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GUERRE,DITTATURE E 

SEGRETI DI STATO.

Dal Cile all'Italia.La politica estera dei "difensori della democrazia".

UGANDA

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RIAD - Sanguinario, clownesco, impietoso: un tiranno da 300.000 morti. Idi Amin Dada, il dittatore che per quasi un decennio è rimasto al potere in Uganda, è morto nell'ospedale King Faisal Specialist Hospital di Gedda, in Arabia Saudita, dove era ricoverato dal 18 luglio scorso. Era in attesa di un trapianto di rene, e nei giorni scorsi i figli avevano lanciato un appello - senza successo - perché si presentassero donatori.
Amin, che si trovava nel reparto di terapia intensiva, era già da settimane in pericolo di vita. Ancora non si sa se il suo corpo verrà riportato in Uganda. Il presidente dello stato africano Yoweri Museveni, suo strenuo avversario, ha fatto sapere nei giorni scorsi che non si sarebbe opposto al rientro e a funerali nella terra di origine.
Terra che aveva lasciato, costretto all'esilio, nel 1979, al termine di un decennio di potere assoluto e sanguinario. In quell'anno Imi Amin Dada, musulmano, trovò asilo prima in Libia, poi in Iraq e infine in Arabia Saudita. Da dove, tranne rari intervalli, non si mosse più, pur manifestando negli ultimi anni il desiderio di ritornare in patria. Una speranza rimasta tale, perché l'attuale governo ugandese ha sempre sottolineato che in caso di rientro l'ex dittatore sarebbe stato chiamato a rispondere dei suoi delitti.

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Che per tutti gli anni '70 furono molti, e brutali. E si accompagnarono alle manie di grandezza con cui ogni dittatore rafforza la costruzione del suo potere. Così
Amin - o "Big daddy", come veniva chiamato - si autoproclamò feldmaresciallo (era ammiratore di Hitler), presidente a vita, conquistatore dell'impero britannico, ultimo re di Scozia; mentre sul suo petto si moltiplicarono le miriadi di medaglie e decorazioni dalla misteriosa origine.

Ma tra una stravaganza e l'altra, Imi Amin Dada - un "gigante" di quasi due metri di altezza per 150 chili, che per per nove anni ('51-'60) fu campione nazionale dei pesi massimi di boxe - è stato uno dei tiranni più spietati dell'Africa. Durante il suo dominio dell'Uganda, che iniziò nel 1971 e si concluse, appunto nel 1979, si calcolano in non meno di 300.000 gli oppositori al regime uccisi o scomparsi.
"Solo Dio conosce la mia età ", amava ripetere Amin a chi gli chiedeva quanti anni avesse. L'anno di nascita, comunque, è il 1924 o il 1925. Si sa però che nacque nella sperduta regione del Koboto, nel nordovest del paese, da una tribù ultraminoritaria, che lasciò ancora giovane per giungere poverissimo nella capitale Kampala con sua madre.
Anche grazie alla sua stazza impressionante, fece buona impressione sui britannici, allora potenza coloniale del paese, e venne arruolato nel corpo d'elite dei fucilieri africani di sua maestà. Come sottufficiale, si distinse (anche per ferocia) nella repressione della rivolta dei mau-mau in Kenya ('52-'56), producendosi in una terrificante serie di persecuzioni, torture ed eliminazioni.
Si ritrovò così generale, e quando la Gran Bretagna dovette lasciare l'Uganda, fu proprio Londra a sponsorizzarne l' ascesa presso il primo presidente indipendente, Milton Obote. Dopo un periodo di diffidente ma obbligata convivenza, il colpo di stato.
E' il gennaio del 1971, Obote parte per un vertice del Commonwealth a Singapore, e Imi Amin Dada prende il potere. Sotto gli occhi compiacenti dell'Occidente, che vedeva nel deposto leader un uomo troppo vicino al comunismo internazionale. Ancor oggi, molti storici sostengono che proprio da Londra e Washington venne l'appoggio decisivo per la sua ascesa al potere .
Da allora ci furono otto anni abbondanti di orgia di sangue, di disastri economici, di proclami assurdi quanto demagogici, culminati con la folle decisione di invadere la Tanzania. Le cui truppe, pochi mesi dopo, lo spazzarono via raggiungendo la capitale Kampala.
Anni in cui attorno al suo nome si moltiplicarono le voci, mai dimostrate, ma sempre insistenti, sulle più diverse atrocità. Si dice che gettasse i resti dei cadaveri dei suoi principali oppositori ai coccodrilli nel lago Vittoria, che conservasse i crani degli stessi nei suoi frigoriferi, che si cibasse delle loro carni. Il primo a parlare del dittatore "cannibale" fu Henry Kyemba, suo segretario particolare e ministro della sanità
Leggende? Può darsi. Ciò che è certo sono i migliaia di cadaveri di oppositori rinvenuti senza testicoli, o labbra, o occhi, o nasi. Come è certo che espropriò ("me l'ha chiesto Dio in sogno", questa la sua spiegazione), circa 70.000 asiatici, soprattutto indiani e pachistani, che prima del suo putsch gestivano di fatto il commercio del paese. E ridistribuì il tutto fra amici e soldati, che dilapidarono ogni bene in pochissimo tempo.
E sicuri sono gli effetti clowneschi tra un massacro e l'altro: come quando il Kenya (nei cui confronti aveva insensate pretese territoriali) decretò l'embargo petrolifero. E lui girava in bicicletta. O quando all'assemblea generale dell'Onu parlò nel suo dialetto, il luganda, rifiutando, proprio lui che aveva avuto tutto dagli inglesi, il "colonialistico" inglese.
Ma per la tormentata Africa, Imi Amin Dada diventò alla fine una mina vagante: nel 1975, nel pieno del suo potere, diventa presidente di turno dell'Oua (Organizzazione per l'unità Africana) e dichiara l'immediata volontà di attaccare il Sudafrica razzista; l'anno dopo aiuta in tutti i modi i terroristi filopalestinesi che avevano dirottato un aereo dall'Air France ad Entebbe, l'aeroporto internazionale di Kampala.
Quindi, quando le assi del potere cominciano a scricchiolare, il tentativo di invasione della Tanzania. E' ultimo colpo disperato, alla cieca. Poi viene spazzato via. Per diventare da esule, l'ospite di "fratelli" musulmani come il leader libico Gheddafi, quello iracheno Saddam Hussein e infine, da 10 anni, dei principi dell'Arabia Saudita. Dove è morto oggi portando con sè i misteri e gli incubi di una delle tirannie più spietate del continente.
http://www.repubblica.it/2003/h/sezioni/esteri/amin/amin/amin.html 


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