La
segale cornuta e il “grano sprone”
Ci
vollero secoli per stabilire quale nesso esistesse tra il fuoco sacro
e un avvelenamento da funghi dovuto ai corpi fruttiferi della Claviceps
purpurea, che si sviluppano come piccoli “corni” sulle spighe della
segale e degli altri cereali. Si sapeva che la piaga era più frequente
negli anni di carestia, quando i cereali scarseggiavano e venivano adoperati
anche quelli di qualità più scadente. In genere il fuoco sacro colpiva
di più la gente povera poiché i mugnai tenevano il grano migliore per
uso esclusivo dei nobili. Benché i contadini conoscessero gli sclerozi
neri e duri della segale cornuta, pure non erano in grado di realizzare
che la malattia era conseguente all'ingestione del pane fatto con la
farina ricavata da queste piante. Fino a quando il complesso ciclo vitale
del fungo responsabile non venne chiarito nel 1853 da Tulasne, non si
poté scoprire quale ruolo avessero la segale cornuta e il cosiddetto
“grano sprone” nel provocare ia malattia. Casi di ergotismo (nome attuale
del fuoco di Sant'Antonio) si verificarono a Torino nel 1798, a Milano
nel 1795, in Russia nel 1926 e infine nel 1 951 nella città francese
di Pont-St-Esprit: qui più di duecento persone soffrirono di strane
allucinazioni, sonnolenza e altri disturbi dopo aver mangiato pane contaminato,
e cinque di questi morirono. Benché il referto tossicologico imputasse
l'incidente a un insetticida usato per il grano, vi è ragione di credere
che la segale cornuta ne fosse responsabile. Grazie ai severi controlIi
stabiliti per i cereali si può sperare che l'ergotismo per l'umanità
sia ormai un ricordo, mentre ancora può colpire il bestiame, dal momento
che il foraggio viene controllato meno rigorosamente.