Sulle tracce della tessitura a

"liccetti"

 

Itinerario storico – turistico

 

 

On the tracks of weaving by

"liccetti"

 

 

Historical - touristic itinerary

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SI RINGRAZIA:

THANKSTO:

Provincia di Macerata

Dott.ssa Silvia Bernardini - Assessore Attività Produttive

Dott.ssa Letizia Casonato - Dirigente

Rag. Rosella Pagnanelli

Comune di Camerino

Comune di Pievebovigliana

Prof. Giorgio Quintili - Direttore Pinacoteca Parrocchiale

Don Cherubino Ferretti - Direttore Museo Diocesano

Don Piero Allegrini - Direttore Museo Piersanti

Dott. Fernando Mattioni - Direttore Museo della Nostra Terra

Don Mario Scuppa

Mons. Pietro Paolo Ferretti

Don Franco Gregori

Ing. Girolamo Maraviglia

Parroci di Belforte, S. Severino Marche, Cingoli, Tolentino

e quanti hanno contribuito alla realizzazione di tale pubblicazione

TESTI Patrizia Ginesi - Maria Giovanna Varagona

TRADUZIONE Maria Carpino

FOTO Massimo Costantini

PROGETTO GRAFICO Marika Mariani - Massimo Costantini - Patrizia Ginesi

TIPOGRAFIA La Nuova Stampa 2006

 

 

PRESENTAZIONE

La presente pubblicazione nasce dalla volontà di far riscoprire ed apprezzare i valori autentici di cui è ricca la nostra civiltà e di rivalutare le peculiari tradizioni maceratesi radicate nel tempo e nella storia. La tessitura manuale eseguita  secondo l'antica e complessa tecnica dei “liccetti”, rappresenta una preziosa arte fin dai tempi remoti ed esprime l'ingegno, l'originalità e la creatività dei  nostri progenitori, che l'hanno sapientemente saputa custodire e tramandare.

Oggi, vivendo nella realtà della comunicazione globalizzata contemporanea, comprendiamo che per partecipare alle sfide più importanti nei settori artistico, culturale, nonché economico e sociale, occorre differenziarsi qualitativamente. Il valore aggiunto sarà rappresentato proprio dal confronto dei valori della storia di un territorio, in mancanza del quale si determinerebbe la sconfitta del modello proposto.

Il nostro patrimonio storico-tradizionale è indiscutibilmente ricco di autentiche eccellenze culturali, artigianali, naturalistiche ed agroalimentari e, grazie alla  saggezza, alla laboriosità ed al buon senso della nostra gente è rimasto inalterato nel tempo, può riuscire ad esprimere una formula vincente, nella realizzazione del prodigioso equilibrio tra progresso tecnologico e rispetto per la tradizione.

Da qui l'importanza fondamentale di ricostruire la nostra identità territoriale, facendo leva sui suoi caratteri distintivi,  per  migliorare lo sviluppo locale integrato e sostenibile e la competitività della provincia e per recuperare, oggi, nei confronti dello scenario mondiale,  quella  prestigiosa centralità vissuta  in passato,  in Italia e in Europa.

 

The present publication arises from the desire to encourage the rediscovery and appreciation of the authentic values which our civilization is rich of and to revalue the peculiar “maceratesi” traditions deeply rooted in lime and in history.

Hand-weaving achieved according to the antique and complex technique of “liccetti”, represents a precious art going back to distant times and expresses the talent, originality and creativity of our ancestors, that have wisely been able to preserve and transmit it.

Today, living in the reality of globalized communication, we understand that to be able to participate in the most important challenges in the artistic, cultural, as well as economical and social sectors, it is necessary to differentiate ourselves in the quality. The added value will be represented exactly from the confrontation of the values of the history of a territory, in the absence of  which would determine the defeat of the proposed model.

Our historical and traditional patrimony is unquestionably rich in authentic cultural, naturalistic and agricultural excellencies and, thanks to the wisdom, laboriousness and good sense of our people has remained unaltered in lime and  is capable of expressing a winning formula, in the realization of the prodigious balance between technological progress and respect for tradition.

From here the fundamental importance to reconstruct our territorial identity, underlining its distinctive characteristics, to improve its local development integrated and sustainable and the competitiveness of the province and to recover, today,  in front of the world-wide scenario,  that prestigious "central position" lived in the past, in Italy and in Europe.

L'Assessore alle Attività Produttive                            II Presidente

Silvia Bernardini                                          Giulio Silenzi

 

 

 

A tutti coloro che con le proprie mani

e creatività preservano tanta parte

del patrimonio culturale.

 

 

Indice generale

Generai index

Presentazione .................................................................................... 3

Presentation ...................................................................................... 3

Introduzione ...................................................................................... 7

Introduction ....................................................................................... 7

Sulle tracce della tessitura a "liccetti" ................................................. 11

On the tracks ofweaving by "liccetti" ................................................. 11

Itinerario storico – turistico ............................................................... 42

historical - touristic itinerari ............................................................... 42

Opere  pittoriche .............................................................................. 43

Pictorial  works ................................................................................ 43

Reperti tessili .................................................................................... 49

Textile remains ................................................................................. 49

Laboratori tessili ............................................................................... 55

Textile workshops ............................................................................ 55

Bibliografia ....................................................................................... 56

Bibliography ..................................................................................... 56

 

 

 

INTRODUZIONE

La tessitura è la prima attività complessa (cum-plectere, intrecciare insieme) attraverso la quale l'uomo interagendo con l’ambiente e le sue risorse si è evoluto, conferendo dignità al proprio aspetto e alla propria vita di relazioni. Più di 12.000 anni fa, intrecciava fibre per fame cesti, giacigli, zattere e capanne e poi abiti vestendo di intrecci vegetali.

Da allora l’uomo ha modificato e perfezionato tecniche, strumenti e attrezzature ma, l'uso e la vocazione comunicativa del tessuto è rimasta sempre la stessa: mostrare lo status sociale e l'espressione artistica.

A partire dallo studio dei tessuti è possibile arrivare ad una comprensione più equilibrata delle diverse culture, per comprenderne i legami e le influenze che, per secoli in tutto il mondo hanno fatto dei tessuti una merce globale.

Tra i mezzi d'espressione, il tessuto è quello che più di tutti ha tratto vantaggio dagli spazi di libertà che si aprono tra pratiche consolidate e sperimentazione, tra pubblico e privato, tra tradizione e rinnovamento, bellezza e utilità.

Specialmente nell’ultimo secolo, a volte si è voluto rendere un omaggio formale a molti artigiani e produttori di tessuti definendoli “artisti”, mettendo in risalto il difficile rapporto tra belle arti e arti applicate: tutt’oggi irrisolto.

La  stessa  legislatura parla  infatti di artigianato artistico, di  tradizione o  di qualità, conferendo un plus valore all’artigianato, ma il legislatore non si è ancora pronunciato nello  specifico, sui parametri che ne caratterizzano ciascuna area di artigianato, in quanto tema particolarmente complesso e intricato.

La passione per l'artigianato o la manualità, l'esigenza  di costruire con le  proprie  mani, come ogni  forma di “trasporto emozionale” non

 

 

INTRODUCTION

Weaving is the first complex activity (cum-plectere, to interlace together) through which man interacting with the environment and its resources evolved, conferring  dignity to his appearance and to his social life. More than 12,000 years ago, fibres were interlaced to make baskets, pallets, raft and huts as well as clothing dressing whit vegetal interlacements.

Since then, man has modified and perfected  techniques,  instruments  and equipment but, the use and the communicative vocation of fabric has always remained the same: to demonstrate social status and artistic expression.

Beginning with the study of woven fabrics,  it is possible to arrive at a more balanced understanding of the different cultures, to understand the bonds and influences that. for centuries worldwide have made of woven fabrics a global merchandise.

Among the methods of expression, woven  fabric  is  what has profited most  from  the  spaces  of liberty found  between proven practices and experimentation, between public and private, between and renewal,   beauty and utility.

Especially in the last century, at times there has been a desire to pay formal homage to many artisans and producers of  woven fabrics defining them “artists”, emphasizing the difficult relationship between fine arts and applied arts: all of which is still today unresolved.

The  same legislation in factspeaks of artistic craftsmanship, of tradition or of quality, conferring a higher  value  to  craftsmanship,  but the legislator has not yet pronounced himself concretely, regarding the vestments which characterize every area of craftsmanship, in as much as  the subject is particularly complex and intricate.

 

 

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si spiega con la ragione o con le parole; è una necessità espressiva che “colpisce” coloro che vogliono ricercare nella propria interiorità un linguaggio diverso per comunicare parte di se stessi.

L'artigianato  è  fatto  di  uomini e donne che con la propria capacità creativa e imprenditoriale hanno saputo costruire ricchezza economica e culturale, lasciando tracce che ne hanno valorizzato il patrimonio artistico. Dai secoli passati questi “segni” sono parte della nostra storia, ma il rischio attuale è quello di perdere certe competenze, determinate “sapienze”, abbandonate o  sottovalutate in nome dell'innovazione industriale perché ritenute antiproduttive o arcaiche.

Come tessitrici e come imprenditrici artigiane, da venti anni insieme nel laboratorio “la Tela”, fin da subito siamo state consapevoli di essere tra le ultime eredi di un patrimonio culturale oramai disperso e dimenticato, da valorizzare sia con il nostro lavoro tessile e produttivo, che attraverso una seria operazione culturale, didattica e divulgativa nei confronti di una tecnica tessile, come quella dei “liccetti”, troppo spesso trascurata da storici o studiosi d'artigianato e ancor più dagli amministratori locali.

Le “tovagliette”, motivo di studio di tale pubblicazione, ci colpiscono soprattutto per i bordi decorati con figurazioni vegetali e animaliere, gli stessi  ornamenti  che caratterizzavano i tessuti serici, della produzione d'arte, prodotti, lungo un arco di nove secoli, dalle famose manifatture della Sicilia, di Venezia, Genova, Lucca e Firenze; furono largamente diffuse in Umbria come nelle Marche ma comunemente vengono definite tessuto umbro.

Tenteremo  quindi  di  spiegare come la mancanza di informazione

 

The passion far craftsmanship or hand workmanship, the necessity to construct with one’s own hands, like every form of “emotional transport” cannot be explained with words or reason; it is an expressive necessity that “touches” those who want to seek within themselves a different language to communicate a part of themselves.

Craftsmanship  is  made  up of men and women that with their own creative and entrepreneurial capability have known how to construct economic and cultural wealth, leaving tracks that have given value to the artistic heritage. Since centuries passed these “signs” are part of our history, but the present risk is that of losing certain competencies, considered “wisdom” abandoned or undervalued in the name of industrial innovation for being considered anti-productive or archaic.

As    weavers    and    artisan entrepreneurs,   for  twenty   years together in “la Tela” workshop, since the beginning we have been aware of being among the last heirs of a cultural patrimony at this point lost and forgotten, to valorise with both our textile production, as well as through a serious cultural, didactic and   promotional   enterprise with regards  to a weaving technique, like that of “liccetti”, too often overlooked by historians or scholars of craftsmanship and even more by the local administrators.

The “tovagliette” (small tablecloths), motive of study for this publication, impress us above-all for the decorative borders with vegetal and animalistic figurations, the same ornaments that characterized silk fabrics, in the production of art, produced, in the span of nine centuries, from the famous handmade products of Sicily, to Venezia, Genova, Lucca and Firenze; they were extensively spread out in Umbria as well as in the Marche but are  commonly  defined as  
 

 

 

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sul significato  storico  ed  artistico di quei tessuti o del valore culturale dell'opera di ricerca, sia stata la causa del declino consapevole di tanta produzione tessile locale.

Inspiegabile indifferenza da parte di studiosi locali, in quanto attualmente è la nostra regione  l'unica a detenere il  primato  riguardo alla produzion e conservazione dell'antica tecnica tessile,  che qui denominiamo a “liccetti” nella speranza di sgombrare ogni equivoco sulla sua origine.

Il tentativo è quello di dimostrare che, seppure incerta o difficile da confermare risulti la paternità di tale tipologia tessile (esercitata di sicuro anche nelle altre regioni italiane), documenti d'archivio e testimonianze pittoriche, ne confermano la pratica e la produzione tessile nelle Marche, dove a tutt’oggi, nella provincia di Macerata, si trovano solitarie artigiane oppure “hobbiste” in grado di eseguirla.

Ciò che ci appare incomprensibile è  capire perché un'attività tessile, che ha saputo creare nel passato una forte economia e che ha elaborato sistemi produttivi all'avanguardia nel settore, sia decaduta precipitosamente ogni qualvolta “qualcuno” l'abbia fatta affiorare dall'oblio. Anche se sappiamo che senza una precisa volontà di “rinascita”, attraverso un preciso progetto politico che si traduca in una seria operazione di formazione professionale, culturale e promozionale, difficilmente   si   possono  ottenere risultati duraturi.

