Le stelle

Cataloghi stellari

A eccezione delle poche stelle visibili a occhio nudo, che hanno nomi propri, tutti gli astri sono identificati con numeri che si riferiscono ad atlanti e cataloghi stellari pubblicati dagli osservatori astronomici. Il primo di tali cataloghi, l'Almagesto, venne compilato dall'astronomo Tolomeo e contiene il nome e la posizione di 1028 stelle. Nel 1603 l'astronomo tedesco Johann Bayer pubblicò a Augsburg un atlante stellare in cui venivano classificate moltissime stelle, identificate all'interno di ciascuna costellazione con le lettere dell'alfabeto greco.
Nel XVIII secolo l'astronomo britannico John Flamsteed pubblicò una raccolta di carte del cielo nel quale era specificata la posizione di circa 3000 stelle, classificate secondo le costellazioni di appartenenza e individuate da un numero. Il primo catalogo stellare moderno, pubblicato nel 1862 dall'osservatorio di Bonn, in Germania, conteneva le posizioni di oltre 300.000 astri.
Nel 1887 un comitato internazionale iniziò la stesura di un elaborato catalogo stellare che venne compilato sulla base di fotografie scattate da circa 20 osservatori sparsi in tutto il mondo; in totale furono raccolte circa 21.600 immagini che mostravano 8-10 milioni di stelle.
I cataloghi stellari moderni non sono libri ma consistono di copie di lastre fotografiche riprese con telescopi a grande campo. La prima di queste importanti rassegne stellari venne completata alla metà degli anni Cinquanta, utilizzando il telescopio Schmidt da 1,22 m dell'osservatorio di monte Palomar. Ogni lastra copre una regione di cielo ampia 6° per 6°, cosicché 1035 carte sono sufficienti a ricoprire tutto il cielo visibile da monte Palomar. Una analoga raccolta di carte celesti per il cielo meridionale venne realizzata utilizzando i telescopi Schmidt situati in Australia e in Cile.

Classificazione degli spettri stellari

Stelle doppie


Più della metà delle stelle del cielo sono membri di sistemi binari o multipli, composti da due o più corpi orbitanti intorno a un centro di massa comune. In alcuni casi le singole componenti di un sistema binario appaiono separate se osservate attraverso un telescopio, ma molte doppie sono identificabili come tali solo per mezzo della spettroscopia. Le stelle doppie vennero riconosciute per la prima volta nel 1803 dall'astronomo britannico William Herschel.
Le binarie spettroscopiche, identificate nel 1889, non sono "separabili" con un telescopio ma possono essere riconosciute a causa dello sdoppiamento o dell'allargamento delle linee spettrali causato dal moto delle due stelle. Quando una componente, muovendosi, si allontana dalla Terra, l'altra si avvicina e le righe spettrali risultano rispettivamente spostate verso il rosso e verso il violetto.
Le cosiddette variabili a eclisse sono sistemi composti da una stella più brillante e da una più debole. Osservate da Terra, esse mostrano una luminosità regolarmente variabile: quando la stella più debole eclissa quella più brillante, l'intensità totale della luce emessa dalla coppia si riduce moltissimo.

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