alcuno strumento di supporto alla voce di Tracy Chapman. Una prova difficilissima per un cantante e Tracy la supera abbastanza bene.
L'apice dell'impegno sociale si ha in Across the lines ,con in primo piano i problemi del razzismo e della divisione ancora esistente tra bianchi e neri. Oltre ad uno sfondo ideologico comune, in queste prime canzoni anche la base musicale è abbastanza simile.
Qualche variante, come già accennato , c'è , e la più evidente è il reggae di She's got her ticket. Stranizza un po' la sua presenza in questo contesto , ma risulta davvero appropriata visto anche il messaggio che porta.
Anche Mountains o' things serve a  spezzare il ritmo con le percussioni che caratterizzano la ritmica della canzone.

Il resto è fondamentalmente una ripresa delle linee iniziali con una preponderanza dell'interiorità.
L'amore e le relazioni prendono pian piano il sopravvento;ma è un amore sofferto, spesso in condizioni difficili. Il ritmo è pacato con improvvise accelerazioni nei ritornelli,con un tono dimesso e sincero.
Tra tutte spicca Baby can I hold you , una ballata ormai classica che ha emozionato una miriade di ragazzi (e non solo);una vera e propria dichiarazione è For my lover che fa capire come l'amore sia soggettivo e vada oltre ogni ostacolo .Le restanti If not noww... e For you sono una degna conclusione dell'album .

E così il disco finisce , dopo poco più di mezzora, ma ha saputo emozionarci e, tutto sommato , va bene così visto che prolungandosi rischiava magari di ripetersi troppo.
Peccato che la magia di queste canzoni non sia stata più ritrovata dalla brava cantante di Cleveland...

MirAn

 

 

1) Talkin' bout a revolution
2) Fast car
3) Across the lines
4) Behind the wall
5) Baby can I hold you
6) Mountains o' things
7) She's got her ticket
8) Why?
9) For my lover
10)If not now...
11)For you 
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