 

Obiettivo   primario   di   questo volumetto è quello di far comprendere l’importanza storica di un artigianato di   forte   tradizione   artistica:   la “tovaglietta”, unendo alla ricerca del passato anche un itinerario turistico della nostra provincia sulle tracce di antichi prodotti  tessili;  un  percorso  sui  luoghi  del  tessere  e non  solo,  per

 

“tessuto umbro” (woven fabric from Umbria).

We will attempt to explain how the absence of information on the historical and artistic significance of these woven fabrics or of the cultural value of the work of research, was the cause of  the conscious decline of much of the local textile production.

Unexplainable indifference, on the part of  local scholars, in as a much as our region is presently the only one that has primacy in the production and conservation of the antique weaving, technique, that here we name “a liccetti” in the hope of eliminating any misunderstating on its origin.

The attempt is to demonstrate that, even if uncertain or difficult to confirm, the paternity is apparent for this type of  textile (practised certainly even in other Italian regions); archive documents and pictorial testimonies, confirm the practice and weaving production in the Marche, where even up to today in the province of Macerata, can be found single artisans or “hobbyists” capable of carrying it out.

That   which   appears   to   us incomprehensible is understanding why a textile activity, that was able to create in the past a strong economy and that elaborated productive systems that kept up with the times in this sector, look a downfall every time “someone” was able to make it re-blossom from nowhere. Even if  we know that without a precise will of “rebirth”, through a precise political project that translates in a serious operation of professional, cultural and promotional formation, it would be difficult to obtain lasting results.

The primary objective, of this small volume is to transmit the historical importance of a craftsmanship of strong artistic tradition: the “tovaglietta”, uniting to past research even a touristic itinerary of our  "provincia "  (defined territory),  on  the  tracks of antique textile

   
 

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ritrovare nelle opere pittoriche o nei sempre più rari reperti tessili, conservati in musei o collezioni, in raccolte pubbliche e private, nelle chiese parrocchiali, i “segni” delle nostre radici.

Crediamo e speriamo  che  non sia troppo tardi salvaguardare un patrimonio quasi totalmente estinto e che non sia troppo tardi riappropiarsene, per parlarne in maniera costruttiva e propositiva.

E' nata quindi da questa analisi l'esigenza di un breve scritto  che si è potuto materializzare grazie alla particolare   sensibilità   dell'attuale Amministrazione    Provinciale, nella  persona  dell'Asses-sore   alle Attività Produttive  Dott.ssa Silvia Bernardini. Ciò ci fa sperare che, insieme al riconoscimento storico, all'obbligo istituzionale, si maturi un progetto chiaro per la promozione dell'artigianato artistico, che oggi può trovare altre committenze per la sua diffusione, per convertirsi soprattutto in occasione di lavoro.

Da qui, l'idea che non si può pensare ad un tessuto politico e democratico aperto  ad  uno sviluppo socio-economico del territorio senza avere la capacità di “ordire” i diversi elementi che lo caratterizzano, con la stessa cura del tessitore quando si dispone alla preparazione del suo ordito.

Avere   cura   significa   prestare attenzione ad ogni filo che compone l'ordito, per estensione conoscere e avere cura di ogni parte dei vari settori di sviluppo di un'economia: artigianato, agricoltura,  turismo,  per  lanciare “trame”  significative che  abbiano l'obiettivo di “tessere” lo sviluppo del territorio.

Patrizia Ginesi

 

products,  a journey to the places of weaving and not only, to rediscover in the pictorial works or in the always rarer woven textile remains, conserved in museums or collections both public and private, in the parish churches, the “signs” of our roots.

We believe and hope that it's not too late to safeguard a patrimony almost totally extinct and that it is not too late to take back possession of it, to speak of it in a constructive manner.

From this analysis, therefore, was born the necessity of a brief written material that has been made possible thanks to the particular sensibility of the present “Amministrazione Provinciale” (Provincial Administration), in the person of the “Assessore” of the “Attività   Produttive”   (Productive Activity) Dott.ssa Silvia Bernardini.

This makes us hopeful that, together with the historical recognition, the institutional obligation, a clear project will mature for the promotion of artistic craftsmanship, that today may find other consumers for its diffusion, to be converted above-all in a work opportunity.

From here, the idea that we cannot consider a political and democratic "fabric" open to a social-economic development of the territory without having the capability to “ordire” (put in order) the various elements that characterize it, with the some care that the weaver has in the preparation of their warp.

Caring   for   signifies   paying attention to each thread that makes up the “ordito”, furthermore knowing and caring for each part of  the various sectors of development of an economy: craftsmanship, agriculture, tourism, to “baste” the development of the territory.

Patrizia Ginesi

   

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Sulle tracce della tessitura a “liccetti”

Un confronto tra prodotto tessile preistorico e contemporaneo dimostra che non ha senso vedere la storia del tessuto   come un percorso lineare in termini di progresso tecnico: molti dei materiali, delle tecniche, delle forme in uso nell'antichità lo sono ancora oggi.

Ciò che rende il prodotto tessile estremamente complesso e rivelatore dell'ingegno umano è il fatto che nella fabbricazione del tessuto si include anche la creazione della materia prima, diversamente da ogni altra forma di artigianato  dove  l'uomo  interviene  sulla materia già esistente quale pietra, legno, terra, ....

La   storia  della  tessitura  ci   aiuta a capire i  passaggi evolutivi della tecnologia, dell'agricoltura (uso di corde e strisce di tela per fabbricare aratri, briglie o legamenti per  addomesticare  gli  animali),del commercio, come indicatori di meccanismi culturali, ma si scopre che spesso il saper tessere ne ha stimolato la crescita o la scoperta.

 

On the tracks of weaving by “liccetti”

A comparison between prehistoric and   modern   weaving   products demonstrates that there is no sense in looking at the  history  of  weaving as a linear journey in terms of technical progress: many  of the materials, of the techniques, of the forms used in antiquity are still in use today.

That which renders the weaving product   extremely   complex  and revealer of human talent is the fact that in the fabrication of the woven cloth is included also the creation of the prime material, different from any other form of craftsmanship where man intervenes in the material that already exists such as stone, wood, earth...

The  history of  weaving  helps  us to understand the  evolutionary  steps of  technology, of  apiculture (use of rope or strips of cloth to make tapestry, bridles or ligaments for domesticating animals),  of commerce,  as  indicators of cultural mechanisms, but it’s discovered that often knowing how to weave has stimulated the growth or the discovery.

FASCIA DA CARICO:

Biella, Collezione  Alligni - cm 251x3,3 -

Tessuto Inca

(sec XV e XVI)

Il disegno è formato da una serie di registri di

cui si susseguono un    

motivo zoomorfo stilizzato, rana, un motivo   

geometrico a doppio    

rombo e quello della     

stella a otto punte.

FASCIA DA CARICO

Biella, Alligni collection - cm 251x3,3 -

Tessuto Inca

(XV and XVI centuries)

The designs is formedby a series of module

followed by a

“zoomorfo” (animalform) sketched motif,

frog, a geometric design

whit a double rhomb

and that of the star with eight tips.

Un aspetto ancora più importante è il passaggio evolutivo del tessuto nel rito o tributo, il linguaggio, l'arte, l'identità del singolo.

Particolarmente  significativo  è  il  rapporto tra tessuto e scrittura:

A more important aspect is the evolutive passage of woven fabric in the rituals or tribute, the language, the art, the identity of the single.

Particularly  significant is the relationship between  woven  fabric

   
 

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i tessuti trasmettono testi, attraverso di essi si esprime fedeltà, si formulano promesse, (come per le odierne banconote, il cui valore è puramente virtuale) si preservano memorie, si propongono nuove idee. Li potremmo chiamare linguaggi su stoffa: la trama è data da elementi socialmente significativi; la “sintassi” è la costruzione del tessuto.

Il tessuto può essere prosa o poesia, testo didattico o indecifrabile.

Basta ricordare, in proposito, la valenza narrativa dell'arazzo, che per molti secoli, ancor prima della pittura, assolve un ruolo educativo e comunicativo; sarà il “mercato”, la “committenza” dell'epoca a preferire la  rappresentazione pittorica di gran lunga  più economica.

Ordire è la preparazione dei fili longitudinali attraverso i quali passerà la  trama   trasversale:   operazione questa che richiede una disposizione accurata, ordinata e corretta dei fili da predisporre sul telaio, la quale pregiudicherà l'esecuzione tessile.

La parola “ordito” che deriva dal latino, non a caso significa ideazione, preparazione accurata, qualcosa di più del semplice cominciare.

Il tessuto nasce dall'incontro di due elementi: ordito e trama. Diversa è la maglia o la rete, dove un unico filo si intreccia su sé stesso. Ciò spiega perché, in senso figurato, la maglia o la rete lasciano intendere un coinvolgimento più violento (presi nella maglia di un imbroglio... cadere nella rete).

Tessere no, è l'arte del comporre intrecciando diversi elementi, di cui uno, l'ordito, si apre per accogliere la trama, in un susseguirsi di andate e ritorno, insieme per costruire, formare il tessuto.

Il  telaio  è  certamente   la  macchina  più   complessa   che   sia 

 

and handwriting: woven fabrics transmit writings, through them is expressed faithfulness, promises are formulated, (like the present banknotes, which have a value that is purely virtual) they conserve memories, propose new ideas. We could call them languages on fabric: the “trama” is derived from significant social elements; the “synthesis” is the construction of the woven fabric. The fabric can be prose or poetry, didactic text or undecipherable.

We need only remember, in this case, the narrative value of tapestry, that for many centuries, and even earlier with paintings, accomplishes an educative and communicative role;  it will be the “market”, the “consumer” of that time period to prefer the pictorial representation which was by-far more economical.

Warping is the preparation of the thread in longitude through which will pass the weft perpendicularly: this operation requires an accurate, organized and correct disposition of the thread placed on the loom, that predetermines the textile execution.

The  word “ordito” (warp) that derives from Lain,  not by chance signifies planning, accurate preparation, something more than simply beginning.

The woven fabric is created from the encounter of two elements: warp and weft (or woof). This is different from knit or net, where a single thread interlaces within itself. In a figurative sense, it explains why, knit or net makes us understand a more violent involvement.

Weaving is the art of composing, interlacing different elements, of  which one, the warp, opens to receive the woof, in a succession of coming and going, together to construct, to form the fabric.

The   loom   is  certainly  the  most   complex   machine  that  ever

   

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apparsa nell'antichità. Per intrecciare molti fili sottili occorre almeno un telaio a tensione...                

 

appeared in antiquity.

To interlace  a multitude of  thin  threadit is necessary to have at least

Diverse modalità di tensione hanno dato origine a diversi telai:  orizzontali, verticali, a  pesi... In seguito l'uso di asticciole o bacchette apripasso e l'introduzione   di un licciolo,   apparso   già nel 1000 a.C., porta decisamente verso una    vera e propria tecnica di tessitura.

Ad esempio alcune caratteristiche dei telai   andini, in particolare l'uso di “aste d’invergatura”,  per creare disegni, si  riscontrano in tutto il mondo: Scandinavia, Cina, Thailandia, dove questa tecnica sopravvive ancora oggi.

Secoli   di   sperimentazioni   e perfezionamenti hanno portato a noi il telaio sostanzialmente invariato fino all'era industriale: dove l'applicazione della forza motrice ed un notevole grado di automazione ha dato luogo, alla fine del XVIII secolo alla rivoluzione industriale.

Ai fini del nostro studio interessa lo sviluppo del telaio orizzontale  a licci e pedali  (dinastia Zhou, 1050-221 a.C.) che consentiva di  controllare  i licci

 

 a tension loom...

Various forms of tension have   given   birth  to various looms: horizontal, vertical, with weights... Followed by the use of small poles or sticks to open  the  passage  and the introduction  towards of a “licciolo”, already present in 1000 a.C., brings us decisively  a true

 and proper technique of  Weaving.

For   example,   some     characteristics   of   the “andini” looms, in particular the use of  "poles  of   invergatura"   to create designs, are found around the world: Scandinavia, China, Thailand, where this technique survives even today.

Centuries   of   experimentations and perfecting brought us the loom substantially unaltered up until the industrial era: where the application of the power engine and a notable level! of automation gave way, at the end of the XVIII century to the industrial revolution.

 con il  piede, liberando le mani che potevano così lavorare più rapidamente.

In Europa, il telaio verticale venne soppiantato da quello a pedali, solo nel Medioevo.

Inoltre la distinzione tra disegno per trama e per ordito è cruciale per comprendere gli sviluppi della tessitura a telaio e le armature.

