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Il Santuario
di S. Antonio Abate

 

Il culto popolare

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Il culto di Sant'Antonio abate nel carrarese (Toscana)

 

Sant'Antonio abate, protettore degli animali, è conosciuto anche come "Sant'Antonio dal porcello": è infatti rappresentato iconograficamente circondato da animali, tra i quali è sempre presente un porcellino, il cui muso spunta dalle vesti del Santo.
Gli animali che lo circondano nelle sue raffigurazioni sarebbero dunque le forme bestiali assunte dal Tentatore. Il porcello, però, potrebbe essere anche un maialino da lui curato che, per riconoscenza, lo avrebbe sempre seguito. Secondo Margarethe Reinschneider non sarebbe del tutto estranea una influenza di origine pagana, non infrequente del resto nei culti agricolo-pastorali: la studiosa ha riscontrato, infatti, analogie tra la raffigurazione di S. Antonio col porcello e quella di un dio celtico, Lug, affiancato però da un cinghiale, divinità che assicurava il ritorno della primavera.

Nella zona di Carrara il culto del Santo protettore degli animali si ricollega non solo alla cura dei campi, ma anche alla pratica, ormai superata, di trasportare a valle i blocchi di marmo su carri trainati da buoi. Secondo la leggenda, la sera della vigilia della festa il Santo passava per le stalle ed ascoltava dagli animali come erano stati trattati dai padroni; il giorno dopo il prete benediva le bestie nei recinti e la festa si concludeva con un grande pranzo.

Tra i paesi a monte di Carrara, Codena ha la chiesa parrocchiale dedicata al Santo ; al suo interno, nella parte alta dell'abside, dietro l'altare maggiore, è collocata una sua grande statua. Non è raro trovare icone del Santo, in marmo o in cotto, che adornano i muri delle case o delle stalle, non solo a Codena, ma anche in altri paesi del carrarese e della Lunigiana.

La diffusione del culto popolare di S.Antonio è testimoniata anche dalla seguente filastrocca, riportata da B. Gemignani, in dialetto carrarino:

"Sant'Antoni po polpacion',
dass' 'l lard bel grass'e bon;
das' 'l vin' pulit e scèt:
tut 'l rèst chi vegn' a pièt!"

che così traduciamo:

"S. Antonio bonaccione
dacci il lardo grasso e buono;
dacci il vino di buona qualità e genuino:
tutto il resto venga pure a caso!"

La filastrocca fa riferimento alla pratica agricola e dell'allevamento, con esplicito richiamo ad una produzione culinaria tipica della zona di Carrara: il lardo di Colonnata, che si ottiene utilizzando, appunto, lardo di maiale.

Le tradizioni ancora vive legate al culto del Santo sono due: la benedizione degli animali e l'accensione dei fuochi. Questo rito è stato introdotto al momento del passaggio dalla cultura pastorale a quella agricola: il fuoco avrebbe lo scopo magico di riscaldare la terra, e favorire così il ritorno della primavera; tale rito è oggi praticato in alcuni paesi della Lunigiana.

Il rito della benedizione degli animali è diffuso in tutta la Toscana. Con piccole varianti, la tradizione resiste in varie località, segno che, alle soglie del Duemila, ci sono ancora comunità capaci di avvertire il gusto ed il richiamo delle cose semplici e genuine, la cui eco si perde nella notte dei tempi.

 

 

 

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Il culto popolare
di S. Antonio abate

 

Sant’Antonio
“Signore del fuoco”

 

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