Angel si risvegliò nel suo letto. Nessun suono uscì dalle
sue labbra, ma per la prima volta il vampiro rimpianse gli incubi che
da sempre lo tormentavano. Il dolore che provava in quel momento non era
quello sordo e profondo, con cui era abituato a convivere, ma un dolore
vivo, intenso, colmo, non di sensi di colpa, ma di terrore, per lei e
per il suo futuro.
Si alzò con fatica e si diresse in cucina. Automaticamente scaldò
l'acqua. Cercò però in un armadietto il caffè, che
teneva per i rari ospiti. Normalmente beveva the, ma quella sera sentiva
il bisogno di qualcosa che lo stimolasse, schiarendogli la mente confusa.
Si sedette al tavolo, con il tazzone in mano. Non pensò a nutrirsi,
come faceva di consueto a quell'ora. I suoi bisogni, in quel frangente,
venivano all'ultimo posto nei suoi pensieri.
Aveva visto il futuro, il futuro di Buffy. Aveva vissuto con lei la sua
vita e non era certo la vita che lui aveva desiderato per lei. L'unico
momento in cui Buffy sembrava essere se stessa, forte e serena, erano
i suoi sogni, perché in quei sogni era con lui. Eppure proprio
lui, Angelus, l'avrebbe uccisa.
Cercò, fra i suoi ricordi degli ultimi anni, le coppie che aveva
conosciuto, per lavoro o per caso.
Non si era mai soffermato ad osservarle con attenzione. Sarebbe servito
solo a riaprire la ferita, mai guarita, lasciata da Buffy e da quello
a cui lui aveva per sempre rinunciato.
Rivide nella sua mente le espressioni, gli sguardi, le parole che si erano
scambiate in sua presenza quelle persone, tanto fortunate da avere un
compagno con cui trascorrere la vita e sconfiggere la solitudine.
Con orrore realizzò improvvisamente che dietro quelle unioni non
c'era amore, ma solo indifferenza, noia se non addirittura risentimento
e odio. Solo i giovani parevano felici e innamorati, ma evidentemente
il loro non era veramente amore, perché il tempo e l'egoismo sembravano
inesorabilmente corrompere i rapporti negli anni. Restavano l'abitudine,
la coabitazione, gli interessi economici, i figli, ma dell'amore nessuna
traccia.
Era morto a poco più di venti anni. Era stata Buffy a indurre
la sua anima, provata dalla sofferenza e dai sensi di colpa, ad aprirsi
al mondo, cercando amore e comprensione. Lei era stata la prima persona
che aveva visto come essere umano e non come una proiezione dei suoi incubi.
Non si era mai reso conto dell'incredibile fortuna che aveva avuto.
L'amore vero è raro e prezioso e solo a pochi eletti è
concesso di provarlo. Lui e Buffy l'avevano incontrato, ma lui aveva rinunciato.
Perché? Perché aveva sognato per lei un futuro perfetto,
che non avrebbe mai potuto realizzarsi? Buffy stringeva già fra
le sue piccole dita il futuro che voleva. Lui glielo aveva strappato per
un miraggio, un sogno che non si sarebbe mai potuto trasformare in realtà.
Forse era stata la paura a farlo scappare a Los Angeles. Voleva tutto
per lei e temeva di non essere all'altezza di offrirglielo. Ma quella
stessa paura l'aveva indotto a sottrarle quello che lei aveva già
trovato. Un compagno, un amico, un confidente, qualcuno che non l'avrebbe
mai tradita, qualcuno disposto a tutto per lei, anche a rinunciare a se
stesso.
Era quella la chiave. La rinuncia. Lui non era stato capace di rinunciare
al proprio orgoglio, non aveva sopportato l'idea di offrirle un rapporto
imperfetto. Aveva preferito rinunciare a lei e al loro amore e questo
avrebbe condotto
Angelus ad ucciderla.
Sarebbe stato lui, il demone, a vincere, alla fine.