Inserendo fili di trama in colore, già in passato, si ottenevano  bordi

 For our study, the interest is in the development of the horizontal loom with “licci” (shafts) and pedals (of the Zhou dynasty, 1050-221 a.C. ) that allowed the control of the shafts by foot, freeing the hands that in this way could  work

 more rapidly. In Europe, the vertical loom is replaced by the one with treadles, only in the Middle Ages.

Furthermore  the   distinction between the design by weft and by

   
 

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ornamentali.

E' noto che le tuniche dei senatori romani  erano  ornate  con  un bordo di colore rosso fatto di filo tinto con  la porpora. I cardinali della Chiesa Cattolica vengono detti“porporati” in quanto facenti parte  di  un collegio di uguale dignità di quella dei senatori romani nelle corrispondenti gerarchie.

L'uso della trama per ornare e arricchire i prodotti tessili con grossi fili di lana tessuti tramite l'armatura a saia, a formare un rasatello, fornivano tele usate per coperte da letto o “mantili” da tavolo.

 

1. La decorazione in tessitura.

Evoluzione del decoro attraverso la tecnica dei “liccetti”.

Il discorso sulla storia della tessitura che vogliamo affrontare in questo breve scritto è limitato unicamente ad una tecnica tessile manuale, che qui preferiamo chiamare semplicemente a “liccetti”, dopo  che per troppo  tempo è stata ingiustamente denominata solo col termine di “tessuto perugino”.

La storia ci insegna che già dal 700-640 a.C., quando in Anatolia cominciano a circolare le prime monete,  gli  scambi  commerciali diventano la ragione primaria delle conquiste territoriali. I tessuti erano fin d'allora beni di scambio importanti, è in questo periodo che la loro fabbricazione e produzione compie il passaggio decisivo: da produzione destinata all'uso a una produzione destinata al profitto.

Nell'alto medioevo la tessitura si praticava nell'ambito di una economia curtense. Solo con la creazione delle economie urbane ha acquisito uno sviluppo decisamente artigianale, di rilevanza commerciale,     controllato   dalle   corporazioni    specifiche   che ne

 

 

warp is crucial for understanding the developments of weaving with the loom and the armatures.

Inserting coloured weft threads, already    in    the   past, produced ornamental borders.

It's well-known that the robes of the roman  senators were decorated with a border of red colour made with a thread dyed with “porpora” (scarlet).  The  cardinals  of  the Catholic  Church  are surnamed “porporati” for the fact of being part of an order of equal dignity to that of the roman senators in the corresponding hierarchy.

Use  of the woof to ornament and enrich the woven fabic with thick woollen thread woven through the armature by “saia”, to form a “rasatello”,  provided fabrics usedas bed covers or “mantili” or table covers.

1.  The decoration of weaving.

Evolution of decor through the technique of “liccetti”.

The  discussion regarding the history o f weaving that we want to deal with in this brief document is limited solely to a manual weaving technique, that here we prefer to call simply by “liccetti”, that for too long has been unjustly called only with the term of “tessuto Perugino” (woven fabric of Perugia).

History teaches us that already from 700-640 a.C., when in Anatolia the first currency begins to circulate, commercial    exchange    becomes the primary reason for territorial conquests. The woven fabrics were since then goods for important exchanges, it is in this period that their fabrication and production accomplishes a decisive step: from a production destined for use to a production destined for profit.

In the early Middle Ages, weaving was practised within a “curtense” economy. Only with the creation of the urban economies did it  acquire a development decisively artisan, of commercial consideration, controlled  by  the  specific  corporations  that  regulated by  aw the dimensions, in

   

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regolamentavano per legge le dimensioni, in modo da essere usate come valuta di scambio.

Il commercio poi dei tessuti nel primo Rinascimento ha permesso l'accumulo di ingenti patrimoni e di conseguenza uno sviluppo tecnico della tessitura.

Il fenomeno è stato tale che, mentre nei grandi centri come Firenze o Lucca il tessuto ornato con fili di trama in lana veniva sostituito dai più ricchi tessuti con decorazioni in seta, in ambiti periferici si continuava a produrre in modo antico.

Infine, l'introduzione del telaio Jacquard   (brevettato   da   Joseph Marie Jacquard nel 1801) spazza definitivamente  il  vecchio  modo di operare manualmente il tessuto decorato.  Tramite  questo  nuovo dispositivo si è potuto aumentare il numero dei “cartoni” per riprodurre disegni sempre più complessi e dettagliati, senza limite: si è così perso il valore evocativo delle figure stilizzate e simboliche dei decori degli antichi tessuti.

I cartoni di programmazione non solo hanno rappresentato una grande innovazione nella tessitura, ma hanno avuto un ruolo determinante per la nascita e lo sviluppo dell'informatica!

Il meccanismo dei fori pieni e fori vuoti rappresenta la prima forma di codice binario, utilizzato dal precursore e pioniere dell'informatica Charles Babbages per la programmazione della sua “macchina analitica” e sul quale si fonda più tardi il concetto del moderno computer.

Col decadere della suggestione simbolica decade anche il valore ornamentale di tale produzione tessile. L'interesse, la curiosità ora è rivolta verso i damaschi e i broccati di seta.

L'introduzione del telaio jacquard e della meccanizzazione,  confina la tessitura a mano in ambiti sempre più periferici e marginali.

 

order to be used as currency exchange.

The commerce of woven fabric in the first Renaissance period permitted the accumulation of considerable patrimonies and resulted in a technical development of weaving.

The phenomenon was so, that while in the large centres like Florence or Lucca “the decorated woven fabric with weft threads of wool was substituted by richer fabrics that had decorations in silk, the outskirts continued to produce in the antique method”.

Finally,  the introduction of the Jacquard loom (patented by Joseph Marie Jacquard in 1801) sweeps once and for all the old method of operating manually the decorated woven fabric. Through this new system it was possible to increase the  number of “cards” to reproduce designs always more complex and detailed, without limits: in this way was lost the evocative value of the sketched and symbolic figures of the ornaments of antique woven fabrics.

The programming cards not only represented a great innovation in weaving, but had a determining role in the birth and development of computer science!

The mechanism of the “punched holes and intact holes”  represent the first form of binary code, utilized by the forerunner and pioneer of computer   programming   Charles Babbages for the programming of his “analytical machine” and upon which is later based the concept of computer science!

With the decline of the symbolic influence also declines the ornamental value of this type of textile production. Interest, curiosity is now turned towards the damasks and brocades made of silk. The introduction of thejacquard loom and of mechanization, confine  hand weaving in to localities always more peripheral and marginal.

   
 

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Con    il    diffondersi    della alfabetizzazione i disegni dei tessuti smisero di “narrare storie” com'era nella tradizione bizantina, per divenire invece decorativi. Ma la trasmissione di generazioni  e generazioni  di manufatti  e   iconografie   tessili sopravvisse persino alla comparsa di fenomeni di urbanizzazione e di industrializzazione.

 

With the diffusion of alphabetisation the designs of woven fabrics stopped “telling storie” as it was in the Byzantine tradition, and become instead decorative. But the transmission from generation to generation of handmade and iconographic textiles survived even up to the appearance of the phenomena of urbanization and industrialization.

Come osserva  l'antropologa tessile Maria Luciana Buseghin, nella sua breve relazione: Le opere tessili italiane dal duecento al novecento: il caso dei tessuti umbro - marchigiani “...Taffetas, broccati, lampassi, velluti lisci e operati vennero prodotti, almeno dal Trecento al Settecento, prima soprattutto a Lucca, in seguito anche a Firenze, Genova, Venezia, Bologna... ciò si riferisce soprattutto alla produzione d'arte e comunque a manifatture che lavoravano per ricchi committenti, laici o religiosi che  fossero. Per questi ultimi in particolare esistevano anche luoghi di produzione pressoché esclusivi,  come  per  esempio Camerino,  che era      per  importanzala   seconda   manifattura  fornitrice dello  Stato

As  observed  by   the  textile anthropologist    Maria    Luciana Buseghin, in her brief report: Italian textile works from the ‘200’s to the ‘900’s: the case of woven fabrics of umbro - marchigiano. “...Taffeta’s, brocades,   lampas,   smooth   and designed velvets are produced at least from the ‘300’s to ‘700’s, above-all in Lucca, followed by Florence, Genoa, Venice, Bologna...this refers above-all to the art production and in any case to factories that worked for rich buyers, lay people or religious whoever they may have been. For this last category there also existed in particular even places of production almost exclusive, for example Camerino,  that was   the

 

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Pontificio.  Ceti popolari e rurali, piccola e media borghesia, contadini, operai, artigiani e mercanti si vestivano e arredavano le loro case con tessuti di minore pregio, spesso di fibre miste, prodotti in manifatture locali che andavano dal laboratorio domestico a quello artigianale. Ciò costituiva in alcuni casi una struttura economica di tipo paleo- capitalista con un'organizzazione e una divisione del lavoro che comprendeva anche, la costituzione di società imprenditoriali, dal filato alla commercializzazione del prodotto finito...”.

Per tutto il periodo dell'arte romanica era ancora poco sviluppata la fabbricazione di telerie con figurazioni ornamentali. Si ha notizia solo di tessuti in lino per uso ecclesiastico, tovaglie d'altare con ornamento ai bordi decorate.

I pochi tessuti  rimasti  risalenti al l’Xl e XII secolo (periodo di transizione dell'arte romanica a quella gotica) mostrano scarsa originalità ed una tendenza a riprodurre ornamenti con disegni geometrici di evidente derivazione saracena. La tessitura bizantina che pure  era conosciuta in occidente  per  i  commerci  delle repubbliche marinare,  perdette importanza dopo il crollo del 1204, ma dopo la presa di Bagdad, da parte dei mongoli nel 1258 e specialmente con la Signoria di Tamerlano del 1402, si ebbe una ripresa delle relazioni commerciali con il medio ed estremo oriente.

Furono allora conosciute espressioni d'arte orientali e si diffuse anche un gusto di ornamenti di tipo naturalistico di ispirazione cinese, con figurazioni stilizzate di mostri, draghi, piante...

Ma la tessitura italiana nel corso del XIV secolo pur conservando tali  motivi  iconografici,   si  evolve  sotto  gli  influssi  del  gotico

 

 

second most important supplier for the Papal State. Popular and rural classes, low and middle class bourgeoisie, farmers, working class, artisans and merchants clothed themselves and furnished their homes with woven fabrics of lower quality, frequently made of mixed fibres, produced in local factories which ranged from domestic to artisan workshops. This constituted in some cases a type of economic structure “paleo-capitalista” with an organization and a division of work that included  even,  the  constitution of an  entrepreneurial  company, from threading to the commercialisation of the finished product...”.

For all of the period of the Romanic art the production of  linen and cotton goods with ornamental figurations was still developed very little.

The information available refers only to linen fabrics for ecclesiastic use, altar covers with borders decorated with ornaments.

The few fabrics remaining dating back to the XI and XII centuries (transition period from Romanic to the gothic art) show little originality and a  tendency at reproducing ornaments with geometric designs clearly deriving from Saracen.

Bizantine weaving that was also known in the west because of the trades of the “repubbliche marinare”, lost importance after the downfall in 1204, but after the conquest of Baghdad, hy the Mongols in 1258 and especially with the domination of “Tamerlano” of 1402, there was a rebirth of the trading relations with the middle and extreme orients.

The artistic expression of oriental arts was therefore known and there also spread a taste for naturalistic type ornaments deriving of Chinese inspiration, with sketched figurations of monsters, dragons, plants...

But Italian weaving  in  the course of  the  XIV  century   while

 

 

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settentrionale (la stagione compresa fra la fine del Trecento  e la metà del Quattrocento) cui è stata attribuita la definizione di Gotico Internazionale, segna uno dei momenti più significativi della storia artistica europea: un comune linguaggio figurativo attraversa la Francia, la Boemia,  la Lombardi, l’Emilia  e  le Marche, sino ad acquisire una propria individualità raffinata rimasta pressoché inalterata fino all'avvento di tecniche di lavorazione innovative.

 

 

conserving these iconographic motifs, evolved under the northern gothic  influences (the season including the end of the ‘300’s to the middle of the ‘400’s), to which it was attributed the definition of International Gothic, marks one of the most significant moments of the artistic history in Europe: a common figurative language passed through Franco, Bohemia, Lombardia, Emilia and the Marche, up to acquiring it's own refined individuality remaining almost unaltered up until the advent of innovative working techniques.

 

 

2. Le “tovagliette”: dimostrazione dell'importanza della  tradizione attraverso la longevità di alcuni motivi decorativi.

Molti studiosi, dal 1800 ad oggi, si sono occupati di questa tipologia tessile, sia per ricercarne le origini che per analizzarne le decorazioni.

