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L’eterna discussione se la natura umana sia buona o cattiva non ha senso, è l’una e l’altra. Lo spirito è il luogo intimo (superlativo di interno) nel quale ognuno si decide verso la bontà o la cattiveria, verso l’egoismo o l’altruismo, verso la vita violenta o non-violenta, nociva o di aiuto agli altri. Ognuno di noi, verso gli altri, può essere denti che divorano o pane che nutre. Naturalmente, tra questi estremi ci sono infinite sfumature. Noi siamo sempre, nonostante la scelta più convinta e sincera, un cammino incompiuto, e quindi nella contraddizione: camminiamo in ritardo, avanziamo e indietreggiamo, procediamo e deviamo. "Spiritualità" è vivere l’esperienza profonda di questa continua scelta drammatica, mai facile e sempre nuova. E’ l’esperienza di vivere davvero l’autentica avventura umana, non di essere trascinati come sugheri sull’acqua da mode, ordini, conformismi, interessi mediocri, meccanismi biologici o sociali. La vita spirituale si difende e sviluppa innanzitutto STANDO CON SE STESSI. Che non è separarsi dagli altri, ma prepararsi ad essere con gli altri in modo più sostanzioso. Il silenzio e la solitudine sono momenti preziosi, da non fuggire, da non temere, da non riempire di fracasso, in cui incontrare noi stessi.
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Se
Dio mi concedesse un poco di vita, vestirei leggero, mi appiattirei al
sole, lasciando scoperto non solo il mio corpo ma anche la mia
anima. Dio
mio, se avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei
il sorgere del sole. Dipingerei sulle stelle una poesia di Benedetti con
un sogno di Van Gogh, e una canzone di Serrat sarebbe la serenata che
dedicherei alla luna. |
Non
lascerei passare un solo giorno senza dire alla gente che amo, che la
amo. Convincerei
ogni donna o uomo che sono i miei preferiti e vivrei innamorato dell’amore. Agli uomini dimostrerei quanto si sbagliano a pensare che si smette di innamorarsi quando si invecchia, senza sapere che si invecchia quando si smette di innamorarsi. A un bambino darei ali, ma lascerei che imparasse a volare da solo. Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia, ma con il dimenticare. Tante cose ho appreso da voi uomini. Ho
appreso che ognuno vuole vivere in cima alla montagna, senza sapere che la
vera felicità sta nel modo di salire la scarpata. Ho
appreso che quando un neonato stringe con il suo piccolo pugno, per la
prima volta, il dito di suo padre, lo tiene intrappolato per sempre. Ho
appreso che un uomo ha il diritto di guardarne un altro dall’alto in
basso soltanto quando deve aiutarlo ad alzarsi. Sono tante le cose che ho
potuto imparare da voi, ma alla fine non potranno servirmi molto, perché
quando mi riporrete dentro la valigia, purtroppo io starò morendo. maggio
2000
(traduzione di Assunta
Mariottini) Questo testo sembra destinato a diventare un piccolo caso letterario. È stato attribuito a Gabriel Garda Màrquez, seriamente ammalato; ma lo scrittore, pur apprezzandolo, avrebbe negato di esserne l’autore.
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