AVERSA

     

Ipotesi dell’origine etrusca

 

Secondo R. A. Staccioli, le prime otto città dei dodici popoli etruschi in Campania sarebbero da identificarsi con Capua - odierna Santa Maria Capua Vetere, in etrusco latinizzato Volturnum -, Nola, Acerra, Nocera, Pompei - forse anche Suessola -, Ercolano, Sorrento e l'anonimo ma più importante centro di Pontecagnano, forse Markina; tra le altre quattro, Velca, Velsu, Irnqi, Uri(na), non ancora individuate, compare il nome Velsu. Poiché, come si verificò nella bassa Toscana, le città etrusche seguivano un dispositivo difensivo a schiera e ad andamento concavo, e la collocazione non lontana dal mare, possiamo supporre che tra le città individuate campane della dodecapoli, seguenti un tracciato concavo, poteva benissimo comprendere il nostro centro, avendo in debito conto che il territorio sud-ovest, quello non interessato dalla colonia greca di Cuma, era attualmente costituito da numerosi vulcani, alcuni dei quali ancora in eruzione.

Alcune scoperte casuali hanno messo in luce dei frammenti di una edicola votiva con la figura di una divinità infernale etrusca (?), mentre un'altra, particolarmente significativa, inerente l'arredo di una tomba gentilizia, ha riportato una fibula aurea, lunga pochi centimetri, con caratteri incisi, probabilmente preellenici, non ancora decifrati. L'edicola, di cui rimane qualche frammento, fu rinvenuta in un terreno adiacente l'antica strada Consolare Campana, a nord di Aversa, distante meno di un chilometro dal complesso benedettino di san Lorenzo. L'area del rinvenimento attualmente è occupata da caseggiati; essa potrebbe corrispondere all'antica necropoli di Velsu.

D'altra parte molti altri reperti testimoniano la presenza etrusca sul nostro suolo, mi riferisco, tra l'altro, ai diversi bronzi raffiguranti divinità, sacerdoti e guerrieri etruschi, alti una trentina di centimetri; purtroppo di tali manufatti se ne sono perdute le tracce. In genere le culture delle tombe dell'Aversano sono a «fossa», con le salme, e a «pozzo», con le urne cinerarie dei morti. Notevoli testimonianze potrebbero rappresentare, inoltre, le numerose cavità, non ancora del tutto esplorate, del sottosuolo di Aversa; si parla dei diversi cunicoli ricavati nel tufo, di altezza umana, con largure di sosta, situati nel centro antico, di impianto interessantissimo, riferibile ad un sistema evoluto di probabile origine etrusco-italico. I cunicoli, partendo sia dagli edifici religiosi che dai civili, si intersecano tra loro diramandosi in diverse direzioni, seguendo tracciati a volte rettilinei, a volte curvi, da nord a sud e da est ad ovest. Molte di queste grotte, quelle isolate di grandi dimensioni, sono servite a fornire materiale da costruzione agli stessi edifici sovrastanti. Tale impianto di cunicoli, tra l'altro, meriterebbe un attento e approfondito studio.

Da questa serie di coincidenze, troppe e importanti per considerarle solo tali, sorge l'esigenze di proporre opportune considerazioni. Il nome Aversa potrebbe verosimilmente derivare dall'antico centro etrusco Velsu, per acquistarne, di diritto, le sorti; tale nome, successivamente corrotto in Versaro (ovvero Verzelus), con la sostituzione della tenue consonante l con la sonora r, sarebbe identificabile con la località presso la cappella di Sanctum Paullum at(ad) Averze. Altra considerazione è quella dell'etimo di Velsu che deriva, d'altra parte, da vers- (verse), «fuoco», potendosi riferire alla terra di fuoco quale poteva costituire figurativamente il nostro territorio, ricco di crateri, di cui alcuni non ancora del tutto spenti; come il greco flegraios, poi romano phlegraeus, nome della regione vulcanica situata a sud-ovest di Aversa interessando, inoltre, anche l'area attuale degli Astroni, antico vulcano spento. Quindi, per restare in tema, i vari argomenti ci fanno ritenere che la radice del nome Aversa derivi dal nome etrusco vers-, fuoco (terra di fuoco), per cui, Velsu, centro urbanizzato della "terra di fuoco", successivamente è corrotto in Versaro (ovvero Verzelus) con la sistematica sostituzione della consonante l alla r e l'aggiunta di o. In seguito, poi, per indicare la località Versaro (Verzelus) si aggiunge al nome la preposizione at(ad) (at-Versaro o ad-Versaro (Verzelus)) per trasformarsi, con la caduta della dentale sorda t, in a-versaro (a-verzelus) -> Averse -> Aversa.

Si tenga, inoltre, presente che il nome Varise, sicuramente derivato da Versaro, compare negli itinerari di Brugis della fine del quattrocento, al posto di Aversa; forse tale nome era ancora presente in qualche antico documento francese. Considerando positiva l'asserzione l'origine dell'antico centro risalirebbe alla venuta degli etruschi in Campania, nella "fase - seguendo le parole di Romolo A. Staccioli, in - di prepotente espansione delle città etrusche che raggiunge il culmine tra l'ultimo quarto del secolo VII e i primi del secolo VI", allorquando fu deciso l'occupazione del territorio campano e la sua suddivisione in centurie con la creazione delle città confederate, tra cui Velsu presso il fiumicello Clanius - nome deformato in Laneus - che anticamente presentava un diverso assetto. Dell'antico centro etrusco, più prossimo alla zona paludosa e al mare degli altri della zona pianeggiante, si perdettero poco dopo le tracce, sia perché situato in pianura, non difeso naturalmente, sia per l'area acquitrinosa e malsana della zona, dopo aver avuto una vita attiva, come abbiamo riferito in precedenza, per le diverse testimonianze di suppellettili rinvenute.

In effetti, in generale, "la decadenza delle città etrusche in Campania va trovata soprattutto nei motivi politici interni non consolidati e non rinnovati per il conservatorismo delle classi dirigenti". Ma la tradizione e il nome dell'antica città non furono perdute allorquando, il centro, agli albori dell'XI secolo, fu ingrandito e trasformato in centro politico di primaria importanza. Tanto che esso più tardi incorpora, tra l'altro, l'antichissimo villaggio Sabinianum (attuale Savignano)e l'altro di sant'Agata; quello di san Lorenzo non verrà mai incluso nel circolo delle mura cittadine. Per quel che concerne il villaggio Sabinianum - area di cultura sabina - c'è da dire che esso con molta probabilità sorse come ramificazione di quello vicino etrusco, in quanto in origine, essendo un piccolo agglomerato, poteva sopravvivere solo con la presenza di un centro abitato più grande, per cui si propende con la versione di appartenenza a Velsu e non ad Atella, questa molto più distante dal centro stesso.

 

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