Tra questi  lo storico Walter Bombe, che in un opuscolo intitolato “Studi   sulle   tovaglie   perugine” ripercorre 1'evoluzione dell'icono-grafia mediorientale in Italia: “...prima del 1200, stoffe simili a quelle bizantine erano già presenti in Italia, ma sottoforma di pedissequa imitazione di  queste  ultime, perciò considerate  di scarso valore.

 

2.The “tovagliette”:  demonstration of the importance of the tradition through the longevity of certain decorative motifs.

Many scholars, since the 1800's up to today, have occupied themselves with this type of textile, to research its origins as well as to analyse its decorations.

Among these the historian Walter Bombe, who in a booklet entitled “Studi   sulle   tovaglie  perugine” (Studies of the tablecloths of Perugia) traces the evolution of the mid-oriental iconography   in   Italy:  “...before the 1200's, cloths similar to those Byzantine were already present in Italy, but  under  the  form of  pureimitation of  these

   

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Successivamente, nel corso del XIV secolo, i tessuti italiani divennero più interessanti poiché  risultavano  un'affascinante combinazione tra l'influenza bizantina e gusto gotico settentrionale: le figure rappresentate erano caratterizzate da schematismo e semplicità cosicché i  disegni risultavano creazioni fantastiche e non necessariamente aderenti   alla   realtà,   non   solo nella figura, ma anche nella loro ambientazione...”.

Oppure,   l'antropologa   tessile Maria Luciana Buseghin, la quale così descrive tali manufatti: “...è proprio questo il caso di particolari tessuti in lino bianco e cotone turchino, solitamente con  armatura  di fondo  a “occhio di pernice” e/o spina e la decorazione a fasce di trame serrate e lanciate. Prodotti in Italia centrale, soprattutto nell'area dell'Appennino umbro-marchigiano, almeno a partire dal Duecento ed esportati, almeno fino al Cinquecento, in tutta Europa, sono oggi generalmente conosciuti con il termine di “tovaglie perugine”.

 

last mentioned, thus considered of little value. Subsequently, in the course of the XIV century, Italian woven fabrics became more interesting as they resulted in  being a fcinating combination between the Byzantine  influence and  the  taste of northern gothic: the figures that were represented were characterized by schematism and simplicity in order that the designs resulted in fantastic creations and not necessarily true to reality, not only in the figure but also in their environments...”. 

As well, textile anthropologist Maria Luciana Buseghin, who describes in this way this handmade product: “...it is actually this the case of particular woven fabrics of white linen and turquoise cotton, usually with an base armature of “partridge eye” and/or “spina” and the decoration in strips of tight and launched weft.

Produced in central Italy, mainly in the umbro-marchigiano Apennine area, at least since the '200's and exported, at least up until the '500's, in all of Europe, they are generally known today as “tovaglie perugine”.

   
 

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Hanno costituito e costituiscono talvolta un tema di scontro tra studiosi umbri e marchigiani: nelle Marche, dove si producevano, e si producono ancora, a Macerata, Matelica, Pievebovigliana, questi affascinanti tessuti vengono considerati vanto regionale e detti “tovagliette marchigiane”. Del resto manufatti tessili pressoché identici per tecnica e disegno si trovano in Toscana, Marche, Abbruzzo, Carnia (Friuli), Trentino Alto Adige... fatto che pone la problematica questione della loro diffusione nello spazio e nel tempo e della eventuale produzione locale su modello estero o su insegnamento di maestri importanti. Quanto all'uso, si può dire che hanno costituito nei secoli sostanzialmente tessuti per  arredamento e per l'abbigliamento maschile e femminile, spesso parte integrante di corredi da sposa e asciugamano di uso sacro e profano, tende, copriportiere, cuscini, coprisedili, scialli da testa, e da spalle, cinture, fusciacche, bisacce a doppia sacca, turbanti e “sciuccatori” arrotolati con funzione di appoggio per le ceste da portare sopra la testa; talvolta anche stendardi - premio nei cortei cavallereschi, con tessuto il nome della bella o il motto  per cui  si combatteva... “Queste opere tessili sono largamente raffigurate nei dipinti e nelle sculture lignee degli artisti medievalrinascimentali, anche se non mancano iconografie tessili assai simili già nei mosaici del V - VI sec. d.C: per esempio nelle basiliche bizantine di Santa Apollinare e San Vitale a Ravenna, ma anche nelle catacombe romane del III secolo o delle chiese romaniche della Puglia...”

La maggior parte degli autori mettono in evidenza influenze vicine e/o  estremo  orientali,  soprattutto per quanto riguarda la struttura di alcuni motivi decorativi: drago, grifo, palmette o rosette... gusto considerato orientaleggiante fin dall'epoca etrusca.

 

 

They  have  and continue  to constitute from  time to time a topic of controversy among umbri and marchigiani scholars: in the Marche, where they were produced and continue to be produced, in Macerata, Matelica, Pievebovigliana,  these  fascinating woven fabrics are considered the boast of the region and called “tovagliette marchigiane”. Moreover, handmade fabrics almost identical in technique and design can be found in Toscana, Marche, Abbruzzo, Gamia (Friuli), Trentino Alto Adige... a fact which poses the problematic question of their spreading in space and time and of the eventual local production based on a foreign model or on the teaching of important masters. As far the use, it can be said that they have constituted substantially over the centuries woven fabrics for furnishing and also for male and female clothing, often integrating parts of bride dowries and towels for sacred and secular use, curtains, door curtains, pillows, chair covers, head and shoulder shawls, belts, sashes, double pouch saddlebags, turbans and  “sciuccatori”  (cloths)  rolled  up with the function of support for baskets carried on the head; at times even banners - prizes in the knight courts, in which was woven the name of the beauty or the motto for which they competed... “These textile works are largely refigured in paintings and in wooden scriptures of the artists of the Middle Ages and Renaissance era, even if there is no lack of iconographic textile very much similar already in mosaics of the V - VI centuries d.C.: for example in the Bywntine basilicas of Santa Appolinare and San Vitale in Ravenna, but even in the roman catacombs of the III century or of the roman churches of Puglia...”

Most authors highlight near and/or extreme oriental influences, above all with regards to the structure of a few decorative motifs: dragon, griffon, small  palms or roses....  considered of oriental taste up until the

 

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 Questo ci pone ancora una volta di fronte alla questione dei traffici commerciali e delle rotte marittime che collegavano occidente e vicino oriente attraverso il Mediterraneo e della grande importanza che hanno avuto in tutto ciò le Crociate fonte di scambi commerciali e culturali tra Terra Santa ed Europa che divenne un vero e proprio reliquario, come dimostrano i tanti tessuti che sono arrivati a noi come contenitori di sacre parti del corpo dei santi e della Croce.

Fa notare inoltre la Buseghin come: “... grazie alle ricerche storico - archivistiche di Ariel Toaff, e ai suoi interessanti saggi sui mercanti e artigiani ebrei, che i tessuti bianchi e blu, piuttosto che perugini, umbri, marchigiani,    costituiscono    una produzione tipica delle comunità ebraiche stanziatesi in Umbria e nelle Marche, i cui componenti lavoravano in società con cristiani per i quali era più facile svolgere una serie di ruoli per la produzione, il deposito e la rivendita di tessuti. Agli ebrei spesso non era permesso di far parte delle Corporazioni delle Arti o altro organo ufficiale: e questo dato potrebbe in parte spiegare la carenza di documentazione archivistica da parte cristiana relativamente alla produzione di “tovagliette”. Proprio la forte presenza di queste comunità nel Centro Italia e la loro attività prevalentemente di produttori e commercianti di tessuti, ha dunque, con molte probabilità, determinato l'accoppiamento di colori caratteristico e dominante nei tessuti.

Bianco e blu, sono in molte culture colori riservati alla divinità e alla classe sacerdotale: dagli dei egiziani con parrucca e barba azzurro cupo che simboleggiano le forze cosmiche, ai drudi, sacerdoti dei Celti, alle divinità indù Krishna  e Shiva  rappresentate
 

 

 end of the Etruscan epic. This poses us once again in front of the question of commercial trading and the maritime routes which connected the west and dose orients through the Mediterranean and of the big importance that the Crusades had in all of this, source of commercial and cultural trades between the Holy Land and Europe that became a real and proper reliquary, demonstrated by the many fabrics which arrived to us as containers of holy relics of saints and of the Cross.

Buseghin points out further how: “...thanks to the historical research - archivist Ariel Toaff, and his interesting essays on Hebrew merchants and artisans, that the white and blue woven fabrics, mainly perugini, umbri, marchigiani,  constitute  a typical production of the Hebrew community settled in Umbria and in the Marche, of which members worked together with Christians for whom it was easier to carry out a series of roles for the production, the Storage and the resale of woven fabrics. To the Hebrews it was not often  permitted  to be part of the “Corporazioni delle Arti” (art corporations) or other official bodies: and this fact could in part explain the lack of archived documentation on the part of Christians relative to the production of “tovagliette”. Exactiy the strong presence of this community in Central Italy and their activity predominately as producers and merchants of woven fabrics, determined as a result, with much probability, determined the matching of colours characteristic and dominant in woven fabrics.  White and blue, are in most cultures colours reserved for divinity and the priestly classes: from the Egyptian gods with wigs and beards of blue which symbolized the cosmic forces, to druids, Celtic priest, to Hindu Krishna and Shiva divinities  represented  in  blue  and white blue, but maybe the explicit

 

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in blu e bianco blu, ma forse la esplicita e precisa canonizzazione e conseguente applicazione sull'uso dei colori,  si trova nel Libro dei Numeri, quarto libro del Pentateuco, contenuto sia nella Bibbia che nella Torà. Nel Libro dei Numeri, si narrano le vicende storiche del popolo ebreo: Mosè parla agli Israeliti perché ponessero dei nocchi o frange o nappe alle estremità delle  vesti,  in  particolare  degli scialli di preghiera perché vedendoli ricordassero tutti i precetti del Signore e li praticassero. Alle frange poste negli angoli dovevano essere inseriti fili di colore techelet che, viene tradotto con blu o porpora, e con il quale comunque in  lingua ebraica s’intende  riferirsi a varie sfumature dal blu scuro al violaceo; al blu giacinto; all'azzurro- turchino (colore dominante del Dio ebraico-cristiano).   Le   cosiddette "tovaglie perugine -  marchigiane” che erano usate anche come sottotovaglie d'altare, spesso erano ornate da frange del tutto simili a quelle descritte...”.

Testimonianza  della  diffusione di questa arte, come già ricordato, si ritrova, quindi, nei dipinti dei maestri del XIII e XIV secolo; dove essi rappresentano episodi del vecchio e nuovo Testamento o ritraggono scene di vita familiare in interni. Sono quadri o affreschi che hanno per soggetto: Ultime Cene, nozze di Caanas, danze  di Salomè, ecc. Ricordiamo in proposito il famoso affresco di Giotto nella Chiesa superiore di San Francesco in Assisi, intorno al 1300, che illustra “La profezia al Cavaliere di Celano”, dove è chiaramente raffigurata una tovaglia, decorata, nei lembi dei lati corti, con due liste di colore turchino.

E ancora di Giotto le “Nozze di Cana” a Padova, Cappella degli Scrovegni,  dove  la tovaglia risulta  ornata alle estremità  da

 

 

 and precise canonization and consequent application of the use of colours, con be found in the Book of Numbers, fourth book of the Pentateuch, contained in the Bible as well as the Torah.

In the Book of Numbers, is narrated the historical events of the Hebrew people: Moses talks to the Israelites so that they may place bows or fringes or tassels on the hems of their garments, in particular the prayer shawls so that seeing them everyone would remember the precepts of the Lord and practice them. To the tassels placed at the angles there had to be inserted threads of “techelet” (violet) colour that,  becomes translated with blue or scarlet,  and with which always in the Hebrew language intends to indicate a variety of shades from dark blue to violet; to hyacinth-blue; to blue-turquoise (dominant colour of  the Hebrew-Christian God). The so-called “tovaglie (tablecloths) perugine – marchigiane” that were used also as altar covers, were often decorated with tassels in all similar to those described...”.

Testimony of the diffusion of this art, as al ready remembered, can be found, therefore, in paintings of the masters of XIII and XIV centuries; where they represent episodes of the old and new Testaments or scenes of interior family life. They are pictures or paintings that have as subject: the Last Supper, the wedding at Cana, the dance o f Salomé, etc. We remember in this case the famous wall-painting of Giotto in the Chiesa superiore di San Francesco in Assisi, around the 1300's, which illustrates “The prophecy to the Knight of Celano”, where is clearly depicted a tablecloth, decorated, in the borders and short sides, with two turquoise coloured strips.

