CRITICA LETTERARIA: IL CINQUECENTO

 

Luigi De Bellis

 
 
 

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Arte e tecnica nella prosa del Machiavelli
di L. RUSSO



Il Machiavelli raggiunge i risaltati più alti dal punto di vista artistico proprio quando il suo interesse è rivolto all'osservazione del momento tecnico dell'attività politica. Con il Russo vede nella struttura e nel linguaggio del Principe l'attuazione dei primo esempio di «poesia della scienza» come gusto del concreto in luogo dei vecchi procedimenti sillogistici, che si esprime nelle forme di una nuova e moderna sintassi.

Proprio per le Istorie fiorentine, alcuni storici hanno voluto far valere la lode dell'arte con ossequio al vecchio e assai dubbio canone che l'arte fiorisce più libera, là dove l'ispirazione storica si fa più fioca. Giacché spesso, nel sofisma della critica, ciò che non si salva come storia, si salva almeno come arte; ma tale riconoscimento estetico, evidentemente, andava alla maggiore compostezza e finitezza accademica, con cui il Machiavelli avrebbe condotto quelle sue narrazioni. In esse, lo scrittore avrebbe dimostrato le sue virtú di letterato di professione, e non le virtú di scrittore di occasione: ma la lode, cosí formulata, riusciva a un giudizio ambiguo e malfermo, se davvero, nelle Istorie, la gloria artistica sarebbe stata in proporzione inversa alla vigoria che le dirige.

Ma l'arte nel Machiavelli è sempre gusto della tecnica politica, serenità della contemplazione obbiettiva, riconoscimento apollineo di una logica delle cose, poesia della scienza dunque, che è tanto più fresca e ferace quanto più quella scienza prorompe nel suo vigore. Diremo dunque che, nelle Istorie, l'arte è viva proprio in quegli episodi in cui si riavventi e si approfondisce la scienza e la passione del politico ed essa si superficializza là dove il letterato ha più comodo giuoco sul politico. Però le opere, in cui la poesia muove e governa, tacita e nascosta, anche le pagine più strettamente tecniche ed obbiettive, restano di vista scientifico: l'una scopritrice del momento dell'autorità sempre il Principe e i Discorsi, perché le più originali dal punto e dell'azione dell'individuo, l'altra del momento della trama e della collaborazione dell'universale, mentre nelle Istorie si avrebbe nella forma, bensí più drammatica e attuale del racconto, solo il riecheggiamento e la nostalgia di tali motivi.

Se, come una gerarchia di valore scientifico, è possibile stabilire anche una gerarchia d'ordine artistico, bisognerebbe poi riconoscere nel Principe l'opera artisticamente più vigorosa e coerente, perché in essa la passione della scoperta scientifica vi è perseguita fin nelle estreme conseguenze, senza temperamenti e compromessi con i giudizi e le opinioni tradizionali, in modo che si accende attorno tutta un'atmosfera di passione e di convinzione, e si spiega un impeto freddamente aggressivo, che riesce a stringere l'opericciuola in una salda struttura delle parti, con un rapido avviamento alle conclusioni finali.

La struttura del Principe difatti ha una chiarezza architettonica, che non è sempre cosí perspicua nelle altre opere. Il capitolo primo è una premessa introduttiva, un po' magra in verità, ma dove gli enunciati e le distinzioni dei vari tipi di principato si disnodano, in forma libera e adulta, senza faticosi richiami a qualche idea d'ordine generale, come avveniva nei vecchi trattati di scienza medievale. Uno scrittore a tipo scolastico procede per dimostrazioni, che sono forme dissimulate del sillogismo, in cui, attraverso le idee medie, tutte le proposizioni sono richiamate e ricongiunte a una premessa universale.

Ma in Machiavelli, la trascendenza delle ragioni, in accordo con tutto il pensiero del rinascimento, è impetuosamente negata e naturalizzata, così che anche le premesse d'ordine universale sono come riassorbite e incorporate nel testo stesso delle singole enunciazioni; da ciò, la rapidità dilemmatica del suo periodare:

Tutti gli stati... sono o repubbliche o principati. E principati sono: o ereditarii..., o sono nuovi. E nuovi, o e' sono nuovi tutti... o e' sono membri aggiunti... Sono questi dominii cosí acquistati, o consueti a vivere sotto uno principe, o usi ad essere liberi; e acquistonsi o con le armi d'altri o con le proprie, o per fortuna o per virtù.

È la sintassi adulta della scienza moderna, ovvia e familiare per noi, nuova e originale per il Machiavelli e gli altri scrittori, che iniziarono sul finire del Quattrocento e nei primi del Cinquecento questo tipo nuovo e liberale di prosa.

2001 © Luigi De Bellis - letteratura@tin.it