Loro sarebbero stati entrambi perduti, nella loro solitudine. Lui, chissà
come, avrebbe perso comunque la sua anima, dopo aver sopportato per anni
la mancanza di lei, e lei
.sarebbe stata uccisa dalla solitudine
a cui lui l'aveva condannata.
Andarsene non era stato facile, ma restare sarebbe probabilmente stato
più difficile. Avrebbe dovuto lottare contro la sua famiglia, i
suoi amici e soprattutto contro se stesso e il suo demone.
Non aveva avuto fiducia in lei, non le aveva creduto quando lei gli aveva
ribadito il suo amore. Avrebbero combattuto insieme quella lotta e avrebbero
vinto, fino a quando fossero rimasti uniti.
Lei lo aveva capito e aveva cercato di dirglielo, ma lui, preso da se
stesso e dai propri sensi di colpa, non aveva ascoltato ed era partito,
convinto di avere preso la decisione migliore per lei.
Ora sapeva di aver commesso un altro errore, nella sua lunga vita, il
peggiore di tutti. Aveva condannato l'unica donna che lo avesse mai veramente
amato a un'esistenza di solitudine. L'aveva condannata a morire, a causa
sua, perché la Buffy che aveva incontrato nel suo sogno era già
morta nello spirito, anche se il suo corpo camminava ancora sulla terra.
Non sarebbe stato Angelus a privarla della vita. L'aveva fatto lui, Angel,
il giorno in cui l'aveva lasciata.
Lo squillo del telefono lo riportò bruscamente alla realtà.
"Angel
sei tu?"
"Sì Willow, sono io." Fu la stanca risposta.
"E' il tramonto e pensavo fossi già sveglio." Si scusò
subito la ragazza, titubante.
"Infatti, sono sveglio. Hai bisogno di qualcosa Willow?"
"No, io
volevo solo sapere come stavi. Io e Tara
..abbiamo
fatto un incantesimo e avevo paura che
.tu non stessi bene."
Terminò sottovoce la giovane strega.
Angel, fino a quel momento era stato distratto e impaziente che quella
conversazione finisse, per poter tornare a pensare a Buffy. Improvvisamente
però Willow catturò tutta la sua attenzione. "Quindi
siete state voi?" Mormorò sorpreso.
"Sì. Abbiamo pensato che fosse una cosa buona che tu sapessi
.come
sarebbe andata a finire per Buffy. Così forse ti sarebbe stato
più facile
" La voce di Willow, ridotta ad un sussurro,
non terminò la frase.
Angel sospirò rassegnato. Solo quell'innocente, adorabile strega
avrebbe potuto sconvolgere l'esistenza di qualcuno in quel modo e poi
telefonare preoccupata che tutto andasse bene.
Il vampiro avrebbe riso divertito per lo scherzo, se non fosse stato tanto
in ansia per Buffy.
Prima di tutto però doveva rassicurare l'amica.
"Willow, è tutto a posto."
"Mi fa piacere. Angel
.che cosa hai visto?"
Angel strinse le labbra, incerto sulla risposta da dare. Non voleva essere
scortese. Willow era un'amica e soprattutto era la migliore amica di Buffy.
Aveva agito in buona fede ed era naturale che fosse curiosa. Ma quello
che lui aveva vissuto riguardava solo lui e soprattutto Buffy.
Improvvisamente ogni dubbio sparì dalla sua mente. In realtà
non c'era molto da dire. C'era molto da fare.
"Non è necessario che tu lo sappia Willow. La sola cosa importante
è che questa volta il passato può essere cambiato, perché
non è ancora accaduto."
Buffy aprì gli occhi di scatto. Era sveglia, nel suo letto. Rimase
immobile fra le lenzuola, fissando il soffitto. Il sole non era ancora
sorto. La stanza era immersa nella penombra.
Non voleva spostare lo sguardo o alzarsi per timore che il sogno, ora
così vivido nella sua mente, si perdesse, come spesso fanno i sogni
al risveglio.
"Lei è il mio destino." Quelle parole continuavano a
ossessionarla. Non avrebbe saputo dire chi le aveva pronunciate, se l'anima
o il demone. Probabilmente entrambi, perché erano una persona sola:
Angel.