And again of Giotto, the “Wedding at Cana” in Padova, Cappella degli Scrovegni, where the tablecloth is decorated at the  extreme  ends

 

 

 

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una serie di uccellini affrontati.

Oppure, Pietro Lorenzetti, nella

Nascita della Vergine”, Siena, Opera del Duomo,    dove si nota l'asciugamano    coi bordi decorati. Mentre   nel  “Frate che rifiuta  l'amputazione”,   Firenze, Uffizi, è la coperta da letto ad avere le fasce ornate in colore.

Di Simone Martini, “S. Martino celebra la messa”, in Assisi, Chiesa inferiore di S. Francesco, la tovaglia d'altare presenta il decoro con gli uccelli in fila.

Oppure il nostro Antonio  da  Fabriano, 1452, “Crocifisso”, Matelica, Museo Piersanti, dove il perizoma del Cristo mostra liste decorative in blu.

E ancora, un artista di Camerino,  Giovanni di Piermatteo Boccati, una tempera su tavola, che si trova ad Urbino presso la Galleria Nazionale delle Marche: “Tentato   avvelenamento di San Savino e morte dell'arcidiacono Vindemio -  1473, docu-mentato a  Camerino dal 1445, il quale  descrive il gusto decorativo  di tovaglie da mensa con bordi laterali in blu su disegno geometrico.

Nell'iconografia   classica   del Cenacolo, con gli apostoli ed il Cristo riuniti intorno ad un tavolo stretto e lungo, i pittori hanno spesso rappresentato la scena evidenziando tovaglie dai bordi riccamente decorati in trama. Tale caratteristica la possiamo osservare,  solo  per citarne alcuni dei maggiori, in:

 

with  a series of small birds facing each  other.

Or also, Pietro Lorenzetti,  in

 the Birth of the Virgin”, Siena, Opera del Duomo, in which there is a towel with decorated borders. While in the “Friar who Refuses Amputation”,     Firenze, Uffizi, it is the blanket which has strips decorated in colour.

Qf  Simone Martini, “S. Martino celebrates the  mass”, in Assisi, Chiesa    inferiore di S. Francesco, the altar tablecloth presents

a decoration with birds in a row.

Or also “our” Antonio da Fabriano, 1452, Crocifisso”,  Matelica,

Museo Piersanti, where the loin-cloth of Christ shows decorative strips in blue.

As well, an artist of Camerino, Giovanni of Piermatteo Boccati,      a water-painting on wood, that is found in Urbino near the Galleria Nazionale delle Marche: “Attempted poisoning of  St. Savino and death of the archdeacon Vindemio” - 1473, documented at Camerino from 1445, who    describes the decorative taste  of tablecloths with lateral borders in blue in geometric design.

In the classical iconography of  the “Cenacolo” (Last Supper Room), with the apostles and Christ gathered around a long and narrow table, painters have often represented the scene evidencing tablecloths with borders richly decorated in weft.     

We   can  observe  this  type  of characteristic, listing only a few of  the most important ones, in:

     
   

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•    Duccio da Boninsegna, Siena,      Museo dell'Opera del Duomo;

•    Ghirlandaio, Firenze, Chiesa di

     Ognissanti e Museo S. Marco;

•    Leonardo, Milano, S. Maria delle

     Grazie; Parigi, Louvre;

•    Andrea del Sarto, Firenze,

     S. Salvi;

•    Perugino, Firenze, Convento di

     Foligno.

 

•   Duccio da Boninsegna, Siena,

     Museo dell'Opera del Duomo;

•   Ghirlandaio, Firenze, Chiesa di

     Ognissanti e al Museo S. Marco;

•   Leonardo, Milano, S. Maria delle

     Grazie; Parigi, Louvre;

•   Andrea del Sarto, Firenze, S. Salvi;

•   Perugino, Firenze, Convento di

     Foligno.

 

I primi ornamenti con figure che appaiono ai bordi di tovagliette, la cui ridotta larghezza era pari a quella dei tavoli stretti e lunghi tipici del medioevo, erano usate sia per ricoprire nella casa un tavolo, una credenza, una cassapanca, come per ricoprire gli altari, motivo questo che ne ha consentito una lunga conservazione.

La decorazione si concentra su fasce che corrono da una cimosa all'altra, intervallate da brevi spazi bianchi, mentre è lasciata interamente bianca la parte centrale di modo che appare evidente come si siano voluti valorizzare i lembi cadenti dei lati corti di un tavolo o di un altare, come quelli più esposti alla vista.

Dal punto di vista tecnico, le parti bianche, costituiscono l'armatura di fondo (intreccio),  in genere tessuta a "mandorletta" (occhio di pernice) schema di tessitura comandato dai “licci” che crea una serie di piccoli rombi concentrici, mentre il disegno

 

 

The   first   decorations   with figures that appear on borders of “tovagliette”, of which the reduced width was equal to that of the typical long and narrow tables of the Middle Ages, were used to cover in the home a table, a cupboard, a chest, as for covering altars, this being the reason of their lengthy conservation.

The decoration is concentrated on strips which run from one selvage to the other, with intervals of brief white spaces, while the central part is left completely white in a way that appears evident as if wanting to give value to the falling borders on the short sides of a table or altar, as those more visible.

From the technical point of view, the white parts, constitute the base armature (interlacing), usually woven in “mandorletta” (partridge eye) pattern of weaving commanded by “licci” (shafts) which create a series of  small rhombs constructed one inside of another, while the design is achieved through the movement

   

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si realizza tramite il movimento dei “liccetti” preparati sul telaio secondo lo schema della “messa in carta”.

Gli ornamenti sono inizialmente di semplici forme geometriche: greche, quadrati, losanghe che si ripetono in più ordini. Lo sviluppo dei motivi decorativi prende in esame un unico modulo, disegno base, che si ripete a specchio per tutta l'altezza del tessuto.

Sono disegni stilizzati di animali come uccellini, aquilette, cagnolini,...  la cui altezza delle figure è limitata, tale da costituire solo fasce di bordure.

Quando il disegno si è fatto più alto, cioè realizzato con un maggior numero di “liccetti”, (il numero dei liccetti era uguale a quello delle trame ad evoluzione diversa, necessarie per la realizzazione del disegno) la figura si è fatta simbolica coerente con l'uso al quale era destinato il manufatto.

Fregi geometrici, quali tratteggi, scacchiere, losanghe, sottolineano la figura o rappresentazione principale, solitamente animaliera, per rendere armonica l'intera composizione.

Come si è già detto, durante il Medioevo si diffusero in Italia tecniche e motivi ornamentali strettamente legata  all'immagina-rio  islamico, che a loro volta trassero molteplici motivi animalieri e vegetali nei fregi di più antichi tessuti, risalenti fino al VI secolo a.C. di provenienza iranica, egiziana, greca e cinese ma tutti li compose nel gusto arabo per le linee curve che si avviluppano, si intrecciano, si rincorrono, per occupare senza interruzione tutto lo spazio tessuto. Più tardi in Europa, le prime a subire il fascino e l'influenza di questo tipo di decorazioni furono la Spagna e l'Italia meridionale.

Secondo la ricercatrice Carmen Romeo, studiosa dei tessuti della Carnia,   “...sembra  che   la  diffusione di questa tecnica Europa  si  

 

of “liccetti” prepared on the loom according to the pattern of the “messa in carta” (drafted outline).

The ornaments are initially of simple geometric form: “greche”, squares, rhombs that repeat in more sequences. The development of the decorative motifs take in examination a single modulo, base design, that repeats in reflection (as in a mirror) for all the height of the woven fabric. They are designs drawn from animals like small birds, eagles, dogs,... of which the height of the figures is limited, in order that they constitute only strips of bordering. When the design is made higher, in other words realized with a major number of liccetti, (the number of liccetti are equal to that of the weft of different evolutions, necessary for the achievement of the design) the figure is made symbolic according to the use for which the hand made item is destined.

Geometric ornaments, such as  dotted lines, squares, rhombs, underline the figure or main representation usually of animals, to render more harmonious the entire composition.

As it has already been said, during the Middle Ages there spread in Italy techniques and decorative motifs closely tied to Islamic imagery, that in their turn took numerous animal and vegetal motifs from the ornaments of the most antique woven fabrics, dating up to VI century a.C. of Iranian, Egyptian, Greek and Chinese origin but all were composed with Arab taste for the curved lines that wind, interlace, repeat, to occupy without interruption all of the woven fabric. Later on in Europe, the first to feel the fascination and influence of this type of decoration were Spain and southern Italy.

According to researcher Carmen Romeo, scholar of woven fabrics of Carnia, “..it  seems that the diffusion of this technique  in  Europe is owed  to  German  weavers  of  fustian that in the last quarter of the XIV  

 

 

 

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debba ai tessitori tedeschi del fustagno che nell'ultimo quarto del XIV secolo portarono da Venezia, attraverso le Alpi l'arte di tessere tessuti in lino e cotone: le stoffe del centro Italia vennero così imitate dai tedeschi del sud. In chiese ungheresi sono presenti queste stoffe; sia antiche sia di produzione popolare recente: originariamente tessute con l'impiego di  numerose  bacchette (liccetti), da sessanta a centoventi circa...”.

Si vengono presto a definire due sostanziali differenze tra la produzione tessile dei “liccetti” locali e quella del resto d'Italia:  in  primo luogo c'è la scelta del filato,  più  modesto e semplice  nel primo  caso  (cotone  lino), sfarzoso nel secondo caso (seta e fili d'oro). Anche le tecniche di tessitura, basandosi sugli stessi principi, presentano delle differenze. Nelle sete italiche la decorazione occupava in genere tutto il tessuto, di conseguenza tecnicamente   più   elaborata,   non permetteva l’uso dei “liccetti” dotati di semplici canne d'india . I “liccetti” c'erano, ma collegati ad una struttura che sovrastava il telaio e sollevati da un'assistente “tralicci” da un soppalco posto sul telaio, nei telai più antichi, o attaccati a corde che pendevano lateralmente al telaio e azionate sempre da un'aiutante.

 

 

century  brought from Venice, through the AIps, the art of weaving fabrics in linen and cotton: the cloths from central Italy became in this way imitated by Germans in the south.

In the Hungarian churches these cloths are present; both of antique as well as recent popular production: originally woven with the use of numerous small rods or sticks (liccetti), from sixty to around one hundred and twenty...”.

We   can  quickly   define   two substantial differences from the textile production using “liccetti” and that of the rest of Italy: in the first place there is the choice of thread, more modest and simple in the first case (cotton and linen), luxurious in the second case (silk and golden thread).

Even the weaving techniques,  basing themselves on the same  principles, present differences. In the Italian silks the decoration occupied usually all of the woven fabric, consequently more technically elaborate, did not permit the use of “liccetti” made of simple bamboo sticks. The “liccetti” existed, hut connected to a structure which is above the loom and raised by an assistant “tralicci” of a “soppalco” placed on the loom, in the more antique looms, or attached by cords that hung laterally on the loom and set in motion always by a helper.

 

   

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La tessitura a “liccetti” pendenti sotto il peso di canne d'India, “le canne sotto l’ordito” come amava chiamarle la scomparsa Maria Ciccotti, ci sembra una peculiarità marchigiana: probabilmente la tecnica nacque dalla necessità di semplificare il lavoro riducendo i tempi di manodopera,  infatti i tessuti presi in esame presentano solo fasce decorate che hanno bisogno di un minor numero di “liccetti”: le cannette sono facili da reperire e leggere; inoltre è sicuramente più agevole abbassare i fili d’ordito piuttosto che alzarli!

L'iconografia del ricco bestiario, creato fra verismo e fantasia e sempre con  gusto  raffinato  del  disegno, si mantenne inalte-rato, nelle sue serie ripetitive di sagome  affrontate o opposte, per il lungo continuo apporto di maestranze arabe nell'arte della tessitura italiana; ma bisogna riconoscere che si è conservato a lungo nel mondo occidentale in quanto si caricò presto di simbolismo cristiano.

Frequenti sono le figurazioni di leoni, draghi, aquile, grifoni, pavoni, uccelli; seguono sempre più rari l'unicorno, il cervo, il centauro, l'arpia.

Una   delle   figure   allegoriche rappresentata in molteplici versioni è l'albero della vita: stilizzazione di un albero a cono rovesciato, il quale reca frutti rituali (fiore o grappoli d'uva, pampini di vite...) e simboleggia il ciclo dell'esistenza: tutti soggetti di forte significato religioso cristiano. Albero più  o  meno stilizzato,  che riappare a marcare la scansione delle figure ispirate ad animali reali o chimerici, ripresi sempre in coppia, affrontati.

