Solegemello - sezione Racconti
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Conversazione con un poeta in bianco e nero.

I colori spiegati  ad un ragazzo cieco, che preferisco chiamare poeta in bianco e nero.

IRENE DE PACE
irene.depace@gmail.com

L’inverno aveva ghiacciato ogni frase, io e Antoine, passeggiavamo mano nella mano, per il frutteto di sua nonna, i nostri paltò neri si toccavano leggermente, l’imbarazzo scorreva sotto la nostra pelle, Antoine ridendo mi aveva detto “Sembri una pesca baciata dal sole”, io avevo guardato il cielo, era grigio, come lui, e forse ora anche come me. Come si spiegano i colori a chi non li ha mai visti? Me lo chiedevo da quando avevo incontrato Antoine, come avrei potuto fargli cogliere la purezza del bianco? La speranza che regala il verde? La pace di un celeste cielo? Come avrei potuto parlargli dei colori dei fiori, come avrei potuto narrargli del rosso dei papaveri nei dipinti di Monet? Come avrei potuto fargli cogliere il brillio delle stelle? Il candore del marrone delle castagne?

Antoine aveva il viso bianco e i vestiti neri, e i suoi occhi vedevano il mondo secondo i suoi colori, secondo questo binomio troppo poco poetico. Il bianco e nero, può andar bene per una fotografia d’altri tempi, ma la vita di Antoine, doveva essere a colori. Antoine era un poeta, spesso, ci sedevamo sui massi vicino al fiume, e lui riusciva a catturare nei suoi versi qualsiasi suono. Ad un tratto mi prese la mano e mi disse: “Ma una pesca baciata dal sole,com’è?io non lo so”  Sapevo che mi avrebbe fatto questa domanda prima o poi, avrei rimandato di rispondere all’infinito se avessi potuto, volevo fargli cogliere tutta l’immensità dei colori, ma forse non ne ero in grado. Io ho sempre associato i colori agli odori, ma sarebbe lecito e obiettivo spiegare i colori con i profumi, con le sensazioni?