Per questo lui l'aveva lasciata. Perché l'amava, voleva che lei
fosse felice e pensava che non avrebbe mai potuto esserlo con il suo demone
al fianco. Se Angel fosse rimasto Angelus avrebbe continuato a essere
ossessionato da lei. Era il suo destino. E lei
neppure lei lo avrebbe
mai dimenticato. Lo avrebbe temuto, odiato e soprattutto avrebbe continuato
a cercarlo negli occhi di Angel ogni qual volta lui le avesse dato il
minimo motivo di dubitare.
Era questo che il vampiro non aveva potuto sopportare. Il continuo sospetto,
la continua paura avrebbero alla fine avvelenato il loro tempo, il loro
amore.
Angel voleva per lei un futuro perfetto, un uomo perfetto, senza ombre,
timori, barriere che avvelenassero la sua esistenza.
Buffy ripensò a quante volte, cogliendo un atteggiamento strano
di Angel, o durante una discussione o semplicemente a causa di uno sguardo,
che lei non aveva compreso, era stata tentata di chiedergli "Chi
sei?". Non lo aveva fatto, ma probabilmente Angel aveva intuito ugualmente
la domanda a cui lei non aveva dato voce.
Non erano stati i suoi amici ad allontanarlo, era stata lei.
Non aveva compreso la sua anima, i suoi tormenti, le sue angosce, il
suo infinito amore, ma non aveva neppure compreso il suo demone.
Angelus sognava di ucciderla, di trasformarla in un vampiro, ma anche
lui, come tutti, sognava l'impossibile. Non l'avrebbe mai uccisa, non
poteva. Uccidendo lei avrebbe ucciso il proprio destino, la sua ossessione,
il significato della sua terribile esistenza. Angelus aveva bisogno di
lei, viva e forte, forse più di Angel. Ora lo sapeva e non aveva
più paura di lui. Il tempo della paura era passato, per sempre.
Il giorno dopo sarebbe andata a Los Angeles e avrebbe inculcato un po'
di buon senso in quell'irlandese testardo. Non gli avrebbe raccontato
tutto quello che aveva vissuto. Non sarebbe stato giusto. Con il tempo
forse sarebbe stato lui a raccontarle quello che voleva che lei sapesse.
Semplicemente si sarebbe rifiutata di lasciare la sua casa fino a quando
lui non si fosse rassegnato.
Ora che era certa del suo amore sarebbe riuscita ad essere più
cocciuta di lui e Angelus
non sarebbe più stato un problema
fra loro.
Il sogno però le aveva mostrato il passato. Forse qualcosa era
cambiato nella vita di Angel. Se lui con il tempo l'avesse dimenticata
un
brivido di freddo le attraversò la schiena. Avrebbe dovuto chiudere
la finestra prima di andare a dormire.
Chiuse gli occhi. Voleva dormire ancora qualche ora, per non pensare.
Se avesse continuato a fare congetture fino al mattino sarebbe impazzita.
Angel l'amava ancora. Doveva essere così.
Improvvisamente riaprì gli occhi. Aveva chiuso la finestra prima
di andare a dormire. Ne era sicura!
Si sedette sul letto e
lui era in piedi, poco distante da lei. Voltava
le spalle alla finestra e quindi il suo volto non era altro che un'ombra
indistinta. Eppure la sua sagoma, alta e imponente, era inconfondibile.
Taceva immobile, come un fantasma del passato.
Avrebbe potuto essere una parte del sogno che aveva appena vissuto, ma
quella era la realtà e lei sorrise felice. Non sapeva perché
era venuto. Forse non era Angel, ma Angelus ad essere penetrato nella
sua stanza. In ogni caso non aveva importanza. Poteva risparmiarsi comunque
un viaggio a Los Angeles.
Se veramente era accaduto qualcosa e di fronte a lei c'era Angelus
avrebbe
affrontato lui, invece di Angel. Tutto sommato lottare contro il demone
poteva essere addirittura più facile che riportare alla ragione
Angel.
" Ciao, sono felice che tu sia qui. Sarei comunque venuta da te
domani mattina." Esordì con tono tranquillo.