Le riproduzioni animaliere che più caratterizzano questa tipologia tessile si possono riassumere così schematicamente:

• il drago, animale chimerico, dalla testa di sauro, zampe unghiate,

 

Weaving by “liccetti” hanging under the weight of canes of India, “le canne sotto l’ordito” as were affectionately named by the late Maria Ciccotti, seem to be for us a marchigiana peculiarity: probably the technique was born from the necessity to simplify the work reducing the times of manpower, in fact the woven fabrics observed present only decorative strips that need to be of a minimum number of  “liccetti”: the small sticks are light and easy to find; in addition it is certainly more agile to lower the threads of warp than to raise it!

The rich iconography of animal designs, created from realism to fantasy and always with refined taste for design, is maintained unaltered, in its repetitive series of shapes facing or opposing each other, for the long continuous contribution of Arabian manpower in the art of Italian weaving; but we need to recognize that it has been conserved at length in the western world for having quickly taken on Christian symbolism.

Frequent are the designs of lions, dragons, eagles, griffons, peacocks, birds; accompanied by those that are always more rare of the unicorn, deer, centaur, harpy.

One of the allegorical figures represented in the multiple versions of the tree of life: representation of an inverted tree which produces ritual  fruit (flowers or clusters of grapes, vine-leaves..) and symbolizes the cycle of existence: all subjects of strong Christian religious significance. Tree more or less sketched, which reappears to mark the sequence of the figures inspired to realistic or imaginary animals, always represented in two, facing each other.

The animalistic reproductions that most characterize this type of textile can be reassumed schematically in this way:

•   the  dragon,   imaginary    animal,   from  the  head   of   sorrel,

 

 

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ali e coda di serpente. Tipico della cultura cinese, simbolo di prudenza e fedeltà;

• Nell'araldica medievale simbolo  dei ghibellini; nella simbologia cristiana simbolo del male;

•  il grifo, animale chimerico, mezzo aquila e mezzo leone. Versione tipica della cultura perugina del drago, simbolo della città di Perugia;

•  l'arpia, metà donna e metà uccellaccio, soggetto della mitologia greca;

•  il centauro, metà uomo e metà cavallo, soggetto della mitologia greca;

•  l'unicorno, fantastico animale simile ad un cavallo con un lungo collo e un corno in fronte.  Essere selvaggio e pericoloso che poteva essere ammansito solo da una pura vergine, nella cultura cinese. Nella cristianità è simbolo di verginità e raffigurato in onore di Maria;

• il leone, ripreso in vari atteggiamenti: rampanti, in piedi, acco-vacciati; nel simbolismo maomettano raffigura il sovrano o la sovranità, diviene metafora di Gesù nell'occidente cristiano simbolo della tribù di Giuda e quindi anche di Cristo;

•   l'aquila, simbolo di sovranità, molto comune nell'araldica;

•  la colomba, simbolo della pace e dello Spirito Santo, l'anima nella cristianità, nell'antichità era riferita a Venere;

•  il pavone, gallinaceo originario dell'India, importato in occidente ai tempi di Alessandro Magno; simbolo di maestà, ricchezza e lusso; simboleggia la ruota solare e l'immortalità.

 

 

clawedpaws, wings and tail of a serpent. Typical of the Chinese culture, symbol of prudence and fidelity;     In the heraldry of the Middle Ages symbol of the “ghibellini”;

in the Christian symbolism a symbol of  evil.

  the griffon,  imaginary  animal, half   eagle and half  lion.  Version typical   of perugina culture of the dragon,  symbol of the city of Perugia;

•   the harpy, half woman and half  bird, under Greek mythology;

•   the centaur, half man and half horse, subject of Greek mythology;

•  the unicorn, fantastic animal   similar to a horse with a long neck  and a horn in front. Wild and  dangerous animal that could be calmed only by a pure virgin, in the Chinese culture. In  Christianity it is the symbol of virginity and refigured in honour of Mary;

•   the lion, designed in various  positions: raging, standing,  crouched; in Arabic symbolism  represents the sovereign or  sovereignty, in western Christianity it becomes a metaphor of Jesus, symbol of the tribe of Judah and  therefore also of Christ;

•    the eagle, symbolizes sovereignty, very common in heraldry;

•  the dove,  symbol  of peace and  of  the Holy Spirit,  the soul  in  Christianity, in antiquity it was  referred to Venere.

•   the peacock, originally from India,  imported in the west in the period of Alessandro Magno; symbol of majesty, richness and luxury;            symbolizes the solar route and  immortality.

 

 

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Nel tardo Rinascimento vengono meno i valori dei simboli e l'ornamento tende a rappresentazioni naturalistiche e descrittive, quali castelli, cavalieri falconieri  e  fra gli  animali si rappresentano cani che inseguono lepri; galli al posto dei grifi, cavalli in luogo degli unicorni.

 

3. Tessuto umbro o marchigiano?

Tale studio, vuole a questo punto, dopo aver offerto una panoramica storica riguardo l'importanza della lavorazione, puntare il dito sul dibattito, in parte anticipato, sul riconoscimento regionale di tale prodotto tessile e della sua connotazione marchigiana; tenendo presente che l'assetto geo-politico, del periodo storico preso in esame, tra il Medioevo e il Rinascimento, vedeva gli attuali confini regionali di Marche e Umbria, sostanzialmente uniti sotto lo Stato Pontificio.

Nel 1979, presentando M. Ceccotti e il tessuto camerte nella città ducale dei Varano, Lucia Portoghesi indicava due esemplari di tovagliette d’altare uno perugino ed uno camerte, dove dimostrava come fosse stata “... la diversa personalità dell'ambiente che aveva creato quelle forme di tessitura e quei moduli decorativi...”;  mentre “... la tessitura camerte è decisamente diversa da quella perugina, persino negli ornamenti che assume, e nel modo più sciolto, più libero e di ispirazione più fresca con cui li rende...”.

Più che tracce di modelli umbri o comunque  affermatasi sul versante occidentale dell'Appennino, la Portoghesi intravedeva con chiarezza “...attardamenti di formule chiaramente ravennati, mediate da Rimini, e poi, accanto a figurazioni che vengono decisamente   dal   

 

 

In the late Renaissance the value of symbols decreases and ornamentation tends  towards   naturalistic   and descriptive representations, such as castles, “falconieri” knights (hunters of falcons) and from among the animals are represented dogs that hunt hares; roosters instead of griffons, horses in the place of the unicorns.

 

3. Umbro fabric or marchigiano?

This type of study, wants at this point, after having offered a historical panorama regarding the importance of workmanship,  to point  the  finger on the debate, in part anticipated, on the regional recognition of this textile product and of its marchigiana connotation;  keeping present the geographic-political structure, of the historical period under examination, from the Middle Ages to Renaissance, the actual regional borders of the Marche and Umbria, were  substantially united under the Papal State.

In 1979, presenting – “M. Ceccotti and the “camerte” woven fabric” in the ducal city of Varano, Lucia Portoghesi indicated two examples of altar tovagliette one perugino and the other camerte (of Camerino), where she demonstrated how it must have been “...the different personality of the culture that had created those forms of weaving and those decorative forms”; while “...camerte weaving is decisively different from the perugina,  even in the ornaments that it has, and in the manner, more harmonious, liberal, and of fresher inspiration in which they were rendered”.

More  than  traces  of umbri models  or  in  any  case  pertaining   to the west side of the Apennine, Portoghesi saw clearly “...remains of characteristics clearly typical of Ravenna art, mediated by Rimini, and then, beside the figurations that come decisively  from  the  north,

 

 

 

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nord, influenzerivissute con un senso dell'humour e con un equilibrio tutto "marchigiano", che difficilmente si lascia imbrigliare  in schemi precisi e che con una parola moderna  “sdrammatizza”  formule troppo rigide...”.

Come  esempio  della  diversa scansione di ritmi, la stessa Portoghesi indicava due esemplari di tovagliette d'altare, uno perugino e uno camerte; ispirati entrambi allo stesso motivo della caccia al falcone: “...i due eleganti cavalieri umbri a caccia col falcone, in uno dei comuni schemi cortesi, diventano nel nostro esemplare marchigiano due centauri di classica reminiscenza, che si tendono la mano sotto la corolla di un fiore in un ritmo di danza paesana, mentre i cavalieri umbri sembrano impegnati in una danza di corte. Persino le code dei cavalli umbri sono imbrigliate in uno schema di cinese reminiscenza, a “raggi”, mentre queste sfioccano letteralmente...”.

Diversamente    le    tovagliette marchigiane   presentano   qualche innovazione  iconografica:  in   una lista  decorativa  si  vede una  volpe che rincorre un  galletto.  Il disegno non manca di notazioni veriste come l'incurvarsi della schiena nella  bestia in agguato: risalta quella tendenza narrativa, propria del gusto italico, verista.

 

influences relived with a sense of humour and with  an  equilibrium  completely  “marchigiano”, that with difficulty allows itself to be harnessed in precise patterns and that with a modern word “sdrammatizza” (lightens-up) forms which are too rigid...”.

As an example of the different sequence of rhythms,  the  same Portoghesi indicated two examples of small covers for the altar, one  perugino and one camerte; both inspired by the same motif of the falcon hunt: “...the two elegant umbri knights hunting the falcon, in one of the most common courteous scenes, become in our exemplary marchigiano two centaurs of classical! reminiscence, that give each other a hand under  the  corolla of a flower in a country dance rhythm, while the umbri knights seem to be engaged in a court dance. Even the tails of the umbri horses are bound in a pattern of Chinese reminiscence, in “rays”, while these literally become frayed...”.

On the contrary the tovagliette marchigiane    present    a    few iconographic   innovations:   in   a decorative strip we can see a fox that pursues a small rooster. The design does not lack realistic notations like the curving spine of the beast waiting in ambush: emphasises that narrative tendency, pertaining to the Italic taste, realistic.

Testimonia in proposito Corrado Leonardi, in un breve scritto apparso nel 1987 sulle pagine di un periodico di  notizie  aziendali  di  Pordenone,   di  “segni  antichi”,   prodotto   proprio  della  cultura

Testifies in this case, Corrado Leonardi, in a brief writing which appears in 1987 in the pages of a business news periodical in Pordenone, of “antique signs”,  product  belonging  to  the  mezzadrile  culture,  as was that  of the

 

 

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mezzadrile, com'era quella del telaio, e come riscontra Gilberto Lisotti nell’Arte tessile nelle Marche: “...Nel territorio marchigiano la tessitura a mano, che riveli qualche impronta  d'arte  ignora  qualsiasi tipologia figurativa tradizionale o si limita  alla  decorazione  geometrica  in tutta la fascia costiera e collinare, mentre   presenta   anche   disegni antichi e ricorrenti di animali mitici  e realistici  e  perfino figurazioni umane e paesaggistiche soltanto nell'ampia fascia appenninica dal Montefeltro ai monti Sibillini...”.

Una testimonianza e un'ipotesi, che hanno trovato un preciso riscontro nei disegni di alcuni tessuti di sottotovaglie, che apparteneva alla chiesetta di un convento fondato nel 1282, e che, rinnovata poi dal Vanvitelli, si erge in mezzo al palazzo ducale di Urbania.

Si tratta di grandi asciugamani in lino e cotone, colorati con turchino di guado, cioè con un colorante vegetale (Isatis tinctoria) caduto in disuso dopo l'arrivo sul mercato del più economico indaco. I motivi dei disegni sono diversi ma tutti d'ispirazione naturalistica, come  si trovano documentati a lungo per tutto il Trecento e il primo Quattrocento, nelle stoffe rustiche dell'Italia centrale.

Figurazioni animaliere e paesaggistiche, insieme con rombi, stelle, rotoni   ed   altri   motivi  geometrici,  si trovano, invece, in tutta la fascia appenninica del Maceratese, da Apiro a Matelica,  a Camerino,  a Macereto,  a Fiastra. Lo documentano antiche tovagliette in lino e cotone rinvenute in diverse chiesette dell’alto Maceratese e conservate nella collezione di tessuti rustici camerti.

Si  tratta di  “segni  antichi”, appenninici, comuni agli asciugamani trecenteschi ritrovati nella chiesetta duecentesca  del  Parco Ducale di Urbania  e  alle  tovaglie  camerti   rintracciate   nelle  chiese   dell’alto

 

 

loom, and how Gilberto Lisotti verifies in the Textile Arts in the Marche: “...In the marchigiano territory hand weaving, that reveals some trace of art ignores any kind of traditional figurative typology or it limits itself to the geometric decoration in all of the coastal and hilly strip, while it also presents antique and recurring designs of mythical and realistic  animals as well as human and landscape imagery only in the extensive Apennine strip of Montefeltro in the Sibilline mountains...”.