Ci sedemmo su una panchina, era coperta di brina e lui sentendo il freddo della brina, incalzò di nuovo: “ma la brina,com’è?cosa sono i colori?cos’è il rosso?” Antoine sembrava un bambino nella fase dei perché, nella fase delle domande, e delle attese di risposte che devono arrivare subito, ma Antoine non era un bambino, e non si poteva più sviare le domane con un “Te lo dirò quando sarai grande” Antoine era un poeta, possedeva una passione per le cose intensissima  che solo le persone con la più alta purezza d’animo possono avere; Antoine aveva il diritto di poter vedere, almeno con l’anima a colori. “Stanotte ti ho sognata” quel silenzio ghiacciato sospeso a mezz’aria sopra le nostre teste fu interrotto dalle sue parole. Mi scoprii improvvisamente razionale, quando lui pronunciò quella frase subito nella mia mente avevo pensato “non è possibile. Lui non mi ha mai vista, come può avermi sognata?”  e quindi feci io una domanda a lui questa volta “come sono i tuoi sogni?come puoi sognarmi?” – “Ti sogno spesso sai?sogno la tua risata quando sei felice, sogno l’emozione che mi danno i tuoi capelli intrecciati tra le mie dita, sogno il modo in cui sposti l’aria quando mi passi vicino, lo riconoscerei tra mille, sogno il tuo profumo di campanule, sogno la stretta delle nostre mani, perfettamente incastrate, sogno la tua voce, il modo in cui pronunci la r, quel modo così sofisticato ed elegante, sogno il rumore dei tuoi tacchi sul parquet, sogno il candore del tuo viso vicino al mio, sogno i tuoi discorsi, i particolari di ogni tua frase, che rimarranno per sempre in me, sogno la tua ingenuità bambina e il tuo essere adulta in ogni situazione importante, sogno la pelle delle tue guance che diventa più liscia quando ti imbarazzi:sogno te.”  L’avevo ascoltato incantata su quella panchina, la brina si era sciolta, aveva parlato a lungo, mi aveva parlato di cose che non avrei mai pensato potesse cogliere, aveva parlato di me meglio di chiunque altro, Antoine possedeva gli occhi per guardare in me, lui mi conosceva, mi conosceva davvero, in ogni mia sfaccettatura anche se non aveva mai visto il mio viso. Mi commosse questo pensiero, tanto. Gli presi le mani, e le strinsi tra le mie, forte, con tutto l’amore che c’è, con tutto l’amore esistente, e gli dissi “Antoine, i colori sono le emozioni. Tu vedi ogni emozione, tu capisci ogni sensazione, e gli occhi ti brillano più di qualsiasi altro. Tu vedi a colori Antoine, la tua vita è un arcobaleno, perché sai cogliere la purezza di qualsiasi cosa, l’intensità di ogni batticuore, la bellezza di ciascuna sensazione” La sua mano stringeva la mia, e sentivamo entrambi, che sarebbe stato eterno quell’intreccio di mani, che non era altro che un intreccio d’anime, sorrideva, e il suo volto pareva illuminato d’una luce nuova. “Irene, mi parli dei colori? Voglio poterli vedere”. Mi alzai e tenendolo per mano lo invitai a seguirmi, corremmo in mezzo ad un campo d’erba verdissima: nonostante l’inverno, correvamo tenendoci stretti, e sentendo la vita scorrere nelle nostre mani. “Lo vedi,Antoine? Questo è il verde, il colore della speranza, e questo prato è verde anche se è inverno, per via del sogno, e della speranza sempre accesa in lui. Lo vedi,Antoine? È verde, verde come i germogli: da cui nascerà la vita, verde come gli steli dei gambi che sorreggono i fiori, verde come le foglie in primavera” Antoine sorrideva ma non parlava, così lo presi per mano e camminando questa volta lentamente lo portai verso lo stagno delle ninfee, presi la sua mano e la appoggiai sul filo dell’acqua “Lo vedi,Antoine?questo è l’azzurro, il colore della calma, il colore dell’evasione, l’acqua è azzurro-trasparente perché è ciò che c’è di più calmo, guardare il mare per ore è ciò che c’è di più rilassante, è il colore del cielo dove ci si perde tra il volo degli uccelli e il bianco delle nuvole, è il colore degli occhi di un bambino spalancati sul mondo, è il colore del riflesso della neve, è il colore dei delfini e dei loro salti tra mare e cielo.” Il suo sorriso non smetteva di splendere così strinsi ancora più forte le nostre mani e ricominciammo a correre sulle foglie cadute dagli alberi autunnali “Lo senti,Antoine?Questo è l’arancione. È il colore del sorriso. È il colore del calore, è il colore del fuoco, e di un camino acceso quando fuori piove e fa freddo. È il colore dei mandarini, è il colore del miele d’acacia, è il colore del bosco in autunno che ti dona quella sensazione di calore, e di voglia di abbracci forti e parole sussurrate piano sotto un piume, è il colore delle dichiarazioni d’amore durante una castagnata, è il colore delle cioccolate calde e dei maglioni di lana grossa, è il colore delle feste in costume e delle gonne folk.” Antoine mi aveva abbracciata da dietro e mi stringeva fortissimo, così che strinsi nuovamente la sua mano e  lo portai in un punto dove il sole si poteva vedere benissimo. “Il colore del sole è indescrivibile, Antoine. Se guardi il sole e poi chiudi gli occhi vedrai un colore nuovo, che nessuno ha mai denominato, perché nessuno ha mai capito dov’è questo colore, se è il colore delle palpebre o il ricordo del cielo assolato. Hanno provato a chiamarlo  bianco, giallo, pesca, ma in realtà non è nessuno di questi. È una luce. Una luce che abbaglia, è un colore freddo e caldo: è contrastante. E lo stesso colore delle stelle. Ed è estremamente delicato,il volo di una mosca, o di una rondine davanti ai tuoi occhi, in quel momento, te lo possono far perdere per sempre.”  Lo portai dunque, vicino ad un albero enorme, presi la sua mano, gli feci toccare la corteccia, e lo invitai ad annusare l’aria in quel punto: profumava di natura. “lo vedi,Antoine? Il marrone è il colore della forza, come la corteccia di questo albero, della stabilità. È il colore delle radici. È il colore del legno. È il colore dei funghi nel sottobosco, quando ha appena piovuto e l’aria profuma di montagna. È il colore della terra, è il colore della vita” Antoine era felice, lo potevo vedere dal suo viso. Però non diceva nulla e quindi iniziai ad aver paura,iniziai a credere d’aver drammaticamente fallito, di non essere riuscita farlo vedere a colori attraverso  gli occhi delll’anima, quasi mi veniva da piangere.  “Una pesca baciata dal sole possiede il colore dell’amore, irene, ora lo so.”  Non poteva fermare le mie lacrime in modo migliore, e come sempre mi resi conto che era quello che vedeva meglio di tutti, quello che mi conosceva nel modo migliore. “Posso scorgere il colore di qualsiasi cosa ora, grazie a te, grazie a te che mi hai fatto vivere i colori. E sono bellissimi. E anche tu, sei bellissima”

