Punta Santner - 2 giugno 2003

18 tiri, metà dei quali a cavallo della cresta: da una parte i prati dell’Alpe di Siusi con lo sfondo del Sassolungo, dall’altra, oltre Bolzano e la Valle dell’Isarco, i ghiacciai dell’Ortels, del Cevedale e dell’Adamello. Hai nostri piedi la stupenda Gola di Siusi.

Non è una via difficile: il passaggio chiave di 4+ è ben protetto, e l’avvicinamento non proprio breve (1,30-2 ore e 700 m circa di dislivello) la rendono una via classica ma non troppo frequentata. E poi, per chi frequenta per anni le montagne dell’Alpe di Siusi, la Punta Santner è più che un semplice torrione: troneggia sull’altipiano, ne segna il confine. È lì che comincia il regno di Re Laurino, il Rosengarden che tradotto letteralmente significa “Giardino delle Rose”. Un gruppo che noi conosciamo meglio col nome di Catinaccio e che si chiude a nord con i bastioni dello Sciliar, dei quali la nostra Punta Santner ne è il culmine.

E allora siamo partiti, fotocopia della relazione in tasca e materiale (in eccesso, come al solito) nello zaino. La via non è breve e il Punta Santner con l'itinerarionostro sesto senso (o semplicemente il bisogno di rientrare presto) ci fa partire molto presto la mattina. All’attacco 3 cordate ci segnano inizialmente la via, ma ben presto la nostra arrampicata lenta ma sicura, fa si che procediamo in perfetta solitudine. Quel pizzico di avventura in più che non guasta mai. L’arrampicata è sempre piacevole, prima di sbucare in cresta restiamo avvolti da nuvole basse. L’uscita in cresta è affascinante, si apre una finestra sulle Alpi. Per i restanti tiri è un continuo passare di qua e di la della cresta, fino a quando poche decine di metri dalla vetta, quando un surreale telefono a muro troneggia su una placca assolutamente liscia. Ma la via passa pochi metri più in la e il telefono resta irraggiungibile. Raggiunta la cima ci rendiamo conto di aver impiegato più di 7 ore nella salita! È un po’ il nostro stile: arrampichiamo lenti e spesso esageriamo nella prudenza. Ma questo ci porta un indiscutibile vantaggio: ci godiamo l’arrampicata, l’ambiente circostante, siamo decisamente più rilassati.

Ma ormai sono le 4 del pomeriggio e bisogna affrettare la discesa. Discesa che, a detta delle relazioni e di chi ci è già stato, è a rischio smarrimento strada. Non è poi così complicata, non abbiamo avuto difficoltà di orientamento. Ci ha un po’ impressionato la quantità di sassi che si fanno involontariamente rotolare a valle durante le infinite doppie. Motivo in più per rallegrarsi di essere stati gli ultimi a scendere dalla montagna.


Andrea

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