A testimony and a hypothesis, that have found a precise confirmation in the designs of certain fabrics of table covers, that belonged to a convent founded in 1282, and that, reaffirmed afterwards by Vanvitelli, emerges in  the middle of the ducal palace of  Urbania.

It concerns largo towels in linen and cotton,  coloured  with turquoise of ford, in other words with a vegetal colouring dye (Isatis tinctoria) no longer used after the arrival on the market of the more economic indigo.

The motifs of the designs are  different but all  of  naturalistic inspiration, as is found documented in length for all  of the ‘300’s and the beginning of the ‘400’s, in the rustic fabrics of central Italy.

Animal and landscape figurations, together with diamonds, stars, rotoni and other geometric motifs, can be found, instead, in all of the Apennine strip of Maceratese, from Apiro to Matelica, in Camerino, in Macereto,  in Fiastra. This is documented by the antique tovagliette in linen and cotton found in various small churches of upper Maceratese and conserved in the collection of rustic, cameriti woven fabrics.

It concerns “antique signs”, of the Apennines. comrnon to the towels  of  the ‘300’s  found  in the small church of the  ‘200’s  of  the   Ducal   

 

 

 

 

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bacino del Chienti. Disegni antichi, appenninici, comuni anche alle più conosciute “tovaglie perugine” ed alle non meno celebrate “tele stampate a ruggine”, che si producono ancora non solo in Romagna ma anche in Carpegna, nel Montefeltro.

Mariano Rocchi, collezionista e studioso perugino, che alla raccolta e alla valorizzazione di esse ha dedicato la sua vita,  nel  1924,  scrivendo  de  le tovaglie perugine sulla “Rivista Marchigiana Illustrata”, asseriva che: “...siffatto studio non era fuori di luogo in questa rivista, dati i molti esemplari di tovagliette tuttora conservate nelle chiese delle Marche...”.

Banalmente ci chiediamo perché “perugine” se sono state conservate e prodotte in terra marchigiana?

A ciò non serve ipotizzare,  come fa  il Rocchi,  che  probabilmente questo tipico tessuto esisteva fin dal IX secolo, per il fatto che il testamento  del Vescovo Ridolfo, redatto nell'anno 915, descrive due tovagliette con animali a mo' di grifi, tessute in turchino, se poi si ammette che: “...sembra che soltanto circa l'anno 1330 si costituisce in Perugia la fratellanza dei tessitori di queste artistiche stoffe...”; e che “...in verità gli statuti sono oscuri sul tal punto...”. Ne basta la presenza del motivo del grifo, lo stemma di Perugia, per definire  "perugino"  qualsiasi tessuto avente tale caratteristica.

Lo stesso Mariano Rocchi deve però ammettere che la riproduzione di questo genere di tessuti non era un'esclusiva dei Perugini, perché: “...forse se ne impiantarono fabbriche anche fuori dall'Umbria...” affermando che tovaglie perugine possedevano i Giunigi a Lucca, i Gonzaga a Mantova, i duchi di Urbino, i principi Pignatelli a  Napoli,   molte   famiglie   di   Firenze,   di  Siena,  di

 

 

Park   of  Urbania and to the camerti tablecloths discovered in the church of the upper field of  the Chienti.  Antique designs,  of  the Apennines,  common even  to  the more known “tovaglie perugine” and to the not less celebrated “tele stampate a ruggine” (canvases printed with colours derived from rust) , that are still produced not only in Romagna but also in Carpegna, in Montefeltro.

Mariano  Rocchi,   collector  e perugino scholar, that to the collection and valorisation  of  them  dedicated  all of his life, in 1924,  writing about the tovaglie perugine in the « Rivista Marchigiana Illustrata » affirmed that: « ...this study was not out of place in this magazine, given the large quantity of  exemplary of  tovagliette that are still conserved in the churches of the Marche... ».

We  ask  ourselves  why  the «perugine» were kepi and produced in territory marchigiana?

There is  no  need  to hypothesise, as Rocchi does, that probably this type of  woven  fabric  existed  since  the  IX century, for the fact that the last testament of the Bishop Ridolfo, left  in the year 915, describes two small tablecloths with animals similar to griffons, woven in turquoise, if  then it is admitted that: «...it seems that only around the year 1330 is constituted in Perugia the brotherhood of weavers of these artistic cloths...»; and that  « ...in truth the statutes  are  obscure  on this point...». Neither is sufficient  the presence of the griffon motif, the emblem of Perugia, to define «perugino» any kind of woven fabric that has this type of characteristic.

The same Mariano Rocchi has to admit however that the reproduction   of this type of woven fabric was not exclusive to the Perugini, because: «...maybe factories were established even outside of Umbria...» affirming that tovaglie perugine were in the possession of the Giunigi’s at Lucca, the Gonzaga  at  Mantova,  the  dukes  of  Urbino,   the  princes   Pignatelli   at

 

   

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Orvieto...”.

E Paolo Toschi, folclorista, nella sua opera sull’Arte popolare italiana (Roma 1959) riferisce, senza affacciare dubbi in merito, che il Rocchi ha contato ben 248 dipinti dei secoli XIV -  XVI, nei quali figuravano le tovagliette, e “...non solo come tovaglie da tavola, ma anche indosso ai personaggi, che ne avvolgono la testa o il corpo...”.

Diversamente,  ha  manifestato seri dubbi sulla origine perugina di tanta produzione di antichi tessuti a liccetti, ritrovate in molte chiese del camerinese; una ricercatrice romana, Maria Remiddi, in uno dei suoi capitoli della Sapienza del telaio, Camerino, 1988, si domanda: quando sorse e dove cominciò la produzione di quella che noi chiamiamo “tovaglietta”?

Come  risposta,  rivela  che:  “...in un testamento del 1487, letto nell'Archivio Notarile di Camerino, si osserva come il notaio Porfilio, enumerando i beni che lascia in  eredità Domina Flora da Seggiole (ora frazione di Pieve Torina), nomina “sex tabaleolos” sei tovagliette o sei tovaglioli, come vuole la traduzione letterale. In particolare la testatrice specifica che tali tovagliette si trovano presentemente in presso suo figlio Rosato e, nel caso in cui il detto Rosato resista all'idea di darne metà al fratello Donato, comanda e ordina che tutte vengano trasferite a titolo di donazione alla Chiesa di Sant’Andrea. Da ciò si evince che tali tovagliette, venivano usate indifferentemente per la casa e per la Chiesa e che comunque erano considerate oggetti di valore, tali da specificarne i legittimi eredi. Nel corso dello stesso documento testamentario Domina Flora tiene a puntualizzare    la provenienza di questi e altri tessuti dalla casa paterna e quindi il legittimo  diritto  a  disporne  come  meglio  crede: racconta  a  noi  che  le  tovagliette  furono  confezionate  perlomeno

 

Naples, many families of Florence, of Siena, of Orvieto... ».

And Paolo Toschi, folklorist, in   his  work of “Arte popolare italiana” (popular Ìtalian Arts) (Rome 1959) communicates, without placing doubts in this regard, that the Rocchi counted at least 248 paintings of the XIV - XVI centuries, in which were present the “tovagliette”, and «...not only as tablecloths, but also clothing VIP’s, wrapping them around their head or body...».

Alternatively, he expressed  serious doubts on the perugina origin of the large production of antique fabrics    by liccetti, found in many churches  of the Camerino territory; a roman researcher, Maria Remiddi, in one of her chapters of the “Wisdom of the loom”, Camerino, 1988, asks herself: when and where the production began that we call «tovaglietta»?

As a response, she reveals that: “...in a last will testament of 1487, read in the Notorary Archive of Camerino, it is observed how the notary Porfilio, listing the goods that are left in inheritance by  Domina Flora of Seggiole (now a fraction of Pieve Torina), names «sex tabaleolos»  six tovagliette or six napkins, as literally translated. In particular the testator specifies that these tovagliette are presently found in the possession of her son Rosato and, in the case that the named Rosato resists at the idea   of giving half to his brother Donato, commands and orders that all of them be transferred in title of donation to the Church of  St. Andrew.  From this is deduced that these tovagliette, were used indifferently for the house and  for the Church and that in any case were considered objects of value, to the point of specifying their legitimate heirs. In the reading of the same testament Domina Flora considers  it important to indicate the origin of these and other woven fabrics of  the paternal house and therefore having the  legitimate  right  to dispose  of  how she  thinks best:  this tells us that

 

 

 

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cinquant’anni prima e le sospinge in un'epoca  ancora più remota... Queste tovagliette furono largamente diffuse in Umbria  e comunemente si denotano come tessuto perugino, resta quindi aperta la questione se esse siano apparse prima in Umbria, una regione più vicina a Lucca, grande centro tessile, o nelle Marche. Ma come documento scritto, anche Perugia, può vantare solo la data del 1450, in cui furono inventariati gli arredi della chiesa di S. Domenico...”.

Si tratta quindi di una produzione tessile rustica, appenninica, per la quale nessun documento legittima l’attribuzione di un’origine perugina.

Per quale tramite una produzione così ricca e selezionata è passata nella nostra produzione modesta, appartata, sostanzialmente rurale?

Scrive  la  Remiddi  “...ci  sia concesso avanzare l'ipotesi, che le stoffe seriche di alcuni abbigliamenti sacerdotali sono giunti ben presto nei conventi femminili per le necessarie operazioni di ripulitura e restauro        e qui si sia operata un’importante metamorfosi: si è tentato di trasferire gli attraenti disegni, intessuti nelle sete multicolori, negli ori, nelle perle dei più sfarzosi abiti talari, che offrivano una festa per gli occhi e un messaggio per l'anima, su di un materiale più economico, più a portata di mano, come il lino, la canapa, il cotone,         e su una confezione piccola, poco impegnativa, affidando il risalto delle sagome decorative a quell’unico colore di cui sul luogo si poteva disporre, il turchino, ricavato dal guado, prodotto locale facilmente reperibile; mentre la campitura decorativa, che una volta occupava l'intera area del tessuto serico si frazionava in ristrette liste più facilmente realizzabile con un telaio domestico...”.

 

 

the tovagliette were made more or less fifty years beforehand and sends them back to a time even more remote... These small table cloths were largely diffused in Umbria and are cornmonly presented as tessuto perugino, remains therefore open the question if  they appeared  first in Umbria, one of  the regions closest  to Lucca, large textile centre, or in the Marche. But in the form of a written document, even Perugia, can only boast the date of 1450, in which was inventoried the furnishings of the Church of St. Domenico...».

It therefore regards a production of rustic textile, Apennine, for which no document can legitimise the attribution of a perugina origin.

By which way did a production   this rich and distinct pass into our production that is simple, secluded, substantially rural?

Remiddi writes: «...it has been granted us to advance the hypothesis, that the silk cloths of certain priestly vestments arrived rather quickly in    the female convents for the necessary operations of cleaning and restoration and here there came about an important metamorphosis: it was attempted to transfer the attractive designs, woven in multicolour silks, in gold, in pearls of the most splendid religious vestments, that offered a feast for the eyes and a message for the   soul, on a more economic material, easily available, such as linen, canapè, cotton, worked, not so demanding, trusting  the  highlighting  of the decorative shapes to the only colour which the place could use, turquoise, taken from the ford, local product that was easily found; while the decoration, that at one time occupied the entire area of the silk fabric fractioned into restricted strips more easily realizable with the domestlc loom...».

 

 

 

 

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Alla stessa conclusione, ci porta Rosalia Bonito Fanelli nel suo breve studio su Le tipologie decorative nei tessuti e ricami della raccolta Mosca a Pesaro (Modena 1989) dove inserisce lo stile delle tovagliette presenti nella ottocentesca raccolta pesarese, in una tradizione che ha origini lontane e che può dirsi marchigiana non meno che umbra: “...in un primo momento le tovaglie di lino o di lino e cotone, con bordi blu di emblemi religiosi e di scritte arabe (frasi di benedizione augurale del Corano), furono importate direttamente dal Medio Oriente; successivamente furono prodotte nel centro Italia, per soddisfare la grande richiesta di mercato... Di antica tradizione questo stile è stato tramandato fino ai nostri giorni nei motivi popolari dei tovagliati non soltanto nella regione umbra, ma anche nella biancheria domestica della regione marchigiana...”.

 

4. Note tecniche sulla tessitura a "liccetti"

Tale   tecnica   di   ripetizione seriale dell'ornamento trova la sua collocazione, sul telaio, in fondo all'ordito, tra il subbio e i licci: dove permangono “sospesi” fino a quando il tessitore non intenda utilizzarli fissando l'interpunzione di ciascun filo di trama colorato con una specifica  allicciatura (legatura nei liccetti) dell'ordito su di un liccetto volante.

