CRITICA LETTERARIA: IL CINQUECENTO

 

Luigi De Bellis

 
 
 

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Aspetti della "Storia d'Italia" del Guicciardini
di G. GETTO



Il critico rileva la presenza del concetto di «fortuna» nella Storia d'Italia, come uno degli elementi decisivi nello svolgimento degli eventi e delle azioni umane: il Guicciardini lo valuta con quella chiarezza che è caratteristica del suo sguardo, capace sempre di esporre ordinatamente e di concatenare i fatti.

Nel panorama storico interviene, soggetto notevole, la fortuna. Anche questo termine occupa uno spazio non indifferente nel vocabolario storiografico di Francesco Guicciardini. Sarebbe tuttavia difficile segnarvi accanto un significato esatto e costante, o un complesso di significati variamente ricorrenti (come è stato fatto per Machiavelli). Comunque, nella sua più generica accezione, essa è sempre presente all'agire umano. Tanto che, qualche volta, il giudizio sull'attività di un individuo si riassume in un bilancio della fortuna buona e avversa. Cosí avviene per Luigi XII «re giusto e molto amato da' popoli suoi, ma che mai, né innanzi al regno né re, ebbe costante e stabile né l'avversa né la prospera fortuna». E non è da credere che questa voce del linguaggio di Guicciardini si risolva in un semplice modo letterario: essa è al contrario l'espressione di un convincimento essenziale. Non si tratta solo di una fraseologia consuetudinaria («Ma non bastano i consigli umani a resistere alla fortuna»; «tanto è poco costante la prosperità della fortuna»; «dimostrasi bene spesso meravigliosa la varietà della fortuna»; «della quale felicità pareva che principalmente fusse debitore alla fortuna»; «tanto spesso si ride la fortuna della ignoranza de' mortali», ma di pensieri più impegnativi: «... è senza dubbio molto pericoloso il governarsi con gli esempli se non concorrono, non solo in generale ma in tutti i particolari, le medesime ragioni, se le cose non sono regolate con la medesima prudenza, e se, oltre a tutti gli altri fondamenti, non v'ha la parte sua la medesima fortuna». Lo stesso fatto militare, che assume nella Storia un rilievo così netto, è sentito, in un drammatico periodo sgorgato dalla più raccolta pensosità di Guicciardini, sotto il dominio della fortuna: «Ma è grandissima (come ognuno sa) in tutte l'azioni umane la potestà della fortuna, maggiore nelle cose militari che in qualunque altra, ma inestimabile immensa infinita ne' fatti d'arme; dove uno comandamento male inteso, dove una ordinazione male eseguita, dove una temerità, una voce vana, insino d'uno piccolo soldato, traporta spesso la vittoria a coloro che già parevano vinti; dove improvvisamente nascono innumerabili accidenti i quali è impossibile che siano antiveduti o governati con consiglio di capitano. Però in tanta dubietà [della battaglia di Fornovo ], non dimenticatasi del costume suo, operò quello che. per ancora non operava né la virtú degli uomini né la forza dell'armi». Dove quasi un senso di fatalità sembra soggiogare e rapire l'anima dello scrittore.

Però nel Guicciardini la fortuna non si alza mai come unica assoluta dominatrice dell'evento storico. Essa è soltanto un elemento, valutato dall'attento occhio dell'autore, accanto agli altri elementi. Poiché è caratteristica di questo scrittore l'attenta vigilante considerazione della sua materia: «... erano mal sodisfatti della pace, o perché il genero avesse trapassato le loro commissioni o perché, dopo la partita sua di Spagna, avessino conceputo maggiore speranza dell'evento della guerra, o perché fusse paruto loro molto strano ch'egli ecc.». Le forme: «o perché ... o perché», «o per ... o per ...», «parte per ... parte per ...», e altre simili sono tipiche del linguaggio della Storia d'Italia. Esse sono quasi l'esponente grammaticale dell'atteggiamento della memoria dello scrittore. Sono la forma di quel costume intimo che il Boccalini acutamente fissava in quelle sue parole: «... il proceder molto circospetto e l'esattissima prudenza del Guicciardini molto sono note». Nascono cioè da questa abitudine a valutare tutti i concreti particolari del fatto storico, a concatenare, in un attento ed esauriente panorama storico, tutti i minimi dati (ed in questo sta forse il più vero valore della storiografia guicciardiniana: in questa capacità panoramica, in questa visione, pur nei suoi limiti di orizzonte, ritmica e costruttiva della storia, in contrapposto alla frammentaria e discontinua composizione esterna delle precedenti cronache). Ed in realtà lo stile del Guicciardini è soprattutto lo stile di un'intelligenza, severo e raccolto, intervallato da pause in cui s'esprime più apertamente l'atmosfera sentimentale di gestazione. della Storia, ma colorato e contenuto sempre da un senso di dignità culturale altissimo, che distingue lo stesso suo periodare da quello della moda umanistica.

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