"Non sembri sorpresa di vedermi." Fu la cauta risposta che emerse
dall'oscurità.
"Perché dovrei esserlo? Ricevo ogni notte la visita di vampiri
nella mia camera da letto mentre dormo." Rispose con ironia pungente.
Quando Angel agiva in quel modo misterioso riusciva sempre ad irritarla.
Angel si arrese.
"Buffy, io
ti ho sognata."
L'affermazione sorprese Buffy, ma solo per pochi istanti. In fondo avrebbe
dovuto aspettarselo. Era prevedibile che anche lui sarebbe stato coinvolto
in quella strana esperienza. Non era la prima volta che condividevano
gli stessi sogni, ma questa volta il sogno di lui doveva essere stato
diverso dal suo. Si chiese che cosa Angel avesse sognato. Socchiuse le
labbra, per chiederglielo, ma poi si trattenne. Non era certa di volerlo
veramente sapere. L'importante, qualunque cosa lui avesse sognato, era
che quel sogno l'aveva ricondotto da lei.
"Anch'io ti ho sognato." Sussurrò, abbassando lo sguardo
sulle lenzuola candide. Non osava incontrare i suoi occhi, nel timore
che lui vi leggesse quello che lei non avrebbe mai osato raccontargli.
Angel sembrò comprendere la sua ritrosia perché non fece
domande. Anche lui probabilmente preferiva non sapere.
"Non hai avuto paura che non fossi io?"
Buffy tornò a sorridere. Le antiche paure, i sospetti, minacciavano
di interporsi di nuovo fra loro. Questa volta però lei non glielo
avrebbe permesso. Decise di ricorrere di nuovo all'ironia, ma questa volta
non per ferirlo, ma solo per far svanire gli spettri del passato che infestavano
la sua mente.
"Certo che sei tu! Chi altri potresti essere? Angelus? Vediamo
se
sei tu, ora verrai vicino a me, cercherai di baciarmi e io te lo lascerò
fare e poi
mi lascerai a causa della maledizione. Se sei Angelus
invece
verrai vicino a me, cercherai di baciarmi e io te lo lascerò
fare e poi
farai l'amore con me fino all'alba. Se posso scegliere
opterei per la seconda alternativa."
"Buffy, sei impazzita?" Angel era sgomento. Non si aspettava
certo una risposta del genere. "Non dovresti scherzare su queste
cose." La rimproverò, come avrebbe fatto con una bambina irriverente.
"Angelus ti ucciderebbe!" Concluse sottovoce, come se si vergognasse
di ammettere quello che il suo demone sarebbe stato capace di fare.
Buffy decise che era giunta l'ora di chiarire le cose.
"Non lo farebbe!" Fu la lapidaria risposta. "Tenterebbe
di ferire i miei sentimenti, come ha fatto in passato, ma oggi non gli
sarebbe facile come lo è stato allora. Sono cresciuta e sono diventata
più forte." Era lei ora a trattarlo come un ragazzino, che
rifiuta di accettare l'evidenza dei fatti. "Sicuramente però
non mi ucciderebbe." Ribadì più serenamente. "Sono
importante per lui quanto lo sono per te. Dovresti saperlo Angel."
"Lo so." Mormorò il vampiro, distogliendo lo sguardo
e fissando il tappeto ai piedi del letto. "In modo diverso il pensiero
di te, lontana, è stato un tormento per entrambi, ma ho comunque
sempre paura...per te."
Buffy allungò un braccio, in un silenzioso richiamo, ma la sua
mano ricadde, vuota, sul lenzuolo.
"Non hai motivo di aver paura. Non mi dispiace che quel bastardo
abbia sofferto a causa mia, ma tu
mi sei mancato
tanto."
"Anche tu mi sei mancata. Volevo che fossi felice, che avessi una
vita perfetta, ma
"
Non trovando le giuste parole per continuare Angel finalmente si mosse.
Uscì dall'ombra per avvicinarsi al letto. Con titubanza di sedette
al suo fianco. Socchiuse le labbra, ma non ne uscì nessun suono.