 

La strada ghiacciata che passava per il frutteto di sua nonna ci univa, nel nostro eterno abbraccio d’anime, e sospesi in una poesia colorata di Antoine sentivamo l’amore che ci stringeva, sentivamo il rosso unirci, ma sapevamo entrambi d’essere l’arancione. D’essere giallo e rosso,perché il giallo è il colore della vita, il rosso è il colore dell’amore, e noi insieme eravamo “il sorriso” eravamo il calore della famiglia e delle cose emozionanti. Noi insieme eravamo un colore perfettamente amalgamato: noi insieme eravamo perfetti. Ed Antoine non smise più di cercare il colore di qualsiasi cosa, e da quel giorno i suoi occhi videro per sempre.

                     Irene de Pace                     

irene.depace@gmail.com

Ciao a tutti, sono di Milano, e di solito mi presento così:

Irene è una sedicenne d'altri tempi che guarda il cielo. Anima di latte. Dipendente dalla letteratura ottocentesca, dall'impressionismo, e dalla musica classica. Amante dichiarata di Schubert, Beatles, Dylan, Kinks, Wilde, Svevo. L'ambizione di divenire scrittrice è nel suo cuore dalla tenera età di sette anni. innamorata irrecuperabilmente di un ghiro. Pseudo-attrice, di commedie antiche. Tendenziale ha un rifiuto per tutto ciò che è post-novecentesco. Adora le corse in bicletta in una campagna verde piena di narcisi. Un cucchiaino di miele prima di andare a nanna, portato dalla mamma. I giornali sul tavolo con gli articoli che la interessano, aperti dal papà. I sogni suoi e della nonna. L'inverno. Il Natale: esteriore ed interiore. Le parole. Dylan. Le canzoni dolci. I Beatles. Paul. Scrivere-Scrivere-Scrivere. Much ado about nothing. L'abbraccio [di vita] in cui vive con un ghiro d'altri tempi che guarda il cielo. Gli agrumi essicati. Firenze. Leggere ai giardini di Boboli. I pomeriggi passati a parlare di sogni e libri. A midsummer night dream. Puck. Il presepe: ed il preseme con l'articolo determinativo, è quello del mio ghiro, con Piazza Irene. I film in bianco e nero. Leggere Wilde sotto le stelle con un'amica speciale. Criticare i giovani d'oggi: assolutamente bonjour finesse. Le cose brillanti che ti fanno brillare gli occhi per ore: il  suo ghiro che le corre in contro alla stazione. Scrivere ovunque. Dedicare ogni suo scritto alla stessa persona. L'unica persona perfetta esistente. La mia persona preferita: l'unica in grado di capirmi fino in fondo.


 
"LA LETTERA D'AMORE"
racconto breve di Luciana Grazioli
per contatti: lucianagr@tiscali.it

Apro gli occhi. Li strizzo un poco: la luce mi colpisce come uno stiletto.

Sono vivo. Sono ancora vivo.

Sorrido.

Strisciando sui gomiti, esco dai cartoni che mi sono serviti per la notte.

Eccomi. Un altro giorno da affrontare.

Mi stiracchio. Palpo i miei vestiti: c'è tutto.

Anche nelle tasche. Bene: non ho avuto visitatori notturni.

Mi incammino lungo il piccolo marciapiede, tra poco arriverò alla stazione.

Devo rimediare qualcosa di caldo e una sigaretta.

E devo cercare Ofelia.

Eccola. La intravedo ancora lontana.

"" Ofelia...Ofelia...".

Lei gira il volto verso di me, ma non mi guarda.

Non mi vede. Ofelia non vede più nessuno, neppure il mondo che la circonda.