Nel suo volumetto La stanza del telaio, memoria di un'antica arte tessile che l'Ing. Girolamo Maraviglia ha voluto dedicare alla madre e alle zie che tanto hanno fatto per la conservazione di tale tecnica, egli spiega che: “...Il successivo inserimento dei singoli fili in colore, ottenuto   sollevando   i   "liccetti" nell'ordine stabilito,  determinava   il formarsi  del disegno decorativo  prescelto.  Il  cosiddetto   liccetto, veniva  realizzato  con

 

 

Rosalia Bonito Fanelli brings us  to the same conclusion in her brief  study on The decorative typology of woven fabrics and needlework of the collection Mosca at Pesaro (Modena 1989) where she inserts the style of  the small tablecloths present in the collection pesarese of the ‘800’s, in a tradition that has distant origins and that can call themselves marchigiana no less than umbra: «...at first the tablecloths of linen or of linen and cotton, with blue borders of religious emblems and Arabic writings (phrases of congratulatory benedictions from the Koran), were imported directly from the Middle East; later on they were produced in central Italy, to satisfy the largo market request... of antique tradition this style was handed down up until today in popular motifs of tovagliati not only in the umbra region, but also in the domestic linen  of the marchigiana region...».

 

4. Technical notes on weaving with "liccetti"

 This technique of serial repetition of the ornament finds its allocation, on the loom, at the end of the warp, between the warp beam and the “licci” (shafts): where they remain «suspended» until the weaver decides to use them fastening the punctuation of each thread of coloured weft with a specific “allicciatura” (binding of the liccetti) of the warp on a suspended liccetto.

In his small volume The room  of the loom, memory of an antique textile art that Girolamo Maraviglia wanted to dedicate to his mother and the aunts that had dono much for the conservation of this technique, explains that: «...The subsequent insertion of the single coloured threads, obtained raising the «liccetti» in the established order, determined the formation of   the  chosen decorative design. The so-called  “liccetto”,   was   made   with   the  same  technique   of  the

 

   

 

 

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la stessa tecnica del liccio di armatura e l’allicciatura    si otteneva inserendo nelle maglie    dei “liccetti” solo i fili di ordito che dovevano essere sollevati. I disegni più elaborati richiedevano qualche dozzina di liccetti. L'operazione della tessitura a "liccetti" richiedeva che la tessitrice fosse coadiuvata da un'esperta aiutante, la quale abbassando i “liccetti” e inserendo nell’ordito una tavola per piatto e poi ruotandola, creava un passo alternativo d’ordito, non più comandato dai licci dell’allicciatura, che permetteva di lanciare la navetta per formare la trama d’opera e costruire, riga dopo riga, il disegno progettato. In pratica un disegno ornamentale finiva per essere una dotazione esclusiva di un ordito e si conservava inalterato nel tempo fino a quando il telaio rimaneva regolarmente in funzione...”.

Come osserva nel suo libro, I tessuti  nel mondo, Mary Schoeser: “...una volta che i licci erano raggruppati e montati sui “liccioli” (che noi  abbiamo chiamato “liccetti”), non era conveniente modificarli, e dunque  ogni telaio finì per essere destinato a specifiche armature e a pezze di dimensioni prestabilite, una pratica che contribuì al perpetuarsi nel tempo delle strutture e dei decori. Fino all'inizio  del XV secolo gli schemi decorativi superavano di rado i 75 centimetri di altezza...”.

Ciò spiega come alcuni disegni antichi sono arrivati a noi inalterati fino a quando la tessitura a mano è stata regolarmente praticata.

Illustrando    la    preparazione    dei   “liccetti”,   Maria   Ciccotti, nella Sapienza del telaio di Maria Remiddi, afferma che: “...il primo passo assolutamente necessario è la messa in carta del disegno che si vuole  prendere  in  considerazione  per   il   decoro.   Questo   viene 

 

“liccio” of armature and “allicciatura” obtained inserting in the “heddles” of the «liccetti» only warp threads that had  to be raised. The more elaborate designs required a few dozen “liccetti”.        The operation of the weaving with «liccetti» required that the weaver   was assisted by an expert helper, who lowering the «liccetti» and inserting in the warp a flat board and then rotating it, created an alternative passage of the warp, that was no longer commanded by the “licci” of the allicciatura, that permitted the launching of  the shuttle to form the “trama d’opera” (design woven in the fabric) and construct, line after line, the planned design. Practically an ornamental design  ended by being an exclusive  endowment of a warp and it was conserved unaltered   in time up until the loom remained regularly in use...».

As is observed by Mary Schoeser in her book, Woven fabrics in the world,: «...once the “licci” were regrouped and mounted on the «liccioli» (that we  have called «liccetti»), it was not convenient to modify them, and therefore each loom finished by being destined a specific armature and in pieces of predetermined dimensions, a practice that contributed to its continuation      in the time of the structures and of decorum. Since the beginning of the   XV century the decorative patterns rarely surpassed 75 centimetres in height...».

This explains how certain antique designs carne to us unaltered up until hand weaving became regularly practiced.

Illustrating the preparation of      the «liccetti». Maria Ciccotti, in the Wisdom of the loom of Maria Remiddi, affirms that: «...the first step absolutely necessary is the put on paper of the design   that   one 

   

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disegnato su di una carta quadrettata, facendo attenzione  a  scurire  i  quadretti  che  evidenziano la figura. Dopo il disegno, si parte per la preparazione dei "liccetti”  che  comanderanno l'alternarsi dei quadretti bianchi e   scuri non più in virtù di una penna   ma in virtù della spola. Il “liccetto” giustifica il diminutivo in quanto sarà formato da un'unica serie di “cappie” e non di due “cappie” come si trovano nei licci utilizzati per il rimettaggio.

Il liccetto verrà preparato non a  parte, ma direttamente sull’ordito, anzi sul rovescio dell'ordito, e poiché non sarebbe agevole scivolare sotto il  telaio e lavorare a testa in giù, invece  di capovolgere la posizione della tessitrice, si capovolge l'ordito...”.

Nei casi illustrati, l'ornamento o il disegno, più che esprimere la creatività dell'operatore, l’estro creativo, indica un affinamento del gusto stilistico del prodotto tessile, una selezione iconografica puntuale nella scelta  delle raffigurazioni, dei simbolismi    da riprodurre: secondo la sensibilità corrente del luogo e del tempo in cui si praticava la tessitura medesima.

Trascuriamo, in questa sede, la laboriosità del procedimento tecnico vero e proprio perché esula dagli obiettivi di questa breve pubblicazione, consigliamo agli interessati la lettura della Sapienza del telaio, sopra citata, invitando il Comune di  Pievebovigliana ad attivarsi per la sua ristampa.

Diversamente, ci sembra doveroso, attraverso   questo   breve   studio, ricordare la determinante opera di conservazione di Maria Ciccotti fino alla sua scomparsa nel 1993, e ancor prima, delle sorelle Maraviglia di Caldarola, che dal 1922 riportarono alla luce reperti tessili abbandonati,  alla    ricerca    di   una     tecnica    che  non  meritava  di scomparire.

 

 

wants  to   take  into consideration far the decorum. This is designed on a squared sheet of paper, taking care to darken the squares that emphasis the figure. After the design, begins the preparation of the «liccetti» that will command the alternation of the white squares with those darkened being no longer in virtue of a pen but in virtue of the spool. The «liccetto» justifies the diminutive in as much as it will be formed by a series of «cappie» and not of two «cappie» as are found in the “licci” used for the riinettaggio.

The liccetto becomes prepared not apart from, but directly on the warp,  in fact on the reverse side of the warp, and because it would not be practical to go under the loom and work upside down, instead of turning upside down the weaver, the warp is overturned...».

In illustrated cases, the ornament or the design, more than expressing the creativity of the operator, the creative impulse, indicates a refinement of the stylistic taste of the textile product, a precise iconographic selection in the choice of the images, of symbolisms   to reproduce: according the current sensibility of the area and of the times in which was practiced the same weaving.

We neglect in this occasion, the laboriousness of the true and proper technical procedure because it is outside of the objectives of this brief publication, we advise those interested

to read the Wisdom of the loom, mentioned above, inviting the Comune of Pievebovigliana to become active in its republication.

On the contrary, it seems to us imperative, through this brief study,   to remember the determined work of conservation of Maria Ciccotti  up until her passing in 1993, and earlier still, of her sister Maraviglia di Caldarola, that in 1922 brought back to light abandoned textile remains, on  the search of  a technique  that didn't  merit  disappearing.

 

   
 

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Nel rintracciare nei casolari di campagna, nei conventi, nelle sacrestie dell'area, che era stata territorio del ducato dei Da Varano di Camerino, quanto era rimasto di manufatti con figurazioni tessute, fossero esse tovaglie d'altare   o coperte.

Fatto sta che la tecnica del tessuto a “liccetti” risorse a nuova vita e la  sig.ra Maraviglia insieme alle cognate promossero la nuova produzione avvalendosi del tradizionale lavoro delle tessitrici - casalinghe, abituate     a considerare il tessere una ordinaria mansione domestica.

Racconta in proposito la Remiddi: “...le quattro signore condivisero il lavoro di recupero: Maria Cianni Maraviglia si dedicò alla ricerca dei disegni; Bianca Maraviglia Sensini  alla rifinitura dei tessuti; Raffaella Costantini Cianni all'addestramento delle   giovani   tessitrici   e   Lina Maraviglia Tronelli alla vendita.

Nel 1936 tanto fervore di attività si spense, forse per la crisi economica che funestò quegli anni, ma l'arte della tessitura aveva già due valide eredi: Anna Maraviglia Santancini, figlia di Maria Cianni Maraviglia, e, più attiva, Maria Ciccotti che dopo la guerra, nel 1947 punta più decisamente verso la tessitura come lavoro professionale. Riempie coi telai la sua grande casa di Campi di Pievebovigliana dove le ragazze dei paesi e dei casolari  limitrofi  accorrono liete di trovare un lavoro che le accolga dopo l'obbligo scolastico elementare...”.

La Maria Ciccotti promosse anche una scuola statale di tessitura in Tolentino: quando questa venne chiusa, senza che nessuno si accorgesse della perdita del patrimonio culturale della regione, ridette maggiore impulso al laboratorio di Campi.

 

 

 

Seeking in the rustic country homes, in convents, in the sacristies of the area, that had   been the territory of  the dukedom of the Da Varano’s of Camerino, how much remained of hand made items with woven images, they turned out to be altar covers or blankets.

The fact is that the technique of weaving with «liccetti» rose again to a new life and Ms. Maraviglia together with her sisters-in-law promoted the new production making use of the traditional work of the weavers - housewives, accustomed to considering weaving an ordinary domestic task.

In this case, Remiddi states that: «...the four women divided among themselves the work of recuperation; Maria Cianni Maraviglia dedicated herself to the research of the designs; Bianca Maraviglia Sensini to the final touches of the woven fabrics; Raffaella Costantini Cianni to the training of the young weavers and Lina Maraviglia Tronelli to the retail.

In 1936 much of the fervor of activity died down, perhaps as a result of the economic crisis that afflicted those years, but the art of weaving already had two valid heirs: Anna Maraviglia Santancini, daughter of Maria Cianni Maraviglia, and, more active, Maria Ciccotti that after the war, in 1947 points more decisively towards weaving as a profession. She filled with looms her large home of Campi di Pievebovigliana where young girls of the towns and of neighboring rustic homes hasten to, delighted to find a job that welcomed them after the primary school obligation......”.

Maria Ciccotti, also promoted a national weaving school in Tolentino: when this was closed, without any one becoming aware of the loss of cultural patrimony of the region, she went back to give a stronger impulse to the Campi workshop.

 

   

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Oggi le ultime eredi,  sono appassionate che lavorano in forma cooperativistica come Franca Caprodossi, fedele allieva  della Ciccotti; Agnese Spurio, che al Museo Piersanti offre la sua consulenza e abilità artigianale; Patrizia Ginesi e Maria Giovanna Varagona, del laboratorio “la Tela”, che ne hanno fatto una professione da oltre venti anni e le suore del monastero di S. Maria delle Rose, ultime allieve formate presso il laboratorio “la Tela”, che stanno ripristinando la tessitura come attività monastica.

 

Today the last heirs, are passionate individuals who work in cooperative’s such as Franca Caprodossi, faithful student of Ciccotti; Agnese Spurio,  that  at the Museo Piersanti offers her export advice and artisan ability; Patrizia Ginesi e Maria Giovanna Varagona, of “la Tela” workshop,  that have succeeded in making it a profession for over twenty years and the nuns of the monastery of “S. Maria delle Rose”, latest students formed     at the workshop “la Tela”, who are recuperating weaving as a monastic activity.

 

   
 

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PIANTINA DELLA PROVINCIA DI MACERATA

 

 

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