Sollevò una mano, per accarezzarle con dolcezza il viso, come se
quel gesto potesse esprimere tutte le parole che non riusciva a pronunciare.
Buffy gli sorrise, ma rimase immobile, sotto le sue dita. Quando lui si
chinò per baciarla, si ritrasse.
Rassicurato dal sorriso, che ancora leggeva negli occhi della compagna,
Angel aggrottò la fronte e scherzosamente protestò: "Hai
detto che me lo avresti lasciato fare!"
"Ne ho tutte le intenzioni." Confermò Buffy, guardandolo
negli occhi. "Ma prima ho bisogno di sapere: sei venuto per restare?"
Il tono con cui Buffy aveva parlato era stato estremamente serio. Angel
strinse le labbra incerto.
Da quando si era svegliato aveva agito mosso dall'istinto e dai suoi timori
per il futuro di Buffy. Aveva percepito chiaramente l'importanza della
sua risposta per lei, ma esistevano ancora troppi problemi fra loro perché
lui si sentisse, onestamente, di farle delle promesse.
"Ti amo." Mormorò, abbassando lo sguardo e lasciando
ricadere la mano con cui le aveva accarezzato il viso fino a quel momento.
Buffy chiuse gli occhi, per trattenere le lacrime di felicità
che le inumidivano gli occhi. Solo il ricordo degli anni passati in solitudine
e del dolore a lungo sofferto le diedero il coraggio di non cedere.
"Anch'io ti amo. Non ho mai cessato di amarti, neppure per un istante,
ma non credo che riuscirei più a sopportare
quello che ho
sopportato quando sei uscito dalla mia vita. Se ora vuoi tornare
deve
essere per sempre."
Angel sollevò di nuovo lo sguardo e incontrò due occhi grigi,
lucidi e imploranti.
"Buffy, la maledizione
."
"
non è più un problema." Concluse lei, senza
incertezze. "Non lo hai ancora capito? La maledizione non è
altro che il risultato delle tue paure, dei tuoi sensi di colpa e della
ossessione che Angelus ha per me. Tu sei convinto di non meritare di amarmi
e che se lo facessi saresti punito, vedendo realizzarsi il tuo peggiore
incubo: essere la causa della mia morte. La consapevolezza di quello che
il tuo demone prova per me alimenta i tuoi timori. Non è così
però. Io lo so. Ne sono sicura.
Tu meriti il mio amore perché mi ami al punto che perfino la parte
peggiore di te, il tuo demone, ha bisogno di me per esistere. Vivendo
al tuo fianco forse lo incontrerò e forse mi farà soffrire,
ma è un rischio che ho deciso di accettare. Amerò te e affronterò
lui, ogni volta che sarà necessario. Tutto quello che ti chiedo
è di credermi e soprattutto, di credere nel nostro amore."
Angel sollevò lo sguardo sorpreso. Era stato tanto occupato a
compatirsi, in quegli anni di solitudine, a soffrire per quello a cui
aveva dovuto rinunciare, che non si era mai soffermato a riflettere. Forse
se lo avesse fatto sarebbe giunto prima alle conclusioni a cui era arrivata
Buffy, risparmiando ad entrambi molte sofferenze. Lei aveva ragione. Ora
gli appariva ovvio, ma
la maledizione non era il solo problema fra
loro.
"Buffy, io non sono come tu credi. Ho cercato di essere diverso
per
te, ma non ci sono riuscito e non credo ci riuscirò mai. Sono un
vampiro e non potrò mai essere completamente un uomo."
Buffy sospirò piano. Iniziava a perdere la pazienza.
"Lo so Angel. Neppure io sono più la ragazzina che tu hai
conosciuto. Sono cresciuta e ho capito molte cose di te e anche di me
stessa. Questa notte però ho imparato la più importante:
in amore non si torna in dietro. Spike ci disse che noi non saremmo mai
stati amici. Se ora te ne vai di nuovo
"
Angel si sentì gelare. Rinunciare a lei era stato difficile, ma
il suo odio
sarebbe stato troppo, anche per lui, che aveva camminato
a lungo con il dolore come unico compagno. Eppure doveva ammettere che
Buffy aveva ragione. Non potevano restare in eterno sospesi nell'incertezza.
