Lo spirito umano è un campo di battaglia.

L’eterna discussione se la natura umana sia buona o cattiva non ha senso, è l’una e l’altra.

Lo spirito è il luogo intimo (superlativo di interno) nel quale ognuno si decide verso la bontà o la cattiveria, verso l’egoismo o l’altruismo, verso la vita violenta o non-violenta, nociva o di aiuto agli altri.

Ognuno di noi, verso gli altri, può essere denti che divorano o pane che nutre. Naturalmente, tra questi estremi ci sono infinite sfumature.

Noi siamo sempre, nonostante la scelta più convinta e sincera, un cammino incompiuto, e quindi nella contraddizione: camminiamo in ritardo, avanziamo e indietreggiamo, procediamo e deviamo.

"Spiritualità" è vivere l’esperienza profonda di questa continua scelta drammatica, mai facile e sempre nuova.

E’ l’esperienza di vivere davvero l’autentica avventura umana, non di essere trascinati come sugheri sull’acqua da mode, ordini, conformismi, interessi mediocri, meccanismi biologici o sociali.

La vita spirituale si difende e sviluppa innanzitutto STANDO CON SE STESSI. Che non è separarsi dagli altri, ma prepararsi ad essere con gli altri in modo più sostanzioso.

Il silenzio e la solitudine sono momenti preziosi, da non fuggire, da non temere, da non riempire di fracasso, in cui incontrare noi stessi.

 

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1) abilità suprema è sconfiggere il nemico senza combattere.

2) se conosci il nemico e conosci te stesso, non devi avere paura, vincerai cento battaglie. Se conosci te stesso ma non il nemico, per ogni vittoria ottenuta potrai subire una sconfitta. Se non conosci nè il nemico, nè te stesso perderai ogni volta.

3) vinci se sai quando è il momento di non combattere. Vinci se sai guidare bene tanto un esercito fortissimo quanto un piccolo esercito. Vinci se il tuo esercito è animato in ogni sua parte dallo stesso spirito. Vince chi è pronto e sa cogliere l'altro impreparato.

4) non devi far scoprire in che punto hai intenzione di dare battaglia: il nemico sarà così costretto a dividere le sue forze, per prepararsi ad un possibile attacco in tanti punti diversi.

5) non inseguire un nemico che finge la fuga. Quando attacchi qualcuno lasciagli una via d'uscita. Non costringere a combattere un avversario disperato.

6) svia il nemico, prendi la strada più tortuosa e raggiungi l'obiettivo per primo, pur essendo partito dopo di lui: vuol dire che conosci l'arte della deviazione.

7) nascondi l'ordine sotto l'apparenza del disordine; dissimula il coraggio sotto l'apparenza della paura. Nascondi la forza con la debolezza.

8) piegare il nemico senza bisogno di combattere, impadronirsi di città senza bisogno di assalirle, conquistare lo stato nemico senza lunghe operazioni militari. Sei un abile comandante solo se sai fare queste cose.

9) vinci se hai aiutanti capaci, e li sai proteggere dalle ingerenze di chi ha più potere di te.

10) non scontrarti con un nemico le cui bandiere siano in perfetto ordine; non attaccare un esercito disposto in buon ordine di battaglia. Studia sempre le circostanze.

Il   Pupazzo

Se per un istante Dio dimenticasse che IO SONO un pupazzo di stracci e mi regalasse un poco di vita, forse non direi tutto quel che penso ma in definitiva penserei tutto quello che dico. 

Darei valore alle cose, non per ciò che valgono, ma per quello che significano. Dormirei poco, sognerei di più, sapendo che per ogni minuto che chiudiamo gli occhi perdiamo sessanta secondi di luce.

Andrei quando gli altri si fermano, starei sveglio quando gli altri dormono. Ascolterei quando gli altri parlano, e come gusterei un buon gelato di cioccolata!!

Se Dio mi concedesse un poco di vita, vestirei leggero, mi appiattirei al sole, lasciando scoperto non solo il mio corpo ma anche la mia anima. 

Dio mio, se avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei il sorgere del sole. Dipingerei sulle stelle una poesia di Benedetti con un sogno di Van Gogh, e una canzone di Serrat sarebbe la serenata che dedicherei alla luna. 

Annaffierei con le mie lacrime le rose, per sentire il dolore delle spine e il bacio incarnato dei petali. Dio mio, se avessi un poco di vita...

Non lascerei passare un solo giorno senza dire alla gente che amo, che la amo. 

Convincerei ogni donna o uomo che sono i miei preferiti e vivrei innamorato dell’amore. 

Agli uomini dimostrerei quanto si sbagliano a pensare che si smette di innamorarsi quando si invecchia, senza sapere che si invecchia quando si smette di innamorarsi. A un bambino darei ali, ma lascerei che imparasse a volare da solo. Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia, ma con il dimenticare. Tante cose ho appreso da voi uomini. 

Ho appreso che ognuno vuole vivere in cima alla montagna, senza sapere che la vera felicità sta nel modo di salire la scarpata. 

Ho appreso che quando un neonato stringe con il suo piccolo pugno, per la prima volta, il dito di suo padre, lo tiene intrappolato per sempre. 

Ho appreso che un uomo ha il diritto di guardarne un altro dall’alto in basso soltanto quando deve aiutarlo ad alzarsi. Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi, ma alla fine non potranno servirmi molto, perché quando mi riporrete dentro la valigia, purtroppo io starò morendo.

 maggio 2000

                       (traduzione di Assunta Mariottini)

Questo testo sembra destinato a diventare un piccolo caso letterario. È stato attribuito a Gabriel Garda Màrquez, seriamente ammalato; ma lo scrittore, pur apprezzandolo, avrebbe negato di esserne l’autore.