Ha smesso di vedere da anni. Si è rinchiusa in un mondo suo, fatto di non parole, di non sguardi, di non vita.

" Ofelia...".

Le accarezzo il volto pallido, le sistemo i pochi capelli che paiono stoppie ai lati del viso.

E' seduta per terra, fuori dalla stazione.

Lo so che mi aspettava. Come tutte le mattine aspetta la mia voce e la mia mano sulla sua guancia.

"Ofelia...ora cerco di rimediare qualcosa...aspettami..."

Lei mi aspetterà, lo so, non andrà via.

Mi aspetterà immobile, circondata da tutti i suoi sacchetti di plastica: quasi un manto di madonna.

Entro nell'atrio della stazione. Stamane c'è molta folla. Tanti viaggiatori, tanti treni, tante voci.

Mi appoggio alla colonna sul lato destro della sala.

Cerco nella tasca della camicia, sotto la giacca, sotto il cappotto.

Eccole.

Prendo i fogli piegati. Li apro e li stiro con le mani.

Vedo una signora proprio di fronte a me.

" Signora...posso? Vuole comprare una lettera?"

La signora mi guarda incuriosita. Mi soppesa con lo sguardo. Immagino i suoi pensieri:

il solito barbone sporco che chiede l'elemosina.

" Signora io non chiedo nulla, se non che lei compri, se vuole, una lettera."

" Che lettera?"

La signora si incuriosisce.

" Vendo lettere d'amore. Sono scritte bene. Le può usare. Le può spedire. Le ho scritte io".Tendo un foglio. La donna lo prende e inizia a leggere. Sorride.

Mi porge due euro.

Esulto. E' una fortuna!

Ringrazio e volo verso il bar.

Due cappuccini con molto latte e quattro bustine di zucchero.

" Ofelia...eccomi. Ho il cappuccino caldo. Ti ho versato tre bustine di zucchero come piace a te.

Bevilo. Scaldati.

Mi siedo accanto a te: ne ho uno anch'io. Pensa: ho venduto subito una lettera!

Sarà una bella giornata, Ofelia!"

Poi la aiuto ad alzarsi. La tengo stretta a me e ci incamminiamo verso i giardini.

Lei appoggia il viso sulla mia spalla: so cosa significa.

" Sì, Ofelia...ora ti racconto la tua favola.

C'era una volta, in un paese lontano e freddo, un bellissimo principe, Amleto..."

(di Luciana Grazioli)



"Assuero, un'identità da recuperare"
di Francesco Massinelli (Santa Lucia Perugia)

"una scrittura onirica, surreale"


Inauguro la sezione racconti con il divertente "Billy Bon"

di Paolo Accorsi e Fabrizio Tesini

(Paolino e Bisso, questi gli pseudonimi).
Billy Bon è' un investigatore privato ( un pò imbranato )
che agisce nella lontana America degli anni '40.
Clicca qui per i numeri arretrati


Avventura numero 5:

clicca qui o sull'immagine per leggere il racconto

di Paolino e Bisso
Illustrazioni di Alessandro Forti

“Il leggendario Graal”




La sacra coppa possiede dunque un terribile potere.
E’ un tramite tra uomo e Dio.
Fonte di eterna giovinezza.
Di potere assoluto.
Ma nasce forse dalle brame del maligno?
Come esso…..
E’ enigmatica e sfuggevole……


 ….. Calma un attimo, adesso entro in gioco io……
Billy Bon

ENTRA...




Avventura numero 4:
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per leggere, stampare, scaricare il racconto in formato zip.






Avventura numero 1:
Clicca qui o sull'immagine
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(
illustrazioni Alessandro Forti)


Paolo e Fabrizio, gli autori :  "Siamo nati con la biro in mano e abbiamo cominciato a lavorare insieme sin dalle scuole.  Abbiamo composto due copioni teatrali, diversi racconti umoristici ed inventato altri divertenti personaggi tipo il nostro Billy. Entrambi abbiamo 35 anni e siamo operai, ma la nostra vera attività è creare. Scrivere è per noi come respirare ed è questa la nostra caratteristica principale.
Alessandro Forti ha lavorato come disegnatore 3D a  Juan Padan ( il suo nome è nei titoli di coda)."


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puoi leggere gli arretrati  di Billy Bon su :
http://www.binasco2000.com/racconti/billybon/