Avevano dormito a lungo, cullati da illusioni che quella notte erano svanite.
Era tempo di risvegliarsi e decidere delle loro esistenze.
"Forse potremmo provare
" Propose timidamente, sapendo
bene come sarebbero state accolte le sue parole. Buffy non lo deluse.
"Angel, non sono una macchina usata, che puoi provare per poi restituire,
se non funziona come vorresti!"
"Non ho detto questo!" Rispose il vampiro, alzandosi dal letto,
per la prima volta alterato."Ho solo paura
."
"Basta, Angel!" esplose Buffy esasperata. "Conosco la
paura, forse meglio di te. Ho avuto paura di amarti, dal giorno in cui
ti ho incontrato. Poi, quando sei diventato Angelus, ho avuto paura di
arrivare a odiarti. Infine ho avuto paura di perderti e ti ho perso. Mi
hai lasciato tre volte: dopo la nostra notte insieme, quando ti ho ucciso
e infine
quando sei partito. Non voglio addormentarmi, ogni notte,
al tuo fianco, chiedendomi se il giorno dopo sarai ancora vicino a me.
Non voglio più avere paura. Mai più!"
Le parole di Buffy erano state vibranti di angoscia, ma anche di determinazione.
Nonostante questo Angel trovò il coraggio di fare un ultimo tentativo.
"Buffy, io vorrei solo essere sicuro
"
"La sola cosa certa, nella vita, è la morte." Lo interruppe
stancamente Buffy, abbandonandosi contro i cuscini. Le emozioni di quella
lunga notte l'avevano sfinita. Non poteva però arrendersi ora.
"Tutto il resto è nelle mani del destino, un destino di cui
noi siamo gli artefici. Solo tu puoi decidere del tuo, del nostro futuro."
Le labbra piegate in un triste sorriso guardò quell'ombra che vagava
inquieta per la sua camera. Desiderò alzarsi, per prenderlo fra
le braccia, e donargli un po' di pace, ma non si mosse. Era una decisione
che Angel doveva prendere da solo.
Ascoltare Buffy parlare del loro futuro colpì profondamente il
vampiro. Ricordava chiaramente quello che aveva visto, vissuto con lei,
del suo futuro. La guardò, ancora seduta sul letto, fragile, eppure
forte, esausta, ma disposta ancora a combattere, per lui, per il loro
amore. Lei era il suo destino, un dolce destino, a cui non poteva fare
altro che piegarsi.
Tornò a sedersi sul letto, senza distogliere gli occhi dai suoi.
"Buffy, se tu vuoi
" mormorò sottovoce.
"Per sempre?" Chiese per la seconda volta Buffy, allungando
timidamente una mano per sfiorargli il petto con le piccole dita.
"Per sempre." Mormorò Angel, accostando le labbra alle
sue.
Fu un bacio dolce, ma anche colmo di passione. Angel cercò di
trattenersi. Non voleva aggredirla, ma le lunghe notti che aveva trascorso
in solitudine, torturato da sogni impossibili, avevano esasperato il suo
desiderio. Non si accontentò della morbidezza delle sue labbra.
Voleva sentire il suo sapore, penetrare nell'intimità della sua
bocca. Buffy cedette immediatamente accogliendolo con gioia e rispondendo
con uguale impeto. Sentire quel morbido corpo abbandonarsi a lui per Angel
fu l'ultima conferma che aveva fatto la scelta più giusta. Quella
magnifica donna era sua, gli apparteneva, corpo e anima, senza nessuna
riserva.
Le accarezzò un seno e percepì, attraverso la stoffa del
pigiama, l'inturgidirsi del capezzolo. Indugiò con le dita in quel
punto fino a quando Buffy, le labbra premute ancora contro le sue, non
gemette per la sofferenza del desiderio inappagato. Solo allora si separò
da lei per ammirarla. L'anima e il demone, come una sola voce, esultarono
dentro di lui, alla visione di quel corpo stupendo che chiedeva solo di
essere posseduto da lui.
