Caccia al Radon: le trappole e le armi.

       Il radon ha sempre colpito la fantasia degli appassionati della radioattività ed a buon motivo. Ma se intendiamo andare a caccia di radon per evidenziarlo e per premunirci dai suoi danni, prima di tutto dobbiamo conoscerlo.

La sonda Alfa del RAM 63, privata della griglia di collimazione        Deriva dalla disintegrazione dell'Uranio, elemento che sia pure in piccole quantità, è piuttosto comune nelle rocce del sottosuolo, specie se di origine vulcanica, di conseguenza è presente anche in moltissimi materiali da costruzione che hanno la stessa origine.
La ventolina utilizzata per il filtro       Oltre ad essere radioattivo, è un gas più pesante dell'aria, inodore ed incolore e si scioglie facilmente in acqua. Per questi motivi dal terreno o dai materiali da costruzione da dove ha origine, si sposta facilmente e può entrare nelle nostre case, specie da fessure o porosità dei pavimenti ed invadere i locali, specie quelli più bassi: cantine, garage, lavanderie, ecc.

       Fin qui il fatto sarebbe solo una curiosità scientifica, se non fosse per il fatto che il Radon è notevolmente cancerogeno, come gas colpisce in prevalenza i polmoni ed è la seconda causa di morte per tumore polmonare, subito dopo il fumo del tabacco.

      Ecco allora che la nostra caccia non è più fine a se stessa, ma diventa essenziale per sapere se viviamo delle situazioni a rischio, quindi per prendere gli opportuni provvedimenti per limitare la sua presenza, infine per verificare strumentalmente l'avvenuto abbattimento della sua concentrazione all'interno della nostra casa.

Sopra la ventola è fissata con silicone una griglia porta filtro, io ho usato lo stesso collimatore tolto al RAM Preparazione dei filtri utilizzando fazzolettini di carta.       Il Radon ha una vita breve, neppure 4 giorni, poi si disintegra emettendo una particella Alfa e trasformandosi in Polonio 218. Questi esiste per soli 3 minuti, poi di nuovo emette una seconda particella Alfa e si trasforma in Piombo 214, anche lui radioattivo. Il Piombo 214 dopo diversi decadimenti e trasformazioni secondarie che trascuriamo, arriva dopo una ventina di minuti a trasformarsi in Piombo 210, sufficientemente stabile e con l'emissione della terza ed ultima particella Alfa che ci interessa.

      Allora ricordiamoci: da ogni particella di Radon, nel giro di circa 30 minuti, si originano tre particelle Alfa che potrebbero essere quindi rilevate dai nostri strumenti.              Vediamo in che modo.

Tutto è pronto per essere posto nel locale da esaminare. Il filtro in funzione:  le frecce indicano il flusso dell'aria.       Il Radon è un gas, si muove in continuazione e non riusciamo a "sentirlo" con i nostri strumenti. Già è molto più facile bloccare i suoi derivati dalla disgregazione e portarli davanti ad un misuratore, facendo quindi una stima indiretta della presenza del radon nell'ambiente.

      Per farlo costruiamo allora un filtro che fissa il particolato sospeso nell'aria: una ventolina da CPU con un filtro di carta provvede a raccogliere le particelle sospese nell'aria, tra cui ci saranno tracce del Polonio 218 e del Piombo 214.

Finito il campionamento, il filtro è messo nel porta campioni e portato alla misurazione.       Alla ventola è fissato un porta filtro, il filtro ed un premi filtro per tenerlo ben steso.

      Poi prepariamo lo strumento di misura, il nostro vecchio RAM 63 con la sua sonda specifica per le particelle Alfa. Togliamo dalla bocca della sonda la griglia di collimazione, utilizzando la chiave con i due piccoli perni e svitandola. In questo modo aumentiamo notevolmente la superficie captante della sonda, ma attenzione a non rompere il sottile strato di mylar che chiude la bocca dello scintillatore. Il RAM va poi predisposto sulla scala più sensibile (K=0,1) e con la base tempi minima (F).

Il RAM 63 al lavoro, la sonda è alzata solo per motivi fotografici, di norma deve stare appoggiata al porta campioni.       Ora tutto è pronto per le prime misurazioni: mettiamo in funzione il filtro per almeno tre ore nel locale sotto esame, poi raccogliamo il filtro e rapidamente lo poniamo sotto la sonda per la misurazione.
      Attenzione, rapidamente in quanto la vita media dei componenti che si originano è piuttosto breve, poi il filtro va appoggiato alla sonda in modo che la superficie "sporca" sia a contatto con il mylar, infine il filtro non va più mosso.
      Se e quando si formeranno delle disgregazioni con emissione di particelle Alfa, lo vedremo da un rapido movimento della lancetta.
      Rimpiangendo la mancanza di un contatore che ora sarebbe comodissimo, possiamo valutare la quantità degli impulsi emessi nella prima mezzora, questo sarà certamente proporzionale alla quantità di Radon presente nel locale sotto analisi.


Il guizzo della lancetta segnala l'avvenuto decadimento con emissione di una particella Alfa.       Dovrei raccomandarvi di usare le pinzette e di non toccare il filtro contaminato, ma sarebbe una ipocrisia bella e buona: il filtro non ha fatto altro che intercettare prima del tempo alcune particelle di Polonio 218 che erano destinate a voi e che, prima o poi, avreste inalato e trattenuto in quel super filtro che sono i vostri polmoni.

      Per ora ci fermiamo qui ed è già molto. Per lo meno siamo già in grado di accorgerci della presenza del Radon e di valutarlo. Magari non riusciamo a fare una misura assoluta in Bq/mc, ma almeno possiamo confrontare i vari ambienti e, sopratutto, potremo renderci conto se i nostri interventi di bonifica ambientale hanno dato i benefici sperati.

                   - continua -


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