Buffy ricambiò il suo sguardo, implorante. Con gesti sconnessi
cercò di togliergli la maglietta. Angel, con un sorriso, la aiutò.
In breve tempo furono entrambi nudi, stesi uno accanto all'altro sul letto.
Angel aveva coperto i loro corpi con il lenzuolo, dopo aver notato l'imbarazzo
di Buffy di fronte alla sua nudità. Nonostante i lunghi anni, durante
i quali si erano amati, c'erano ancora molte cose che non avevano condiviso,
cose che avrebbero dovuto imparare a conoscere della persona che amavano.
Non era però un problema. Avrebbero avuto tempo per farlo. Molto
tempo.
Buffy gli accarezzò gentilmente il viso, con la punta delle dita.
Angel sentì la pelle bruciare al contatto della sua pelle calda.
Lei stringeva le labbra, ma le parole che avrebbe voluto dire trasparivano
dai suoi occhi. Aveva bisogno di lui, ma non osava chiedere, pregare.
Il vampiro si piegò su di lei, facendo scorrere una mano lungo
tutto il suo corpo, per fermarsi solo al contatto del suo sesso, umido
e pronto ad accoglierlo.
Buffy si protese per baciargli le labbra, ma Angel voltò il capo,
offrendole il collo. Le labbra di lei incontrarono la pelle fresca e vi
indugiarono. Buffy ignorava il significato di quel gesto, per un vampiro,
ma istintivamente ne comprese il messaggio. Lui si sottometteva a lei,
al loro amore.
Dischiuse le labbra e fece scorrere lentamente la punta della lingua fino
a raggiungere il lobo dell'orecchio, che morse con dolcezza. Angel reagì
impadronendosi delle sue labbra e baciandola fino a quando lei non dovette
respingerlo, per respirare.
Tornando ad abbandonarsi sui cuscini Buffy sorrise, felice che nulla fosse
cambiato, fra loro. Angel era sempre stato disposto a cedere alla sua
volontà
fino a quando non decideva diversamente. C'erano limiti
che lei non doveva superare. In realtà il più forte fra
loro era sempre stato lui e Buffy lo aveva amato anche per questo.
Fu presto ricompensata, per la sua resa, dal contatto gentile delle forti
dita di lui sul suo sesso. Avrebbe voluto perdersi nel piacere, che quelle
carezze sempre più ardite e insistenti, stavano suscitando nel
suo corpo, ma sentiva che non era solo il piacere, quello di cui aveva
bisogno quella sera. Voleva essere sua, completamente e totalmente. Solo
quando lui fosse stato dentro di lei, una cosa sola nel corpo, come nell'anima,
sarebbe stata sicura che non l'avrebbe più perso, mai più!
Gli afferrò quindi con forza le spalle, costringendolo a coricarsi
su di lei.
Angel oppose solo una debole resistenza. Anche lui la desiderava. Era
stato disposto ad attendere, solo per essere certo che lei fosse pronta,
ma di fronte a quell'incalzante invito abbandonò ogni remora.
Con tenerezza, ma anche determinazione, penetrò dentro di lei
e
finalmente trovò la pace.
La carne di lei pulsava calda contro di lui, vibrante di desiderio. Gli
sembrò che quel ventre morbido fosse stato fatto apposta per accoglierlo.
Posò il capo fra i suoi seni godendo di quell'istante perfetto.
Buffy gli fu grata per quell'immobilità. Si sentiva colma di lui,
il corpo teso nello sforzo di accoglierlo, la tesa vuota da ogni pensiero
che non fosse quella dolce intrusione. Il peso di lui le gravava addosso,
trasmettendole un confortevole senso di sicurezza. Le sue ansie, le sue
paure, il vuoto che aveva sentito tanto a lungo dentro di lei erano spariti.
Lui aveva riempito ogni spazio, nel suo corpo come nella sua anima, rendendola
completa e
felice.
Fu un momento magico per entrambi, bruscamente interrotto da un suono
attutito che proveniva da oltre la porta.
Angel sollevò il capo, preoccupato. Buffy si morse un labbro, più
divertita, che in ansia.
"Mia madre." Spiegò con un sussurro al compagno.
Quando lui però si mosse, per allontanarsi da lei, lo fermò
immediatamente, abbracciandolo.
"No! Non importa. Non verrà qui e anche se entrasse sono grande
ormai e tu
sei il mio ragazzo, il mio uomo,
per sempre. Anche
lei dovrà accettarlo, come tutti gli altri."
Angel non rispose. Si limitò a piegare il capo, per baciarle un
seno, iniziando a muoversi piano dentro di lei, nel timore di farle male.
Buffy dimenticò presto sua madre e tutto il resto del mondo. Solo
Angel e il piacere che stavano condividendo aveva più importanza
per lei.
Rispose ai movimenti del compagno con sempre più energia, i sensi
sconvolti dal desiderio. Non le bastava quello che Angel le stava offrendo.
Voleva di più, sempre di più.
Angel accelerò il ritmo dei suoi movimenti, ricordando a sé
stesso che aveva fra le braccia, non una normale ragazza, ma la Cacciatrice.
I loro corpi si incontrarono con violenza crescente fino a quando l'universo
esplose intorno a loro e trovarono insieme quella felicità che
era stata loro a lungo negata.
Il suono del telefono svegliò Buffy. Era mattina. La stanza era
illuminata dal sole che entrava dalla finestra ancora aperta.
Rendendosi conto di essere sola sentì il cuore stringersi in una
morsa di dolore. Forse era stato tutto un sogno, nient'altro che uno stranissimo
sogno.
Il telefono richiamò di nuovo la sua attenzione e lei, ancora assonnata,
si decise a rispondere, per farlo tacere.
"Buona giornata." Mormorò una voce suadente, prima che
lei avesse il tempo di parlare.
"Ciao." Fu l'unica risposta che la sua mente confusa riuscì
a formulare.
"Quando me ne sono andato ho tentato di svegliarti, per salutarti,
ma nonostante i miei sforzi hai continuato a dormire."
"Mi dispiace." Mormorò Buffy, sorridendo felice e sollevata.
Evidentemente non tutto quella notte era stato un sogno.
"Non importa. Sei bella quando dormi e se ti fossi svegliata
probabilmente
questa mattina tua madre avrebbe avuto un brusco risveglio. Non credo
che sarei riuscito a lasciarti."
"Angel
.prima o poi dovrai perdere l'abitudine a usare le finestre,
al posto delle porte! Quanto a mia madre, dovrà rassegnarsi!"
"Buffy
penso che dovresti parlare anche con Willow e Tara."
"Certo, lo farò, ma Tara praticamente non ti conosce e Willow
.sono
certa che capirà, come ha sempre fatto."
"Sì, credo anch'io che capirà, ma io mi riferivo
ai
sogni. Sono state loro a fare un incantesimo per
farci sognare."
"Willow? E' stata Willow con Tara a
.non posso crederci! Non
so perché l'abbiano fatto, comunque
le ringrazierò
.tanto!
Dove sei? A Los Angeles?"
"No. Sono rimasto a Sunnydale, nella vecchia villa. C'è molta
polvere, ma
anche molti ricordi."
"Appena posso vengo da te."
"Ti aspetto."
"Ciao."
"Ciao."
Buffy balzò giù dal letto, impaziente di incominciare quella
nuova giornata.
Si fermò indecisa di fronte all'armadio. Non sapeva decidere quale
vestito Angel avrebbe preferito vederle indossare, quando si fossero incontrati.
Lo sguardo le cadde sullo specchio che rifletteva il suo viso, luminoso
e sereno come non lo era stato da anni.
I capelli più spettinati del solito le ricordarono come aveva passato
la notte. Sorrise a se stessa. I problemi probabilmente non erano finiti,
per lei e Angel. In quel momento, però, voleva preoccuparsi solo
di come piacere all'uomo che la stava aspettando: il suo compagno, il
suo migliore amico, l'unico vero amore della sua vita.
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